Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

martedì 3 novembre 2026

Pensierino della sera di Lucillola

 



Il Governo taglia 14 miliardi ai pensionati e 7 mila posti nella scuola.
Ci avete fatto caso che nelle manovre "lacrime e sangue"
trovano sempre e comunque i fondi per adeguarsi gli stipendi e i vitalizi?






Oshins · ADONA - Always On Your Side

 






Tomás Juan D'Espósito Müller aka El Tomi [Argentina, b.1955]

 





Andrea Villa colpisce ancora Meloni e Salvini a Torino: pensa come vuoi ma pensa come noi

 


Torna a colpire lo street artist Andrea Villa a Torino.
Nuovi manifesti sono apparsi nella notte in via Sant’Ottavio,
al Campus Einaudi e in corso Sicilia.
Obiettivo di Villa questa volta Giorgia Meloni e Matteo Salvini.




James Talarico

 







Giuseppe Arcimboldo e le due "Flora", la dea e la meretrice

 


Giuseppe Arcimboldo - Flora (1589)
Oil on panel  - 74.5 x 57.5 cm - Private collection




Giuseppe Arcimboldo - Flora Meretrix (ca.1590)
Oil on panel - 74 x 56 cm - Private collection



A differenza della prima Flora (che incarna il mito poetico di Ovidio della ninfa Clori trasformata in dea), la Flora meretrice attinge a una leggenda storica e popolare dell'antica Roma narrata da autori come Lattanzio e Plutarco.

Secondo la leggenda greca/romana Flora non era originariamente una dea, ma una famosissima e ricchissima cortigiana romana (una meretrice). Accumulò una fortuna immensa grazie ai suoi amanti e, non avendo eredi, decise di lasciare tutti i suoi beni e le sue terre in eredità al popolo romano.

In cambio di questo enorme lascito e per cancellare la reputazione scandalosa della donna, il Senato romano decise di divinizzarla, istituendo in suo onore i Floralia (le feste della primavera e della fioritura). Durante queste celebrazioni era costume abbandonarsi a danze scatenate, spettacoli teatrali satirici e storicamente a una grande licenziosità e nudità, proprio in memoria della sensualità originaria della fondatrice.

Arcimboldo decise di dipingere entrambe le versioni per mostrare il doppio volto del mito: una Flora come dea eterea e nobile della natura, e una Flora meretrice come incarnazione della sensualità terrena, della fertilità provocante e dell'abbondanza carnale dei sensi.




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Giorgio Vasari / Jan van der Straet (Giovanni Stradano)

 


Giorgio Vasari con la collaborazione di Jan van der Straet, noto come Giovanni Stradano)
Allegoria del Chianti (1563-65)
Affresco - 250 x 250 cm - Soffitto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, Firenze



Il Gallo Nero del Chianti
Nel dipinto salta subito all'occhio lo scudo dorato con il Gallo Nero, visibile sul lato sinistro.
Questo simbolo non è solo un dettaglio decorativo, ma rappresenta il fulcro politico e geografico dell'intera allegoria.
Originariamente era l'emblema della Lega del Chianti, un'alleanza politico-militare creata nel XIV secolo dalla Repubblica di Firenze per difendere e governare i terziari di Castellina, Gaiole e Radda.
Secondo la tradizione popolare, la scelta del gallo risale alla disputa per i confini tra Firenze e Siena. Per stabilire i confini dei rispettivi territori, si decise che due cavalieri sarebbero partiti dalle rispettive città al canto del gallo: il punto in cui si fossero incontrati avrebbe segnato il confine. I fiorentini scelsero un gallo nero e lo tennero a digiuno in una gabbia buia; il giorno della prova, appena liberato, il gallo cantò molto prima dell'alba. Il cavaliere fiorentino partì così in forte anticipo, incontrando il rivale senese a Fonterutoli, a soli pochi chilometri da Siena, annettendo così quasi tutto il territorio del Chianti alla Repubblica di Firenze.
Secoli dopo l'affresco del Vasari, questo storico gallo nero è diventato il celeberrimo e protetto marchio globale del Vino Chianti Classico DOCG.

Attorno allo scudo e alla figura centrale ruotano altri elementi allegorici precisi.
Il vecchio disteso: Rappresenta la personificazione stessa del territorio del Chianti (spesso assimilato a Bacco per via delle viti e dei grappoli d'uva).
I fiumi: Le figure che versano acqua dalle brocche simboleggiano i corsi d'acqua locali che bagnano la regione, in particolare i fiumi Pesa ed Elsa.
Il putto e la cornucopia: In alto e in basso, simboleggiano l'abbondanza, la fertilità e la ricchezza agricola della terra chiantigiana sotto il dominio mediceo.






L'iscrizione "AGER CLANTIVS ET EIVS OPPIDA" è traducibile dal 
latino come "Il territorio del Chianti e le sue città" o "I centri abitati del Chianti")






Maestro Honoré [Attivo a Parigi nell'ultimo quarto del XIII secolo]



Maestro Honoré
- Allegoria della Lussuria (1270-80)
La Cavalcata dei Vizi
da "Li livres des vices et des vertus" di Frate Laurenzio
Collezioni di Gallica / Biblioteca Nazionale di Francia



La Cavalcata dei Vizi è uno dei motivi iconografici più affascinanti e diffusi dell'arte tardo-medievale e rinascimentale, nato con scopi fortemente didattici, moralizzanti e di ammonimento per i fedeli.

La Lussuria etichettata con il termine latino
mulier è associata alla capra e alla colomba.
Una donna elegantemente vestita che incarna il vizio della carnalità. Cavalca un caprone o una capra, animale tradizionalmente associato alla lussuria e all'immodestia nella simbolografia cristiana. Tiene in mano una colomba, creando un contrasto simbolico o un riferimento iconografico tipico di questi codici miniati medievali.




Tiina Menzel

 





David Salle [Pittore, incisore e scenografo statunitense, b.1952]

 


David Salle - Mingus in Mexico (1990)
Oio e acrilico su tela - 241,6 x 310,8 cm - Collezione privata



Tipico esempio del postmodernismo e del citazionismo di Salle, caratterizzato dalla sovrapposizione di immagini frammentate e strati visivi eterogenei (figure classiche o accademiche, elementi di arredamento come sedie stilizzate, inserti fotografici in bianco e nero e macchie di colore astratte).




Henri Gustave Jossot [Illustratore, pittore e caricaturista francese, 1866–1951]




Henri Gustave Jossot - Les Refroidis ("I Raffreddati")(1903-04)
dalla rivista satirica francese anarchica e libertaria "L'Assiette au Beurre"
n° 156 del 26 marzo 1904, intitolato interamente "Les Refroidis".

La frase in calce recita:
— Nous autres "désincarnés" nous ne coupons pas dans "l'Au-Delà"
(Noi altri 'disincarnati' non ce la beviamo mica quella storia dell'"Aldilà")


Due scheletri (quindi entità che si trovano già letteralmente nell'Aldilà) che, fumando e chiacchierando come normali avventori di un bar, si fanno beffe delle credenze religiose e spirituali, dicendo che persino loro "non ci credono".
In francese, l'espressione "ne pas couper dans..." è un modo di dire gergale dell'epoca che significa "non cascarci", "non farsi frollare" o "non bersi una bugia". I due scheletri si definiscono "disincarnati" proprio per scimmiottare il linguaggio solenne che usavano i medium durante le sedute spiritiche.
In sintesi, il messaggio è una critica razionalista e cinica: se l'Aldilà è un'invenzione dei vivi per consolarsi, persino i morti ne riderebbero.



Giorgio Franzaroli [Vignettista satirico italiano, b. 1968]

 







Mario Natangelo [Fumettista e giornalista italiano, b. 1985]









Graham Annable [Fumettista e animatore canadese, b. 1970]

 


He really needed to find a bigger bridge.
Aveva davvero bisogno di trovare un ponte più grande.






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Kehinde Wiley [Pittore statunitense, b.1977]

 


Kehinde Wiley - Napoleone guida l’esercito oltre le Alpi (2005)
Olio e smalto su tela - 274 x 274 cm - Brooklyn Museum, New York



Il dipinto è una reimmaginazione in chiave moderna del celebre dipinto neoclassico Bonaparte che valica il Gran San Bernardo (1801) di Jacques-Louis David.
Al posto di Napoleone Bonaparte su un cavallo impennato, Wiley ritrae un giovane uomo afroamericano (identificato solo con il cognome Williams) vestito con abiti contemporanei e di ispirazione "street-chic" / hip-hop.
Sulle rocce in basso, dove nell'originale di David sono incisi i nomi di Annibale, Carlo Magno e Napoleone, Wiley aggiunge anche il nome del modello (Williams). Lo sfondo è decorato da un motivo damascato rosso e oro tipico del suo stile, che richiama la tappezzeria regale e l'iconografia del potere, inserendo i corpi neri nei canoni della grande pittura occidentale.




Mary Ellen Mark / Marlon Brando

 


Mary Ellen Mark - Self-Portrait with Marlon Brando, 1979


L'attore Marlon Brando (nel ruolo del colonnello Kurtz) insieme alla celebre fotografa di scena Mary Ellen Mark sul set del film Apocalypse Now (1979) diretto da Francis Ford Coppola.



Trattati in condizioni disumane, nel 1912 gli internati del manicomio di Collegno furono protagonisti di una grande rivolta.





Il manicomio di Collegno, poco lontano da Torino, fu inaugurato nella seconda metà dell’Ottocento. Un rapporto risalente al 1888 lo descrive così:

“Sta in fatto che le bocche dei cessi si aprivano senza ripari in corridoi e camere comunicanti coi dormitori e coi refettori; [...] i mezzi di coazione erano intollerabilmente molesti, che i mobili consistevano in una lettiera di ferro senza spalliera e con saccone di paglia per i tranquilli, in un cassone pieno di paglia per i dementi paralitici, gli agitati e gli epilettici incolti da accesso in un grossolano seggiolone di legno senza imbottitura e senza cuscino in cui si assicuravano ai malleoli ed ai polsi gli agitati ed i dementi; che i bagni erano insufficienti [...] e quasi interamente sprovvisti di docce; che le celle degli agitati erano piccole, oscure ed umide [...]”

Era questa la cura per i malati di Collegno. Ma qualcuno, la notte del 12 luglio del 1912, decise che ne aveva avuto abbastanza. Si liberò, liberò gli altri reclusi e iniziò la rivolta. Vennero presi degli ostaggi e chi tra loro provò a calmare gli animi si ritrovò “espulso” e consegnato a medici e carabinieri. Ma non si trattava certo di uno scatto d’ira da parte di qualche “matto”. Quella rivolta aveva una forte, fortissima connotazione politica e ideale. Le richieste degli internati erano chiare: “Vogliamo la libertà che da un pezzo vi chiediamo: siamo stanchi di attendere [...] Sentirete finalmente le infamie a cui siamo soggetti. Le torture che ci infliggono queste canaglie!”, gridano gli insorti. “Dormiamo nei letti di cemento che trasudano umidità. Siamo legati come cani da cortile, come belve da serraglio - si lamentano i detenuti - Noi vogliamo meno clausura, un po’ più d’aria e di cielo”.

Venne chiesto agli internati di porre fine alla rivolta e, in cambio, il memorandum con le loro richieste sarebbe stato preso in considerazione. Accettarono di buon grado e la rivolta ebbe fine. I rivoltosi di Collegno avevano iniziato a mettere in discussione l’istituzione manicomiale 60 anni prima della riforma Basaglia.



Gianrico Gualtieri [Pittore franco-italiano, b.1962]




Gianrico Gualtieri - Vanitas still life with skull on a book and extinguished candle
(Natura morta Vanitas con teschio su un libro e candela spenta)





Max Kozloff / Francesca Woodman

 


Max Kozloff - Francesca Woodman, 1981






Heinrich Kley [Illustratore e pittore tedesco, 1863-1945]

 


Heinrich Kley - Alligator Wrestling (Lotta con l'alligatore)(1908-14)
Penna e inchiostro di china, con l'aggiunta di acquerello - 18 x 25 cm - Collezione privata



Kley era famoso per i suoi disegni satirici, grotteschi e ricchi di dinamismo, spesso caratterizzati da creature antropomorfe, animali in situazioni surreali e accostamenti fantastici o mitologici. 

Il suo stile unico e la sua straordinaria capacità di catturare il movimento e l'anatomia hanno esercitato una profonda influenza sui primi animatori dei Walt Disney Animation Studios, in particolare per la realizzazione di capolavori come Fantasia (nella celebre sequenza della danza delle ore con alligatori e ippopotami).

L'opera raffigura, con tratti fluidi e un leggero tocco di colore, una figura umana e un alligatore avvinghiati in una posa drammatica e sinuosa che unisce tensione ed eleganza formale.




È erroneo credere che la scala delle paure corrisponda a quella dei pericoli che la ispirano. (Marcel Proust)

 


(La foto non è stata fatta di certo a Palermo X)





lunedì 2 novembre 2026

Pensierino della sera di Enrico Berlinguer






"Se i giovani si organizzano, si impadroniscono
di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori
e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio
ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia".








Manchester Orchestra - All That I Really Wanted









Leonard Freed [American, 1929 - 2006]


Leonard Freed • Farmer washing up, Trapani, Sicilia, Italia, 1974
(Contadino che si rinfresca)






Caspar David Friedrich [German Romantic Painter, 1774-1840]

 


Caspar David Friedrich - Kreidefelsen auf Rügen (Le bianche scogliere di Rügen)(1818)
Olio su tela - 90×70 cm - Collezione Oskar Reinhart Am Römerholz, Winterthur, Svizzera



Ci sono diversi dettagli affascinanti e "segreti" nascosti in questo capolavoro che lo rendono unico rispetto ad altri paesaggi dell'epoca:

Questo dipinto fu realizzato subito dopo il viaggio di nozze di Friedrich con la giovane Caroline Bommer. È un'opera profondamente intima: non fu mai esposta al pubblico mentre il pittore era in vita e fu venduta solo dopo la sua morte. Rappresenta una rara parentesi di serenità e felicità domestica nella produzione solitamente malinconica dell'artista.

I tre colori degli abiti delle figure non sono casuali, ma richiamano le tre virtù teologali cristiane:
Rosso (Caroline): Simboleggia la Carità (l'amore). È anche l'unica figura che indica il precipizio, quasi a voler fare da tramite tra la terra e l'infinito.
Blu/Nero (L'uomo al centro): Simboleggia la Fede. È inginocchiato a terra in un atteggiamento di totale umiltà davanti alla grandezza della natura (Dio).
Verde (L'uomo a destra): Simboleggia la Speranza. Guarda calmo verso l'orizzonte, appoggiato saldamente alla pianta viva.

Se si guarda attentamente il mare, ci sono delle piccole barche a vela. La composizione è divisa rigorosamente in tre mondi:
Il primo piano (Verde): Rappresenta la vita terrena, dove si muovono gli umani.
Il piano di mezzo (Le scogliere bianche): Taglienti e vertiginose, simboleggiano la barriera della morte e la fragilità umana.
Lo sfondo (Il mare e il cielo): Simboleggiano l'infinito, l'eternità e il divino. Le tre barche (una vicina alla riva, una intermedia e una quasi invisibile all'orizzonte) indicano il viaggio dell'anima di ciascuno dei tre personaggi verso l'eternità.

Friedrich utilizza un espediente visivo incredibile per l'epoca: chiude l'inquadratura usando gli alberi in alto e le rocce ai lati come se fossero una lente fotografica. Questo "effetto imbuto" schiaccia lo spazio centrale, costringendo l'osservatore a guardare dritto verso il vuoto, amplificando la sensazione di vertigine e di sublime (il misto di meraviglia e terrore tipico del Romanticismo).




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Rosalba Carriera [Italia, 1673 - 1757]

 


Rosalba Carriera - Autoritratto (Seconda metà anni quaranta del XVIII sec.)
Pastello su carta - 31 x 25 cm - Gallerie dell'Accademia, Venezia



L'artista si ritrae in età matura, incoronata con l'alloro (simbolo di gloria e trionfo artistico), con uno sguardo intenso e stanco che anticipa il dramma della progressiva perdita della vista (la cecità che la colpirà pochi anni dopo, nel 1746).


Rosalba fu la prima a utilizzare il supporto in avorio per i ritratti in miniatura, introducendo tratti fluidi e luminosi tipici della pittura barocca invece della rigida tecnica fiamminga in voga all'epoca. Questo genere divenne un enorme successo commerciale, specialmente tra i giovani aristocratici europei che visitavano Venezia durante il Grand Tour.

Rosalba Carriera ottenne una fama tale da essere richiesta nelle principali corti europee (tra cui Düsseldorf, Vienna e Parigi).
Nel 1720 si recò a Parigi, dove fu accolta come una celebrità: dipinse il re Luigi XV ancora bambino, i membri della corte e i più importanti nobili francesi.
Venne ammessa all'unanimità alla prestigiosa Académie Royale de Peinture et de Sculpture, un onore rarissimo per una donna a quei tempi. Il suo stile influenzò profondamente la nascita e lo sviluppo del Rococò francese.

Rosalba non inventò la pittura a pastello, ma fu colei che la trasformò da tecnica di bozzetto a arte pittorica autonoma.
Riusciva a sfumare i gessetti direttamente con le dita sulla carta, ottenendo una resa vellutata della pelle e una brillantezza nei tessuti (come pizzi e sete) che nessun altro artista dell'epoca sapeva replicare con l'olio.

Nonostante il successo strepitoso, la ricchezza e l'indipendenza economica, Rosalba soffrì per tutta la vita di profonde crisi depressive e malinconia. Non si sposò mai e visse sempre legatissima alla sua famiglia, in particolare alla sorella Giovanna.
Il dramma peggiore arrivò intorno al 1746: una gravissima malattia agli occhi (probabilmente cataratta) la portò alla cecità totale. Subì anche un intervento chirurgico, che purtroppo non ebbe successo. Passò gli ultimi dieci anni della sua vita senza poter più dipingere, spegnendosi a Venezia nel 1757.






Il pappagallo di Pesquet (Psittrichas fulgidus) conosciuto anche con il nome di "Pappagallo Dracula"

 


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Maestro della Maiestas Domini di Sant'Angelo in Formis

 



Maestro della Maiestas Domini di Sant'Angelo in Formis
Cristo Pantocratore in trono (ca. 1100)
Basilica di Sant'Angelo in Formis, Sant'Angelo in Formis, Caserta, Italia



Il Cristo siede in maestà su un ricco trono gemmato, con lo sfondo azzurro cobalto, mentre con la mano destra compie un gesto di benedizione e con la sinistra regge un libro aperto.

L'iscrizione: Sul libro aperto è leggibile la scritta latina: 

"EGO SUM ALFA ET O(MEGA) PRIM(US) ET NOVISSIMUS"
("Io sono l'alfa e l'omega, il Primo e l'Ultimo", dall'Apocalisse)

L'opera rappresenta uno dei massimi e meglio conservati esempi di pittura medioevale in Campania, caratterizzato da una forte e raffinata fusione tra la tradizione bizantina e quella dell'arte romanica locale.

La mano che benedice può sembrare una forma simile al gesto moderno delle corna ma in realtà è la benedizione alla greca, in cui le dita della mano destra assumono una posizione dal profondo significato simbolico e teologico:

Il pollice, l'indice e il medio sono tesi o parzialmente uniti per simboleggiare la Santissima Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo).

L'anulare e il mignolo si piegano verso il palmo per rappresentare la doppia natura di Cristo, ovvero quella divina e quella umana.

In molti modelli bizantini correlati, la disposizione delle dita riproduce visivamente le lettere greche IC XC, l'abbreviazione di Iesous Christos (Gesù Cristo).





Maestro Honoré [Attivo a Parigi nell'ultimo quarto del XIII secolo]



Maestro Honoré - Allegoria dell'Ira (1270-80)
La Cavalcata dei Vizi
da "Li livres des vices et des vertus" di Frate Laurenzioù
Collezioni di Gallica / Biblioteca Nazionale di Francia



La Cavalcata dei Vizi è uno dei motivi iconografici più affascinanti e diffusi dell'arte tardo-medievale e rinascimentale, nato con scopi fortemente didattici, moralizzanti e di ammonimento per i fedeli.

L'Ira (etichettata con la scritta "Aper", cinghiale) è rappresentata da una dama in abito lungo medievale (spesso associata al vizio o alla passione sfrenata) che tiene in mano un gallo. La figura cavalca un cinghiale (indicato dalla scritta latina Aper), tradizionalmente scelto nell'iconografia medievale come simbolo dell'ira e della ferocia distruttiva. Il gallo sorretto dalla donna rafforza l'allegoria dell'Ira, simboleggiando la complessiva disposizione alla rissa, alla superbia e all'iracondia spontanea.






Melf [Francia]

 



Melf - Non provate a fare i giocolieri con i gatti se avete la pelle. Non finirà bene.






Ippolito Caffi [Italia, 1809–1866]

 


Ippolito Caffi - Venezia, una veduta della città innevata con la Chiesa della Salute (1852)






Henri Gustave Jossot [Illustratore, pittore e caricaturista francese, 1866–1951]

 


Henri Gustave Jossot 
La copertina  della rivista satirica francese L'Assiette au Beurre,
intitolata "Les Refroidis" ("I raffreddati" o "I cadaveri") del 26 marzo 1904


Il fascicolo presenta una serie di disegni satirici e di umorismo nero che reinterpretano in chiave moderna e grottesca la danza macabre, ponendo la domanda: "Y a-t-il une vie avant la mort?" (Esiste una vita prima della morte?).

La copertina riporta alcuni versi del poeta Paul Verlaine:

D'ailleurs, en ce temps léthargique,
Sans gaîté comme sans remords,
Le seul rire encore logique
Est celui des têtes de mort.

D'altronde, in questo tempo letargico,
Senza allegria così come senza rimorsi,
Il solo riso ancora logico
È quello dei teschi.




Epstein files






 

Gahan Allen Wilson [Autore americano, fumettista e illustratore, 1930–2019]

 


"Yep, I guess the full moon takes some gettin' used to if you weren't brought up hereabouts."
"Sì, immagino che la luna piena richieda un po' di abitudine se non sei cresciuto da queste parti."







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Oscar Wilde



Winifred Emery nel ruolo di Lady Windermere in "Il ventaglio di Lady Windermere", 1892



- "Santo cielo! Come rovina un uomo il matrimonio! È demoralizzante come le sigarette, e molto più costoso."

: :  Oscar Wilde, Il ventaglio di Lady Windermere 1893, atto III (Mr Dumby)  : :







Eugène Jules Joseph Baron Laermans [Belgian painter, 1864-1940]




Eugène Laermans - Mon portrait en 1898 (Autoritratto, 1898)
Olio su tela - 80 × 60 cm



Laermans è stato uno dei più importanti pittori del realismo sociale belga, noto per la sua profonda empatia verso la vita dei lavoratori, dei contadini e delle persone emarginate.


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Il Trono di Spade - 10 x 01: Fuoco e sangue (2011)




Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) con il piccolo drago Drogon sulla spalla