Edward Gordon - Wind from the Sea
lunedì 25 maggio 2026
Hieronymus Bosch [Netherlandish Northern Renaissance Painter, ca.1450-1516]
(Sette peccati capitali)
Olio su tavola - 120x150 cm - Museo del Prado, Madrid
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*Hieronymus Bosch,
1500,
I peccati capitali di Bosh
6439065'
- You all right?
- Yeah, I'll be fine.
- Good.
- Then get up and make me a damn sandwich, bitch.
- Tutto bene?
- Sì, sto bene.
- Bene.
- Allora alzati e preparami un dannato panino, troia.
Anne Sexton
: : Anne Sexton : :
Child, the current of your breath is six days long.
You lie, a small knuckle on my white bed;
lie, fisted like a snail, so small and strong
at my breast. Your lips are animals; you are fed
with love. At first hunger is not wrong.
The nurses nod their caps; you are shepherded
down starch halls with the other unnested throng
in wheeling baskets. You tip like a cup; your head
moving to my touch. You sense the way we belong.
But this is an institution bed.
You will not know me very long.
The doctors are enamel. They want to know
the facts. They guess about the man who left me,
some pendulum soul, going the way men go
and leave you full of child. But our case history
stays blank. All I did was let you grow.
Now we are here for all the ward to see.
They thought I was strange, although
I never spoke a word. I burst empty of you,
letting you see how the air is so.
The doctors chart the riddle they ask of me
and I turn my head away. I do not know.
Yours is the only face I recognize.
Bone at my bone, you drink my answers in.
Six times a day I prize
your need, the animals of your lips, your skin
growing warm and plump. I see your eyes
lifting their tents. They are blue stones, they begin
to outgrow their moss. You blink in surprise
and I wonder what you can see, my funny kin,
as you trouble my silence. I am a shelter of lies.
Should I learn to speak again, or hopeless in
such sanity will I touch some face I recognize?
Down the hall the baskets start back. My arms
fit you like a sleeve, they hold
catkins of your willows, the wild bee farms
of your nerves, each muscle and fold
of your first days. Your old man's face disarms
the nurses. But the doctors return to scold
me. I speak. It is you my silence harms.
I should have known; I should have told
them something to write down. My voice alarms
my throat. "Name of father—none." I hold
you and name you bastard in my arms.
And now that's that. There is nothing more
that I can say or lose.
Others have traded life before
and could not speak. I tighten to refuse
your owling eyes, my fragile visitor.
I touch your cheeks, like flowers. You bruise
against me. We unlearn. I am a shore
rocking off you. You break from me. I choose
your only way, my small inheritor
and hand you off, trembling the selves we lose.
Go child, who is my sin and nothing more.
Ragazza Ignota in Reparto Maternità
Bimbo, la corrente del respiro ha sei giorni.
Piccola nocca t'accoccoli sul letto bianco,
piccolo e forte, come una chiocciola rattratto
ti rannicchi al seno.
Le labbra sono animali, sei nutrito con amore.
All'inizio la fame non è errore.
Tentennano le cuffiette le infermiere,
su ceste a rotelle sei pascolato
con la nidiata dei senza nido,
lungo corridoi inamidati.
La tua testa al mio tocco s'inclina,
vacilla piano come una tazzina.
Senti l'appartenenza.
Ma questo è un letto istituzionale.
Non farai per molto la mia conoscenza.
I dottori sono smaltati.
Vogliono sapere i fatti.
Si chiedono dell'uomo che mi ha lasciato,
un'anima pendolo che viene e che va
e come sempre ti lascia piena di bambino.
Ma la nostra cartella clinica rimane vuota.
Ti ho lasciato crescere, non ho fatto altro.
Ora siamo qui, guardati da tutto il reparto.
Hanno pensato che fossi strana
Anche se non ho detto una parola.
Sono esplosa e svuotandomi di te
ti ho lasciato imparare cos'è l'aria.
I dottori fanno grafici d'indovinelli.
Volgo la testa altrove. Io non lo so.
È tua la sola faccia che riconosco.
Ossa da ossa mi bevi le risposte.
Sei volte al giorno soddisfo il tuo bisogno,
le tue labbra animali,
il tepore della pelle che si fa paffuta.
Vedo schiudersi le tendine degli occhi.
Sono pietre blu, il muschio va sparendo.
Sbatti le palpebre stupito,
e mi chiedo cosa vedi
strano parente che turbi il mio silenzio.
Sono un riparo di menzogne.
Dovrei di nuovo imparare a parlare,
o senza speranza di salute mentale
potrò toccare un viso che riconosco?
Nel corridoio ritornano le ceste.
Le mie braccia ti calzano a pennello,
avvolgono le lanose infiorescenze
dei tuoi salici piangenti,
l'arnia ronzante d'api dei tuoi nervi,
i muscoli e le grinze dei primi giorni.
La tua faccia da vecchino
disarma le infermiere.
I dottori mi rimproverano ancora.
Parlo allora. È a te che il mio silenzio nuoce.
Dovevo saperlo. Devo far scrivere qualcosa.
La voce s'allarma nella gola:
''Nome del padre: nessuno''.
Ti tengo fra le braccia e ti nomino bastardo.
E anche questa è fatta. Non ho più
niente da dire, niente da perdere.
Altre hanno già trafficato vita
e non potevano parlare.
Mi rattrappisco per evitare
i tuoi occhi gufigni, mio fragile ospite.
Sfioro le tue guance come fiori. Al contatto
illividisci. Ci disconosciamo. Sono
l'insenatura che t'accoglie, lo scoglio
contro cui ti frangi. Ti stacchi. Scelgo
l'unica via per te, piccolo erede,
e ti do via, squassando i noi stessi che perdiamo.
Va' bimbo che non sei nulla più d'un mio peccato.
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Vincent van Gogh [Dutch, 1853-1890]
Vincent van Gogh - Chestnut Avenue in the Park in Arles (1889)
Oolio su tela - 72,5 x 92 cm - Collezione privata
Odilon Redon [French Symbolist Painter, 1840-1916]
Odilon Redon - Et le lia pour mille ans (1899)
Litografia - (E lo legò per mille anni)
da una suite di 12 litografie nota come "Apocalypse de Saint-Jean" (L'Apocalisse di San Giovanni),
basata sul libro biblico dell'Apocalisse. L'immagine illustra il momento in cui l'angelo lega il drago
(Satana) per mille anni, raffigurato in uno stile scuro e onirico tipico del periodo "noir" di Redon.
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domenica 24 maggio 2026
Cesare Pavese
Hai un sangue, un respiro
: : Cesare Pavese : :
Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano -
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano -
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte -
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.
Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.
Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell'aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.
21 marzo 1950
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