Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

sabato 19 settembre 2026

Arminius Hasemann [Germania, 1888–1979]

 


Arminius Hasemann
- Illustrazione da “Der Zirkus” portfolio (1920)
Woodcut on laid paper






Giorgio Franzaroli [Vignettista satirico italiano, b. 1968]









Vauro Senesi [Vignettista, scrittore, opinionista e attore italiano, b. 1955]

 







Joscha Sauer [Fumettista e illustratore tedesco, b. 1978]

 






Nozawa Bonchō / Utagawa Hiroshige




Utagawa Hiroshige猿わか町よるの景   Saruwaka-machi yoru no kei (1856)
(Veduta notturna di Saruwakacho)
da "Meisho Edo Hyakkei" (Cento vedute di Edo)




市中は物のにほひや夏の月
Ichinaka wa mono no nioi ya natsu no tsuki

La città è pervasa dal profumo delle cose e dalla luna estiva


: :  Nozawa Bonchō  : :


In una sera d'estate, le finestre e le porte delle case di città sono spalancate per sfuggire al caldo. Una brezza tiepida porta con sé i profumi di pesce alla griglia e di piatti stufati della cena. È l'odore tipico della gente comune, il profumo della vita di tutti i giorni. Alzando lo sguardo, la luna è sorta, fresca e rigenerante. È bellissimo. In momenti come questi, persino l'odore della città diventa una delizia.




Jean Piaget

 




"L'intelligenza non è ciò che si sa,
ma ciò che si fa quando non si sa."


: :  Jean Piaget  : :







Odd Nerdrum [Norwegian figurative painter, b. 1944]




Odd Nerdrum
Solemorte (noto anche come The Black Cloud)
(eseguita e perfezionata tra il 1987 e il 1993)
Olio su tela - 226 x 205.5 cm - Nerdrum Museum, Stavern, Norvegia



L'azione e il significato della figura nel dipinto Solemorte incarnano la visione drammatica ed esistenziale tipica dell'universo artistico di Odd Nerdrum. La figura umana è rannicchiata a terra in posizione fetale, quasi completamente ripiegata su se stessa, con la testa appoggiata al suolo e lo sguardo fisso nel vuoto o verso lo spettatore. Indossa abiti rudimentali di cuoio e una sorta di elmetto protettivo. È in uno stato di totale passività, sottomissione o impotenza di fronte al paesaggio brullo e all'inquietante eclissi allungata che sovrasta il cielo.











Samuel Marshall Raimi, detto Sam [Regista, sceneggiatore, attore, produttore cinematografico e televisivo statunitense, b.1959]




Sam Raimi in cima a un furgone durante le riprese di "La Casa" nel 1980. All'epoca aveva 20 anni.
 






Daniel Abodunrin





Purtroppo non esistono, nel web, immagini o illustrazioni, ne del protagonista, ne dell'episodio che segue.

Parliamo di Daniel Abodunrin, profeta cristiano nigeriano, divenuto noto per la sua tragica morte avvenuta nel 1991 presso lo zoo dell'Università di Ibadan, in Nigeria.

Convinto che la fede lo avrebbe protetto, l'uomo entrò volontariamente nel recinto dei leoni per dimostrare la potenza di Dio, cercando di replicare il miracolo descritto nel racconto biblico di Daniele nella fossa dei leoni. Finì tuttavia per essere sbranato e ucciso dagli animali.

Durante il periodo pasquale del 1991, Abodunrin si recò allo zoo accompagnato da alcuni membri della sua congregazione e da diversi visitatori per mostrare un "miracolo" in diretta. Nonostante i guardiani dello zoo avessero espressamente vietato l'accesso, il profeta riuscì a eludere la sicurezza o a intrufolarsi furtivamente nel recinto dei felini. Indossava una veste rossa e teneva in mano una Bibbia. 

Quando iniziò ad avvicinarsi recitando versetti della Bibbia i leoni inizialmente indietreggiarono. Il profeta interpretò questo movimento come un segno del successo del miracolo, spingendosi ancora più avanti. 
In realtà, l'arretramento temporaneo è un comportamento tipico dei leoni quando studiano un intruso nel proprio territorio prima di sferrare l'attacco.
Non appena l'uomo si avvicinò troppo, i leoni lo assalirono violentemente, uccidendolo sotto gli occhi della folla terrorizzata, che fuggì immediatamente. 

La vicenda suscitò enorme scalpore e aspre polemiche in tutta la Nigeria. Molti condannarono il gesto descrivendolo come un atto di pura incoscienza ed egocentrismo, evidenziando una profonda differenza con il testo biblico: nella Bibbia, Daniele viene gettato nella fossa involontariamente a causa di una persecuzione, mentre Abodunrin scelse deliberatamente di sfidare i predatori solo per esibizionismo.

Al contrario, alcuni sostenitori più radicali del profeta giunsero a sostenere che i leoni fossero "posseduti da spiriti maligni" e chiesero inutilmente alle autorità che gli animali venissero abbattuti.






Julie Dillon [Artista americana, b.1982]




Julie Dillon - Sheltering Death (2026)
Acquerello, gouache, inchiostro acrilico e inchiostro di noce su carta pressata a caldo



Contrariamente alla rappresentazione medievale e barocca della Morte come spietata mietitrice, qui la figura scheletrica assume un ruolo di protettrice e consolatrice. Il titolo stesso, "Morte che dà rifugio" (Sheltering Death), suggerisce che la fine della vita terrena non viene vissuta come un atto di violenza o di sottrazione, ma come un momento di transizione accolto in un abbraccio protettivo. I grandi drappi chiari che avvolgono entrambe le figure creano una sorta di bozzolo o santuario, isolando i due soggetti dal vuoto circostante.





 

Ara Güler [Fotografo turco, di origini armene, soprannominato "l'occhio di Istanbul", 1928-2018]

 


Ara Güler - Old Galata Bridge, Istanbul, 1957



Legato a questa fotografia è il concetto di "Hüzün" e il legame profondo tra il fotografo Ara Güler e lo scrittore Premio Nobel Orhan Pamuk. Nel suo capolavoro Istanbul, Orhan Pamuk descrive l'hüzün (la malinconia di Istanbul) non come una semplice tristezza individuale, ma come un sentimento collettivo di malinconia e nostalgia che avvolge l'intera città e i suoi abitanti, legata al glorioso passato ottomano ormai svanito. Pamuk ha dichiarato che nessuno ha saputo fotografare l'hüzün di Istanbul come Ara Güler. Lo scatto sul Ponte di Galata nel 1957 ne è l'emblema perfetto: il bianco e nero sgranato, la nebbia, i riflessi sull'asfalto bagnato e la figura solitaria catturano esattamente quell'atmosfera sospesa nel tempo.





Paul Vincent Woodroffe [British book illustrator and stained-glass artist born India, 1875–1954]




Paul Vincent Woodroffe - Full fathom five thy father lies: of his bones are coral made (1908)
(A cinque braccia di profondità giace tuo padre: delle sue ossa sono fatti coralli)
Illustrazione per il dramma "The Tempest" di William Shakespeare


Ariel, per volere del mago Prospero, fa credere a Ferdinando che suo padre, il re di Napoli, sia annegato nel naufragio. Al centro della scena, su un trono sottomarino, siede la personificazione della morte (o il corpo del re stesso ormai scheletrizzato), avvolta in un mantello scuro. Attorno alle sue membra e alle sue ossa crescono rami di corallo rosso, proprio come recitano i versi della commedia. Sulla destra, splendide ninfe marine e creature dell'oceano nuotano attorno alla figura, assistendo alla magica e malinconica metamorfosi subacquea del corpo in tesori marini (le ossa in corallo, gli occhi in perle).

 


Raffaellino de' Capponi, noto come Raffaelino del Garbo [Italia, 1476–1524]

 


Raffaellino del Garbo - Madonna con il Bambino in trono (1505)
Tempera su tavola - parte della "Pala Segni", Basilica di Santo Spirito, Firenze

Madonna con il Bambino in trono fa parte della celebre Pala Segni, un'opera d'arte rinascimentale custodita all'interno della Basilica di Santo Spirito a Firenze, precisamente come arredo della Cappella Segni. Lo stile del dipinto evidenzia la grazia tipica del Rinascimento fiorentino, con una minuziosa cura nella resa delle trasparenze dei veli, della delicatezza dei volti e delle decorazioni dorate che ornano lo scranno monumentale alle spalle della Vergine.




Un uomo si giudica dagli orecchini che ti regala. (Audrey Hepburn, nel film Colazione da Tiffany, 1961)

 







venerdì 18 settembre 2026

Bomarzo

 


Il mascherone di Giove Ammone, 12.08.2026






Maritsa Patrinos dalla serie: "Working Cats" (2025)

 











Berthe Morisot [French Impressionist Painter, 1841-1895]

 


Berthe Morisot - Julie rêveuse (1894)
Olio su tela - 65 x 54 cm - Collezione privata






Walter Draesner [Germania, 1891-1940]

 


Walter Draesner - Tod und Selbstmörder (1922)
Morte e suicidio






Beppe Mora [Illustratore italiano, b. 1962]









Riccardo Mannelli [Artista e disegnatore italiano, b. 1955]

 





Gahan Allen Wilson [Autore americano, fumettista e illustratore, 1930–2019]






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audio indispensabile






Marguerite Yourcenar

 




Più invecchio anch'io, più mi accorgo che l'infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita.
Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito.
E tutto l'intervallo sembra un vano tumulto, un'agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare.


: :  Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord  : :







Claude Monet

 


Claude Monet - Il giardino degli iris a Giverny (1899-1900)
Olio su tela - 81,3 × 92,6 cm - Musée d'Orsay, Parigi






L'orribile verità (The Awful Truth, 1937, diretto da Leo McCarey)

 


Cary Grant nel film


La trama si sviluppa attorno alle vicende di Jerry e Lucy Warriner, una coppia della sofisticata alta società che decide frettolosamente di divorziare a causa di reciproci e infondati sospetti di infedeltà. Prima che il divorzio diventi definitivo, entrambi cercano di ricostruirsi una vita legandosi a nuovi fidanzati, ma finiscono inevitabilmente per sabotare l'uno le relazioni dell'altra, riscoprendo la reciproca gelosia e il forte sentimento che ancora li unisce.















ore 12:00 - momento zen: Ewald Volhard, Il cannibalismo



Gastrosofia cannibali e gourmet


Dio solo sa che cosa abbia indotto Giulio Einaudi a pubblicare nel giugno del 1949, in un'Italia che stentava ancora a far quadrare il pranzo con la cena, un libro di seicento e passa pagine sull'antropofagia scritto dieci anni prima, nella Germania hitleriana, da un giovane studioso che sarebbe morto nell'immane orgia cannibalica della guerra. Fatto sta che Il cannibalismo di Ewald Volhard, allievo di Leo Frobenius, era e rimane tuttora il più ampio, minuzioso e documentato repertorio sugli usi antropofagici basato su testimonianze dirette di esploratori, missionari ed etnologi.

Grazie a questo libro sappiamo tutto quel che c'è da sapere sulle popolazioni che praticavano il cannibalismo, sulle circostanze in cui veniva esercitato, sui rituali che lo accompagnavano, nonché sulle sue differenti tipologie: dal cannibalismo di guerra, a spese dei nemici sconfitti, a quello "giuridico", a scapito dei criminali condannati a morte; dal cannibalismo magico-religioso a quello parentale, encomiabile atto di pietà verso i propri cari defunti illustrato già da Erodoto; fino alle manifestazioni, relativamente rare, di cannibalismo profano.

Apprendiamo, fra l'altro, che il I Congresso internazionale di Antropofagia fu tenuto nel 1871 a Bologna. Apprendiamo qua e là, di straforo, qualche rara notizia di carattere gastronomico. 
Se la carne umana sia più o meno buona di altre carni, è questione controversa e di difficile soluzione, e non solo per banali ragioni pratiche. Come si usa dire in questi casi, sui gusti non si discute. Per alcune popolazioni non c'era sostanziale differenza: "La carne è carne" chiosa Volhard. 

Presso i Ba-Ati e i Baloi il costo di una capra e quello di uno schiavo da macellazione si equivalevano. Gli Jaga vendevano sul mercato rionale, più o meno allo stesso prezzo, sia la carne ovina e bovina che quella umana. I Bangwa non la distinguevano dalla carne d'antilope. Nel Nissan si ingrassavano e si commerciavano (l'accostamento non suoni maschilista) sia le donne che i maiali. Gli indigeni della Nuova Caledonia paragonavano la carne d'uomo a quella dei pesci di mare, e nelle isole Figi la vittima predestinata di un banchetto cannibalico veniva addirittura chiamata "pesce". Altre popolazioni, invece, andavano ghiotte della carne umana, che giudicavano particolarmente prelibata. Per i Baja, i Sande, i Pambia, i Manjema, gli Haussa e via elencando, era la migliore in assoluto. Quando ai Basuto furono regalati bovini a patto che abbandonassero l'antropofagia, costoro si sentirono presi per i fondelli e rifiutarono indignati lo scambio. Gli indigeni di Tanna guardavano dall'alto in basso i bianchi che si cibavano di volgare carne suina mentre facevano gli schizzinosi con quella umana.

Anche su quale fosse la parte migliore - il cosiddetto "boccone del prete" - c'era disparità di vedute. Per i Babufuk e le altre tribù del Niger erano una leccornia le palme della mano; per i Warega i piedi e gli intestini; per i nativi della Nuova Guinea il cervello; per gli aborigeni del fiume Herbert il grasso intorno ai reni, considerato "un cibo leggero e rinforzante"; per gli antichi Tartari, a detta di John de Mandeville, le "orecchie condite con aceto"; per gli indigeni del Nissan i lombi; per i Wasongola e numerose altre popolazioni antropofaghe le mammelle femminili. Di queste pare fossero avidi anche gli Unni che, stando ad Americo Scarlatti, serbavano per Attila "le più tenere e delicate, quelle cioè delle fanciulle". Un paio di ragazze alla settimana, per consumarne solo le poppe, faceva macellare, nel suo piccolo, anche un capo di Aoba.

Era opinione largamente diffusa che la carne più pregiata fosse proprio quella delle giovinette o, in mancanza, quella dei giovani schiavi castrati. I sovrani non si facevano mai mancare tagli pregiati di ragazze ingrassate allo scopo. Il re dei Baja non mangiava altro. Un capo degli Jaga, che ne andava ghiottissimo, ne sacrificò almeno un centinaio. I Bangala raccontavano la dolorosa storia di un loro re che, benché ricco sfondato, si era ridotto in miseria "a furia di comprare tante graziose e grasse giovani femminucce per mangiarle".
 
Quanto alla provenienza delle carni o - come si usa dire oggi - alla "filiera", tutti i cannibali gourmands concordano sulla qualità decisamente mediocre di quella dei bianchi. Come ai volatili da cortile sono da preferirsi quelli bradi, - spiega Alberto Cougnet sulla scorta di Karl Lumholtz - così "la squisitezza o haut goût delle carni è sempre più pronunziata nella selvatica". Né è da stupirsi che la carne della razza gialla sia quella tenuta in maggior pregio, "avvegnaché i Chinesi si nutrono quasi esclusivamente di riso, mentre i bianchi, oltre all'essere onnivori, le loro carni sono sempre impregnate di esalazioni di tabacco e di acquavite", donde la necessità di sottoporli preventivamente "ad un regime di gavage come le oche di Strasburgo".

Con le puntuali osservazioni di Cougnet, frutto di competenze alimentari di prim'ordine, contrastano le scarne annotazioni di Volhard, che sbriga il lato culinario della faccenda asserendo che "la preparazione della carne umana non si distingue necessariamente da quella di altri generi di carne". Possiamo, con un po' di fatica, estrapolare tre misere "specialità": lo schiavo frollato per un giorno in acqua corrente, eviscerato e imbottito di banane, piatto tipico dei Bangala; la cottura in una buca scavata nel terreno e foderata di profumate foglie di kata, praticata dai Binbinga; l'affumicatura della carne umana da parte dei Mangbettu, dei Badinga, dei Bangala e altri ancora.





Rocco Normanno [Italia, b.1974]

 


Rocco Normanno - Maddalena Penitente (2005)
Olio su tela - 100 x 120 cm - Collezione privata






Ragazze palestinesi che giocano nella neve

 


Ragazze palestinesi che giocano nella neve, Gerusalemme, Palestina, 1921

L'autore formale della fotografia è il Photo Department della American Colony di Gerusalemme. Trattandosi di uno scatto d'archivio realizzato dall'agenzia fotografica della colonia, l'opera è registrata collettivamente sotto questo nome. Tuttavia, l'intera collezione (conosciuta oggi come G. Eric and Edith Matson Photograph Collection presso la Library of Congress) fu ereditata, ampliata e successivamente donata dal fotografo svedese-americano G. Eric Matson, che fu uno dei principali fotografi e responsabili del dipartimento in quel periodo.




Thomas Worlidge

 


Thomas Worlidge - Frontispiece of "Select Epitaphs" by William Toldervy (1755)
Engraved by Louis Philippe Biotard






Solomon Joseph Solomon [British Classicist Painter, 1860-1927]

 


Solomon Joseph Solomon - San Giorgio (1906)
Olio su tela - 213 x 06,2 cm - Royal Academy of Arts, Londra



Nella città di Selem (in Libia), un mostruoso drago nascosto in un grande stagno appestava l'aria con il suo alito velenoso. Per placarlo e impedirgli di distruggere la città, gli abitanti gli offrivano inizialmente due pecore al giorno.
Quando il bestiame cominciò a scarseggiare, i cittadini furono costretti a tirare a sorte i propri figli. Un giorno il destino scelse la principessa Silene, l'amata figlia del re.
Mentre la fanciulla si avviava in lacrime verso lo stagno, il giovane cavaliere cristiano Giorgio passò di lì. Informato del pericolo, rassicurò la principessa dicendole: "Non temere, ti aiuterò nel nome di Cristo".
Quando il drago emerse dalle acque, Giorgio salì a cavallo, si protesse con il segno della croce e lo trapassò con la sua lancia, ferendolo gravemente. Chiese poi alla principessa di cingere il collo della bestia con la sua cintura: il drago, ammansito all'istante, iniziò a seguirla docilmente come un cagnolino fino dentro le mura cittadine.
Di fronte alla popolazione terrorizzata, Giorgio promise che avrebbe ucciso definitivamente il mostro solo se il re e l'intero popolo avessero abbracciato la fede cristiana e ricevuto il battesimo. Il re e i sudditi accettarono, si convertirono in massa e Giorgio sguainò la spada per decapitare il drago.

Al di là del racconto avventuroso, l'episodio possiede una fortissima valenza allegorica. Il bene contro il male. Il cavaliere rappresenta la santità, la purezza e la virtù, mentre il drago incarna il demonio e le forze del caos (esattamente come la figura biblica dell'Arcangelo Michele).
La principessa salvata simboleggia la Chiesa o la personificazione della Verità, difesa dal soldato di Cristo contro la minaccia distruttrice dell'infedeltà o delle persecuzioni pagane.








Scopri di essere invecchiata quando qualcuno ti fa i complimenti per le tue scarpe di coccodrillo, e sei a piedi nudi. (Phyllis Diller)









 

giovedì 17 settembre 2026

Pensierino della sera di @lamagabaol


Tra 80 anni uscirà un film a Hollywood che si chiamerà "Gaza", vincerà 11 oscar e tutto il mondo dirà che una roba del genere non dovremmo più permettere che accada, ma nessuno sarà in grado ancora di definire il colpevole perchè il governo israeliano sarà il proprietario delle nostre capsule individuali ad atmosfera protetta e termoregolate.




boygenius · Bite The Hand

 







Lilian Gloag [Inglese, 1865–1917]

 


Isobel Lilian Gloag - The Enchanted Cloak (Il mantello magico)(1898)



Il dipinto illustra una scena tratta da una nota ballata tradizionale del ciclo arturiano intitolata "The Boy and the Mantle". La storia racconta di un giovane fanciullo che giunge alla corte di Re Artù portando con sé un mantello incantato dotato di un potere magico: non può essere indossato da nessuna donna che sia stata infedele al proprio marito. Nel momento in cui una moglie infedele tenta di indossarlo, il mantello si restringe o si lacera all'istante, lasciandola esposta e rivelando pubblicamente il suo tradimento.
Quando la regina Ginevra indossa il mantello, la magia rivela la sua infedeltà (il celebre tradimento con Lancillotto), lasciandola visibilmente scoperta e quasi nuda davanti a tutta la corte.








Andy Goldsworthy [Artista e fotografo inglese, b.1956]

 


Sir Andy Goldsworthy ha riorganizzato le foglie attorno alla base di un albero per farlo apparire luminoso







Michal Vexler

 



Una serie di foto che mostrano l'attivista israeliana Michal Vexler mentre viene fermata dalla
polizia all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Le immagini risalgono al 15 aprile 2012, durante la
campagna internazionale di protesta pacifica denominata "Welcome to Palestine" (nota anche nei
media come "Flytilla"). L'iniziativa era stata organizzata da centinaia di attivisti della solidarietà 
internazionale che avevano pianificato di atterrare in Israele per raggiungere la Cisgiordania e
mostrare supporto alla popolazione palestinese. Nella scena specifica all'interno del terminal
aeroportuale, l'attivista espone un cartello con la scritta "Welcome to Palestine"
prima di essere presa in custodia dalle forze dell'ordine israeliane sotto copertura.