sabato 14 marzo 2026
Le streghe in viaggio
Italian School
The witches on their way to the Sabbath: one is on a black cat, another on a broom and the third on a dragon carries an elixir
(Le streghe in viaggio verso il sabba: Una è su un gatto nero, un'altra su una scopa e la terza su un drago porta un elisir)
Incisione
Salvator Rosa [Pittore, incisore e poeta italiano di epoca barocca, 1615-1673]
È molto vero che la concordia è madre del matrimonio,
ma il matrimonio è padre della discordia.
: : Salvator Rosa, Il teatro della politica, ca. 1669 : :
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Simon Prades [Germania, b. 1985] / The Bird / Alfred Hitchcock / Tippi Hedren
Tippi Hedren in una scena del film
Svelata l’identità di Banksy: “L’artista ha cambiato nome legalmente, ecco come si chiama oggi”
mia foto - "Banksy" - Falling Shopper, Mayfair, Londra (2011), 2016
.
Un'inchiesta della Reuters, partita da un'opera
in Ucraina, ha ricostruito l'identità:
nato Robin Gunningham, oggi si chiama David Jones.
Il cantante dei Massive Attack è un suo collaboratore
All’anagrafe, alla nascita, era Robin Gunningham, classe 1973. Ora, invece, il suo nome è diventato David Jones, uno dei più comuni in Inghilterra. È in questo modo che Banksy, il più noto street artist mondiale, è riuscito a tutelare la sua identità nel corso degli anni. Fino a oggi. Quando Reuters ha pubblicato un lavoro investigativo curato da tre giornalisti che è riuscito a dargli un nome e un volto. Lo ha fatto partendo dall’Ucraina, dove Banksy dipinse alcune opere a Borodyanka dopo l’inizio dell’invasione russa.
E, alla luce del lavoro di una delle più importanti agenzie di stampa mondiali, ora si può dire che nel 2008 il Mail on Sunday aveva ragione nell’affermare che lo street artist fosse Robin Gunningham, nato 53 anni fa a Bristol. Ma nel frattempo quell’uomo, probabilmente per tutelare l’anonimato che ha contribuito ad alimentare le imprese leggendarie intorno ai suoi graffiti realizzati con stencil e vernice, ha cambiato legalmente nome ed è diventato David Jones, uno dei nomi più comuni in Gran Bretagna e anche il nome di battesimo di David Bowie, il cui alter ego Ziggy Stardust ispirò il ritratto di Banksy della Regina Elisabetta.
L’inchiesta della Reuters ha incrociato tutti i particolari noti sul popolarissimo artista, a partire da ogni foto e video dove Banksy compare anche a volto coperto, con nuovi decisivi documenti, in particolare quelli su un arresto avvenuto nel 2000 a New York. I giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, partendo da un’opera realizzata da Banksy in Ucraina, hanno indagato ogni traccia lasciata dall’artista, arrivando anche ad un’altra conclusione: Robert Del Naja, il frontman dei Massive Attack, anche lui negli anni fortemente sospettato di essere Banksy, è sicuramente un collaboratore dell’artista, con cui potrebbe avere realizzato anche alcune opere a quattro mani.
mia foto - Banksy - "The Guard Dog", Cargo Club, Shoreditch, Londra (2003), 2016
venerdì 13 marzo 2026
Jules Lefebvre
Jules Lefebvre - Lady Godiva (1891)
Oil on canvas - 62 x 39 cm - Musée de Picardie , Amiens and Picardy, France
Giovanni Segantini
Matita colorata, pastello, matita dorata su carta, crayon Conté
65 × 48 cm - St. Moritz, Segantini Museum
Felice Casorati
Felice Casorati - Donna davanti alla tavola (1936)
Olio su tavola - 119,5 × 89,5 cm
Collezioni d’Arte e di Storia della Collezione Cassa di Risparmio di Bologna
Pieter Bruegel the Elder [Flemish Northern Renaissance Painter, ca.1525-1569]
"Daar hangt de po uit"
(Il vaso da notte è appeso fuori)
Una situazione che non è come dovrebbe essere, o che le cose siano in disordine
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Katsushika Hokusai [Giappone, 1760–1849]
Katsushika Hokusai - Karyōbinga (Uccello mistico)(1820–33)
Inchiostro e colore su carta - 21,7 x 17,9 cm
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Questa cartolina di Capodanno surimono raffigura un mistico uccello buddista (karyōbinga in giapponese; kalavinca in sanscrito), caratterizzato da un corpo di uccello e una testa umana. Si dice che non ci si possa mai stancare di ascoltare la musica celestiale di questa creatura.
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Dennis Lehane [Scrittore statunitense, b.1966]
Spesso la cosa più difficile da affrontare non erano le vittime (dopotutto si trattava di morti, che non provavano più dolore), ma i loro cari condannati a un futuro da morti viventi, svuotati, impermeabili alla sofferenza per aver imparato che, a volte, le cose più terribili succedono davvero.
: : Dennis Lehane, Mystic River. La morte non dimentica : :
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Arnold Bocklin [Swiss Symbolist Painter, 1827-1901]
Olio su tela - 57 x 77 cm - Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe
Shōichi Yokoi
Il 24 gennaio 1972, nel cuore della giungla di Guam, due cacciatori che stavano controllando le loro trappole notarono un movimento tra le fronde. Pensarono fosse un cinghiale. Poi capirono che era un uomo.
Era magrissimo, vestito con abiti cuciti a mano, gli occhi spalancati dalla paura. Stringeva una lancia rudimentale. Cercò di fuggire, ma era troppo debole. Quando lo fermarono e gli parlarono, ris pose in un giapponese quasi sussurrato:
«Mi chiamo Shōichi Yokoi.»
Era sergente dell’Esercito Imperiale Giapponese.
Si nascondeva lì dal 1944.
Ventotto anni. Da solo.
Yokoi era nato nel 1915 nella prefettura di Aichi. Prima della guerra era un giovane sarto, silenzioso e preciso, abile con ago e filo. Nel 1941 fu arruolato e inviato prima in Manciuria, poi sull’isola di Guam.
Nell’estate del 1944 gli americani attaccarono l’isola. La battaglia fu devastante. Ai soldati giapponesi sopravvissuti fu dato un ordine chiaro: ritirarsi nella giungla e resistere.
Sempre.
Per loro, arrendersi non era un’opzione. Era disonore. Vergogna per la famiglia. Tradimento della patria.
Così scomparvero tra gli alberi.
All’inizio erano in dieci. Vivevano nascosti, cacciavano, si proteggevano e cercavano di evitare le pattuglie americane. Ma la giungla era spietata: fame, malattie, incidenti.
Uno dopo l’altro morirono.
Nel 1964 Yokoi rimase completamente solo.
Eppure sopravvisse.
Usando solo le mani e l’ingegno.
Ricavava fibre dalla corteccia degli alberi per cucirsi i vestiti. Costruiva trappole, affilava bastoni di bambù e trasformava pezzi di metallo trovati nella giungla in lame.
Scavò anche un rifugio sotterraneo, nascosto tra le radici e coperto di rami. Era alto poco più di un metro. Lì visse per quasi trent’anni.
Nel buio.
Nel silenzio.
Si nutriva di frutta, radici, rane, topi e gamberi dei torrenti. Non accendeva fuochi. Non lasciava tracce.
Nel 1952 trovò alcuni volantini lanciati dagli aerei americani: annunciavano che la guerra era finita.
Non ci credette.
O forse non poteva permettersi di crederci.
Continuò a vivere nascosto.
Gli anni passarono. Le stagioni si confondevano una nell’altra. Yokoi evitava qualsiasi contatto umano. Gli ultimi otto anni prima di essere scoperto li trascorse senza parlare con nessuno.
Quando fu riportato alla civiltà pesava appena 36 chili.
Era spaventato, disorientato… ma vivo.
In Giappone il suo ritorno fece scalpore. Migliaia di persone lo accolsero come se fosse un uomo tornato da un altro tempo. I giornali lo chiamarono “l’ultimo soldato dell’Impero”.
Davanti alle telecamere fece un profondo inchino e disse una frase rimasta famosa:
«Torno con molta vergogna.»
Non si vergognava per essersi nascosto.
Ma per essere sopravvissuto senza combattere fino alla morte, come l’ideologia militare dell’epoca pretendeva.
Il Giappone che ritrovò era completamente diverso. L’impero non esisteva più. Il paese era diventato una democrazia moderna, piena di grattacieli, treni veloci e televisori.
Molti giovani non riuscivano nemmeno a immaginare il mondo che lo aveva tenuto prigioniero nella giungla per quasi trent’anni.
Ma tutti rispettavano la sua incredibile forza di volontà.
Yokoi si sposò, scrisse libri e tenne conferenze. Parlava spesso di semplicità, di disciplina e della capacità di vivere con poco.
Non divenne famoso per aver combattuto.
Ma per aver resistito.
Morì nel 1997, all’età di 82 anni.
A Guam oggi esiste una replica della sua caverna, accanto a un piccolo memoriale. Per ricordare una storia che sembra impossibile… ma che è accaduta davvero.
Shōichi Yokoi sopravvisse alla guerra.
Poi sopravvisse alla giungla.
E infine sopravvisse a se stesso.
da: Viaggi nella storia
giovedì 12 marzo 2026
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