Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

mercoledì 2 settembre 2026

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Pensierino della sera mio

 


Strappa e sputa sulla bandiera a Firenze,

Piantedosi: "Ha offeso Tricolore, sarà espulso"

QUI


Come Umberto Bossi... 




Piantedosi dovrebbe ricordarsi che  proviene da un partito al limite della costituzione.




Genova è impagabile

 








Pensierino della sera di Agostino Sella



Mio padre si chiamava Rosario. Classe 1934.
Ha lavorato alla SIACE, una cartiera.
Sera dopo sera, dopo il turno, andava nella sede del Partito Socialista.
Si sedeva.
Litigava con i compagni.
Poi tornava a casa, cenava e la mattina dopo era di nuovo in cartiera alle 5:45.
Mio suocero Nunzio, classe 1935, faceva l’operaio allo stabilimento petrolchimico di Gela.
Ancora oggi, a 91 anni, legge un libro a settimana.
Anche lui, dopo il lavoro, ogni sera, nella sede del sindacato.
Stessa cosa.
Come mio padre.
Quella era una classe.
Nel senso pieno: aveva un sindacato, un partito, una sede dove andare la sera.
Aveva la promessa che il figlio avrebbe fatto meglio.
Si costruiva la casa, aveva la pensione certa, il salario che saliva ogni anno.
Oggi non c’è più.
Non c’è più quella classe e, soprattutto, non ci sono più quei luoghi.
L’operaio esiste ancora.
Il precario esiste.
L’artigiano esiste.
Il piccolo commerciante esiste.
Ma sono rimasti soli.
Una volta finito il lavoro, mio padre incontrava altre persone.
Discuteva.
Leggeva il giornale.
Ascoltava chi ne sapeva più di lui.
Magari diceva una stupidaggine e qualcuno gli rispondeva: «Rosario, ma che minchia stai dicendo?».
E cominciava una discussione.
Era politica.
Ma era soprattutto formazione popolare.
Oggi torni a casa stanco, accendi la televisione. Rete 4, un reality, un talk show.
Poi prendi il telefonino.
Facebook.
TikTok.
Un video di trenta secondi.
Una fake news.
Un titolo che non leggerai mai fino in fondo.
E piano piano accade una cosa molto pericolosa: meno sappiamo, più siamo convinti di sapere tutto.
E qui bisogna capirci sul significato di una parola.
Ignorante non significa stupido.
Ignorante viene da ignorare: non conoscere, non sapere.
Tutti siamo ignoranti su qualcosa.
Il problema nasce quando non sappiamo, non approfondiamo, non studiamo più, ma siamo convinti di avere comunque una risposta su tutto.
È questa l’ignoranza generale di cui parlo.
Ed è qui che nasce il terreno perfetto per uno come Vannacci.
Non perché tutti quelli che lo votano siano stupidi.
Sarebbe una spiegazione troppo comoda.
Vannacci ha capito una cosa molto più importante: a una società arrabbiata, impoverita e culturalmente sola non devi spiegare la complessità.
Puoi raccontargli balle e parlargli per slogan.
E poi dagli un colpevole.
Non arrivi a fine mese?
Il problema sono gli immigrati.
Hai paura del futuro?
Il problema è l’Europa.
Il mondo sta cambiando troppo velocemente?
Il problema sono i gay, le femministe, quelli che vogliono cambiare la famiglia.
È semplicissimo.
E infatti la parola magica diventa remigrazione.
Sembra una soluzione semplice.
Ma la politica vera comincia esattamente un minuto dopo lo slogan.
E, per un minuto, facciamo persino finta che i diritti umani non esistano.
Quante persone?
Verso quali Paesi?
Con quali accordi?
Quanto costa?
Cosa consentono le leggi italiane ed europee?
Cosa fai con chi lavora nelle nostre campagne, nelle fabbriche, negli alberghi, nelle case dei nostri anziani?
Queste domande sono complicate.
“Remigrazione” invece è una parola sola.
Lo stesso meccanismo funziona sui gay.
Vannacci sostiene di non capire perché un orientamento sessuale debba «dare luogo a diritti» e dice che i gay in Italia avrebbero già tutti i diritti.
Anche qui: semplice.
Il problema è che una società non si governa dividendo continuamente le persone in base al loro orientamento sessuale o tra italiani e stranieri.
Si governa affrontando i problemi veri.
Il salario.
La casa.
La sanità.
La scuola.
Le pensioni.
Il lavoro dei giovani.
La sicurezza.
Il futuro.
Ed ecco il paradosso.
Mio padre, operaio della cartiera, probabilmente aveva studiato molto meno di tanti di noi.
Ma ogni sera faceva politica.
Discuteva.
Ascoltava.
Si confrontava.
Aveva un luogo nel quale qualcuno poteva persino dirgli che aveva torto.
Oggi abbiamo una laurea in tasca, uno smartphone con dentro tutta la conoscenza del mondo e rischiamo di essere culturalmente più soli di mio padre nel 1970.
Per questo il problema non è Vannacci.
Il problema è il vuoto che permette a Vannacci di funzionare.
Quando spariscono i partiti, i sindacati, le sezioni, le associazioni, le parrocchie, i circoli e tutti quei luoghi nei quali le persone imparavano a discutere insieme, quel vuoto non rimane vuoto.
Lo riempie qualcun altro.
E sui social vince quasi sempre chi urla più forte.
Mio padre tornava dalla cartiera stanco e andava a discutere di politica.
Noi torniamo stanchi, prendiamo il telefonino e dopo trenta secondi un algoritmo ha già deciso chi dobbiamo odiare.
Forse il problema dell’Italia comincia proprio da qui.




Fever Ray - Keep The Streets Empty For Me








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Bomarzo



Fontana dei Delfini o Vasca a barchetta
, Bomarzo, 12.08.2026 I due delfini



La vasca-fontana in pietra riproduce la silhouette di una navicella. Alle estremità della struttura spiccano grandi vasi ornamentali e sculture raffiguranti due teste di delfino, da cui prende il nome.




I due delfini (foto dal web)







Nikita Chan

 


Nikita ChanCurious sniff! Selkie checking out what’s new on the table






Theodore Major [English artist, 1908–1999]




Theodore Major - Skeleton in a Landscape






Min Ding

 


Min Ding - Tenderness 3 (2026)






Maurizio Riccardi, in arte «Tubal» [Illustratore italiano, b. 1963]

 







Riccardo Mannelli [Artista e disegnatore italiano, b. 1955]

 








Graham Annable [Fumettista e animatore canadese, b. 1970]

 


Although it was ultimately what saved his life, in the moment Steve had never felt such profound rejection as he did right then.
(Sebbene alla fine sia stato proprio quello a salvargli la vita, in quel momento Steve non aveva mai provato un rifiuto così profondo come in quel preciso istante.)






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John Henry Fuseli [Swiss-born British Romantic Painter, 1741-1825]

 


Johann Heinrich Füssli - Ariel (ca. 1800-10)



La storia di Ariel si sviluppa all'interno de La tempesta di William Shakespeare (composta intorno al 1611). Ariel non è un essere umano, ma un potente spirito dell'aria, un'entità eterea e magica legata agli elementi della natura. 
Il suo percorso narrativo e le sue origini si articolano in tre fasi principali:
1. Il passato e l'imprigionamento - Prima dell'arrivo degli umani, l'isola era dominata dalla spietata strega Sicorace. Poiché Ariel era uno spirito troppo delicato e gentile per eseguire i suoi ordini malvagi e crudeli, la strega lo punì con un sortilegio terribile: lo imprigionò dentro il tronco spaccato di un pino. Ariel vi rimase intrappolato in preda a dolori atroci per ben dodici anni, fino alla morte della strega.
2. La liberazione e la servitù con Prospero - La svolta avviene quando il mago Prospero, spodestato duca di Milano, naufraga sull'isola insieme alla figlioletta Miranda. Grazie alle sue arti magiche, Prospero sente i lamenti dello spirito e spezza l'incantesimo, liberando Ariel. In segno di profonda gratitudine, ma anche per obbligo, Ariel stringe un patto: servirà fedelmente Prospero come suo braccio destro magico in cambio della promessa di ottenere, un giorno, la libertà totale.
3. Il ruolo nella commedia e la conquista della libertà - Durante il dramma, Ariel diventa gli occhi, le orecchie e l'esecutore dei piani di Prospero.

È Ariel a scatenare fisicamente la tempesta magica iniziale che fa naufragare la nave dei nemici di Prospero sull'isola. Muta continuamente forma, diventa invisibile, si trasforma in una ninfa marina o in una spaventosa arpia per terrorizzare i traditori e manipolare gli eventi a corte. Nonostante sia una creatura non umana, Ariel dimostra una profonda empatia e compassione per la sofferenza dei naufraghi. È proprio lo spirito a suggerire a Prospero che è giunto il momento di perdonare i suoi nemici anziché vendicarsi. Alla fine dell'opera, dopo aver sventato complotti e aver propiziato il matrimonio riconciliatore tra Miranda e il principe Ferdinando, Prospero rinuncia alla sua magia. Mantenendo la parola data, il mago pronuncia le sue celebri parole di commiato e concede ad Ariel la libertà definitiva, lasciandolo libero di volare per sempre nel vento e negli elementi della natura.









La fuga (Dark Passage, 1947, diretto da Delmer Daves)

 




Irene Jansen (Lauren Bacall)






Los Canales de Padules

 


Los Canales de Padules, Spagna


Los Canales de Padules è uno spettacolare monumento naturale situato nella provincia di Almería, in Andalusia (Spagna). Si tratta di un vero e proprio oasis fluviale di 2 chilometri scavato dalle acque del fiume Andarax, incastonato in una gola profonda che separa la Sierra Nevada dalla Sierra de Gádor. Questo paradiso terrestre offre un microclima fresco unico, ideale per fuggire dal caldo torrido del deserto circostante.
Questa particolare conformazione rocciosa non è una fontana artificiale montata a parete ma una sporgenza rocciosa naturale levigata dall'erosione dell'acqua e del vento.







Chet Zar

 


Chet Zar Untitled






Art Shay [Fotografo americano, 1922-2018]

 


Art Shay - Halsted Street, Chicago, 1949






Ofer Josef [Israele, b.1965]

 


Ofer JosefDesire and Pleasure (2021)
dalla serie "After Dusk"






Antonio Zanchi [Italia, 1631-1722]




Antonio ZanchiMyrrha and Cinyras (1722)
Oil on canvas - 115 x 158 cm - National Museum in Warsaw 


Mirra, figlia di Cinira (re di Cipro), viene colpita da un'irrefrenabile e folle passione amorosa per il padre. Dilaniata dal senso di colpa e dalla vergogna, la ragazza tenta persino il suicidio. Scoperta in tempo dalla sua anziana nutrice, quest'ultima decide di aiutarla per salvarle la vita. Approfittando dell'assenza della regina Cencreide (impegnata nei riti sacri della dea Cerere), la nutrice introduce Mirra nel letto del re al buio, spacciandola per una giovane corteggiatrice. I due si uniscono per diverse notti e Mirra rimane incinta. Una notte, però, spinto dal desiderio di conoscere l'identità della misteriosa amante, Cinira accende un lume e scopre il volto della figlia. Sconvolto e furioso, il re impugna la spada per ucciderla. Mirra riesce a fuggire e vaga per nove mesi fino in Arabia. Ormai stremata e pentita, supplica gli dei di sottrarla sia al mondo dei vivi che a quello dei morti. Gli dei, impietositi, la trasformano nell'albero della mirra; le sue lacrime di resina profumata continuano a scorrere ancora oggi dalla corteccia. Dal tronco di questo albero incrinato nascerà successivamente Adone, il neonato che incanterà persino la dea Venere per la sua straordinaria bellezza.





Si può arrivare al cuore di ognuno, passando per il sorriso. (cristianik1, Twitter)

 





martedì 1 settembre 2026

Pensierino della sera di Ilruggitodelmandrillo

 


4 anni fa, imbecilli hanno votato per l'abolizione delle accise,
per l'abolizione della Fornero,
per un Italia più sicura.

Dopo 4 anni si ritrovano la benzina alle stelle,
a lavorare fino a 70 anni,
e a difendere un assassino.





Pay Gotti - My Evil Thoughts

 







Arnold Genthe [Fotografo statunitense, 1869-1942]

 


Arnold Genthe - Sisters of the Sun (ca. 1929)
Le eteree araldi della Primavera. Donne non identificate, forse ballerine di Elizabeth Duncan






Svend Hammershøi [Danish painter and ceramist, 1873–1948]



Svend Hammershøi
- Paesaggio (1902)
Oil on canvas - 101 x 122 cm






Peter Wolbrand [Artista tedesco, 1886-1972]









 

Fang Chuxiong (方楚雄) [Cina, b. 1950] / Tsumaki Banzan [Japan, 1662-1730]

 


Fang Chuxiong - 紫藤狐狸 (Glicine e volpe)



まめで居よ 身はならわしの 草の露
Mame de iyo mi wa narawashi no kusa no tsuyu


Addio - Io passo come tutte le cose: rugiada sull'erba


: :  Tsumaki Banzan  : :





Questo è un celebre jisei (辞世), ovvero un poema d'addio alla vita (o poesia della morte) della tradizione zen giapponese, scritto dal poeta Banzan prima di morire nel 1730. 
Nella cultura buddista e zen, l'immagine della rugiada (tsuyu) è uno dei simboli più potenti e ricorrenti per rappresentare la transitorietà della vita (impermanenza o mujo). La rugiada mattutina è bellissima, limpida e brillante, ma svanisce non appena sorge il sole. 
Banzan non esprime paura o disperazione per la fine della propria esistenza. Al contrario, accetta la morte come un naturale e sereno ritorno all'ordine delle cose, integrando la fine dell'uomo nel ciclo immutabile della natura. I poeti haiku e i maestri zen scrivevano questi componimenti negli ultimi istanti di vita per riassumere la propria visione del mondo e mostrare il distacco totale dalle sofferenze terrene.

Ingrid Bergman / Bill Ray




Bill Ray - Ingrid Bergman, ca. 1970


Ingrid Bergman è stata una delle attrici più importanti e stimate della storia del cinema mondiale, vincitrice di tre Premi Oscar. Ha interpretato ruoli indimenticabili in capolavori come Casablanca (1942) e Notorious - L'amante perduta (1946). Il suo matrimonio e la collaborazione artistica con il regista italiano Roberto Rossellini hanno segnato una svolta fondamentale nel cinema neorealista e nella sua vita personale. 


 

Julio Romero de Torres [Spanish Painter, ca.1880-1930]

 


Julio Romero De Torres - Adela Carbone, La Tanagra (ca. 1911)


















Snoopy

 





Gli incubi del generale




 




Hromada Michaelova

 


Hromada Michaelova - Who Stole My Catnip (2026)
Olio su pannello di fibra - 40 x 40 cm






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Settembre: ...e le spiagge tornarono a sentire il rumore del mare.






Il re Kay Kāvus sul suo trono volante

 


Il re Kay Kāvus sul suo trono volante
da "Shahnameh" (Il Libro dei Re) del poeta Ferdowsi (1674)
Princeton University Library (segnato come Princeton Ms. 58 G, Folio 78, verso)


Secondo il mito, il re Kay Kāvus si fece costruire un trono speciale munito di quattro pali verticali ai quali erano appesi grossi pezzi di carne. Sotto di essi vennero legati quattro aquile affamate addestrate. Nel tentativo di raggiungere il cibo, i volatili sollevavano in volo il sovrano verso i cieli.






Henry Gazan [Francia, 1887-1960]

 


Henry Gazan - Fantasio, #324 (1920)
"Tu m'as donné le grand frisson. Le Grand frisson de la caresse..."
(Mi hai regalato un brivido enorme, un brivido enorme con le tue carezze...)


Illustrazione caratterizzata da forti richiami all'estetica liberty e alle stampe giapponesi ukiyo-e per via dell'uso dinamico e stilizzato delle onde blu e bianche. Una donna in costume da bagno è circondata da un mare mosso, con uno spirito marino che emerge benevolo dalle onde e si china su di lei.





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