domenica 1 novembre 2026
Diana Pančenko
Diana Pančenko, giornalista ucraina, ha un coraggio che è davvero straordinario. Continua a sbugiardare quel terrorista di Zelensky e assieme a lui tutta la propaganda guerrafondaia occidentale:
"Non abbiamo mai scelto la guerra. Ci è stata imposta. L’intera storia post-sovietica dell’Ucraina è caratterizzata da un popolo che ha ripetutamente votato per la calma e la stabilità, non per l’escalation o la NATO.
I radicali e le voci favorevoli alla guerra contro la Russia hanno costantemente perso le elezioni e sono rimasti ai margini. La gente voleva vivere, non combattere.
Anche nel 2019, Zelensky ha ottenuto il 73% dei voti non promettendo di conquistare Mosca, ma promettendo la pace. Ha mentito.
Abbiamo sempre chiesto la pace.
Abbiamo ottenuto guerra, corruzione e dittatura."
Queste parole sono fortissime. Dirompenti. Chissà se questa giornalista otterrà qualche menzione sulla nostra stampa di regime...
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personaggi
Jacek Malczewski [Polish Simbolist Painter, 1858-1929]
Jacek Malczewski - Artist's death (1909)
Olio su tavola di quercia - 107 × 87,5 cm
Muzeum Narodowe w Warszawie (Museo Nazionale di Varsavia, Polonia)
In questo dipinto, Jacek Malczewski condensa i nuclei centrali della sua poetica simbolista, trasformando lo studio di un pittore in un palcoscenico mitologico e psicologico.
Il titolo stesso (La morte dell'artista) esplicita il dramma. Per Malczewski, la fine della vita terrena del creatore non è solo una perdita, ma il momento di massima transizione in cui l'arte si distacca dal suo autore per diventare eterna. La figura maschile distesa, di cui si vedono solo le gambe in primo piano, rappresenta il corpo esanime dell'artista.
Le figure femminili che circondano il corpo non sono semplici modelle, ma incarnazioni allegoriche. La donna seduta a sinistra, con lo sguardo perso nel vuoto, unisce la sensualità della modella alla solennità di una Musa rimasta orfana. La corona di alloro appassito sul capo delle figure evoca la fine del ciclo vitale, la gloria effimera e il lutto.
La figura inginocchiata sulla destra che tocca e bacia il piede dell'artista richiama l'iconografia sacra della deposizione o del pianto sul Cristo morto (in particolare la figura di Maria Maddalena). Questo converte la morte dell'artista in un martirio laico, dove il corpo del pittore viene venerato dalle sue stesse creazioni o ispirazioni.
L'ambientazione è chiaramente lo studio del pittore (si notano il retro delle tele, i cavalletti e gli strumenti di lavoro), ma l'atmosfera è cupa, sospesa e onirica. Malczewski sovrappone il piano reale (il laboratorio artigianale) a quello metafisico (il passaggio all'aldilà), un espediente tipico del simbolismo polacco ed europeo per esprimere l'invisibile attraverso il visibile.
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Johannes Josephus Aarts [Pittore, illustratore e incisore olandese, 1871-1934]
Johannes Josephus Aarts - Der Tod während eines Kampfes (La morte in battaglia)(1920-30)
Una potente figura scheletrica corazzata (la personificazione della Morte) che cavalca un destriero infuriato nel mezzo di una sanguinosa mischia medievale, mentre le fiamme divorano lo sfondo.
Tom Gauld [Fumettista scozzese, b.1976]
PER FAVORE CHIEDETE AI SOSPETTI DI RIUNIRSI IN BIBLIOTECA, HASTINGS:
DESIDERO RIVELARE CHE LE NOSTRE NASCITE SONO CASUALI, LE
NOSTRE VITE PRIVE DI SIGNIFICATO E LE NOSTRE MORTI ASSURDE.
AVENDO INDAGATO SU COSÌ TANTI TERRIBILI OMICIDI NEL CORSO DEGLI ANNI, FORSE
NON SORPRENDE CHE HERCULE POIROT SI SIA RIVOLTO ALL'ESISTENTIALISMO.
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Willem van Dort [Dutch, 1905-1996]
Willem van Dort - The kiss (ca. 1900–20)
Tecnica mista su carta (pastello, carboncino/grafite e gessetto)
Sebbene lo stile ricordi le opere di artisti della Secessione viennese come Egon Schiele (noto per i suoi studi di nudi e coppie avvinghiate con gessetti e grafite), l'immagine esatta appartiene a una specifica tradizione iconografica dell'inizio del XX secolo incentrata sul tema del bacio e dell'abbraccio.
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5 tombe per un medium (1965, diretto da Massimo Pupillo)
In questo film gotico italiano, l'avvocato Albert Kovac si reca in un sinistro castello per curare il testamento del dottor Hauff, scoprendo che l'uomo è morto da tempo. Lo spirito del medium torna però dall'oltretomba per vendicarsi dei suoi cinque assassini, decimandoli implacabilmente evocando i cadaveri rianimati di antichi appestati.
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La Morte e il Leone
Maestro sconosciuto della Media Franconia
Der Tod auf dem Löwen (La Morte e il Leone)(1513)
Automa tardogotico in legno di tiglio
Bayerisches Nationalmuseum, Monaco di Baviera, Germania
L'opera proviene dall'Abbazia di Heilsbronn (Franconia Centrale, Germania). La statua era l'elemento decorativo e meccanico di un monumentale orologio situato nel coro della chiesa abbaziale. Allo scoccare di ogni ora, un meccanismo interno faceva muovere il braccio destro dello scheletro e la mascella, portando la Morte a colpire con un osso una campanella nascosta nella gola del leone, ricordando ai fedeli la transitorietà di ogni cosa terrena.
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Adam Burke [American, b.1975]
Adam Burke - Ancient Death Triumph
Ancient Death Triumph, è stato utilizzato tra le altre cose come copertina per l'omonimo terzo album in studio della band death metal tedesca Slaughterday uscito nel 2020. L'illustrazione di Burke riflette perfettamente lo stile cupo, epico e smaccatamente old-school che caratterizza le 9 tracce del disco.
Josef Koudelka [Fotografo ceco-francese, b. 1938] / L'Encierro & San Fermín
Josef Koudelka - Spain, 1977
Lo scatto immortala un momento della tradizionale corsa dei tori (encierro), in cui un gruppo di uomini terrorizzati cerca scampo arrampicandosi disperatamente su un muro per sfuggire a un toro.
L'encierro (che significa letteralmente "chiusura" o "recinto") affonda le sue radici in una necessità puramente logistica del Medioevo, evolvendosi solo successivamente nello spettacolo adrenalinico e controverso che conosciamo oggi.
La tradizione nasce nel nord-est della Spagna intorno al XIV secolo per ragioni commerciali. Gli allevatori che dovevano portare i tori dalle campagne o dai recinti fuori città fino alle arene (plazas de toros) per i mercati o per i combattimenti non avevano mezzi di trasporto dedicati. L'unico modo era guidare la mandria a piedi o a cavallo attraverso le strade cittadine all'alba, quando le vie erano deserte, per rinchiuderli nelle stalle dell'arena.
Con il tempo, lungo il percorso urbano sbarrato per sicurezza, i giovani del posto e i garzoni dei macellai iniziarono a sfidare le autorità. Per dimostrare la propria audacia e il proprio coraggio, iniziarono a saltare in strada mettendosi a correre davanti o in mezzo ai tori per spronarli e accelerare il loro cammino verso l'arena. Quella che era nata come una mansione di lavoro si trasformò gradualmente in una prova di virilità e in una competizione popolare spontanea.
Sebbene si tengano encierros in moltissimi paesi e villaggi della Spagna (e del Portogallo) durante le feste estive, l'evento è diventato internazionalmente famoso grazie ai Sanfermines di Pamplona, la festa in onore di San Firmino che si tiene ogni anno dal 6 al 14 luglio.
La fama mondiale esplose definitivamente nel 1926 grazie allo scrittore americano Ernest Hemingway, che descrisse magistralmente l'atmosfera del festival e la tensione della corsa nel suo celebre romanzo Fiesta (Il sole sorge ancora).
Oggi, l'encierro moderno si svolge seguendo regole ferree di sicurezza, transenne in legno e canti rituali prima della corsa per invocare la protezione del Santo, pur rimanendo una tradizione ad altissimo rischio che attira appassionati (e critiche) da tutto il mondo.
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William Heath Robinson [Artista britannico, 1872–1944]
William Heath Robinson - The Frog And The Stork (Una cicogna e un rospo)(1913)
Illustrazione realizzata per la fiaba "La figlia del Re della Palude" (The Marsh King's Daughter) di H.C.Andersen
Sebbene oggi William Heath Robinson sia ricordato nel Regno Unito soprattutto per i suoi disegni umoristici di macchine assurdamente complicate e marchingegni stravaganti (qui)(tanto che l'espressione "Heath Robinson contraption" è entrata nel dizionario per indicare un'invenzione bizzarra e sovraccarica), l'opera in questione appartiene al suo periodo d'oro come illustratore serio e poetico di fiabe classiche, caratterizzato da un tratto delicato e atmosfere sognanti.
Nella fiaba di Andersen, la creatura che sembra una semplice rana o rospo è in realtà Helga, la bellissima figlia del Re della Palude e di una principessa egiziana. A causa di un potente incantesimo, Helga subisce una tragica doppia metamorfosi: di giorno ha l'aspetto di un brutto rospo ma possiede un carattere dolce, mentre di notte riprende le sue sembianze umane ma diventa crudele e malvagia.
Lo stile di questa specifica tavola, con i suoi ampi spazi vuoti (il concetto di ma nella composizione giapponese), le linee nette in inchiostro nero e la forte asimmetria, mostra una chiara influenza delle stampe ukiyo-e e del minimalismo orientale, che influenzarono fortemente gli illustratori europei a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
In basso a destra, all'interno del piccolo riquadro, si può notare la firma stilizzata dell'artista con le sue iniziali intrecciate (WHR), un marchio di fabbrica che inseriva con discrezione per non spezzare l'equilibrio visivo della pagina.
Rogier van der Weyden [Netherlandish Northern Renaissance Painter, ca.1400-1464]
Beato Angelico - Pietà (ca.1438-40)
Tempera su tavola - 38x46 cm - Alte Pinakothek, Monaco di Baviera, Germania
Una straordinaria fusione tra la tradizione medievale e le novità del Rinascimento fiorentino.
1. La composizione geometrica e prospettica
A differenza dei tradizionali e drammatici "Compianti" medievali, l'Angelico organizza la scena con un rigore geometrico assoluto:
1.1. La simmetria perfetta: Il corpo di Cristo è l'asse centrale. Ai lati, le figure della Vergine e di San Giovanni creano una linea orizzontale perfetta con le braccia distese di Gesù, formando una sorta di croce invisibile.
1.2. L'apertura del sepolcro: La fessura rettangolare e scura del sepolcro alle spalle di Cristo funge da cornice geometrica, che mette in risalto il candore del corpo divino per contrasto.
1.3. La scatola spaziale: Le rocce retrostanti si aprono come quinte teatrali, creando una profondità prospettica ancora pionieristica per l'epoca (siamo intorno al 1440).
2. Il "tappeto fiorito" (L'Hortus Conclusus)
Il prato su cui poggiano i personaggi non è uno sfondo generico, ma un dettaglio ricchissimo di significati:
2.1. Rappresenta un giardino mistico costellato di specie botaniche dipinte con precisione quasi scientifica.
2.2. Simboleggia la purezza della Vergine e la promessa della Resurrezione: dal terreno della morte (il sepolcro) nasce una vita nuova e rigogliosa.
3. La "Pietà geometrica" che ispirò i Fiamminghi
Questo dipinto ebbe un'eco straordinaria anche fuori dall'Italia. Il celebre pittore fiammingo Rogier van der Weyden, durante il suo viaggio a Firenze nel 1450, rimase talmente colpito da questa tavola da riprenderne la struttura compositiva (il corpo sorretto davanti al sepolcro rettangolare) per la sua famosa Deposizione (oggi agli Uffizi), arricchendola però con il tipico realismo nordico.
4. Una spiritualità silenziosa
Mentre molti contemporanei dipingevano il dolore con pianti disperati e volti distorti, l'Angelico sceglie la via della commozione trattenuta. Il dolore di Maria e Giovanni è composto, solenne e meditativo. È un invito alla preghiera e alla contemplazione teologica più che alla pura empatia emotiva.
sabato 31 ottobre 2026
John Anster Fitzgerald
John Anster Fitzgerald - Sea Sprites (Fate marine)(1870)
Olio su tela - 50,8 x 64,77 cm - Collezione privata
Creature eteree, folletti e fate marine che volano o scivolano sopra un mare tempestoso, con figure spettrali sulla sinistra e una fata con ali verdi e vesti scure in primo piano.
Misteriosa, onirica e venata di un romanticismo oscuro tipico dell'immaginario fantastico dell'Inghilterra del XIX secolo quest'opera è un esempio di pittura vittoriana di genere fiabesco e fantastico (Victorian fairy painting).
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1800,
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Domenico Ghirlandaio
Domenico Ghirlandaio - Ritratto di uomo anziano (1488-90)
La scelta di Domenico Ghirlandaio di ritrarre questo uomo anziano, nonostante i segni evidenti della malattia cutanea sul naso (il rinofima), risponde a motivi profondi legati alla rivoluzione culturale e artistica del Rinascimento fiorentino:
Il superamento della bellezza idealizzata: A differenza del Medioevo, dove il brutto o il deforme erano associati al male o al peccato, il Rinascimento riscopre l'interesse scientifico e umanistico per la realtà. Gli artisti volevano dipingere il mondo così com'era, senza filtri, celebrando la natura in ogni sua forma e difetto.
L'amore oltre l'apparenza: Questo disegno è lo studio per il celebre dipinto Ritratto di vecchio con nipote conservato al Museo del Louvre. Nel quadro finale, l'uomo abbraccia con immensa tenerezza il nipotino, che lo guarda negli occhi con pura ammirazione. Ghirlandaio ha voluto dimostrare che la deformità fisica non intacca minimamente la dignità, la dolcezza e la bellezza interiore dell'anima o degli affetti familiari.
Il valore della memoria: L'uomo ha gli occhi chiusi, il che ha spinto molti storici dell'arte a ipotizzare che Ghirlandaio abbia preso i suoi lineamenti sul letto di morte o subito dopo (una pratica comune per preservare le sembianze di una persona cara prima che andassero perdute per sempre).
Come scrisse il celebre critico d'arte Bernard Berenson a proposito di questo volto: «Tale deformità, tuttavia, non è repellente, né menoma la dignità di quel volto».
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*Domenico Ghirlandaio,
1400,
illustrazioni e drawing
Emily Dickinson
The name—of it—is "Autumn"—
The hue—of it—is Blood—
An Artery—upon the Hill—
A Vein—along the Road—
Great Globules—in the Alleys—
And Oh, the Shower of Stain—
When Winds—upset the Basin—
And spill the Scarlet Rain—
It sprinkles Bonnets—far below—
It gathers ruddy Pools—
Then—eddies like a Rose—away—
Upon Vermilion Wheels—
Il nome – suo – è “Autunno” –
Il colore – suo – è Sangue –
Un’Arteria – sulla Collina –
Una Vena – lungo la Strada –
Grandi Globuli – nei Viali –
E Oh, l’Acquazzone di Tinte –
Quando i Venti – rovesciano il Bacile –
E versano Pioggia Scarlatta –
Sparpaglia Berretti – laggiù –
Forma rubicondi Stagni –
Poi – avvolgendosi come una Rosa – se ne va –
Su Vermiglie Ruote –
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poesia
Werewolves (2024, diretto e co-prodotto da Steven C. Miller)
Un anno prima degli eventi narrati, una rarissima Superluna ha attivato un gene latente nel DNA umano, trasformando istantaneamente chiunque fosse esposto alla luce lunare in un feroce lupo mannaro per una notte, provocando circa un miliardo di morti in tutto il mondo.
Allo scoccare del secondo anno ("Year 2"), il fenomeno astrale sta per ripetersi. Il biologo molecolare ed ex marine Wesley Marshall corre contro il tempo per testare un siero preventivo (chiamato Moonscreen) in un laboratorio. Quando l'esperimento fallisce e le cavie infette scappano scatenando il caos, Marshall deve farsi strada armi in pugno in una città infestata da mostri per raggiungere la sua casa fortificata e mettere in salvo la propria famiglia.
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