L'ibristofilia è una parafilia caratterizzata da un forte coinvolgimento emotivo, affettivo e sessuale verso persone che hanno commesso crimini gravi, violenti o illegali (come omicidi, stupri o rapine).
Coniato dallo psicosessuologo John Money, il nome deriva dalle parole greche hybrízein (commettere un oltraggio verso qualcuno) e philo (affinità, amore o preferenza).
Nella letteratura e nella pratica clinica viene spesso distinta in una forma passiva (ammirazione a distanza, invio di lettere o richieste di matrimonio a detenuti famosi, come accadeva ad esempio per Charles Manson) e una forma attiva o co-partecipata, in cui il soggetto è direttamente coinvolto o complice di condotte criminali (spesso richiamata nella cultura popolare con l'espressione "sindrome di Bonnie e Clyde").
Non si tratta di una "follia indotta" automatica, ma di una deviazione del comportamento sessuale e relazionale in cui l'eccitazione è contingente alla consapevolezza della natura trasgressiva o criminale del partner.
Sebbene colpisca prevalentemente soggetti di sesso femminile (con ampi riscontri nei casi di cronaca e nei gruppi di fan nati attorno a figure di criminali), dinamiche simili si riscontrano anche in uomini attratti da donne autrici di reati. Le motivazioni profonde spesso includono fantasie di onnipotenza (l'illusione di poter "salvare" o cambiare il criminale), il bisogno di protezione da parte di una figura percepita come "forte" e pericolosa, o il fascino della Notorietà.

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