venerdì 18 settembre 2026
Marguerite Yourcenar
Più invecchio anch'io, più mi accorgo che l'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita.
Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito.
E tutto l'intervallo sembra un vano tumulto, un'agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare.
: : Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord : :
Claude Monet
Claude Monet - Il giardino degli iris a Giverny (1899-1900)
Olio su tela - 81,3 × 92,6 cm - Musée d'Orsay, Parigi
L'orribile verità (The Awful Truth, 1937, diretto da Leo McCarey)
Cary Grant nel film
La trama si sviluppa attorno alle vicende di Jerry e Lucy Warriner, una coppia della sofisticata alta società che decide frettolosamente di divorziare a causa di reciproci e infondati sospetti di infedeltà. Prima che il divorzio diventi definitivo, entrambi cercano di ricostruirsi una vita legandosi a nuovi fidanzati, ma finiscono inevitabilmente per sabotare l'uno le relazioni dell'altra, riscoprendo la reciproca gelosia e il forte sentimento che ancora li unisce.
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ore 12:00 - momento zen: Ewald Volhard, Il cannibalismo
Gastrosofia cannibali e gourmet
Dio solo sa che cosa abbia indotto Giulio Einaudi a pubblicare nel giugno del 1949, in un'Italia che stentava ancora a far quadrare il pranzo con la cena, un libro di seicento e passa pagine sull'antropofagia scritto dieci anni prima, nella Germania hitleriana, da un giovane studioso che sarebbe morto nell'immane orgia cannibalica della guerra. Fatto sta che Il cannibalismo di Ewald Volhard, allievo di Leo Frobenius, era e rimane tuttora il più ampio, minuzioso e documentato repertorio sugli usi antropofagici basato su testimonianze dirette di esploratori, missionari ed etnologi.
Grazie a questo libro sappiamo tutto quel che c'è da sapere sulle popolazioni che praticavano il cannibalismo, sulle circostanze in cui veniva esercitato, sui rituali che lo accompagnavano, nonché sulle sue differenti tipologie: dal cannibalismo di guerra, a spese dei nemici sconfitti, a quello "giuridico", a scapito dei criminali condannati a morte; dal cannibalismo magico-religioso a quello parentale, encomiabile atto di pietà verso i propri cari defunti illustrato già da Erodoto; fino alle manifestazioni, relativamente rare, di cannibalismo profano.
Apprendiamo, fra l'altro, che il I Congresso internazionale di Antropofagia fu tenuto nel 1871 a Bologna. Apprendiamo qua e là, di straforo, qualche rara notizia di carattere gastronomico.
Se la carne umana sia più o meno buona di altre carni, è questione controversa e di difficile soluzione, e non solo per banali ragioni pratiche. Come si usa dire in questi casi, sui gusti non si discute. Per alcune popolazioni non c'era sostanziale differenza: "La carne è carne" chiosa Volhard.
Se la carne umana sia più o meno buona di altre carni, è questione controversa e di difficile soluzione, e non solo per banali ragioni pratiche. Come si usa dire in questi casi, sui gusti non si discute. Per alcune popolazioni non c'era sostanziale differenza: "La carne è carne" chiosa Volhard.
Presso i Ba-Ati e i Baloi il costo di una capra e quello di uno schiavo da macellazione si equivalevano. Gli Jaga vendevano sul mercato rionale, più o meno allo stesso prezzo, sia la carne ovina e bovina che quella umana. I Bangwa non la distinguevano dalla carne d'antilope. Nel Nissan si ingrassavano e si commerciavano (l'accostamento non suoni maschilista) sia le donne che i maiali. Gli indigeni della Nuova Caledonia paragonavano la carne d'uomo a quella dei pesci di mare, e nelle isole Figi la vittima predestinata di un banchetto cannibalico veniva addirittura chiamata "pesce". Altre popolazioni, invece, andavano ghiotte della carne umana, che giudicavano particolarmente prelibata. Per i Baja, i Sande, i Pambia, i Manjema, gli Haussa e via elencando, era la migliore in assoluto. Quando ai Basuto furono regalati bovini a patto che abbandonassero l'antropofagia, costoro si sentirono presi per i fondelli e rifiutarono indignati lo scambio. Gli indigeni di Tanna guardavano dall'alto in basso i bianchi che si cibavano di volgare carne suina mentre facevano gli schizzinosi con quella umana.
Anche su quale fosse la parte migliore - il cosiddetto "boccone del prete" - c'era disparità di vedute. Per i Babufuk e le altre tribù del Niger erano una leccornia le palme della mano; per i Warega i piedi e gli intestini; per i nativi della Nuova Guinea il cervello; per gli aborigeni del fiume Herbert il grasso intorno ai reni, considerato "un cibo leggero e rinforzante"; per gli antichi Tartari, a detta di John de Mandeville, le "orecchie condite con aceto"; per gli indigeni del Nissan i lombi; per i Wasongola e numerose altre popolazioni antropofaghe le mammelle femminili. Di queste pare fossero avidi anche gli Unni che, stando ad Americo Scarlatti, serbavano per Attila "le più tenere e delicate, quelle cioè delle fanciulle". Un paio di ragazze alla settimana, per consumarne solo le poppe, faceva macellare, nel suo piccolo, anche un capo di Aoba.
Era opinione largamente diffusa che la carne più pregiata fosse proprio quella delle giovinette o, in mancanza, quella dei giovani schiavi castrati. I sovrani non si facevano mai mancare tagli pregiati di ragazze ingrassate allo scopo. Il re dei Baja non mangiava altro. Un capo degli Jaga, che ne andava ghiottissimo, ne sacrificò almeno un centinaio. I Bangala raccontavano la dolorosa storia di un loro re che, benché ricco sfondato, si era ridotto in miseria "a furia di comprare tante graziose e grasse giovani femminucce per mangiarle".
Quanto alla provenienza delle carni o - come si usa dire oggi - alla "filiera", tutti i cannibali gourmands concordano sulla qualità decisamente mediocre di quella dei bianchi. Come ai volatili da cortile sono da preferirsi quelli bradi, - spiega Alberto Cougnet sulla scorta di Karl Lumholtz - così "la squisitezza o haut goût delle carni è sempre più pronunziata nella selvatica". Né è da stupirsi che la carne della razza gialla sia quella tenuta in maggior pregio, "avvegnaché i Chinesi si nutrono quasi esclusivamente di riso, mentre i bianchi, oltre all'essere onnivori, le loro carni sono sempre impregnate di esalazioni di tabacco e di acquavite", donde la necessità di sottoporli preventivamente "ad un regime di gavage come le oche di Strasburgo".
Con le puntuali osservazioni di Cougnet, frutto di competenze alimentari di prim'ordine, contrastano le scarne annotazioni di Volhard, che sbriga il lato culinario della faccenda asserendo che "la preparazione della carne umana non si distingue necessariamente da quella di altri generi di carne". Possiamo, con un po' di fatica, estrapolare tre misere "specialità": lo schiavo frollato per un giorno in acqua corrente, eviscerato e imbottito di banane, piatto tipico dei Bangala; la cottura in una buca scavata nel terreno e foderata di profumate foglie di kata, praticata dai Binbinga; l'affumicatura della carne umana da parte dei Mangbettu, dei Badinga, dei Bangala e altri ancora.
Ragazze palestinesi che giocano nella neve
Ragazze palestinesi che giocano nella neve, Gerusalemme, Palestina, 1921
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Thomas Worlidge
Thomas Worlidge - Frontispiece of "Select Epitaphs" by William Toldervy (1755)
Engraved by Louis Philippe Biotard
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Solomon Joseph Solomon [British Classicist Painter, 1860-1927]
Solomon Joseph Solomon - San Giorgio (1906)
Olio su tela - 213 x 06,2 cm - Royal Academy of Arts, Londra
Nella città di Selem (in Libia), un mostruoso drago nascosto in un grande stagno appestava l'aria con il suo alito velenoso. Per placarlo e impedirgli di distruggere la città, gli abitanti gli offrivano inizialmente due pecore al giorno.
Quando il bestiame cominciò a scarseggiare, i cittadini furono costretti a tirare a sorte i propri figli. Un giorno il destino scelse la principessa Silene, l'amata figlia del re.
Mentre la fanciulla si avviava in lacrime verso lo stagno, il giovane cavaliere cristiano Giorgio passò di lì. Informato del pericolo, rassicurò la principessa dicendole: "Non temere, ti aiuterò nel nome di Cristo".
Quando il drago emerse dalle acque, Giorgio salì a cavallo, si protesse con il segno della croce e lo trapassò con la sua lancia, ferendolo gravemente. Chiese poi alla principessa di cingere il collo della bestia con la sua cintura: il drago, ammansito all'istante, iniziò a seguirla docilmente come un cagnolino fino dentro le mura cittadine.
Di fronte alla popolazione terrorizzata, Giorgio promise che avrebbe ucciso definitivamente il mostro solo se il re e l'intero popolo avessero abbracciato la fede cristiana e ricevuto il battesimo. Il re e i sudditi accettarono, si convertirono in massa e Giorgio sguainò la spada per decapitare il drago.
Al di là del racconto avventuroso, l'episodio possiede una fortissima valenza allegorica. Il bene contro il male. Il cavaliere rappresenta la santità, la purezza e la virtù, mentre il drago incarna il demonio e le forze del caos (esattamente come la figura biblica dell'Arcangelo Michele).
La principessa salvata simboleggia la Chiesa o la personificazione della Verità, difesa dal soldato di Cristo contro la minaccia distruttrice dell'infedeltà o delle persecuzioni pagane.
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giovedì 17 settembre 2026
Pensierino della sera di @lamagabaol
Tra 80 anni uscirà un film a Hollywood che si chiamerà "Gaza", vincerà 11 oscar e tutto il mondo dirà che una roba del genere non dovremmo più permettere che accada, ma nessuno sarà in grado ancora di definire il colpevole perchè il governo israeliano sarà il proprietario delle nostre capsule individuali ad atmosfera protetta e termoregolate.
Lilian Gloag [Inglese, 1865–1917]
Isobel Lilian Gloag - The Enchanted Cloak (Il mantello magico)(1898)
Il dipinto illustra una scena tratta da una nota ballata tradizionale del ciclo arturiano intitolata "The Boy and the Mantle". La storia racconta di un giovane fanciullo che giunge alla corte di Re Artù portando con sé un mantello incantato dotato di un potere magico: non può essere indossato da nessuna donna che sia stata infedele al proprio marito. Nel momento in cui una moglie infedele tenta di indossarlo, il mantello si restringe o si lacera all'istante, lasciandola esposta e rivelando pubblicamente il suo tradimento.
Quando la regina Ginevra indossa il mantello, la magia rivela la sua infedeltà (il celebre tradimento con Lancillotto), lasciandola visibilmente scoperta e quasi nuda davanti a tutta la corte.
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Andy Goldsworthy [Artista e fotografo inglese, b.1956]
Sir Andy Goldsworthy ha riorganizzato le foglie attorno alla base di un albero per farlo apparire luminoso
Michal Vexler
Una serie di foto che mostrano l'attivista israeliana Michal Vexler mentre viene fermata dalla
polizia all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Le immagini risalgono al 15 aprile 2012, durante la
campagna internazionale di protesta pacifica denominata "Welcome to Palestine" (nota anche nei
media come "Flytilla"). L'iniziativa era stata organizzata da centinaia di attivisti della solidarietà
internazionale che avevano pianificato di atterrare in Israele per raggiungere la Cisgiordania e
mostrare supporto alla popolazione palestinese. Nella scena specifica all'interno del terminal
aeroportuale, l'attivista espone un cartello con la scritta "Welcome to Palestine"
prima di essere presa in custodia dalle forze dell'ordine israeliane sotto copertura.
José Segrelles [Spagna, 1885–1969]
José Segrelles - Caronte (ca.1929)
Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: «Guai a voi, anime prave!
: : Inferno, Canto III, versi 82-84 : :
Quinci fuor quete le lanose gance
al nocchier de la livida palude,
che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote.
: : Inferno, Canto III, versi 97-99 : :
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la divina commedia
Brita Granström [Sweden, b.1969]
Brita Granström - Bramble, Breeches and Lavender (2023)
Acrilico su tela - 60 x 80 cm
Una natura morta domestica con un vaso di fiori (lavanda e more), un cane (ispirato al suo Whippet) seduto su una sedia e dettagli d'interni in stile intimista.
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Ryan Mutter [Scozia, 1978]
Ryan Mutter - The Queen Makers (2021)
Olio su tela - 80 x 80 cm
L'immagine cattura una potente scena industriale che commemora il celebre transatlantico RMS Queen Mary, costruito nei cantieri navali John Brown & Co. a Clydebank, in Scozia. Sullo sfondo si scorge l'imponente scafo della nave che emerge dalla nebbia del cantiere, con il nome "Queen Mary" chiaramente leggibile, mentre in primo piano un gruppo di lavoratori osserva la scena da sotto una colossale struttura metallica.
Enzo Toto
Enzo Toto
Indifferenza (conosciuta anche con il titolo originario "Contrasti Sconosciuti"), New York, 2024
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In God we trust
Hannah Flowers [Tasmania b.1989, attiva in Scozia]
Hannah Flowers - The Crowning of the Devil Pig (2025)
(L'incoronazione del maiale del diavolo)
Olio su pannello di lino - 41 x 51 cm
Il maiale (o cinghiale) storicamente simboleggia l'ingordigia, i piaceri della carne e i peccati della natura terrena. L'atto di posargli una corona d'oro sulla testa — un onore di norma riservato a divinità o regnanti — rappresenta l'elevazione e la celebrazione del vizio o dell'impulso animale, trasformando il peccaminoso in qualcosa di sacro e venerato.
L'opera vuole quindi mettere in scena una "sacralizzazione del profano" o del grottesco: l'accostamento di elementi legati al sacro (il calice, la corona) a un animale tradizionalmente impuro serve a creare una tensione estetica tra bellezza e dissonanza.
Bomarzo
Ninfa Dormiente (nota anche come la Nuda Abbandonata), 12.08.2026
Una figura femminile nuda colta nel sonno, parzialmente avvolta da un panneggio di pietra. Sebbene comunemente definita ninfa, alcune interpretazioni storiche vi associano il personaggio letterario di Armida. Alle spalle della donna, scolpita nella stessa roccia, spunta la testa di un piccolo cane da guardia, che sembra vegliare sul riposo della figura e proteggerla da sguardi indiscreti o pericoli nel bosco.
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