Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

sabato 4 aprile 2026

Nellie Littlehale Umbstaetter




Nellie Littlehale Umbstaetter
Illustrazione per la copertina del numero di Aprile 1897 di 'The Black Cat'

 








Edvard Munch [Norwegian Symbolist/Expressionist Painter, 1863-1944]




Edvard Munch - Gråtende kvinne (Donna che piange)(1907-09)
Oil and wax crayon on canvas - 110,5 x 99,5 cm - Munch Museum, Oslo






Masaaki Sasamoto [Japanese, b.1966]










Jack Ziegler [USA cartoonist, 1942-2017]







Giorgio Franzaroli [Vignettista satirico italiano, b. 1968]









Vauro Senesi [Vignettista, scrittore, opinionista e attore italiano, b. 1955]









Mario Natangelo [Fumettista e giornalista italiano, b. 1985]









uisgfiuw












Jan Harmensz von Müller [Disegnatore e incisore olandese, 1571-1628] / Virgilio





Jan Harmensz von Müller  - Portret van Jan Neyen (det)(1609)



"Fugit irreparabile tempus"
("Vola veloce l'ora irreparabile")

: :  Virgilio  : :






John Roddam Spencer Stanhope [Pittore inglese preraffaellita, 1829-1908]




John Roddam Spencer Stanhope - Eve Tempted (1877)
Tempera su tavola - Manchester Art Gallery, Regno Unito






L'isola degli zombies (White Zombie, 1932, diretto da Victor Halperin)





BELA LUGOSI: Dott. Legendre
MADGE BELLAMY: Madeleine Short Parker
JOHN HARRON: Neil Parker







Poecilotheria ornata





[+]







Ilaria Del Monte [Italia, b. 1985]




Ilaria Del Monte - Poltergeist (2012)
Olio su tela - 60 x 70 cm







Ursula Wall e i Bugamo (Papua Nuova Guinea)





Ursula Wall - Gli uomini scheletro al Mount Hagen Sing Festival, Papua, Nuova Guinea







Nella remota e montuosa provincia di Chimbu, in Papua Nuova Guinea, esistono diversi gruppi etnici, molti dei quali praticano l'arte corporea tribale.

Entrati in contatto per la prima volta nel 1934 con degli esploratori australiani in cerca d'oro, gli uomini rimasero sbalorditi nello scoprire che una tribù Chimbu dall'aspetto inquietante era dipinta dalla testa ai piedi come uno scheletro.

La ragione di questa sorprendente espressione artistica risale a centinaia di anni fa.
Il particolare gruppo Chimbu che gli uomini avevano incontrato era la tribù Bugamo.
Secoli fa, i Bugamo credevano che una terrificante entità soprannaturale si aggirasse nelle foreste circostanti e, per sconfiggere il fantasma, dovevano trasformarsi nel fantasma stesso. Usando una miscela di argilla bianca e cenere, si dipingevano teschi e ossa sul corpo. Questo permetteva loro di cacciare nelle foreste senza subire danni. La tradizione si è tramandata per diversi secoli.

In epoca moderna, i Bugamo si riservano la tradizione di dipingersi il corpo come scheletri per un festival annuale chiamato Mount Hagen Sing. Mentre un tempo questa tradizione serviva come protezione da esseri ultraterreni e a scopo intimidatorio prima delle battaglie, ora è un mezzo per attirare curiosi fotografi occidentali, desiderosi di scattare foto suggestive, ovviamente al giusto prezzo. Al festival partecipano centinaia di gruppi, anche provenienti da fuori della provincia di Chimbu, ma nessuna tribù è più popolare, o più impressionante da vedere, dei Bugamo, con i loro inquietanti corpi scheletrici ambulanti.






Jan Lievens [Dutch Baroque Era Painter, 1607-1674]




Jan Lievens - Due contadini litigiosi: Allegoria di Vanitas (ca. 1640)
Incisione su rame - 24,3 x 28,5 cm









Buonamico di Martino, detto Buffalmacco [Pittore italiano, ca.1290-1340]

 


Buonamico Buffalmacco - Trionfo della Morte (1336-41)
Affresco - 5,6 x 15,0 m - Camposanto di Pisa

.

L'affresco di Buonamico Buffalmacco raffigurante il Trionfo della Morte è il primo di una serie di tre grandi scene per il Camposanto di Pisa e fu eseguito su commissione dei frati domenicani. Staccato dalla parete e riportato su tela l'opera è stata ricollocata nel 2018 sulla parete sud-est del Camposanto, dopo un valido restauro.

.

Memento Mori – Buffalmacco e il Trionfo della Morte
Riporto questo articolo di Danilo Sanchini da: Sistema Critico che trovo veramente ben fatto.


È la torrida estate del 1944. Sull’Italia infuria la guerra, una guerra totale, nessuna città, paese o borgo viene risparmiato. Le truppe alleate hanno sfondato Montecassino e si dirigono rapide a nord, oltre Firenze, verso la Linea gotica. È il 27 luglio di settantaquattro anni fa quando l’aviazione americana ha l’ordine di bombardare la stazione ferroviaria di Pisa. L’attacco riesce, la stazione è rasa al suolo ma, a poco più di due chilometri di distanza, succede l’irreparabile. Una bomba incendiaria americana ha colpito in pieno il tetto del Camposanto monumentale di Pisa: è il disastro. Centinaia e centinaia di metri quadrati di affreschi e di marmi vengono irrimediabilmente danneggiati. A subire l’oltraggio maggiore sono le pitture di Buonamico Buffalmacco, il cui Trionfo della Morte porterà per sempre i segni di quei momenti così tragici per la storia dell’arte.

Il rogo, provocato dall’esplosione, fuse la copertura in piombo del tetto; le travi in legno, che reggevano la struttura, caddero al suolo divorate dal fuoco. Le fiamme infestarono le aule del Camposanto pisano per ben tre giorni. Sono immagini drammatiche: morte, distruzione e guerra, così come profetizzati quasi seicento anni prima da Buffalmacco, sono finalmente arrivati e niente li può fermare. Estinto l’incendio e calato un mortifero tanfo di bruciato, accorsero da tutta Italia i più insigni restauratori e storici dell’arte, tra cui Roberto Longhi. Questa equipe di specialisti decise di distaccare dalle pareti gli affreschi superstiti e di collocarli su supporti in Eternit, in attesa di un paziente restauro e di una ricollocazione nel luogo per cui furono concepiti.

Risorgere dalle ceneri
Quasi settantaquattro anni dopo, il 17 giugno 2018, giorno del patrono di Pisa San Ranieri, l’intero ciclo è stato ricollocato nella sua sede originaria, dopo un restauro iniziato nel 2009 e durato quasi dieci anni. In questa data, così simbolica per i pisani, gli innumerevoli affreschi di Taddeo Gaddi, Spinello Aretino, Piero di Puccio, Benozzo Gozzoli e di tanti altri si sono ritrovati finalmente insieme dopo un attesa estenuante. I danni furono irreparabili e gravissimi, ma tanto è stato fatto per permettere di comprendere appieno questo apparato pittorico che, coi suoi 1500 m², è la più grande narrazione medievale ad affresco al mondo. Fu Luciano Bellosi, nel saggio Buffalmacco e il Trionfo della Morte, a dimostrare come tutta la parte apocalittica degli affreschi è dovuta al medesimo pennello: quello di Buonamico Buffalmacco.

Un tripudio macabro
Buffalmacco deve principalmente la sua fama non alle sue doti artistiche ma alla penna di Giovanni Boccaccio. Lo scrittore di Certaldo lo rese, all’interno di diverse novelle del suo Decameron, protagonista insieme a un altro pittore, Bruno, di varie angherie verso il collega Calandrino. Il suo vero nome è Buonamico di Martino e, pur discostandosi evidentemente dall’egemone maniera giottesca, divenne uno dei massimi pittori gotici della Toscana del XIV secolo. Buffalmacco lascia il suo capolavoro massimo proprio a Pisa, nel Camposanto monumentale: è l’immenso Trionfo della Morte, eseguito ad affresco tra 1336 e 1341.




“La Morte verrà all’improvviso” cantava De André
Largo 15 e alto 5,5 metri, il Trionfo doveva ricordare ai frequentatori del luogo che, come cantava De André, prelati, notabili e conti avrebbero avuto una egual fine a quella di contadini e mendicanti. Sorella Morte, la grande falciatrice, non guarda in faccia nessuno. Sapientemente raffigurata con ali di pipistrello e artigli al posto delle unghie dei piedi, rapida e spietata si fionda su ignari giovani assorti in un’oasi di pace e felicità, dove la musica , il gioco lo scherzo e l’amore paiono cristallizzare la loro giovanile noncuranza della possibile rovina. Non è un caso se è l’unica brano di affresco così fitto di rigogliosa vegetazione.




Poco più a sinistra la Grande Falciatrice ha già compiuto la sua missione: le sue vittime giacciono ammassate, uomini di ogni età ed ogni ceto. Sui loro corpi si gettano esseri demoniaci. Essi cercano di strappare quante più anime possibili da portare nel loro dominio infernale. Il pittore rende tale momento in modo quasi grottesco, con le anime che, si fa per dire, volano via attraverso la bocca dei poveri malcapitati. A contrapporsi ai due demoni compare un angelo, mandato a prendere in consegna l’anima di colui che pare essere un vescovo. L’anima strappata dal demonio cerca in ogni modo, nella sua puerile innocenza, di divincolarsi dalla presa diabolica. Il terrore aleggia sul suo volto. Dall’altro lato il gentile angelo accompagna in una tenera stretta l’anima del pio prelato assorta in preghiera. Più in alto infuria la battaglia tra le schiere celesti e quelle demoniache. Buffalmacco caratterizza psicologicamente i personaggi della vicenda, rivelandosi un grandissimo artista.





Ricordati che devi morire
A fare da spartiacque alla vicenda compare un massiccio roccioso, abitato da vari animali e povero di vegetazione. Sulla sua sommità si aprono diversi crateri, con tanto di fuoco e fumo, come fosse un vulcano. È proprio in queste fessure, porte degli inferi, che i demoni trasportano il “frutto” della loro precedente razzia. La cima della montagna ospita però anche un sicuro rifugio, intonso e tranquillo, rappresentato dal monastero e dai monaci domenicani, committenti dell’opera.





Percorrendo l’ampio sentiero che scende lungo la montagna troviamo una scena raccapricciante, presentata dal venerando monaco Macario. Tre bare scoperchiate si mostrano davanti ai nostri occhi, rispettivamente quella di un cardinale, di un re e di un popolano (quest’ultimo estremamente danneggiato e di difficile lettura). I tre cadaveri, ulteriore memento mori all’interno dell’opera, presentano altrettanti diversi stati di decomposizione: se il cadavere del popolano è ormai ridotto a un ammasso di ossa , quello del re sembra quasi mummificato, con ancora la pelle e i capelli, occhi e bocca spalancati. L’ultimo cadavere, quello più “recente”, sembra essere di un cardinale di Santa Romana Chiesa, sepolto col suo tipico abito rosso. Il suo corpo è talmente gonfio, a causa dei gas di decomposizione, quasi da scoppiare.





Una serie di sfortunati eventi
A imbattersi nella macabra scena è una nobile comitiva di dame e cavalieri addentratisi nella foresta, con tanto di seguito, per una battuta di caccia. Alla visione dei cadaveri i cavalieri, anche loro psicologicamente indagati, hanno reazioni di orrore: c’è chi cerca di rimanere composto nonostante l’orribile vista, chi si dispiace dell’inevitabile destino umano e c’è anche chi, magistralmente rappresentato, si “tappa” il naso per il puzzo emanato dai defunti. Questo incontro tra vivi e morti non interessa solo i cavalieri, anche i cavalli sembrano prendere parte all’azione, quasi rispecchiando i sentimenti di chi li cavalca: notiamo infatti da parte di questi animali interesse, compostezza e paura. Quelle che sarebbero dovute essere le prede della battuta di caccia sono nel frattempo scappate, rifugiatesi sull’alta montagna, lungo la strada che simboleggia la “via eremitica”, unica strada di salvezza ma ormai inaccessibile alla comitiva.

Duro a morire
Il fuoco causato dallo sciagurato evento del ’44 ha irreparabilmente alterato il colore degli affreschi del Camposanto. Essi furono sfigurati, “cotti”, tanto che delle pitture di Benozzo Gozzoli non rimane nulla di quella brillantezza cromatica che li caratterizzava prima di essere ridotti quasi a un negativo fotografico. Come affermato dal restauratore Gianluigi Colalucci, colui che ridette vita alla Sistina, il tono leggermente rossiccio degli affreschi di Buffalmacco è dovuto alle alte temperature che la pittura dovette sopportare quasi settantaquattro anni fa. A detta di Antonio Paolucci, la sua pelle pittorica si è conservata ed è ancora in gran parte in essere. Buonamico Buffalmacco, a quasi 700 anni di distanza, parlandoci di morte ci mostra la vita in tutto il suo splendore.










La frangia è bella o brutta a seconda del frangente. (Fabrizio Caramagna)









venerdì 3 aprile 2026

Ben Chapman - Don't You Dare









Sir Anthony Van Dyck [Flemish Baroque Era Painter, 1599-1641]



Anthony Van Dyck  - Santa Rosalia in gloria, intercede per la fine della peste a Palermo (1624)
Olio su tela - 99,7×73,7 cm - Metropolitan Museum of Art, New York

.


Santa Rosalia in gloria che intercede per la fine della peste a Palermo è un dipinto di  e venne realizzato da Antoon van Dyck / Anthony Van Dyck nella tarda estate del 1624 a Palermo quando la città aveva subito una grave pestilenza. Il dipinto raffigura Santa Rosalia mentre intercede per la città e sullo sfondo si intravedono il porto di Palermo e il Monte Pellegrino. L'opera fu eseguita per il nobile siciliano Antonio Ruffo.





In tempi recenti, utilizzando una particolare tecnica chiamata "autoradiografia dei dipinti" basata sull'analisi per attivazione neutronica, si è riusciti a svelare la presenza di un disegno sulla tela preesistente al dipinto, molto probabilmente un autoritratto del Van Dyck.


















Sir Anthony Van Dyck [Flemish Baroque Era Painter, 1599-1641]




Anthony van Dyck - St. Rosalie Interceding for the Plague Victims of Palermo (ca. 1624-25)
Olio su tela - 165 x 138 cm - The Menil Collection, Menil Campus, Houston, TX, US





Jaime Ocampo-Rangel [Colombia]




Jaime Ocampo-Rangel e la radiosa bellezza dei popoli del mondo.









John Constable [English Romantic Painter, 1776-1837]




John Constable - T
he Hay Wain (Il carro da fieno)(1821)
Oil on canvas - 130.2 x 185.4 cm - National Gallery, Londra

.

Il dipinto è un'opera iconica del paesaggismo inglese. Rappresenta una scena bucolica lungo il fiume Stour, nel Suffolk, con un carro che attraversa un guado vicino alla fattoria di Willy Lott. Il quadro è caratterizzato da un'attenta osservazione della natura, specialmente nella resa degli effetti di luce, dell'atmosfera e delle formazioni nuvolose. 




La località ritratta nel dipinto






Arnold Bocklin [Swiss Symbolist Painter, 1827-1901]



Arnold Böcklin - Villa am Meer II (1865)
Oil on canvas - 123 x 173 cm
Schack Collection,Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Munich, Germany






Vista del Duomo di Milano




Anonymous - Vista del Duomo di Milano (dopo il 1803)
Aquarell/Gouache su Carta - 17,5 x 24,5 cm - Private collection










James McNaught [Scozia, b.1948]









Gustave Courbet [French Realist Painter, 1819-1877]




Gustave Courbet •  Autoritratto a Sainte-Pélagie (ca. 1871-73)
Olio su tela - 92x73 cm
.

L'Autoritratto a Sainte-Pélagie è stato realizzato durante la sua prigionia nel carcere parigino di Sainte-Pélagie a causa del coinvolgimento nella Comune di Parigi. Il dipinto, ritrae il pittore con un'espressione malinconica, seduto in cella con una sciarpa rossa e la pipa, simbolo del suo impegno politico e del dolore per la detenzione.








Nikolai Petrovich Bogdanov-Belsky [Russian painter, 1868 – 1945]




Nikolai Bogdanov-Belsky
By the Green Lamp o Reading by the Lamp






John Everett Millais [English Pre-Raphaelite Painter, 1829-1896]




John Everett Millais - The Bridesmaid (1851)
Oil on panel - 27.9 x 20.3 cm - Fitzwilliam Museum, Cambridge, Regno Unito






Eduard von Grützner [German 1846 - 1925]




Eduard von Grützner - Gola (1880)
dalla serie: I sette peccati capitali







Pieter Bruegel the Elder [Flemish Northern Renaissance Painter, ca.1525-1569]



Pieter Bruegel the Elder - Netherlandish Proverbs (1559)(detail)


"Iedereen moet zijn last dragen"
(Ognuno deve portare il proprio fardello)
Ogni persona ha le proprie preoccupazioni, i propri problemi
o le proprie responsabilità che deve affrontare da sola.


"De schouders eronder zetten"
(lett.: Mettere le spalle al volante)
Rimboccarsi le maniche
Applicare forza, lavorando sodo con perseveranza e cooperazione per raggiungere un obiettivo.

"De ene bedelaar ziet de andere niet graag voor de deur staan"
(A un mendicante non piace vederne un altro in piedi sulla porta)
Le persone che si trovano nella stessa situazione (spesso povertà o la stessa
professione) temono la competizione reciproca e invidiano il successo altrui.




L'opera completa







Fiesta












mismedleym su deviantArt



mismedleym - catfishing






Edvard Munch [Norwegian Symbolist/Expressionist Painter, 1863-1944]




Edvard Munch - Summer night, Inger on the beach (1889)
Olio su tela - 123,6 x 158,9 cm - Kode Kunstmuseer og komponisthjem, Bergen, Norvegia






dal Museum of Fine Arts di Boston




Interno di un contenitore per specchio a scatola, proveniente da Corinto (ca. 320 a.C.)
L'incisione è su una superficie argentata - 17,5 x 2,5 cm - Museum of Fine Arts, Boston, MA. US