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martedì 26 agosto 2025
domenica 7 gennaio 2018
House on Haunted Hill
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martedì 1 novembre 2016
Piero della Francesca [Italian Early Renaissance Painter, ca.1422-1492] / Andrej Tarkovskij (Nostalghia)
Piero della Francesca - Madonna del parto (ca. 1455-65)
Affresco - 260 x 203 cm - Spazi espositivi, Monterchi
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Nostalghia, Andrej Tarkovskij (1983)
sabato 31 gennaio 2015
Treno di notte per Lisbona
Forse il film più recente ambientato a Lisbona è "Treno di notte per Lisbona" tratto dall'omonimo romanzo di Pascal Mercier. La storia è ambiziosa ma dell'introspezione del protagonista e della rivoluzione dei garofani - la Revolução dos Cravos - alla fine resta ben poco. Dopo un inizio promettente tutto si riduce a una deludente storia d'amore. Comunque Lisbona fa da sfondo alle vicende del film e anche se rappresentata in maniera piuttosto anonima riesce pur sempre ad affascinarci nelle immagini in cui riconosciamo luoghi e elementi caratteristici.
qui il link per vedere il film in streaming
domenica 25 novembre 2012
Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (1922) di F. W. Murnau
Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) è un film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922.
Nosferatu (1922) - Full Movie
sabato 26 marzo 2011
Nosferatu (1922)
Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) è un film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922.
Considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror e espressionista, Nosferatu il vampiro è ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker. Murnau dovette modificare il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventa il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) ed i luoghi (dalla Transilvania ai Carpazi) per problemi legati ai diritti legali dell'opera, infatti Nosferatu in romeno significa "non spirato". Il regista fu comunque denunciato dagli eredi di Stoker; perse la causa per violazione del diritto d'autore e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola, tuttavia una copia "clandestina" fu salvata dallo stesso Murnau, ed il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. La psicoanalisi si è impadronita dell'opera per una lunga serie di elucubrazioni.
da wikipedia
sabato 12 marzo 2011
I 39 Scalini (The Thirty Nine Steps) di A. Hitchcock
Questo è il film inglese più celebre di Hitchcock, ed anche in assoluto uno dei più avvincenti e ben riusciti. La pellicola risale al 1935, eppure questo giallo riesce ancora a catturare lo spettatore per l'intelligenza mista alla garbata ironia con cui è stato realizzato.
Troviamo alcuni tematiche che saranno utilizzati spesso da Hitchcock nella sua lunghissima carriera: lo spionaggio, l'innocente accusato di un delitto che non ha commesso, la fuga, ed il protagonista che viene completamente scagionato alla fine. Naturalmente il finale è lieto, e facilmente intuibile.
Da notare il modo ironico con cui ancora una volta viene derisa la polizia di Scotland Yard.
Il film, girato naturalmente in bianco e nero, dura circa 86 minuti. Ovviamente visti i 70 anni di età la qualità audio è scadente. Bellissima la protagonista, Madeleine Carroll.
Come è noto Hitchcock amava "firmare" i suoi film apparendo in una breve sequenza. In questo film è un signore che getta a terra con disinvoltura una carta di chewing-gum, durante la scena iniziale della fuga di Richard e Annabella.
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sabato 2 ottobre 2010
Nosferatu (1922)
Nosferatu (1922)
di Massetti Gianfranco
Il prototipo delle numerose opere cinematografiche dedicate alla figura del conte Dracula lo si deve rintracciare nel “Nosferatu” di Murnau, realizzato all’indomani della Grande Guerra, in Germania. Liberamente ispirato al noto romanzo di Bram Stoker, il film di Murnau si colloca nell’ambito dell’espressionismo tedesco, che più di mezzo secolo fa è stato oggetto di approfondita analisi da parte di Siegfried Kracauer (From Caligari to Hitler, A psicological history of the German film, Princeton University Press, 1947; trad. it.: Cinema tedesco, dal “Gabinetto del dottor Caligari” a Hitler, Milano, Mondadori, 1954).
Insieme a “Il gabinetto del dottor Caligari”, “Homunculus”, “Vanina”, “Il dottor Mabuse” e altri, il “Nosferatu” di Murnau fa parte, secondo Kracauer, di “un gruppo di pellicole” che “si specializzò nel rappresentare i tiranni”.
Da questo punto di vista, ci sono però nell’analisi del “Nosferatu” almeno due cose che Kracauer trascura di ricordare ai propri lettori. La prima è che la rappresentazione del vampiro succhiatore di sangue apparteneva già all’immaginario tedesco a partire dal tardo medioevo. La seconda è che tale immaginario l’aveva di volta in volta applicata all’avidità del signore feudale oppure a quella dell’usuraio ebreo, per lo più associato alla paura del contagio della peste.
All’origine della leggenda del conte Dracula vi era stato innanzitutto il resoconto delle sue efferatezze attraverso le molteplici edizioni a stampa che avevano invaso gli stati tedeschi a partire dal 1480, e nelle quali si dimostrava nei confronti del principe transilvano un’intenzione più o meno diffamatoria.
La vicenda storica del conte Dracula che iniziava nel 1456, con l’atto di vassallaggio verso il re di Ungheria, si concluse un ventennio dopo in seguito alla sua morte. Il principe di Transilvania era nato intorno al 1437, o appena pochi anni prima di questa data. Egli era figlio di quel principe Vlad che aveva ricevuto nel 1431, a Norimberga, il governatorato della Valacchia e l’investitura della Societas Draconis, ovvero dell’Ordine del Dragone, il cui fine dichiarato era quello di combattere gli infedeli, difendendo la persona del re di Ungheria e perpetuando la condanna dell'eresia hussita.
Secondo alcuni, il soprannome di Dracul, che avrebbe designato il figlio del principe Vlad, non derivava dal termine che in lingua romena serve ad identificare il diavolo, ma appunto dalla sua appartenenza all’Ordine del Dragone. Peraltro, ai risvolti esoterici che legavano il conte Dracula al misterioso Ordine cavalleresco, non sarebbe neppure estraneo l’interesse dimostrato per lui da parte dello stesso Bram Stoker. Questi era nato a Dublino, in Irlanda, nel 1847: il medesimo anno che vide l’esordio, negli Stati Uniti, del moderno spiritismo, in seguito ai fenomeni medianici di cui furono protagoniste le sorelle Fox. Cresciuto pertanto sotto gli auspici di una congiuntura particolarmente favorevole alla diffusione dell’occultismo, lo scrittore irlandese avrebbe a sua volta fatto professione di fede in tale credenza, aderendo alla Società segreta della “Golden Dawn”, emanazione della Società Teosofica e di sedicenti gruppi rosacrociani del Regno Unito.
Il romanzo di Bram Stoker su Dracula appare nel 1897. Il film di Murnau, a cui collabora per la sceneggiatura Henrik Galeen, è invece del 1922. Nosferatu in lingua romena è il nome del vampiro, e “Nosferatu” sarà anche il titolo del film di Murnau.
La vicenda si svolge intorno al 1838. Lo apprendiamo da una didascalia: “Fu Nosferatu che portò la peste nel 1838 a Brema”, dice la scritta. Knock, un ambiguo commerciante di terreni, invia in Transilvania il giovane Hutter, suo dipendente, per curare una transazione di immobili con il misterioso conte Orlok. A malincuore, Hutter è costretto a lasciare la propria casa e la giovane moglie per recarsi al castello di Orlok. Giunto nei Carpazi, il giovane pernotterà in una locanda dove gli si annunciano dei misteriosi presagi su ciò che lo attende. Per cominciare, rinviene dentro a un mobile della sua stanza un antico trattato sui vampiri, dal quale apprende che il primo Nosferatu nacque nel 1445; richiuso il libro, Hutter si mette a letto senza lasciarsi troppo impressionare, ma al mattino, quando si sveglia, porta il libro con sé. Sopra una carrozza dall’aspetto quantomeno lugubre, attraversa una foresta infestata da iene e da presenze malefiche. Infine, raggiunto il castello, apprenderà delle strane abitudini del conte Orlok, che lo invita alla propria mensa nel cuore della notte.
Mentre sta affettando il pane, Hutter si ferisce con il coltello: la vista del suo sangue provoca nel vampiro una frenetica eccitazione. Hutter va poi a coricarsi, ma l’indomani mattina si sveglia con dei segni sul collo, che egli ritiene però delle punture di insetto.
Hutter porta con sé un orologio con il ritratto della moglie. Orlok lo vede e rimane profondamente turbato dalla bellezza della donna, tanto è vero che dopo aver firmato il contratto per l’acquisto di una casa a Brema si preparerà frettolosamente per raggiungerla. Il giovane vede il conte allontanarsi su un carro dentro una bara, e in compagnia di altri sarcofagi ricolmi di terra: elemento che ricorda la mistica di “terra e sangue”, che emergerà più tardi come un caposaldo della dottrina nazional socialista.
Caricate sopra una zattera, le bare discendono lungo il fiume per essere imbarcate sul Demeter, un veliero che salpa alla volta di Brema. Intanto, Hutter lascia a sua volta la Transilvania per raggiungere la propria città via terra. Mentre i due vampiri, Nosferatu ed Hutter, sono in viaggio per Brema, l’inconsapevole professor Bulwer tiene una conferenza sui fenomeni di “vampirismo” che caratterizzano alcune specie del regno vegetale e di quello animale. Nel frattempo, l’impresario dell’agenzia immobiliare per la quale Hutter lavora si rivela essere un adepto del demonio ed è rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Dalla sua cella, riesce però ad avvertire telepaticamente l’arrivo del conte Orlok, e per l’eccitazione si nutre di insetti.
Sul Demeter si diffonde un morbo che uccide un poco alla volta l’intero equipaggio, ed il diario di bordo del comandante registra scrupolosamente ogni cosa: “ 5 maggio: l’equipaggio si fa inquieto. C’è qualcosa nascosto nel carico. Panico a bordo. Ci sono già tre morti. 18 maggio: un ufficiale è impazzito. Ci sono topi nel carico. Si teme la peste.“
E’ da notare che le date riportate nel giornale di bordo sono le stesse che compaiono nel diario di Jonathan Harker, il protagonista del romanzo di Bram Stoker, il quale inizia il proprio racconto alla data del 3 maggio.
Raggiunta finalmente la città di Brema, il conte Orlok si stabilisce in una casa proprio di fronte all’abitazione di Hutter, che intanto ha fatto anch’egli ritorno dalla moglie, recapitandole il libro dei vampiri. La peste che aveva decimato l’equipaggio del veliero si diffonde in tutta la città di Brema e Orlok arriva ad insidiare la moglie di Hutter. Avvertita però dalla lettura del libro dei vampiri, questa riuscirà a trarre in inganno Nosferatu e così a sconfiggerlo: mentre il vampiro le succhia il sangue, lei riesce ad intrattenerlo fino all’alba, quando i raggi del sole ne provocheranno la morte.
Un remake di “Nosferatu” è stato proposto nel 1978 da Werner Herzog, che si è mantenuto scrupolosamente fedele all’originale. Tuttavia, la tematica del “Nosferatu” di Herzog è quella tipica dei suoi film: il vampiro diventa un escluso, un essere discriminato e privo di affetto, che rispetto alle convenzioni della società borghese presenta dei tratti addirittura eversivi. Di contenuto completamente opposto risulta invece l’opera di Murnau. Collocata il più delle volte nella dimensione dei film di carattere psicanalitico, essa viene letta come “viaggio iniziatico” che porta alla fissazione dell’Io attraverso il superamento delle forze caotiche dell’inconscio. Ma forse c’è di più.
Nel suo film, Murnau farà ricorso ad alcuni effetti speciali: l’immagine spettrale della foresta attraversata dal giovane Hutter è resa utilizzando la proiezione di tratti di pellicola negativa; il movimento della carrozza che procede a balzi attraverso l’intrico degli alberi della foresta fino al castello di Orlok è ottenuto col sistema delle inquadrature girate fotogramma per fotogramma, ecc. Resta inoltre memorabile la scena del vampiro che si aggira di notte per le strade di Brema, circondato dai topi che diffondono il contagio della peste.
La scena può essere maggiormente apprezzata conoscendo gli antecedenti per cui si è ricondotta la diffusione del morbo all’immagine di questa specie di roditori. Il bacillo della peste era stato isolato nel 1894 ad Hong Kong, e le modalità della sua trasmissione si sono potute stabilire soltanto allora. La peste è una malattia dei roditori, ma soprattutto dei topi, che si trasmette attraverso il sangue infetto ingerito dalla xenopsylla cheophis, la pulce ospite del rattus rattus. Questi è il topo domestico che vive nei granai e nelle stive delle navi, a stretto contatto con l’uomo, e la xenopsylla cheophis che può essere pure ospite di quest’ultimo è, pertanto, l’agente dell’infezione, anche per la specie umana. Diversi decenni dopo la scoperta del bacillo della peste, Murnau ne associa metaforicamente la diffusione alla presenza dei roditori ed all’immagine del vampiro, simbolo delle paure ataviche dell’uomo. Di questo linguaggio espressionista, faranno successivamente tesoro gli ideologi del nazismo, i quali riusciranno a piegare tali metafore ai fini della propaganda antisemita, veicolando un messaggio contaminato dagli elementi superstiziosi dell’immaginario medievale.
A proposito di superstizioni, va registrata da parte dell’analisi di Kracauer una sostanziale mancanza: quella di evitare un’indagine accurata intorno alla propensione del cinema espressionista tedesco nel trattare argomenti contigui al filone dell’occultismo, ampiamente in voga nella società dell’epoca. Scrive Kracauer:
“ L’animo tedesco, ossessionato dall’alternativa tra dominio tirannico e caos degli istinti e minacciato di sfacelo da ambo le parti, si dibatteva fra gli elementi ostili come la nave fantasma di Nosferatu. Mentre ancora predominavano i film di tiranni e di istinto, lo schermo tedesco incominciò a proporre film che esprimevano l’urgenza di trovare una via d’uscita al dilemma, urgenza che pervadeva tutta la dimensione della coscienza. Chiunque abbia vissuto quegli anni cruciali in Germania ricorderà come i giovani e gli intellettuali anelassero a un rifugio spirituale. La chiesa ne conquistò molti, e l’entusiasmo che questi convertiti manifestavano per la sicurezza recentemente acquistata era in strano contrasto col tentativo di un gruppo di giovani di formazione cattolica di spostare a sinistra la politica ecclesiastica. Non v’è dubbio che anche l’aumento dei simpatizzanti comunisti fosse dovuto in parte al fascino che esercitava l’alone di ortodossia della dottrina marxista sui molti individui psichicamente fragili in cerca di un solido rifugio. Nel loro terrore di rimanere allo sbaraglio, centinaia di uomini accorrevano dagli improvvisati profeti che nel giro di pochi anni dovevano cadere nell’oblio. Il teosofo Rudolph Steiner faceva particolarmente furore in quei tempi; egli assomigliava a Hitler in quanto diffondeva zelantemente presuntuose profezie in un detestabile linguaggio di piccolo-borghese tedesco.” (p. 110 dell’edizione Oscar Saggi Mondadori, 1977).
Si avverte in questa analisi di Kracauer una sostanziale inadeguatezza, che emerge soprattutto dal suo tentativo di liquidare Rudolph Steiner, studioso dei Rosa-Croce e fondatore dell'antroposofia, come un qualsiasi rabdomante “piccolo borghese” che pesca nel torbido delle coscienze altrui. Ma forse la sua inadeguatezza nell’affrontare il tema dell’occultismo nasconde la scelta di essere reticente di fronte ad un argomento che per la sua formazione culturale costituisce un motivo di imbarazzo. Scrive Kracauer a proposito de “Il gabinetto del dottor Caligari”:
“Caligari" è un tipico precursore di Hitler in quanto usa il potere ipnotico per piegare al suo volere il suo strumento, tecnica che ricorda, per contenuto e per scopo, il plagio che Hitler per primo esercitò su larga scala. Benché all’epoca di Caligari il motivo dell’ipnotizzatore irresistibile non fosse ignoto allo schermo – aveva già avuto una parte importante nel film americano Trilby, proiettato a Berlino durante la guerra - non c’era nulla nel loro ambiente che spingesse i due autori (Hans Janowitz e Carl Mayer n.d.r.) a proporlo. Probabilmente essi furono ispirati da uno di quegli oscuri impulsi che, scaturiti da quel mondo sotterraneo in lenta evoluzione sul quale si regge la vita di un popolo, generano a volte autentiche visioni profetiche.” ( op. cit., pp. 73-74).
Magari, quegli “oscuri impulsi” che avevano generato le “visioni profetiche” di Janowitz e Mayer potevano essere il risultato delle facoltà medianiche acquisite attraverso qualche seduta spiritica, come si vede ne “Il dottor Mabuse” di Fritz Lang. In ogni caso, l’affermazione di Kracauer secondo cui non vi era nulla nell’ambiente dei due autori di Caligari che li spingesse ad affrontare il tema dell’”ipnotizzatore irresistibile” può essere revocata in dubbio dalle stesse note biografiche che egli premette alla presentazione dei due autori. Carl Mayer, nato a Graz, era figlio di un ricchissimo affarista che sarebbe andato in rovina, ipnotizzato dall’illusione di possedere un sistema “scientifico” per vincere al gioco. Hans Janowitz era invece cresciuto a Praga, una capitale europea “dove la realtà - scrive testualmente Kracauer - si confonde ai sogni e i sogni divengono spaventose allucinazioni. “ (op. cit. pp. 61-62). Non a caso, Praga è anche la città dove nasce la leggenda del Golem, portato sullo schermo cinematografico nel 1915 dal produttore praghese Paul Wegener, con la regia di Galeen. Nel 1913 Wegener aveva invece girato “Lo studente di Praga”, un racconto dove il tema della magia entra in campo con tutto il suo fascino. Tuttavia, Kracauer preferisce anche qui liquidare “Lo studente di Praga” parlando di una pellicola che “simboleggia un particolare tipo di sdoppiamento della personalità” (op. cit. p. 31), salvo però descrivere Wegener come “un mago perverso capace di ridestare le forze demoniache della natura umana” (op. cit. p. 30).
Dopo la prima guerra mondiale, vennero rifatti sia “Lo studente di Praga” che “Der Golem”. Quest’ultimo, riproposto in versione ampliata, trovò la propria ambientazione storica all’epoca di Rodolfo II d’Asburgo, che aveva riunito a Praga alchimisti e astrologi di mezza Europa, e la cui vicenda, studiata da Frances Yates, risulta inestricabilmente connessa alla diffusione del movimento rosacrociano nel periodo antecedente la guerra dei trent’anni.
George Mosse, uno dei maggiori storici del nazismo, ha parlato a proposito di quest’ultimo, di evidenti origini mistiche. Ed in effetti, ancora oggi, le adunate di Norimberga dei nazional socialisti sembrano suggerire questa impressione. Ma Norimberga è stata anche la città dove il principe Vlad ha ricevuto la propria investitura all’Ordine del Dragone.
Gli storici hanno affermato che la strage degli ugonotti perpetrata da Caterina de’ Medici nel 1572 ricalcava un episodio analogo che un manoscritto tedesco di San Gallo attribuisce al principe Dracula. Questi avrebbe appunto fatto impalare tutti gli abitanti della città di Humilasch durante la notte di San Bartolomeo del 1460. Niente di più facile, dunque, che la figura del principe transilvano abbia in qualche modo ispirato anche l’azione di Hitler. “Nosferatu”, “Caligari”, “Der Golem”, “Homunculus”, “Lo studente di Praga” ecc. sarebbero, in questo caso, molto di più che “visioni profetiche” del tiranno. Rappresentano una vera e propria incursione in quel mondo dell’occultismo che in piena epoca positivista affascinava l’Europa e andava tessendo le sue trame.
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da activitaly
sabato 28 agosto 2010
Il gabinetto del dottor Caligari
Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari) è un film muto del 1919 diretto da Robert Wiene.
L'opera è un gioiellino del cinema per ambientazioni e giochi psicologici. Il film b/n si svolge sul tema del doppio e della difficile distinzione tra allucinazione e realtà, aiutato da una scenografia allucinante caratterizzata da forme zigzaganti, case e vicoli distorti, ombre nere mischiate al caos dell'ambientazione claustrofobica, personaggi inquietanti e un finale che rivela ampiamente il perchè del mondo assurdo che si osserva per tutta la durata del film.
Trama
Il film inizia con Franz (Friedrich Fehér) che racconta ad un vecchio seduto di fianco a lui un racconto sinistro: un signore poco raccomandabile di nome Caligari, (Werner Krauss) giunge alla fiera del paese per presentare il suo sonnambulo, Cesare (Conrad Veidt). Si dice che il sonnambulo, una volta svegliato, predica il futuro... Contemporaneamente al suo arrivo cominciano ad avere luogo nel paese delle morti sospette.
Il primo a chiedere una predizione è l'amico di Franz, Alan (Hans Heinrich von Twardowski), che con Franz condivide l'amore per Jane (Lil Dagover). Cesare predice ad Alan che morirà entro il mattino seguente e la predizione si avvera.
Altre morti inquietanti seguono a questa e si culminano con il rapimento di Jane. Franz, nel tentativo di smascherare il colpevole, scopre che il dott. Caligari controlla il sonnambulo ordinandogli di compiere quei cruenti omicidi. Inizialmente la polizia non crede alla sua storia, ma Franz riuscirà a convincerla grazie al diario rubato del dott. Caligari che diceva tutto sugli omicidi.
Smascherato e inseguito dalle forze dell'ordine, il dott. Caligari si rifugia presso un manicomio di cui in seguito si scoprirà esserne il direttore. Qui Caligari rivela tutto: in preda all'insaziabile desiderio di ricerca nel campo del sonnambulismo, egli scopre che nel 18° secolo viveva un dottore che usò un paziente affetto dal disturbo per usarlo come assassino e così Caligari voleva imitarlo.
Mentre il racconto di Franz termina con la detenzione forzata di Caligari nel suo stesso manicomio, lo spettatore è ricondotto fuori dal lungo flashback, in tempo per scoprire che tutti i personaggi del racconto di Franz sono in realtà i suoi stessi compagni. Franz, infatti, è rinchiuso in un manicomio e tutto il racconto e frutto di allucinazione, in cui il dott. Caligari viene rappresentato con le sembianze del dott. Oscar, il responsabile dell'istituto correttivo.
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