Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

mercoledì 4 novembre 2026

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Marc Chagall [Artista bielorusso-francese, 1887-1985]




Marc Chagall
- So I came forth of the Sea... (Plate 5)(1948)
Litografia a colori
dalla serie "Four Tales from the Arabian Nights" (Le Mille e una notte)



Questa specifica tavola illustra un momento centrale di uno dei quattro racconti scelti da Marc Chagall all'interno delle Mille e una notte: la "Storia di Julnar nata dal mare e di suo figlio, il re Badr Basim di Persia."
Il titolo esteso dell'opera riprende proprio un passo del testo della fiaba: "So I came forth of the Sea and sat down on the edge of an island in the moonshine..." ("Così venni fuori dal mare e mi sedetti sul bordo di un'isola al chiaro di luna...").

La storia ruota attorno a Julnar (detta anche Yulnar o Golar, che significa letteralmente "fiore di melograno"). Julnar non è una comune mortale, ma una principessa del popolo del mare, una stirpe sottomarina di esseri umani in grado di respirare sott'acqua, nuotare come pesci e vivere negli abissi.
A seguito di un litigio con i suoi familiari sottomarini, Julnar decide di lasciare gli abissi, emerge sulla terraferma e viene venduta come schiava a un re della Persia. Il re si innamora perdutamente di lei per la sua straordinaria bellezza e per il suo portamento regale, e la rende sua sposa e regina.
Dalla loro unione nasce un figlio, Badr Basim (il cui nome significa "luna piena che sorride"). Il ragazzo eredita i tratti della dinastia terrestre del padre ma anche i poteri magici sottomarini della stirpe della madre.
Alla morte del re di Persia, il giovane Badr Basim sale al trono. Il racconto si sviluppa attraverso una fitta rete di viaggi per mare, incantesimi, metamorfosi dovute a streghe malvagie e la ricerca dell'amore. Badr si ritrova a viaggiare costantemente tra la terraferma e il regno marino dei suoi parenti materni.

Nella litografia, l'artista mette in scena la dimensione onirica e fluttuante tipica di questo racconto marino.
In primo piano è visibile Julnar, la principessa sottomarina, distesa con grazia, la cui coda di pesce e il corpo si confondono con le sfumature di blu e di verde smeraldo del mare.
Le altre figure che popolano la composizione, intente a nuotare o a fluttuare nell'acqua sotto una vivida luna piena, rappresentano Badr Basim e i membri della famiglia reale sottomarina (lo zio e la nonna del re) che lo accompagnano, lo proteggono o interagiscono con lui durante i suoi fantastici viaggi tra i due mondi.

Chagall, che realizzò questa serie subito dopo il drammatico lutto per la perdita della moglie Bella, riversò in queste tavole una forte carica di romanticismo, trovando nell'elemento magico e acquatico delle Mille e una notte la perfetta espressione visiva per il tema dell'amore eterno, del misticismo e della rinascita.



 

Henri Gustave Jossot [Illustratore, pittore e caricaturista francese, 1866–1951]




Henri Gustave Jossot
- Les Refroidis ("I Raffreddati")(1903-04)
dalla rivista satirica francese anarchica e libertaria "L'Assiette au Beurre"
n° 156 del 26 marzo 1904, intitolato interamente "Les Refroidis".


La frase in calce recita:
— "Les vivants, eux, ont de la peau: ça leur tient chaud"
("I vivi, d'altronde, hanno la pelle: li tiene al caldo").


Jossot ribalta la percezione comune. I morti provano l'invidia più assurda nei confronti dei vivi: non invidiano la gioia, l'amore o le esperienze terrene, ma semplicemente il possesso della pelle come barriera contro il gelo della tomba.
Essere ridotti a sole ossa priva i defunti dell'unico isolamento termico possibile, trasformando l'eternità in un infinito e ridicolo brivido di freddo.





Riccardo Mannelli [Artista e disegnatore italiano, b. 1955]

 







Gahan Allen Wilson [Autore americano, fumettista e illustratore, 1930–2019]




"Some people collect miniatures, but we feel we have too much money for that."
"Alcune persone collezionano miniature, ma noi riteniamo di avere troppi soldi per farlo."






Peter Paul Rubens [Flemish, 1577–1640]




Peter Paul Rubens
- Der sterbende Seneca (Morte di Seneca)(1613)
Oil and wood on panel - 185 x 154.7 cm - Alte Pinakothek, Monaco, Germania




Quæris quo iaceas post obitum loco?
Quo non nata iacent.


Ti domandi dove sarai dopo la morte ?
Dove sono i non nati.


: :  Seneca, Troades, 407-8  : :















Lucio Anneo Seneca fu costretto al suicidio nel 65 d.C. per ordine dell'imperatore Nerone, con l'accusa di essere coinvolto nella congiura dei Pisoni.

Nerone inviò i suoi soldati (i pretoriani) a Seneca per intimatogli di togliersi la vita. Di fronte alla condanna, il filosofo affrontò l'evento in linea con i principi della sua filosofia.
Per Seneca e lo stoicismo, il suicidio non era un atto di viltà o una fuga impulsiva, ma il gesto estremo di libertà dell'individuo.
La vita non è un bene assoluto in sé; lo è piuttosto il vivere bene. Quando la vita diventa una prigione o un'impossibilità di esercitare la virtù, il saggio ha la facoltà (e talvolta il dovere) di aprire "l'uscita". Nelle Epistulae ad Lucilium riassume questo concetto:

"Il saggio vivrà quanto a lungo gli compete, non quanto più può".

Secondo la narrazione di Tacito, Seneca cercò di darsi la morte per dissanguamento, ma le sue condizioni fisiche e l'età avanzata resero il processo estremamente lento e difficoltoso.
La moglie manifestò l'intenzione di condividere il medesimo destino, ma l'intervento dei soldati di Nerone impedì il compimento del suo gesto, ordinando che le venissero prestate cure mediche immediate.
Per accelerare la fine, il filosofo ricorse all'assunzione di cicuta, richiamando simbolicamente la celebre condanna di Socrate. Anche questo tentativo non sortì l'effetto sperato nelle sue condizioni; la morte sopraggiunse infine per soffocamento in un ambiente riscaldato da vapori.





Paul Antoine de La Boulaye [French, 1849 - 1926]




Paul Antoine de La Boulaye - Salomé (1909)
Olio su tela - 81 x 65 cm - Collezione privata







Pier Paolo Pasolini & Orson Welles




Pier Paolo Pasolini e Orson Welles sul set



«Lei non ha capito niente perché è un uomo medio. Lei sa cos’è un uomo medio? È un mostro,
un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista.»



La citazione è tratta dal mediometraggio La ricotta (1963), episodio diretto da Pier Paolo Pasolini e parte del film collettivo Ro.Go.Pa.G..
A pronunciare queste parole è il regista-marxista interpretato da Orson Welles (nel film alter ego dello stesso Pasolini), durante un'intervista con un giornalista borghese.

Con questa sequenza, Pasolini affida a Welles una satira feroce contro la borghesia italiana del boom economico, l'omologazione culturale e l'ipocrisia della società del tempo.

Direi ancora attuale.




Cibo & Lussuria




"L’amore per il cibo e la gola addestrano al piacere fisico e sono la prima occasione di cedimento ai sensi e alla lussuria."


La citazione fa riferimento a una concezione morale e teologica radicata soprattutto nei testi religiosi medievali, secondo cui i piaceri della tavola costituiscono il primo passo verso la corruzione morale e i peccati della carne.

Nella tradizione cattolica e nella letteratura ascetica del Medioevo, il controllo del corpo iniziava rigorosamente dal controllo dell'appetito. La gola veniva considerata un vizio capitale particolarmente insidioso per diverse ragioni.

L'addestramento ai sensi. Abituare il corpo a cercare il godimento attraverso il sapore, l'abbondanza e la prelibatezza dei cibi significava "allenare" l'organismo alla ricerca del piacere fisico in generale. Una volta che i sensi erano stati risvegliati e assecondati a tavola, diventava molto più difficile arginarli di fronte alle tentazioni della carne e della lussuria.

La demolizione della fortezza spirituale. Il cibo consumato al solo scopo di provare piacere (e non per pura sopravvivenza o necessità biologica) era visto come un elemento in grado di indebolire la forza di volontà e la vigilanza dell'anima.

Il parallelo con il peccato originale. La teologia morale rintraccia l'origine di ogni cedimento proprio in un atto legato al cibo: Adamo ed Eva che si nutrono del frutto proibito nell'Eden. Questo primo atto di disobbedienza dettato dall'appetito ha aperto le porte alla vergogna e alla concupiscenza sessuale.

Per contrastare questa dinamica, le regole monastiche e i precetti religiosi imponevano il digiuno, l'astinenza e la moderazione alimentare come strumenti indispensabili per mantenere la castità e la purezza spirituale.

Oggi la neurobiologia e la psicologia confermano l'esistenza di un legame profondissimo tra l'esperienza del cibo e quella della sessualità, sebbene private della connotazione di "peccato".

Stessi circuiti cerebrali. Fame e desiderio sessuale condividono le stesse aree del cervello, in particolare il sistema limbico e l'ipotalamo, e utilizzano i medesimi neurotrasmettitori (come dopamina e serotonina) per elaborare la gratificazione e il piacere.

Meccanismo di compensazione. Poiché attivano le stesse vie biochimiche del benessere, l'appagamento di un senso può parzialmente compensare o influenzare l'altro. La psicologia contemporanea evidenzia come i disturbi alimentari e la sfera emotivo-sessuale siano spesso strettamente interconnessi.




Bryan Kent Ward [US]




Bryan Kent Ward
- Breaking Open the Head
Oil on canvas - 40" x 30"






Man Ray [American, 1890 – 1976]

 


Man Ray - Black and white, 1926






Rudi Španzel [Slovenian artist, b.1948]




Rudi Španzel - Vera, Ljubezen, Upanje (Fede, Amore, Speranza)(1990)






Francesco Cairo [Italia, 1607-1665]

 


Bottega di Francesco Cairo - Maddalena penitente (1630)
Olio su tela - 60 x 48 cm - Collezione privata



Più che un estasi mistica sembra un mal di stomaco.  L'espressione di intenso abbandono e sofferenza sul volto della donna ricorda molto i segni fisici di un dolore o di un malessere viscerale. Scherzi a parte, nelle opere del Barocco, in particolare quelle di Francesco Cairo, la linea che separa il dolore fisico, il tormento emotivo e l'estasi spirituale è volutamente molto sottile. I pittori dell'epoca usavano pose teatrali e tensioni muscolari (come la testa reclinata all'indietro, la bocca aperta e le mani contratte sul ventre) proprio per rendere visibile e carnale un'esperienza invisibile come il pentimento o il rapimento mistico.












Attaccate ar Bibi!

 

Anteprima
IL POST

HANNO STRAVINTO I DEMOCRATICI

Avranno la maggioranza al Congresso e hanno trionfato persino in luoghi impensabili come il Texas e il Kansas: per Trump è una sconfitta eclatante.

Mettere un cartello "Attenti all'orso" a casa dell'orso è il capolavoro dell'arroganza umana












martedì 3 novembre 2026

Pensierino della sera di Lucillola

 



Il Governo taglia 14 miliardi ai pensionati e 7 mila posti nella scuola.
Ci avete fatto caso che nelle manovre "lacrime e sangue"
trovano sempre e comunque i fondi per adeguarsi gli stipendi e i vitalizi?






Oshins · ADONA - Always On Your Side

 






Tomás Juan D'Espósito Müller aka El Tomi [Argentina, b.1955]

 





Andrea Villa colpisce ancora Meloni e Salvini a Torino: pensa come vuoi ma pensa come noi

 


Torna a colpire lo street artist Andrea Villa a Torino.
Nuovi manifesti sono apparsi nella notte in via Sant’Ottavio,
al Campus Einaudi e in corso Sicilia.
Obiettivo di Villa questa volta Giorgia Meloni e Matteo Salvini.




James Talarico

 







Giuseppe Arcimboldo e le due "Flora", la dea e la meretrice

 


Giuseppe Arcimboldo - Flora (1589)
Oil on panel  - 74.5 x 57.5 cm - Private collection




Giuseppe Arcimboldo - Flora Meretrix (ca.1590)
Oil on panel - 74 x 56 cm - Private collection



A differenza della prima Flora (che incarna il mito poetico di Ovidio della ninfa Clori trasformata in dea), la Flora meretrice attinge a una leggenda storica e popolare dell'antica Roma narrata da autori come Lattanzio e Plutarco.

Secondo la leggenda greca/romana Flora non era originariamente una dea, ma una famosissima e ricchissima cortigiana romana (una meretrice). Accumulò una fortuna immensa grazie ai suoi amanti e, non avendo eredi, decise di lasciare tutti i suoi beni e le sue terre in eredità al popolo romano.

In cambio di questo enorme lascito e per cancellare la reputazione scandalosa della donna, il Senato romano decise di divinizzarla, istituendo in suo onore i Floralia (le feste della primavera e della fioritura). Durante queste celebrazioni era costume abbandonarsi a danze scatenate, spettacoli teatrali satirici e storicamente a una grande licenziosità e nudità, proprio in memoria della sensualità originaria della fondatrice.

Arcimboldo decise di dipingere entrambe le versioni per mostrare il doppio volto del mito: una Flora come dea eterea e nobile della natura, e una Flora meretrice come incarnazione della sensualità terrena, della fertilità provocante e dell'abbondanza carnale dei sensi.




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Giorgio Vasari / Jan van der Straet (Giovanni Stradano)

 


Giorgio Vasari con la collaborazione di Jan van der Straet, noto come Giovanni Stradano)
Allegoria del Chianti (1563-65)
Affresco - 250 x 250 cm - Soffitto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, Firenze



Il Gallo Nero del Chianti
Nel dipinto salta subito all'occhio lo scudo dorato con il Gallo Nero, visibile sul lato sinistro.
Questo simbolo non è solo un dettaglio decorativo, ma rappresenta il fulcro politico e geografico dell'intera allegoria.
Originariamente era l'emblema della Lega del Chianti, un'alleanza politico-militare creata nel XIV secolo dalla Repubblica di Firenze per difendere e governare i terziari di Castellina, Gaiole e Radda.
Secondo la tradizione popolare, la scelta del gallo risale alla disputa per i confini tra Firenze e Siena. Per stabilire i confini dei rispettivi territori, si decise che due cavalieri sarebbero partiti dalle rispettive città al canto del gallo: il punto in cui si fossero incontrati avrebbe segnato il confine. I fiorentini scelsero un gallo nero e lo tennero a digiuno in una gabbia buia; il giorno della prova, appena liberato, il gallo cantò molto prima dell'alba. Il cavaliere fiorentino partì così in forte anticipo, incontrando il rivale senese a Fonterutoli, a soli pochi chilometri da Siena, annettendo così quasi tutto il territorio del Chianti alla Repubblica di Firenze.
Secoli dopo l'affresco del Vasari, questo storico gallo nero è diventato il celeberrimo e protetto marchio globale del Vino Chianti Classico DOCG.

Attorno allo scudo e alla figura centrale ruotano altri elementi allegorici precisi.
Il vecchio disteso: Rappresenta la personificazione stessa del territorio del Chianti (spesso assimilato a Bacco per via delle viti e dei grappoli d'uva).
I fiumi: Le figure che versano acqua dalle brocche simboleggiano i corsi d'acqua locali che bagnano la regione, in particolare i fiumi Pesa ed Elsa.
Il putto e la cornucopia: In alto e in basso, simboleggiano l'abbondanza, la fertilità e la ricchezza agricola della terra chiantigiana sotto il dominio mediceo.






L'iscrizione "AGER CLANTIVS ET EIVS OPPIDA" è traducibile dal 
latino come "Il territorio del Chianti e le sue città" o "I centri abitati del Chianti")






Maestro Honoré [Attivo a Parigi nell'ultimo quarto del XIII secolo]



Maestro Honoré
- Allegoria della Lussuria (1270-80)
La Cavalcata dei Vizi
da "Li livres des vices et des vertus" di Frate Laurenzio
Collezioni di Gallica / Biblioteca Nazionale di Francia



La Cavalcata dei Vizi è uno dei motivi iconografici più affascinanti e diffusi dell'arte tardo-medievale e rinascimentale, nato con scopi fortemente didattici, moralizzanti e di ammonimento per i fedeli.

La Lussuria etichettata con il termine latino
mulier è associata alla capra e alla colomba.
Una donna elegantemente vestita che incarna il vizio della carnalità. Cavalca un caprone o una capra, animale tradizionalmente associato alla lussuria e all'immodestia nella simbolografia cristiana. Tiene in mano una colomba, creando un contrasto simbolico o un riferimento iconografico tipico di questi codici miniati medievali.




Tiina Menzel

 





David Salle [Pittore, incisore e scenografo statunitense, b.1952]

 


David Salle - Mingus in Mexico (1990)
Oio e acrilico su tela - 241,6 x 310,8 cm - Collezione privata



Tipico esempio del postmodernismo e del citazionismo di Salle, caratterizzato dalla sovrapposizione di immagini frammentate e strati visivi eterogenei (figure classiche o accademiche, elementi di arredamento come sedie stilizzate, inserti fotografici in bianco e nero e macchie di colore astratte).




Henri Gustave Jossot [Illustratore, pittore e caricaturista francese, 1866–1951]




Henri Gustave Jossot - Les Refroidis ("I Raffreddati")(1903-04)
dalla rivista satirica francese anarchica e libertaria "L'Assiette au Beurre"
n° 156 del 26 marzo 1904, intitolato interamente "Les Refroidis".

La frase in calce recita:
— Nous autres "désincarnés" nous ne coupons pas dans "l'Au-Delà"
(Noi altri 'disincarnati' non ce la beviamo mica quella storia dell'"Aldilà")


Due scheletri (quindi entità che si trovano già letteralmente nell'Aldilà) che, fumando e chiacchierando come normali avventori di un bar, si fanno beffe delle credenze religiose e spirituali, dicendo che persino loro "non ci credono".
In francese, l'espressione "ne pas couper dans..." è un modo di dire gergale dell'epoca che significa "non cascarci", "non farsi frollare" o "non bersi una bugia". I due scheletri si definiscono "disincarnati" proprio per scimmiottare il linguaggio solenne che usavano i medium durante le sedute spiritiche.
In sintesi, il messaggio è una critica razionalista e cinica: se l'Aldilà è un'invenzione dei vivi per consolarsi, persino i morti ne riderebbero.



Giorgio Franzaroli [Vignettista satirico italiano, b. 1968]

 







Mario Natangelo [Fumettista e giornalista italiano, b. 1985]









Graham Annable [Fumettista e animatore canadese, b. 1970]

 


He really needed to find a bigger bridge.
Aveva davvero bisogno di trovare un ponte più grande.






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Kehinde Wiley [Pittore statunitense, b.1977]

 


Kehinde Wiley - Napoleone guida l’esercito oltre le Alpi (2005)
Olio e smalto su tela - 274 x 274 cm - Brooklyn Museum, New York



Il dipinto è una reimmaginazione in chiave moderna del celebre dipinto neoclassico Bonaparte che valica il Gran San Bernardo (1801) di Jacques-Louis David.
Al posto di Napoleone Bonaparte su un cavallo impennato, Wiley ritrae un giovane uomo afroamericano (identificato solo con il cognome Williams) vestito con abiti contemporanei e di ispirazione "street-chic" / hip-hop.
Sulle rocce in basso, dove nell'originale di David sono incisi i nomi di Annibale, Carlo Magno e Napoleone, Wiley aggiunge anche il nome del modello (Williams). Lo sfondo è decorato da un motivo damascato rosso e oro tipico del suo stile, che richiama la tappezzeria regale e l'iconografia del potere, inserendo i corpi neri nei canoni della grande pittura occidentale.




Mary Ellen Mark / Marlon Brando

 


Mary Ellen Mark - Self-Portrait with Marlon Brando, 1979


L'attore Marlon Brando (nel ruolo del colonnello Kurtz) insieme alla celebre fotografa di scena Mary Ellen Mark sul set del film Apocalypse Now (1979) diretto da Francis Ford Coppola.



Trattati in condizioni disumane, nel 1912 gli internati del manicomio di Collegno furono protagonisti di una grande rivolta.





Il manicomio di Collegno, poco lontano da Torino, fu inaugurato nella seconda metà dell’Ottocento. Un rapporto risalente al 1888 lo descrive così:

“Sta in fatto che le bocche dei cessi si aprivano senza ripari in corridoi e camere comunicanti coi dormitori e coi refettori; [...] i mezzi di coazione erano intollerabilmente molesti, che i mobili consistevano in una lettiera di ferro senza spalliera e con saccone di paglia per i tranquilli, in un cassone pieno di paglia per i dementi paralitici, gli agitati e gli epilettici incolti da accesso in un grossolano seggiolone di legno senza imbottitura e senza cuscino in cui si assicuravano ai malleoli ed ai polsi gli agitati ed i dementi; che i bagni erano insufficienti [...] e quasi interamente sprovvisti di docce; che le celle degli agitati erano piccole, oscure ed umide [...]”

Era questa la cura per i malati di Collegno. Ma qualcuno, la notte del 12 luglio del 1912, decise che ne aveva avuto abbastanza. Si liberò, liberò gli altri reclusi e iniziò la rivolta. Vennero presi degli ostaggi e chi tra loro provò a calmare gli animi si ritrovò “espulso” e consegnato a medici e carabinieri. Ma non si trattava certo di uno scatto d’ira da parte di qualche “matto”. Quella rivolta aveva una forte, fortissima connotazione politica e ideale. Le richieste degli internati erano chiare: “Vogliamo la libertà che da un pezzo vi chiediamo: siamo stanchi di attendere [...] Sentirete finalmente le infamie a cui siamo soggetti. Le torture che ci infliggono queste canaglie!”, gridano gli insorti. “Dormiamo nei letti di cemento che trasudano umidità. Siamo legati come cani da cortile, come belve da serraglio - si lamentano i detenuti - Noi vogliamo meno clausura, un po’ più d’aria e di cielo”.

Venne chiesto agli internati di porre fine alla rivolta e, in cambio, il memorandum con le loro richieste sarebbe stato preso in considerazione. Accettarono di buon grado e la rivolta ebbe fine. I rivoltosi di Collegno avevano iniziato a mettere in discussione l’istituzione manicomiale 60 anni prima della riforma Basaglia.



Gianrico Gualtieri [Pittore franco-italiano, b.1962]




Gianrico Gualtieri - Vanitas still life with skull on a book and extinguished candle
(Natura morta Vanitas con teschio su un libro e candela spenta)





Max Kozloff / Francesca Woodman

 


Max Kozloff - Francesca Woodman, 1981






Heinrich Kley [Illustratore e pittore tedesco, 1863-1945]

 


Heinrich Kley - Alligator Wrestling (Lotta con l'alligatore)(1908-14)
Penna e inchiostro di china, con l'aggiunta di acquerello - 18 x 25 cm - Collezione privata



Kley era famoso per i suoi disegni satirici, grotteschi e ricchi di dinamismo, spesso caratterizzati da creature antropomorfe, animali in situazioni surreali e accostamenti fantastici o mitologici. 

Il suo stile unico e la sua straordinaria capacità di catturare il movimento e l'anatomia hanno esercitato una profonda influenza sui primi animatori dei Walt Disney Animation Studios, in particolare per la realizzazione di capolavori come Fantasia (nella celebre sequenza della danza delle ore con alligatori e ippopotami).

L'opera raffigura, con tratti fluidi e un leggero tocco di colore, una figura umana e un alligatore avvinghiati in una posa drammatica e sinuosa che unisce tensione ed eleganza formale.