Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

venerdì 16 ottobre 2026

Pensierino della sera di len_da88



Questo paese è diventato una barzelletta. Al sud stanno protestando da 4 giorni e nessun telegiornale ne parla. 
NESSUNO. 
Quando però nei vari supermercati inizierà a mancare il cibo voglio vedere se staranno ancora in silenzio questi servi.

 




Sunday Girl - Where Is My Mind

 





E buon weekend!

 












Peder Mørk Mønsted [Pittore danese, 1859-1941]



Peder Mørk Mønsted
 - Sunset over a forest lake (1895)
Oil on canvas - 68.7 x 113.6 cm






Samuel Johnson Woolf [USA, 1880–1948]




Samuel Johnson Woolf - Edgar Allan Poe (ca.1920)






MEMBERS ARE REMINDED

 


Il cartello mostrato nella foto è un meme umoristico italiano che adatta in modo divertente un celebre avviso anglosassone realmente comparso in alcuni golf club.

Il meme italiano riprende e traduce fedelmente un vero avviso esposto in lingua inglese in un esclusivo golf club. Nella sua versione originale, il testo fa riferimento al 9° green (anziché al 18°) ed è nato per proteggere la quiete di un gatto residente che aveva eletto il campo da golf a sua dimora.

Il cartello in lingua originale recitava:

"MEMBERS ARE REMINDED: The cat on the 9th green is not to be chased off. He has been there longer than most members. He will move when he is ready. Play around him. The committee considers this settled."

La storia ha radici in dinamiche tipiche di questi ambienti.

Molti circoli di golf storici (sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti o in Australia) ospitano colonie feline o singoli gatti stabilmente integrati nella struttura. Questi animali svolgono un ruolo utile nel controllo dei piccoli roditori e finiscono per diventare le vere mascotte dei giocatori.

Il gioco del golf è celebre per le sue regole ferree, i comportamenti formali dei soci e il rispetto assoluto per le condizioni del terreno di gioco, specialmente sul green (la zona rasata dove si fa l'ultimo tiro per mandare la pallina in buca). L'idea che un comitato ufficiale di un circolo pubblichi una nota formale per imporre a facoltosi soci di "giocare intorno al gatto" e dichiarare la questione "chiusa" ha subito conquistato la community di internet per il suo irresistibile mix di burocrazia e amore per gli animali.




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John Koch

 


John Koch - Interlude (1963)






PapaDarth




Il mistero della mente umana



 

MAKE ISRAEL PALESTINA AGAIN








Alfred Hitchcock / Albert Watson




Albert Watson - Alfred Hitchcock, Los Angeles. 1973


Sir Alfred Joseph Hitchcock
[Londra, 13 agosto 1899 – Los Angeles, 29 aprile 1980]
Regista e produttore cinematografico britannico naturalizzato statunitense


Soprannominato universalmente come il "Maestro del brivido" (Master of Suspense), ha rivoluzionato il genere del thriller psicologico attraverso l'uso innovativo della cinepresa, del montaggio e della gestione della tensione. Nel corso di una carriera durata sei decenni, ha diretto oltre 50 lungometraggi, passando con successo dall'era del cinema muto in Gran Bretagna alle grandi produzioni hollywoodiane a colori.

Hitchcock era solito apparire brevemente e in ruoli marginali in quasi tutti i suoi film, trasformando questa abitudine in un vero e proprio marchio di fabbrica.

Dietro il successo del grande regista si nascondeva una personalità complessa, segnata da esperienze d'infanzia traumatiche, abitudini rigorose e dinamiche relazionali uniche che hanno profondamente influenzato i temi dei suoi film.

Quando aveva circa cinque anni, suo padre lo mandò alla stazione di polizia locale con una nota. Il capo della polizia lo rinchiuse in una cella per pochi minuti come punizione per essersi comportato male, dicendogli: "Questo è quello che facciamo ai bambini cattivi". Questo evento scatenò in Hitchcock una fobia permanente per la polizia e per la legge, un tema visibile in quasi tutti i suoi film.

Frequentò il St Ignatius College a Londra, una scuola gesuita rigida dove la disciplina corporale e il senso di colpa religioso erano all'ordine del giorno. Questo background alimentò il suo forte senso del peccato, della colpa e della punizione, che trasferì nelle sue trame psicologiche.

Da bambino era molto solitario, timido e in sovrappeso. Ha spesso dichiarato che non giocava con gli altri bambini e che preferiva osservare il mondo da una posizione protetta.

Nel 1926 sposò Alma Reville, una sceneggiatrice e assistente alla regia straordinariamente talentuosa. Rimasero uniti fino alla morte di lui nel 1980. Alma è stata la collaboratrice più importante e fidata di Hitchcock. Valutava le sceneggiature, supervisionava il montaggio e correggeva i dettagli più impercettibili. Fu proprio Alma a notare un grave errore in Psyco: dopo la celebre scena della doccia, l'attrice Janet Leigh si vedeva respirare impercettibilmente. Grazie a lei, il fotogramma fu rimosso.

Hitchcock provava una profonda repulsione per le uova. Dichiarò in un'intervista che la vista di un tuorlo d'uovo che si rompeva lo inorridiva più di qualsiasi goccia di sangue.

Il regista prediligeva attrici bionde, algide, sofisticate e apparentemente distanti (come Grace Kelly, Tippi Hedren, Kim Novak e Joan Fontaine). Nei loro confronti esercitava un controllo maniacale, decidendo non solo come dovevano recitare, ma spesso anche come dovevano vestirsi e pettinarsi fuori dal set.

Il suo rapporto con Tippi Hedren (protagonista de Gli uccelli) divenne tristemente famoso. Per girare la scena dell'attacco nella soffitta, Hitchcock le mentì dicendole che avrebbe usato uccelli meccanici, per poi farle lanciare addosso corvi e gabbiani veri per cinque giorni consecutivi, causandole un crollo emotivo e fisico.

Nonostante le sue fobie alimentari, Hitchcock amava il buon cibo e i vini pregiati. Possedeva una straordinaria cantina nella sua casa a Bel Air e un'altra nella sua tenuta a Scotts Valley, in California.

Detestava il disordine, le sorprese e l'improvvisazione. La sua vita quotidiana e i suoi set dovevano seguire una pianificazione millimetrica, quasi matematica.

Dietro l'inconfondibile aplomb britannico, Alfred Hitchcock nascondeva un lato da burlone sadico. Per sua stessa ammissione, considerava il set cinematografico il suo parco giochi personale e provava un piacere quasi feticistico nel sottoporre i suoi attori e i membri della troupe a scherzi psicologicamente o fisicamente logoranti. Molti colleghi e critici (come il produttore John Houseman) lo descrissero proprio come un uomo ossessionato da humour nero e trovate crudeli.

La trappola del lassativo
Uno degli scherzi più crudeli fu rivolto a un macchinista della troupe. Hitchcock fece una scommessa con lui: gli avrebbe pagato lo stipendio di un'intera settimana se l'uomo avesse accettato di passare una notte intera sul set, da solo, incatenato a una pesante cinepresa da studio. L'operaio accettò la sfida. Prima di spegnere le luci e andarsene via augurandogli buona notte, Hitchcock si mostrò apparentemente generoso e gli offrì un bicchiere di brandy per riscaldarsi. Il liquore era stato preventivamente corretto con una dose massiccia di lassativo. L'uomo visse una notte d'inferno, intrappolato e impossibilitato a muoversi dal set fino al mattino successivo.

Le manette "senza chiave"
Durante le riprese del thriller del 1935 Il club dei 39, i due attori protagonisti, Robert Donat e Madeleine Carroll, dovevano girare una scena in cui fuggivano ammanettati l'uno all'altra. Appena la troupe strinse i polsi dei due attori, Hitchcock finse di aver smarrito le chiavi delle manette. Lasciò i due attori legati insieme per diverse ore, costringendoli a muoversi goffamente per il set, ad andare in bagno e a pranzare uniti nel disagio totale. Solo a fine giornata il regista tirò fuori le chiavi dalla tasca con un sorriso sornione, sostenendo che si fosse trattato di un espediente per "sviluppare la loro chimica di coppia" sul set.

I manichini nei posti sbagliati
Hitchcock amava sfruttare le fobie o le vulnerabilità altrui. Durante la produzione di Psyco (1960), fece fabbricare diversi prototipi in silicone del cadavere della madre di Norman Bates. Per testare quale fosse la versione più spaventosa e realistica, il regista iniziò a nascondere i manichini macroscopici all'interno del camerino della protagonista Janet Leigh. L'attrice entrava per cambiarsi e si ritrovava puntualmente al buio con il corpo mummificato nascosto nell'armadio o seduto sulla sua sedia, scoppiando in urla di terrore che Hitchcock ascoltava divertito dall'esterno per misurarne l'efficacia.

Cene da incubo e finti regali
Per puro divertimento psicologico, una sera il regista organizzò una sontuosa cena formale per i suoi amici e collaboratori. Quando i piatti vennero serviti, gli ospiti scoprirono con orrore che ogni singolo cibo era colorato di blu brillante: dalla zuppa al pesce, dalle cotolette di pollo fino alle pagnotte di pane e al gelato. La vista del cibo bluastro generò un forte senso di nausea nei commensali, mentre Hitchcock osservava compiaciuto le loro reazioni senza dare alcuna spiegazione.

In un'altra occasione, a una cena al ristorante con 14 ospiti, ingaggiò tramite un'agenzia di casting una signora anziana, vestita in modo nobiliare ed elegante, posizionandola a capotavola. Per tutta la sera ignorò la donna, ordinando alla troupe e ai camerieri di fare lo stesso. Quando gli ospiti – paralizzati dall'imbarazzo – chiedevano chi fosse, lui rispondeva impassibile di non averla mai vista in vita sua, portando la tensione psicologica del tavolo alle stelle.

Forse il gesto più inquietante fu rivolto alla giovanissima figlia dell'attrice Tippi Hedren (la futura star Melanie Griffith). Hitchcock le fece recapitare a casa un pacco regalo: all'interno c'era una bambola di cera che riproduceva fedelmente le sembianze della madre, distesa dentro una minuscola bara di legno.




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Nove di Picche con lepri

 


Il Nove di Picche proveniente da un raro mazzo di carte da gioco tedesco a tema animale (1610-50)



Si tratta di una carta incisa su rame e successivamente colorata a mano su carta. Il mazzo originale è anonimo, ma presenta il monogramma dell'incisore I·S.
All'interno dei semi di picche della carta sono raffigurate delle lepri inserite in un contesto naturalistico d'epoca, tipico dei mazzi illustrati dell'arte della prima età moderna.
Questo genere di carte zoomorfe prodotte in Germania ha influenzato profondamente la cultura dei giochi in Europa, venendo spesso ripreso e ridisegnato da altri famosi stampatori dell'epoca (come l'inglese John Lenthall nelle sue celebri "Forest Cards").









Jacob Jordaens [Flemish Baroque Era Painter, 1593-1678]

 



Jacob Jordaens - Meleagro e Atalanta (1618)
Olio su tela - 152 x 120 cm - Reale Museo di Belle Arti di Anversa (KMSKA), Belgio



Meleagro, innamorato della cacciatrice Atalanta, le offre la testa del cinghiale appena abbattuto come trofeo d'onore. Sulla sinistra, gli zii dell'eroe si oppongono violentemente al gesto e cercano di sottrarre il trofeo alla donna poiché considerano un insulto il fatto che un simile onore venga concesso a una figura femminile. 
Jordaens cattura l'istante di massima suspense emotiva. Meleagro, accecato dall'ira, porta la mano all'impugnatura della spada pronto a uccidere i parenti, mentre Atalanta poggia dolcemente il braccio su di lui nel disperato tentativo di frenare la sua furia omicida.   



Louis-Léopold Boilly [Pittore francese, 1761-1845]

 


Louis-Léopold Boilly - La Lussuria in cucina
-LUSSURIA -


L'opera fa parte di una serie di stampe satiriche dedicate alla rappresentazione dei sette peccati capitali calati nel contesto della vita quotidiana e domestica dell'epoca, come ad esempio la gola, l'invidia e l'accidia ambientate all'interno di una cucina.

Un cuoco o un garzone di cucina abbraccia e bacia una fantesca o una cuoca, cogliendola di sorpresa mentre è impegnata nelle sue mansioni.






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Eugène Jules Joseph Baron Laermans [Belgian painter, 1864-1940]

 


Eugène Laermans - L'Ornière (1899)



L'artista, sordo dall'infanzia e in seguito divenuto completamente cieco, è noto per la sua profonda sensibilità sociale. Attraverso uno stile espressionista e realista unico, caratterizzato da contorni netti e figure monumentali ma malinconiche, Laermans ha dedicato gran parte della sua produzione alla rappresentazione della vita dura, dei disagi e della dignità della povera gente di campagna e dei lavoratori belgi.





Tobias Weiss [Germania, 1840-1929]

 


Tobias Weiss
 - Salva animam tuam: noli respicere post tergum, nec stes in omni circa regione. Gen. XIX. 17. (1891)




La scena illustra il celebre episodio biblico della fuga di Lot e della sua famiglia durante la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra.

L'iscrizione in latino riporta il monito divino tratto dal libro della Genesi: 

"Salva la tua vita! Non guardare indietro e non fermarti in nessun posto della pianura".

Sul lato sinistro è rappresentata la città avvolta da fiamme apocalittiche e fumo denso. Tra i roghi svetta la figura scheletrica della Morte o della distruzione divina che brandisce una spada, a simboleggiare il giudizio implacabile.
Al centro, una figura femminile volge lo sguardo indietro verso la catastrofe sollevando le braccia. Si tratta della moglie di Lot, colta nel preciso istante in cui disobbedisce al comando divino e viene tramutata in una statua di sale.
Sulla destra si vedono Lot e le sue figlie che scappano in fretta arrampicandosi su un sentiero montuoso roccioso, portando con sé dei sacchi con i propri beni e coprendosi i volti per non guardare l'incendio alle loro spalle.





Beppe Mora [Illustratore italiano, b. 1962]









Mario Natangelo [Fumettista e giornalista italiano, b. 1985]

 







Riccardo Mannelli [Artista e disegnatore italiano, b. 1955]









 

Gahan Allen Wilson [Autore americano, fumettista e illustratore, 1930–2019]




"If that thing says one word, I'm leaving!"
"Se quella cosa dice una sola parola, me ne vado!"






 

Jorge Luis Borges






A un gatto
: :  Jorge Luis Borges  : :

Non sono più silenziosi gli specchi
né più furtiva l’alba avventuriera;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un abito chiuso come un sogno.







Santiago Rusiñol i Prats [pittore, scrittore, drammaturgo e giornalista spagnolo, 1861-1931]




Santiago Rusiñol - Garden of Montmartre (1890–91)






I vivi e i morti (House of Usher, 1960, diretto da Roger Corman)

 



Il giovane Philip Winthrop si reca alla spettrale e fatiscente magione degli Usher, isolata in una landa desolata e circondata da una nebbia perenne. Il suo scopo è ricongiungersi con la fidanzata, Madeline Usher, per portarla via e sposarla.

Tuttavia, trova la ferrea opposizione del fratello di lei, Roderick Usher, un uomo raffinato ma tormentato da una morbosa ipersensibilità sensoriale. Roderick è fermamente convinto che la stirpe degli Usher sia affetta da una tara ereditaria maledetta e da una follia irreversibile. Per evitare che la maledizione continui, Roderick intende far morire la dinastia con lui e la sorella. La situazione precipita quando Madeline cade in uno stato di catalessi profonda, spingendo Roderick a seppellirla prematuramente nella cripta di famiglia.













Mary Pinchot Meyer





Mary Pinchot Meyer (14 ottobre 1920 – 12 ottobre 1964) è stata una pittrice astrattista statunitense e un'importante figura dell'alta società di Washington. La sua figura è storicamente celebre sia per la sua produzione artistica, legata alla Washington Color School, sia per le sue complesse relazioni personali con i vertici della politica e dell'intelligence americana, culminate in una morte violenta e mai del tutto chiarita.

Nata in una famiglia facoltosa e progressista di New York, Mary Pinchot si laureò al Vassar College nel 1942. Nel 1945 sposò Cord Meyer, un reduce di guerra ideale e intellettuale che in seguito divenne uno dei principali funzionari sotto copertura della CIA.

Attraverso il matrimonio e i legami familiari (sua sorella Toni era sposata con Ben Bradlee, futuro direttore del Washington Post), Mary visse nel cuore dell'élite della Guerra Fredda. Tra le sue frequentazioni più strette figurava anche James Jesus Angleton, il leggendario capo del controspionaggio della CIA. Divorziò da Cord Meyer nel 1958, in seguito alla tragica perdita di uno dei loro tre figli.

Dopo il divorzio, Mary si trasferì a Georgetown per dedicarsi interamente alla pittura. A partire dal gennaio del 1962, iniziò una fitta e segreta relazione romantica con il presidente John F. Kennedy.

A differenza di altre frequentazioni del presidente, Mary non era considerata una semplice amante. Grazie alla sua spiccata intelligenza e alle sue posizioni pacifiste, divenne una confidente politica di Kennedy, con cui discuteva regolarmente di questioni di Stato e distensione internazionale. Secondo alcune testimonianze dell'epoca (tra cui quelle del pioniere della psichedelia Timothy Leary), Mary avrebbe anche introdotto il presidente all'uso di marijuana e LSD nel tentativo di ampliare le sue vedute pacifiste.

Il 12 ottobre 1964, a meno di un anno dall'assassinio di JFK (e due anni dopo il suicidio, vero o presunto, di un'altra amante di lui, Marilyn Monroe), Mary Pinchot Meyer fu uccisa con due colpi di arma da fuoco in pieno giorno mentre passeggiava lungo il canale C&O a Georgetown. Un operaio afroamericano, Ray Crump Jr., fu arrestato nelle vicinanze, ma venne assolto nel 1965 per totale mancanza di prove. Il delitto è rimasto ufficialmente insoluto.

La notte stessa del suo omicidio, il cognato Ben Bradlee e il capo della CIA James Angleton si introdussero nel suo studio alla ricerca del suo diario personale. Il taccuino, che conteneva dettagli espliciti sulla sua relazione con Kennedy, fu recuperato da Angleton e, secondo le ricostruzioni, successivamente bruciato per proteggere i segreti di Stato e l'intelligence. La concomitanza tra le sue dichiarazioni scettiche sulla versione ufficiale della morte di Kennedy (il Rapporto Warren) e la sua stessa esecuzione ha alimentato per decenni numerose teorie del complotto.




Armen Gasparian [Pittore e artista armeno residente a San Pietroburgo, b.1966]

 


Armen Gasparian - Le Fou et le Roi (2017)
Oil painting






John Chillingworth [British, 1928-2025]

 


John Chillingworth - Rain in Belfast, 1954






Jean Serpin (ou Cerpin)[Illuminatore e decoratore francese attivo a Rouen]

 


Jean Serpin
Il trionfo della Morte: la morte di Laura. Miniatura da "I Trionfi" di Francesco Petrarca (1500-05)






Jacob Jordaens [Flemish Baroque Era Painter, 1593-1678]

 


Jacob Jordaens - King Candaules of Lydia Showing his Wife to Gyges (1646)
Oil on canvas - 193 x 157 cm - Nationalmuseum, Stockholm



Il re di Lidia, Candaule, follemente orgoglioso della straordinaria bellezza di sua moglie (la regina Nisia), decide di dimostrare la veridicità delle sue lodi al suo fedele ministro Gige. Ordina quindi a quest'ultimo di nascondersi nella camera da letto reale per vederla segretamente nuda mentre si spoglia. Nella composizione si nota la regina di spalle colta nella sua intimità, mentre nell'ombra sulla destra emergono i volti di Candaule e Gige che la osservano di nascosto.




Lo sguardo complice e consapevole della regina è un dettaglio psicologico straordinario e cruciale per comprendere la genialità di Jacob Jordaens in questa tela in quanto non è solo intrigante, ma stravolge completamente la dinamica del racconto tradizionale.

Nel mito classico descritto da Erodoto, la regina è una vittima inconsapevole che scopre l'inganno solo in un secondo momento. Jordaens, invece, sceglie di dipingerla nel momento esatto in cui rompe la "quarta parete" e guarda direttamente verso di noi (o verso lo specchio ideale in cui si riflettono i guardoni). Questo dettaglio trasforma profondamente il significato della scena.
La regina non è un oggetto passivo esposto allo sguardo maschile. Il suo mezzo sorriso dimostra che sa perfettamente di essere guardata da Candaule e Gige, e decide di usare questa situazione a suo vantaggio.
Quello sguardo ambiguo anticipa la svolta drammatica della storia. Nel mito, infatti, una volta scoperta l'offesa, la regina costringerà Gige a una scelta radicale: essere giustiziato per il sacrilegio o uccidere il re Candaule per prenderne il trono e la mano. Gige sceglierà la seconda opzione.
Guardando verso l'esterno, la regina rende anche chi osserva il quadro un "complice" involontario del re e del ministro, trasformando lo spettatore stesso in un voyeur scoperto sul fatto.



Il sedere "esagerato" di Nisia e nell'insieme tutta l'enfasi anatomica del suo corpo è in realtà assolutamente corretta ed è una delle caratteristiche più evidenti dello stile di Jacob Jordaens, fortemente influenzato dal suo contemporaneo e concittadino Peter Paul Rubens.
Nelle opere del Barocco fiammingo di questo periodo, la rappresentazione del corpo umano rispondeva a canoni estetici e significati ben precisi.
Nel Seicento fiammingo, le forme giunoniche, opulente e formose erano considerate il massimo ideale di bellezza, sensualità, salute e benessere economico.
Jordaens, in particolare, accentuava la carnalità in modo quasi realistico e popolaresco, evidenziando le pieghe della pelle e la solidità delle masse muscolari, distaccandosi dall'idealizzazione classica del Rinascimento italiano.
Le curve accentuate servivano anche a livello pittorico per catturare la luce radente (il chiaroscuro), creando un forte contrasto con lo sfondo scuro e facendo letteralmente "balzare" la figura in avanti verso lo spettatore, accentuando il senso di intimità violata dal guardone.




La presenza del piccolo cane ai piedi della regina è un dettaglio simbolico fondamentale che Jacob Jordaens inserisce per commentare ironicamente la scena e anticipare il destino dei personaggi. Nell'arte barocca fiamminga, gli animali domestici non erano mai semplici elementi decorativi.
In questo specifico contesto, il cagnolino assume tre significati principali:
1. L'ironia sulla fedeltà violata: Tradizionalmente, il cane nell'arte (come nel celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini) è il simbolo supremo della fedeltà coniugale (Fides). Qui, la sua presenza è fortemente ironica: il re Candaule sta violando il patto matrimoniale e la sacralità dell'intimità di sua moglie, mostrando la regina nuda a un estraneo.
2. Il ruolo di guardiano e l'allarme: Il cagnolino è l'unico nella stanza a essersi accorto della presenza degli intrusi nell'ombra. Guarda fisso verso la regina con le orecchie tese, quasi a volerla avvertire del pericolo o dell'inganno in corso, sottolineando la tensione psicologica del momento.
3. Un riflesso dell'istinto animale: Mentre gli umani tramano nell'ombra (il re) o complottano vendetta (la regina), il cane reagisce d'istinto alla violazione dello spazio privato, incarnando la reazione naturale e morale che il re ha invece represso per puro orgoglio.



Nelle lunghe giornate di pioggia, anche gli istanti sembrano stanchi, scorrono con lentezza quasi a sussurrare al mondo la loro tristezza. (Stephen Littleword)

 




giovedì 15 ottobre 2026

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Terrazza Mascagni, Livorno, 25.08.2026



Ultima foto del ciclo di Livorno e soprattutto ultima Terrazza Mascagni 😊. Non so se sono riuscito a far arrivare la profonda malinconia che trasmette. Il pattern a scacchiera guida lo sguardo verso l'orizzonte, amplificando l'ampiezza della terrazza e fondendola visivamente con la vastità del mare e del cielo. L'ipnotico rigore geometrico delle piastrelle quadrate crea un ritmo che trasmette un senso di perfetto equilibrio, calma e ordine geometrico.
Le poche figure umane in lontananza accentuano il senso di silenzio e di isolamento, evocando atmosfere che ricordano i quadri metafisici di Giorgio de Chirico.
L'assenza di colore toglie l'immagine dal presente reale, regalandole un'atmosfera sospesa nel tempo, romantica, cinematografica e venata di una nostalgia senza tempo.







Naruco [Artista taiwanese / giapponese]

 







Edward Hopper



Edward Hopper - Rich's House (1930)



Il tema della solitudine e dell'isolamento esistenziale è il vero nucleo pulsante di tutta la produzione artistica di Edward Hopper, e questo dipinto ne è un esempio perfetto.
Nelle sue opere la solitudine non viene quasi mai rappresentata in modo drammatico o violento, ma attraverso un senso di silenzio sospeso e di immobilità.




Tobias Weiss [Germania, 1840-1929]

 

Tobias Weiss
Quoniam blasphemare fecisti inimicos Domini… filius, qui natus est tibi, morte morietur. II. Reg. XII. 14. (1891)



L'opera rappresenta la punizione divina inflitta a Re Davide dopo il suo peccato con Betsabea e l'uccisione di Uria l'Ittita.
La frase in latino riportata in calce recita: 

"Quoniam blasphemare fecisti inimicos Domini... filius, qui natus est tibi, morte morietur".
 
Si tratta di una citazione tratta dal Secondo Libro di Samuele (2 Samuele 12,14) (indicato nell'incisione con la vecchia dicitura vulgata II. Reg. XII. 14).
La traduzione in italiano corrisponde a:

"Tuttavia, poiché facendo questo hai dato ai nemici del
Signore motivo di bestemmiare, il figlio che ti è nato dovrà morire."



Giorgio Franzaroli [Vignettista satirico italiano, b. 1968]

 








Il Pessimo Quotidiano






Mario Natangelo [Fumettista e giornalista italiano, b. 1985]









Graham Annable [Fumettista e animatore canadese, b. 1970]




It hadn't been the sea she'd been hearing.
Non era il mare quello che aveva sentito.






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