Enrique Simonet - L'autopsia (1890)

lunedì 9 marzo 2026

Vilhelm Hammershøi / Franz Kafka




Vilhelm Hammershøi
- Rest - Ida Seated Viewed From Behind (1905)

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Non occorre che tu esca di casa.
Resta al tuo tavolo e ascolta.


: :  Franz Kafka  : :








Vilhelm Hammershøi [Danish, 1864-1916]



Vilhelm Hammershøi - Nøgen kvindelig model (Modella niuda)(1889)
Oil on canvas - 126 - 93 cm - Statens Museum for Kunst, Copenhagen, Danimarca



 




Alice Neel [Artista americana, 1900-1984]



Alice Neel - Degenerate Madonna & Child (1930)







Santi trafitti da spine



 

Anonimop pittore bolognese - Santi trafitti da spine (ca.1450-75)
Pinacoteca Nazionale di Bologna










Nicolai Abildgaard [Danish Neoclassical Painter, 1743-1809]




Nicolai Abildgaard
- Fotide vede il suo amante Lucio trasformato in un asino 
(1800)
Ispirato da: "L'asino d'oro" di Apeleio
Olio su tela - 42 x 47 cm - Museo d'arte di Statens, Copenaghen , Danimarca











Lavinia Fontana [Italian Mannerist Painter, 1552-1614]

 


Lavinia Fontana - Autoritratto (ca. 1577-85)
Oil on copper - 17 x 14 cm - Museo de Zaragoza, Spagna






Pieter Bruegel the Elder [Flemish Northern Renaissance Painter, ca.1525-1569]




 Pieter Bruegel the Elder - Netherlandish Proverbs (1559)(detail)


"Elkaar bij de neus nemen"
(Prendere per il naso)
Ingannare , imbrogliare o raggirare l'altro.

L'espressione deriva dall'idea che si possa letteralmente afferrare qualcuno (o un animale)
per il naso e condurlo dove si vuole, spesso contro la sua volontà o senza che se ne accorga.




L'opera completa






Robert A.Nelson




Robert A.Nelson - Cat and Mice (1975)
Lithograph on paper 


 





François-Léon Benouville [French Painter, 1821-1859]




François-Léon Benouville - Odaliske (1844)
Olio su tela - 124 x 162 cm - Musée des Beaux-Arts de Pau, Francia






Thomas Theodor Heine [German painter, illustrator and cartoonist, 1867–1948]




Thomas Theodor Heine - "Die 11 Scharfrichter" (Gli 11 carnefici)(1900)
Poster per il cabaret satirico "Die Elf Scharfrichter" di Monaco di Baviera






Gahan Allen Wilson [Autore americano, fumettista e illustratore, 1930–2019]









Giorgio Franzaroli [Vignettista satirico italiano, b. 1968]










Riccardo Mannelli [Artista e disegnatore italiano, b. 1955]














cvbugh

 








Sylvia Plath (Ted Hughes)




Sylvia Plath e Ted Hughes sono stati sposati per sette anni.
I due si incontrano a Cambridge dove frequentano l’università.
L’attrazione fisica tra di loro è impossibile da frenare
e frequentandosi scoprono di avere uno spirito affine e una propensione alla poesia.
Innamoratissimi, si sposano nel 1956.
Del loro matrimonio si sa che fu felice nei primi anni e devastato da profonde crisi in seguito,
che Hughes fu infedele e che Plath si tolse la vita,
dopo aver messo in sicurezza i bambini, infilando la testa nel forno.
La loro relazione oscilla sempre tra sostegno e dipendenza,
amore e ricatto, senso di inferiorità e potere. Vita e morte.

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Lady Lazarus
: :  Sylvia Plath  : :

I have done it again.
One year in every ten
I manage it—

A sort of walking miracle, my skin
Bright as a Nazi lampshade,
My right foot

A paperweight,
My face a featureless, fine
Jew linen.

Peel off the napkin
O my enemy.
Do I terrify?—

The nose, the eye pits, the full set of teeth?
The sour breath
Will vanish in a day.

Soon, soon the flesh
The grave cave ate will be
At home on me

And I a smiling woman.
I am only thirty.
And like the cat I have nine times to die.

This is Number Three.
What a trash
To annihilate each decade.

What a million filaments.
The peanut-crunching crowd
Shoves in to see

Them unwrap me hand and foot—
The big strip tease.
Gentlemen, ladies

These are my hands
My knees.
I may be skin and bone,

Nevertheless, I am the same, identical woman.
The first time it happened I was ten.
It was an accident.

The second time I meant
To last it out and not come back at all.
I rocked shut

As a seashell.
They had to call and call
And pick the worms off me like sticky pearls.

Dying
Is an art, like everything else.
I do it exceptionally well.

I do it so it feels like hell.
I do it so it feels real.
I guess you could say I’ve a call.

It’s easy enough to do it in a cell.
It’s easy enough to do it and stay put.
It’s the theatrical

Comeback in broad day
To the same place, the same face, the same brute
Amused shout:

‘A miracle!’
That knocks me out.
There is a charge

For the eyeing of my scars, there is a charge
For the hearing of my heart—
It really goes.

And there is a charge, a very large charge
For a word or a touch
Or a bit of blood

Or a piece of my hair or my clothes.
So, so, Herr Doktor.
So, Herr Enemy.

I am your opus,
I am your valuable,
The pure gold baby

That melts to a shriek.
I turn and burn.
Do not think I underestimate your great concern.

Ash, ash—
You poke and stir.
Flesh, bone, there is nothing there—

A cake of soap,
A wedding ring,
A gold filling.

Herr God, Herr Lucifer
Beware
Beware.

Out of the ash
I rise with my red hair
And I eat men like air.




Lady Lazarus
: :  Sylvia Plath  : :

L’ho rifatto.
Un anno ogni dieci
mi riesce —

una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
splendente come un paralume nazista,
il piede destro

un fermacarte,
il viso, anonima e fine
tela ebraica.

Solleva il panno,
o mio nemico.
Incuto terrore? —

Il naso, le occhiaie vuote, tutti i denti?
L’alito puzzolente
svanirà in un giorno.

Presto, presto la carne
che il severo sepolcro ha divorato
tornerà al suo posto su di me,

e sarò una donna sorridente.
Ho trent’anni soltanto.
E come i gatti ho nove volte per morire.

Questa è la Numero Tre.
Quanto ciarpame
da annientare ogni decennio,

che miriade di filamenti.
La folla che sgranocchia noccioline
spintona per vedere

mentre vengo sbendata mani e piedi —
il grande spogliarello.
Signori e signore,

ecco qua le mie mani,
le ginocchia.
Sarò pure pelle e ossa,

ma sono sempre la stessa identica donna.
La prima volta avevo dieci anni.
Fu un incidente.

La seconda volevo
andare fino in fondo senza ritorno.
Cullandomi mi chiusi

come una conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
e staccarmi di dosso i vermi come perle appiccicose.

Morire
è un’arte, come qualunque altra cosa.
Io lo faccio in modo magistrale,

lo faccio che fa un effetto da impazzire
lo faccio che fa un effetto vero.
Potreste dire che ho la vocazione.

È facile farlo in una cella.
È facile farlo e rimanerci.
È il teatrale

ritorno in scena in pieno giorno,
stesso posto, stessa faccia, stesso bestiale
urlo goduto:

«Miracolo!»
è questo che mi stende.
Si paga

per vedere le mie cicatrici, si paga
per ascoltarmi il cuore —
funziona eccome.

E si paga, si paga salato
per sentire una parola, per toccare,
per un goccio di sangue,

una ciocca di capelli, un brandello di veste.
E così, Herr Doktor,
e così, Herr Nemico.

Sono il tuo capolavoro,
il tuo bene prezioso
l’infante d’oro puro

che si scioglie in un grido.
Mi rigiro e brucio.
Non credere che sottovalutati le tue sollecite cure.

Cenere, cenere —
Frughi e rimesti.
Carne, ossa, non ci sono resti —

una saponetta,
una vera nuziale,
una capsula dentaria.

Herr Dio, Herr Lucifero
in guardia
in guardia.

Dalla cenere
sorgo con i miei capelli rossi
e divoro gli uomini come aria.

(Traduzione di Anna Ravano)







Timothy Easton [English painter, b.1943]

 


Timothy Easton - Lavender Fields in Old Provence
Private Collection







Il petroliere (There Will Be Blood, 2007, sceneggiato, diretto e co-prodotto da Paul Thomas Anderson)

 


Daniel Day-Lewis e Paul Dano






Andrew Howat [Artista britannico, b.1927]

 


Andrew Howat - York e Romani spettrali

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Nei primi anni '50, un giovane apprendista idraulico di nome Harry Martindale stava riparando una caldaia nel seminterrato della casa del Tesoriere, vicino alla Cattedrale di York.
Stava per riporre gli attrezzi quando udì quello che sembrava il suono di una tromba. All'inizio pensò che si trattasse di una banda di ottoni in strada e non ci fece caso. Poi ci fu un secondo botto, ma questa volta molto più forte e molto più vicino. Sembrava provenire dal profondo della cantina.
Harry si guardò intorno nell'ambiente cavernoso scarsamente illuminato, ma non vide nulla. Stava per continuare a riporre le sue cose quando fu colto dall'orrore.
All'improvviso, la testa di un cavallo apparve attraverso la parete in fondo alla caverna. Il suo cavaliere fu poi rivelato, seguito da quindici soldati romani. I soldati, dall'aspetto stanco e sconfitto, non prestarono attenzione a Harry mentre attraversavano il pavimento della cantina, scomparendo nella parete opposta.
Harry parlò dell'aspetto dei soldati, ognuno dei quali indossava una trasandata gonna verde che sembrava tinta in modo rozzo. Aveva anche notato che tutti i soldati portavano lunghe lance e corte spade. Avevano anche scudi rotondi, cosa insolita per l'esercito romano. Tuttavia, la caratteristica più curiosa era che tutti i soldati sembravano essere stati amputati all'altezza del ginocchio, con la metà inferiore delle gambe che scompariva nel pavimento di pietra.
Fu in questo periodo che un gruppo di archeologi iniziò a scavare nella cantina. Alla fine scoprirono un'antica strada romana circa 45 centimetri sotto l'attuale livello del terreno. Quindi chiunque avesse camminato sull'antica strada avrebbe avuto l'aspetto di una persona tagliata all'altezza del ginocchio, esattamente come apparivano i soldati ad Harry.
A quel tempo Harry era diventato un agente di polizia ed era considerato una persona onesta e retta, che non avrebbe in alcun modo abbellito ciò che aveva visto quel giorno in cantina. In seguito fu intervistato da esperti di storia romana. Affermò di sapere poco di storia romana.
Harry disse di non aver mai avuto un'esperienza paranormale prima di quel giorno in cantina, e di non averne mai avuta una dopo.







Karolina Jabłońska [Polish artist. b. 1991]

 


Karolina Jabłońska - Pickled Head (2023)






Anne Zahalka [Artista e fotografa australiana]




Anne Zahalka - The Mathematician (1994)






Jose Guadalupe Posada

 


Jose Guadalupe Posada - Calavera de la Catrina (Teschio di donna elegante)(ca. 1910)
dalla serie: 36 Grabados: José Guadalupe Posada, published by Arsacio Vanegas, Mexico City
Zinc etching - 34.5 x 23 cm






Jan van Eyck [Netherlandish Northern Renaissance Painter, ca.1395-1441]




Jan van Eyck - Il ritratto dei coniugi Arnolfini (1434)
Oil on oak wood - 82 x 60 cm - National Gallery, Londra

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La camera
La scena è ambientata nella camera che, con la presenza del letto nuziale e lo scranno sullo sfondo, è il luogo dell'unione matrimoniale.

Il letto ha relazione soprattutto con la regalità e la nobiltà, con la continuità del lignaggio e del cognome. Rappresenta il posto dove si nasce e si muore. I tessuti rossi simboleggiano la passione oltre a creare un forte contrasto cromatico col verde del vestiario della donna. In ogni caso, era abitudine dell'epoca, nelle case della Borgogna, collocare un letto nel salone dove si ricevevano le visite. Benché, generalmente, si usasse per sedersi, occasionalmente, era anche il posto dove le madri, appena partorito, ricevevano con il loro neonato le congratulazioni di familiari ed amici.

Nella testiera del letto si vede intagliata una donna, con ai piedi un dragone. È probabile che sia santa Margherita, patrona delle partorienti, il cui attributo è il drago; ma per la spazzola che è al suo fianco, sullo schienale del letto, potrebbe essere Santa Marta, patrona della casa con la quale condivide l'identico attributo.

Il tappeto, la vetrata, gli zoccoli
Il tappeto vicino al letto, sul quale poggiano gli zoccoli di Costanza, è molto lussuoso e caro, e proviene dall'Anatolia, un'altra dimostrazione di come i commerci a Bruges fossero fiorenti e - soprattutto - della posizione economica di Arnolfini. La sua ricchezza è ribadita anche dalla vetrata a «occhi di bue» che chiude la finestra a sinistra: si tratta, infatti, di una tipologia di vetrate che, essendo particolarmente costosa, era appannaggio esclusivo delle famiglie benestanti.

Gli zoccoli sparsi per il pavimento sono di legno e presentano una classica foggia olandese: sono in realtà dei sopra-scarpe, indossati all'esterno per proteggere le costose calzature in materiali più pregiati e confortevoli. La loro disposizione sul pavimento della stanza non è casuale: quelli di Giovanna, rossi, stanno vicino al letto; quelli di suo marito sono in primo piano, a sinistra, più prossimi al mondo esterno.

I due personaggi, infatti, sono ritratti scalzi in segno di rispetto verso la sacralità del suolo della casa e dell'unione coniugale: secondo la tradizione cristiana il terreno del matrimonio è sacro come quello su cui Mosé poggiava i piedi quando Dio gli ordinò: «Togliti i sandali dai piedi, poiché il luogo sul quale tu stai è una terra santa» (Esodo III, 5). Molto probabilmente, tuttavia, all'epoca si era soliti non indossare le scarpe in casa anche nel quotidiano, così da mantenere i pavimenti puliti e preservare la pulizia e igiene della stanza.

I frutti
Un'arancia si vede appoggiata sul davanzale e altre tre su un ripiano sottostante. Tali frutti, importati dal sud, erano un lusso nel nord dell'Europa, e qui alludono forse all'origine mediterranea dei protagonisti del ritratto. Inoltre nei paesi del Nord Europa erano come «mele di Adamo» ed avevano lo stesso significato della mela nell'evocare il frutto proibito del peccato originale. I frutti esortano quindi a fuggire dai comportamenti peccaminosi, santificandosi mediante il rituale del matrimonio cristiano, nel rispetto dei comandamenti della fede. Potrebbero significare anche la fertilità dei due coniugi.

Inoltre dalla finestra si intravede un ciliegio carico di frutti, un'allusione non solo all'amore tra i due coniugi e agli hortus conclusus medievali ma soprattutto al clima primaverile, in pieno contrasto con gli abiti invernali dei protagonisti. In realtà ciò che indossano è una semplice indicazione del loro status sociale, all'artista (e ai committenti) non interessava avere un ritratto fedele, ma piuttosto evocativo.

Non di meno non va sottovalutata un'ulteriore interpretazione teologica, che vede le arance a richiamo di altri quadri fiamminghi, raffiguranti scene dell'Annunciazione, e le ciliegie in altre natività, a simbolo del paradiso.

Lo specchio
Lo specchio, per la prima volta, per quanto se ne sappia, mostra il retroscena del dipinto. È uno dei migliori esempi della minuziosità microscopica ottenuta da Van Eyck: misura 5,5 cm, e nella sua cornice sono meticolosamente rappresentati dieci episodi della Passione di Cristo. Dal medaglione in basso in senso orario si riconoscono l'Orazione nell'orto, la Cattura di Cristo, il Giudizio di Pilato, la Flagellazione di Cristo, la Salita al Calvario, la Crocefissione (in alto al centro), la Deposizione, il Compianto, la Discesa al Limbo e infine la Resurrezione.

A quell'epoca questi piccoli specchi convessi erano molto popolari: spesso si trovavano vicino alle porte o alle finestre, per cercare effetti luminosi nelle stanze, ma soprattutto si usavano in funzione apotropaica per allontanare la sfortuna e gli spiriti maligni. La sua presenza, all'interno del quadro, con il particolare tema della cornice, suggerisce che l'interpretazione dell'avvenimento deve essere cristiana e spirituale in uguale misura. Le storie della Passione erano anche un esempio di cristiana sopportazione delle tribolazioni del quotidiano. Anche il vetro dello specchio allude alla verginità di Maria, quale speculum sine macula, e quindi, per analogia, alla purezza ed alla verginità della sposa, che doveva rimanere casta anche durante il matrimonio. Inoltre il baluginio luminoso sullo specchio invita lo spettatore ad osservare le immagini riflesse.

Si può notare che, oltre ai due coniugi, sono presenti altre due figure riflesse, di cui una si pensa essere il pittore stesso. Con questo espediente pittorico van Eyck riesce a restituirci due punti di vista, quello del pittore e quello (opposto) dei personaggi ritratti: si ottiene, quindi, una rappresentazione dello spazio a trecentosessanta gradi su una tela che è bidimensionale. La presenza dei testimoni serve anche a suggellare la legittimità del matrimonio, sottolineando la fede cristiana dei due coniugi.

Gli altri oggetti appesi
I rosari erano un regalo abituale del fidanzato alla futura moglie; scrutando con attenzione se ne nota uno appeso di fianco al piccolo specchio in fondo alla stanza. Il vetro è simbolo di purezza, mentre il rosario suggerisce la virtù della fidanzata ed il suo obbligo di essere devota.

Il lampadario a sei bracci con una sola candela accesa simboleggia la fiamma dell'amore, e ricorda la candela che brilla sempre nel sacrario delle chiese, simbolo della permanente presenza di Cristo che tutto vede. Inoltre era abitudine delle famiglie fiamminghe accendere una candela il primo giorno delle nozze e tali oggetti compaiono a volte anche nei dipinti dell'Annunciazione. Può anche darsi che l'artista la incluse per mostrare la sua bravura nel rendere la luce artificiale, oltre che quella naturale.