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sabato 14 dicembre 2019

L'H4B4N4







Fabrizio de Andrè - Un Blasfemo








Giuseppe Calvi [Italian, 1895–1983]




Giuseppe Calvi - Plenilunio
Oil on canvas - 100 x 120 cm




4 🐱 → 4







4 🐱 → 3








4 🐱 → 2







4 🐱 → 1







Henri Berssenbrugge




Henri Berssenbrugge - Calèche et pavés la nuit, 1910-29




David Foster Wallace





"La terapeuta, alla quale in quella fase restava meno di un anno di vita, a quel punto aveva fatto una breve interruzione per esternare ancora una volta alla persona depressa la sua (cioè della terapeuta) convinzione che odio verso se stessi, colpa tossica, narcisismo, auto commiserazione, bisogno, manipolazione, e molti altri comportamenti basati sulla vergogna che presentavano tipicamente gli adulti endogenamente depressi andavano meglio interpretati come difese psicologiche erette da un residuale Bambino ferito che c'è in Te contro la possibilità di trauma e abbandono. Tali comportamenti, in altre parole, erano primitive profilassi emotive la cui vera funzione era di precludere l'intimità; erano corazze psichiche per mantenere gli altri a distanza in modo che loro (cioè gli altri) non si avvicinassero emotivamente alla persona depressa tanto da infliggerle ferite che potevano fare da eco e specchio delle profonde ferite residuali risalenti all'infanzia della persona depressa, ferite che la persona depressa era inconsciamente decisa a tenere a tutti i costi represse."


David Foster Wallace, Brevi interviste con uomini schifosi, La persona depressa.




Antonio Frasconi [Uruguayan - American visual artist, 1919 - 2013]





Antonio Frasconi - The Bull (My Turn)(1952)




Paul Dardé [1888 - 1963, French sculptor]








Paul Dardé [1888 - 1963, French sculptor]




Paul Dardé - Eternalle Douleur (1918)
musée d'Orsay, Parigi, Francia




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Yep, this about sums it up.. via pinterest




No Sleep Club








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Cornelis Saftleven [Dutch Baroque Era Painter, ca.1607-1681]




Cornelis Saftleven - Allegory of Human Folly (1629)
Oil on panel - Fondation Custodia, Collection Frits Lugt, Paris




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Torsten Gajda [Europe / Germany / Berlin / Berlin]




Torsten Gajda - Vanessa

Dualità vita/morte


Dualità vita/morte atzeca





Sleep tight by ThatAintRightItsAllLeft







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Pawel Kuczynski








Beast of Cinglais




Beast of Cinglais (XVII sec.)




Dino Valls [b. 1959, pittore spagnolo surrealista]




Dino Valls - Triptycha (2017)
Óleo y pan de plata / tabla - 55 x 38 cm



Jan van den Hoecke [Flemish Baroque Era Painter, 1611-1651]




Jan van den Hoecke - Hero laments the dead Leander (1635-37)




Orairegye!

(lingua Nkore, lingua bantu parlata dal popolo Nkore e Hima nel Sud dell'Uganda)






"Cioè uno vi dice che parla con la madonna due volte
a settimana ed invece di chiamare un’ambulanza lo votate."



: :  Danilo@Tremenoventi  : :


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giovedì 12 dicembre 2019

Mr. Robot Soundtrack - Subway scene Season 2 (S02E10)








Max Pietschmann, 1897








Remedios Varo [Spanish-born Mexican Surrealist Painter, 1908-1963]




Remedios Varo - The Pollution of the Water (1947)





Mark Rothko [Latvian-born American Abstract Expressionist Painter, 1903-1970]




Mark Rothko - Untitled (1969)
Oil on paper laid on canvas - 177.8 x 102.9 cm




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Franklin Carmichael [Canadian Group of Seven Painter, 1890-1945]




Franklin Carmichael - Mirror Lake (1929)




Arthur Elgort




Arthur Elgort - Wendy Whitelaw, Park Avenue, NYC, 1981






Tokyo








super maman! by Chris Cheker©








Mr. Robot Soundtrack - Subway scene Season 2 (S02E10)








martedì 10 dicembre 2019

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Collective Soul - Heavy







Ferdinand Georg Waldmüller [Pittore e scrittore austriaco, 1793-1865]




Ferdinand Georg Waldmüller - Die Römische Ruine in Schönbrunn (1832)
Oil on canvas - 23.2 x 28.5 cm - Österreichische Galerie Belvedere, Vienna, Austria




Andrew Bonneau




Andrew Bonneau - Skull With Dark Background




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Suehiro Marou









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Alena Aenami







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Gustav Klimt [Austrian Art Nouveau Painter, 1862-1918]




Gustav Klimt - Reclining nude (ca. 1913)
Graphite - 37,8 x 57,2 cm
dalla collezione lascito di Scofield Thayer al Metropolitan Museum Of Art, NYC







Garis Edelweiss








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Sarah Graley [vignettista britannica, b. 1991]








Frida Kahlo [Mexican Painter, 1907-1954]




Frida Kahlo - Ciò che ho visto nell'acqua e ciò che l'acqua mi ha dato - (1938)



Quel che l’acqua le ha dato: Frida Kahlo nella vasca da bagno
di Chiara Puntil
13 Maggio 2014 

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La storia (history) dell’arte è fatta di tante storie (stories), più o meno vere, più o meno plausibili. E questa storia, poco importa se è solo una mia invenzione, a me piace immaginarla così.

È un freddo pomeriggio del novembre 1938, in una camera d’albergo di New York, e lei è nella stanza da bagno. Si gode il silenzio, la solitudine, dopo giorni fatti di chiacchiere e convenevoli, in cui il suo ruolo è quello dell’animale esotico, la moglie del famoso artista che, guarda un po’, sa dipingere anche lei (eccome, se sa dipingere, si dicono i galleristi mentre guardano le sue tele, i suoi colori, le sue sopracciglia). I vestiti sono per terra. La gonna, la sottogonna, la camicetta, lo scialle colorato, la pesante collana che le ha regalato Diego, ora sono solo un mucchio in un angolo. Solo i capelli sono ancora perfettamente intrecciati, quasi una corona che la fa camminare a testa alta, fiera, regale. Le trecce e il rossetto rosso, e nient’altro.

I piedi sono ancorati alle piastrelle di ceramica, fermi da così tanto tempo da essersi quasi incollati a quella superficie liscia e fredda. Sigaretta fra le dita, ascolta il borbottio dell’acqua farsi sempre più attutito mentre aspetta che la vasca si riempia. La cenere cade sul pavimento mentre il suo sguardo vaga attraverso la stanza. Le piastrelline del pavimento, esagoni bianchi che a intervalli ben precisi cedono il posto ad un esagono nero, il biancore lucido della vasca da bagno ormai quasi colma, lo scintillio dei rubinetti d’acciaio, le lampadine sopra lo specchio. Chiude il rubinetto, ed è un attimo: la gamba destra – quella più debole, quella più corta – striscia contro la sinistra, in quel che è quasi un passo di danza. Testa l’acqua con l’alluce, vi immerge il piede e poi la gamba, sposta il peso e poi l’altra gamba e poi, sigaretta ormai per terra, scivola dentro la vasca.

Si lascia andare. Appoggia la schiena, inclina la testa contro il bordo, stira le gambe. Permette all’acqua di accoglierla.
L’acqua avvolge, l’acqua trasporta, l’acqua purifica, l’acqua consacra. L’acqua fa brillare le sue cicatrici come se fossero di nuovo fresche, l’acqua fa emergere ricordi e paure. La sua infanzia, la sua famiglia, le sue radici al di là dell’oceano. Un grattacielo, come quelli di cui è circondata qui a New York. Vulcani e fiori di cactus, scheletri e conchiglie. Un vestito che fluttua in superficie. L’acqua uccide. Un uomo con una maschera, un corpo (un cadavere?) di donna gonfio e giallastro, una corda intorno al collo. Su essa sta in bilico un minuscolo acrobata, in compagnia di ragni e di vermi. E poi le sue gambe, i suoi piedi dalle unghie laccate di rosso.

quel che l'acqua mi ha dato
Quel che l’acqua mi ha dato (o Ciò che ho visto nell’acqua, 1938) non è solo un quadro. È un flusso di coscienza, un sommario dell’opera di Frida Kahlo, della sua vita e dei suoi traumi. È lo specchio dei suoi sogni ed incubi, un compendio del suo passato ed un punto di partenza per i suoi quadri futuri. Ricorrono gli elementi chiave della sua opera: le origini, le radici, la tradizione messicana, i simboli, il dolore. Ci sono dettagli presi da alcuni quadri precedenti, ed altri che invece si ripresenteranno nei prossimi, ad anni di distanza, come se fra le immagini emerse dall’acqua ci fossero anche premonizioni, idee in divenire.

Il grande assente è il marito, Diego Rivera, quasi un’accettazione da parte dell’artista dell’inevitabilità del loro divorzio, che infatti avverrà nel 1939. Manca anche il suo autoritratto, leitmotiv della sua opera; non c’è nemmeno una figura dalle sopracciglia accentuate, che di solito serve ad indicare la sua presenza. La traccia è nel piede destro, reso deforme dalla polio e, almeno nel quadro, ferito. È così che sappiamo che quei piedi sono i suoi, che le immagini che affiorano dall’acqua sono sue. Ma per saperlo, per capirlo, dobbiamo condividere il suo punto di vista, guardando quei piedi come se fossero i nostri – e questa è forse la chiave non solo del quadro, ma dell’opera intera di Frida Kahlo. Ed è per questo che, per vedere appieno ciò che le ha dato l’acqua, in quella stessa vasca, in quella stessa acqua, in qualche modo dobbiamo entrarci anche noi. Anche a costo di inventaci una storia che di vero non ha quasi niente.




da: softrevolutionzine

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón [1907 – 1954) pittrice messicana]








«Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata.
Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni.»

(Frida Kahlo, Time Magazine, "Mexican Autobiography", 27 aprile 1953)