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martedì 21 agosto 2018

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Pavlov's Dog - Episode





Peter Paul Rubens [Flemish Baroque Era Painter, 1577-1640]




Peter Paul Rubens - The Lion Hunt (ca. 1621)
Oil on canvas - 249 x 377 cm - Alte Pinakothek, Kunstareal, Munich, Germany



Bernstein & Andriulli - Illustrators





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Cam De Leon Art





E' ricominciato il campionato (fotografie di Jessica Hilltout)












David Foster Wallace





Léon Becker



Léon Becker - Symphony of the Insects (1870)
Watercolor, gouache, varnish



Maxime Taccardi



Maxime Taccardi - I Didn’t Chose Darkness Darkness Chosen Me
Parchment - Ink and his own Blood




Seguendo il capo





Les héroïnes du mal (Tre donne immorali?, 1979, diretto da Walerian Borowczyk)





Ron Wood, David Bowie, Iggy Pop by Milton H. Greene



Milton H. Greene - Ron Wood, David Bowie, Iggy Pop, 1980



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Sei il primo!





cup3storich3tinte: Joe Carter



Il reverendo Carter, in attesa di una visita dal KKK dopo aver osato registrarsi per votare, fa la guardia sulla sua veranda,  West Feliciana Parish, Louisiana, ca. 1964

- Fotografia di Bob Adelman -

Joe Carter era un reverendo e agricoltore, originario della Louisiana, Carter viveva e lavorava nella Parrocchia di West Feliciana, in Louisiana. Nell'agosto del 1962 Carter tentò di iscriversi per esercitare il suo diritto di voto ma fu incarcerato per 13 ore.
L'ottobre seguente, con il supporto degli iscritti al Congresso di uguaglianza razziale, Carter tentò nuovamente di iscriversi per votare e riuscendoci divenne il primo afroamericano a votare a West Feliciana.



LI Huo-Zeng



李火增 LI Huo-Zeng - 李林招治肖像, 1940



Georges Antoine Rochegrosse [French Painter, 1859-1938]



Georges Rochegrosse - Le bal des ardents (1889)



lunedì 20 agosto 2018

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Azure Ray - The Heart Has Its Reasons






Jules-Eugène Lenepveu [French Neoclassical Painter, 1819-1898]



Jules Eugène Lenepveu - Joan of arc burning at stake (1886-90)



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TU SEI IL PRIMO





Paul Auster





Tama



Tama - Oneiromancy
from: “Secret Mode”



Anne Sexton



La Doppia Immagine
: :  Anne Sexton  : :

A novembre compio trent'anni.
Sei ancora piccola, hai solo tre anni.
Guardiamo le foglie gialle, sono stremate,
turbinano nella pioggia d'inverno,
cadono e s'acquattano. Ed io ricordo
i tre autunni che non hai passato qui.
Hanno detto che mai ti avrei riavuto.
Ti dico quel che mai saprai davvero:
le congetture mediche
che spiegano il cervello non saranno mai reali
quanto queste foglie abbattute.

Io, che ho tentato due volte d'ammazzarmi,
ti avevo dato un nomignolo
appena arrivata, nei mesi del piagnucolare;
poi una febbre t'è rantolata in gola
ed io mi muovevo come una pantomima
attorno al tuo capino.
Angeli brutti mi hanno parlato. La colpa,
dicevano, era mia. Facevano gli spioni
come streghe verdi versando nella testa la rovina
come un rubinetto rotto;
come se la rovina avesse allagato la pancia e sommerso la culla,
un vecchio debito che dovevo accollarmi.

La morte era più semplice di quanto credessi.
Il giorno che la vita t'ha restituito sana e salva
Ho lasciato le streghe rapire la mia anima in colpa.
Ho finto d'esser morta
finché uomini bianchi m'hanno spompato il veleno,
m'hanno messo senza braccia e slavata
nella manfrina di scatole parlanti e letti elettrici.
Ridevo a vedermi messa ai ferri in quell'hotel.
Oggi le foglie gialle
sono stremate. Mi chiedi dove vanno.
Ti dico che l'oggi ha creduto in se stesso, altrimenti cedeva.

Oggi, piccina mia, Gioia,
ama il tuo essere dove adesso vive.
Non esiste un Dio speciale cui rivolgersi; o se c'è,
allora perché t'ho fatto crescere altrove.
Tu non riconoscevi la mia voce
quando tornavo a casa a trovarti.
Tutti i superlativi
di alberi di Natale e vischi del futuro
non ti aiuteranno a sapere le feste che hai perduto.
Nel tempo che non amai me stessa
venni in visita a te su marciapiedi spalati,
mi tenevi per un guanto.
Dopo questo fu di nuovo neve.

2.

Mi hanno spedito lettere con tue notizie
e io cucivo mocassini che non avrei mai usato.
Quando cominciai a sopportarmi
andai a stare con la mamma. Troppo tardi,
troppo tardi, dissero le streghe, per stare con la mamma.
Non me ne sono andata.
Ma un ritratto mi son fatto.

Dal manicomio nel parziale ritorno
venni alla casa di mia madre a Gloucester.
Ed ecco come venni ad abbrancarla,
ed ecco come venni a perderla.
Mia madre disse, per il suicidio io non posso dar perdono.
Non l'hai mai potuto.
Ma un ritratto lei m'ha fatto.

Ho vissuto da ospite rabbioso,
parzialmente rammendata, bimba esorbitante.
Ricordo che mia madre faceva del suo meglio.
Mi portò a Boston per farmi cambiare il taglio.
Sorridi come tua madre, disse il capocciante.
Non mi pareva interessante.
Ma un ritratto mi son fatto.

C'era una chiesa là dove sono cresciuta,
là in bianchi armadi fummo inchiavati
come coro di marinai, o puritani, irreggimentati.
Mio padre passava col piattino per la questua.
Dissero le streghe, troppo tardi per esser perdonata.
E non fui propriamente perdonata.
Ma un ritratto m'hanno fatto.

3.

Quell'estate gettiti irrigui s'inarcavano
a pioggia sull'erba rivierasca.
Parlavamo di siccità
mentre il prato corroso dal salmastro
nuovamente raddolciva.
Per passare il tempo falciavo l'erba
e la mattina mi facevo fare il ritratto,
fissando il sorriso nella formalità.
Ti ho spedito il disegnino di un coniglio,
e una cartolina col Motif number one
come se fosse normale
essere madre ed essersene andata.

Hanno appeso il ritratto nella fredda luce
del lato nord, che bene mi si addice,
per farmi stare bene.
Soltanto mia madre s'ammalò.
Mi volse le spalle, come se la morte contagiasse,
come se la morte si riflettesse,
come se il mio morire l'avesse corrosa.
Ad agosto avevi due anni, ma era dubbio il calcolo dei giorni.
Il primo settembre mi guardò in faccia
e mi disse che le avevo attaccato il cancro.
Le mozzarono le colline dolci
e ancora non avevo la risposta.

4.

Quell'inverno lei tornò
parziale ritorno
alla sterile suite
di medici, nauseante
crociera di raggi X,
l'aritmetica delle cellule impazzita.
Parziale intervento,
braccio grasso, prognosi infausta,
li ho sentiti dire.

Durante le burrasche marine
lei si fece fare il ritratto.
Caverna di uno specchio,
appeso al lato sud;
una coppia di sorrisi, una copia di lineamenti.
E tu mi assomigliavi sconosciuto
viso mio, tu lo indossavi.
Dopotutto eri mia.

Ho svernato a Boston,
sposa senza figli,
niente di dolce da spartire,
con le streghe a fianco.
Ho perduto la tua infanzia,
tentato un altro suicidio,
subito il secondo hotel dei sigilli.
M'hai fatto un Pesce d'Aprile.
Abbiamo riso insieme, fu cosa buona.

5.

Per l'ultima volta m'hanno dimesso
il primo maggio;
laureata in casi mentali,
con l'assenso dell'analista,
un libro finito di versi,
la macchina da scrivere e le borse.

Quell'estate imparai a rimettere vita
nelle mie sette stanze,
andavo su barchette a cigno, al mercato,
rispondevo al telefono,
da brava moglie offrivo da bere,
facevo l'amore fra crinoline e abbronzature d'agosto.

E tu venivi ogni weekend. No, mento.
Venivi di rado. Fingevo che c'eri
bimba farfalla, porcellina
guance di gelatina,
tre anni di disobbedienza,
ma splendida sconosciuta.

E dovevo imparare
perché volevo morire invece che amare,
perché mi faceva male la tua innocenza,
e perché accumulo le colpe
come un giovane internista
rivela i sintomi e la certa evidenza.

Quel giorno d'ottobre che andammo a Gloucester
le colline rosse mi ricordavano
la pelliccia di volpe rossa sdrucita
in cui giocavo da bambina,
immobile come un orso, una tenda,
una gran caverna che ride, pelliccia di volpe rossa.

Oltrepassammo il vivaio dei pesci,
il baracchino dove vendono l'esca,
Pigeon Cove, lo Yacht Club,
Squall Hill, verso la casa in attesa
ancora, la casa sul mare.
E due ritratti sono appesi su opposte pareti.

6.

Al lato nord il mio sorriso al suo posto è fissato,
risalta nell'ombra il mio viso ossuto.
Mentre posavo lì cosa avevo sognato
tutta me negli occhi in attesa,
il giovane viso, la zona del sorriso,
trappola per volpi.

Al lato sud il suo sorriso al suo posto è fissato,
le guance vizze come orchidee appassite;
mio specchio beffardo, mio amore spodestato,
mia immagine prima. Mi occhieggia dal ritratto
quella testa di morte impietrita
che avevo sopraffatto.

L'artista ci fissò alla svolta;
si sorrideva inquadrate nelle tele
prima di scegliere strade da prima separate.
La pelliccia di volpe rossa doveva esser bruciata.
Mi decompongo sulla parete
come Dorian Grey.

E questa fu caverna di uno specchio,
una donna sdoppiata che si fissa
come se il tempo l'avesse impietrita
- due signore in terra d'ombra assise -
Hai dato un bacio alla nonna,
e lei ha pianto.

7.

Non potevo tenerti
tranne il weekend. Ogni volta venivi
stringendo il disegnino del coniglio
che ti avevo spedito. Per l'ultima volta
disfo i tuoi bagagli. Ci tocchiamo senza un contatto.
La prima volta hai chiesto il mio nome.
Ora rimani per sempre. Dimenticherò
che sbalzavamo cozzandoci come marionette
appese a fili. Non era l'amore
ridursi al weekend.
Ti sbucci le ginocchia, impari il mio nome,
traballando sul marciapiede piangi e chiami.
Mi chiami mamma e ricordo ancora mia madre,
che altrove, nei dintorni di Boston, muore.

Ricordo che ti chiamammo Gioia
per poterti chiamare gioia.
Arrivasti come un ospite imbarazzato
allora, tutta fasciata umida meraviglia
alla mia mammella pesante.
Avevo bisogno di te. Non volevo un maschio,
solo una femmina, un topino lattoso di bimba,
da sempre amata, da sempre esuberante
nella casa di se stessa. Ti chiamammo Gioia.
Io, che non fui mai certa d'esser femmina,
avevo bisogno di un'altra vita,
di un'altra immagine per ricordarmi.
E fu questa la mia più grave colpa;
tu non potevi curarla o lenirla.
Ti ho fatta per trovarmi.


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Stephen Mackey





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Michael Peto



Michael Peto - Street scene, Dundee, 1959


Markus Matthias Krueger





Nobuyoshi Araki



Nobuyoshi Araki from "Colourscapes" 1991 - 2011



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Nick Sullo, also known as xsullo





Mark of the Witch (1970, directed by Tom Moore)





Marald Art







Jerónimo Jacinto de Espinosa [1600-1667, pintor barroco español]



Jerónimo Jacinto de Espinosa - Penitent Magdalene (ca. 1650)
Museum of Fine Arts of Valencia, Spain




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Eugene Ionesco



"Ci sono più persone morte che vive. E il loro numero è in aumento. Quelle viventi diventano sempre più rare."

Eugene Ionesco, Il rinoceronte



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Aldo Riso


Aldo Riso nasce a Santa Maria di Leuca nel 1928.

Laureato in legge, si avvicina giovanissimo alla pittura prediligendo i temi del paesaggio. Grande viaggiatore, testimonia continuamente l'amore per le proprie origini ritraendo nelle sue opere scorci della Puglia e dell'Italia meridionale in generale.

Grazie ad un particolarissimo e pulitissimo uso della tecnica dell'acquarello, il suo immaginario artistico lo consacra ad un notevole successo di mercato che lo porta ad esporre in Italia e all'estero.

A partire dal 1956, anno della sua prima mostra, Aldo Riso espone, oltre che in Italia, anche a Colonia, Berlino, Vienna, Parigi, Philadelphia, Belgrado, Atene, Barcellona, Madrid, Montreal, Toronto, New York, Mexico City, Buenos Aires, Asuncion e in Sud Africa. Le sue opere sono presenti in numerosissime collezioni pubbliche e private.

Aldo muore a Roma nel febbraio del 2008.

Questa la mia modesta collezione.



Aldo Riso - I miei tetti (n.d. - 1900)
Acquerello - 90 x 50 cm - Mia collezione




Aldo Riso - Sole a Manduria (n.d. - 1900)
Acquerello - 16 x 13,5 cm - Mia collezione






domenica 19 agosto 2018

Paraguayan Army’s Special Forces Cavalry



A member of Paraguayan Army’s Special Forces Cavalry with a snake around his neck
marches in front of Paraguay’s President during a military parade in Asuncion, Paraguay.



Otto Dix



Otto Dix - Streichholzhaendler (1920)



The Burning (1981, diretto da Tony Maylam)

















sabato 18 agosto 2018

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