Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

mercoledì 4 novembre 2026

Pensierino della sera di _axmxox_

 



È CADUTO BOLSONARO,
È CADUTO NETANYAHU,
STA CADENDO TRUMP
E STA PER CADERE MILEI.
IL MONDO INIZIA A GUARIRE.













The Be Good Tanyas - Waiting Around To Die

 







Jiyoung Park










 

Suehiro Maruo (丸尾 末広) [Fumettista, illustratore e pittore giapponese, b. 1956]

 




Frank Brunner [Norwegian, b.1971]

 


Frank Brunner - Cityscape (2019)
Oil - 120 x 150 cm




"Mia nonna partigiana è ancora arrabbiata"




"Mia nonna partigiana è ancora arrabbiata", apparve a Roma nel quartiere Garbatella il 24 aprile 2023






Yukio Mishima

 


La testa decapitata dello scrittore giapponese Yukio Mishima
Immagine d'archivio del tribunale, fotografata dalle forze dell'
ordine dopo il suo suicidio rituale (seppuku) il 25 novembre 1970.



In piedi alla finestra
attendevo ogni sera
accadimenti abnormi.
Spiavo presagi infausti,
una tempesta di sabbia
che si levasse oltre la strada,
un notturno arcobaleno.



Questa è una poesia giovanile di Yukio Mishima, genio indiscusso della letteratura mondiale. Quell’anelito ai «presagi infausti» non lo abbandonerà mai, sarà per lui il marchio di fabbrica, la cifra estetica.

Da sempre ossessionato dall'idea della morte, sia a livello personale che artistico, decide di unire questo disagio esistenziale al suo ideale politico di patriottismo tradizionalista.
Il 25 novembre del 1970, a 45 anni, insieme ai quattro più fidati membri del Tate no Kai, occupa l'ufficio del generale Mashita dell'esercito di autodifesa. Dal balcone dell'ufficio, di fronte a un migliaio di uomini del reggimento di fanteria, oltre che a giornali e televisioni, tenne il suo ultimo discorso: l'esaltazione dello spirito del Giappone, identificato con l'Imperatore, e la condanna della costituzione del 1947 e del trattato di San Francisco, che hanno subordinato, secondo Mishima, alla democrazia e all'occidentalizzazione il sentimento nazionale giapponese.
Al termine del discorso, entrato nell'ufficio, e dopo aver inneggiato all'Imperatore, si toglie la vita tramite seppuku, il suicidio rituale dei samurai, trafiggendosi il ventre e facendosi poi decapitare.
Il suo Kaishakunin (il fidato compagno), l’allievo prediletto Masakatsu Morita, in preda all’emozione, sbagliò ripetutamente il colpo di grazia. Intervenne, allora, Hiroyasu Koga, un altro allievo che decapitò lo scrittore.





Yukio Mishima pronuncia un discorso dal balcone del quartier generale delle Forze di Autodifesa a Tokyo,
tentando di persuadere i soldati a rovesciare il governo giapponese. Fallito questo tentativo, si suicida con una spada corta (seppuku).
Descrive in dettaglio la sua visione politica, che ha motivato le sue azioni, nel suo libro "In difesa di una cultura".






Otto Friedrich [Hungarian, 1862-1937]

 



Otto Friedrich - Eitelkeit (Vanità)(1904)



Il titolo (Vanità) e la presenza della scimmia richiamano i temi tradizionali legati alla bellezza, all'introspezione e all'allegoria morale (dove la scimmia nell'arte occidentale simboleggia spesso la vanità o gli istinti terreni). L'opera si colloca tra le tendenze post-impressioniste e secessioniste viennesi dell'epoca.














Maurilio Manara, detto Milo [Fumettista italiano, b. 1945]




Milo Manara - Cascata (2005-06)
Acquerello



 

Walt Whitman





This is what you shall do; Love the earth and sun and the animals, despise riches, give alms ​​to every one that asks, stand up for the stupid and crazy, devote your income and labor to ​​others, hate tyrants, argue not concerning God, have patience and indulgence toward the ​​​people, take off your hat to nothing known or unknown or to any man or number of men, go ​​freely with powerful uneducated persons and with the young and with the mothers of ​​​families, read these leaves in the open air every season of every year of your life, re-examine ​all you have been told at school or church or in any book, dismiss whatever insults your own ​soul, and your very flesh shall be a great poem and have the richest fluency not only in its ​​words but in the silent lines of its lips and face and between the lashes of your eyes and in ​​every motion and joint of your body.


Questo è ciò che dovrete fare:
Amate la terra e il sole e gli animali,
disprezzate le ricchezze,
fate l’elemosina a tutti quelli che la chiedono,
proteggete gli stupidi e i pazzi,
destinate il vostro reddito e il vostro lavoro agli altri,
odiate i tiranni,
non discutete su Dio,
mostrate pazienza e indulgenza verso la gente,
non toglietevi il cappello dinanzi a nulla, noto o ignoto,
a nessun uomo o folla d’uomini –
uscite liberamente con gente possente e non istruita,
e con i giovani, con le madri di famiglia –
leggete queste foglie all’aria aperta,
in ogni stagione di ogni anno della vostra vita –
riesaminate tutto ciò che vi è stato detto,
a scuola o in chiesa o in qualsivoglia libro,
ripudiate quanto insulta l’anima vostra;
e la vostra carne stessa diverrà un grande poema,
e avrà la più grande fluidità non solo nelle parole,
ma nel silente disegno delle labbra e del volto,
e tra le palpebre degli occhi,
e in ogni moto,
ogni giuntura
del corpo vostro.


: :  prefazione di Walt Whitman a "Leaves of Grass" (1855) 


 






Greg Stones [Artista e autore americano che vive a Glocester, nel Rhode Island]

 




Maestro Honoré [Attivo a Parigi nell'ultimo quarto del XIII secolo]

 


Maestro Honoré - Allegoria della Superbia (Orgoille)(1270-80)
La Cavalcata dei Vizi
da "Li livres des vices et des vertus" di Frate Laurenzio
Collezioni di Gallica / Biblioteca Nazionale di Francia



La Cavalcata dei Vizi è uno dei motivi iconografici più affascinanti e diffusi dell'arte tardo-medievale e rinascimentale, nato con scopi fortemente didattici, moralizzanti e di ammonimento per i fedeli.

La Superbia è rappresentata da un re coronato (Rex) che tiene in mano un uccello rapace (simbolo della falconeria, passatempo nobiliare). Il re cavalca un leone maculato/ibrido, che rappresenta la superbia.




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Marc Chagall [Artista bielorusso-francese, 1887-1985]




Marc Chagall
- So I came forth of the Sea... (Plate 5)(1948)
Litografia a colori
dalla serie "Four Tales from the Arabian Nights" (Le Mille e una notte)



Questa specifica tavola illustra un momento centrale di uno dei quattro racconti scelti da Marc Chagall all'interno delle Mille e una notte: la "Storia di Julnar nata dal mare e di suo figlio, il re Badr Basim di Persia."
Il titolo esteso dell'opera riprende proprio un passo del testo della fiaba: "So I came forth of the Sea and sat down on the edge of an island in the moonshine..." ("Così venni fuori dal mare e mi sedetti sul bordo di un'isola al chiaro di luna...").

La storia ruota attorno a Julnar (detta anche Yulnar o Golar, che significa letteralmente "fiore di melograno"). Julnar non è una comune mortale, ma una principessa del popolo del mare, una stirpe sottomarina di esseri umani in grado di respirare sott'acqua, nuotare come pesci e vivere negli abissi.
A seguito di un litigio con i suoi familiari sottomarini, Julnar decide di lasciare gli abissi, emerge sulla terraferma e viene venduta come schiava a un re della Persia. Il re si innamora perdutamente di lei per la sua straordinaria bellezza e per il suo portamento regale, e la rende sua sposa e regina.
Dalla loro unione nasce un figlio, Badr Basim (il cui nome significa "luna piena che sorride"). Il ragazzo eredita i tratti della dinastia terrestre del padre ma anche i poteri magici sottomarini della stirpe della madre.
Alla morte del re di Persia, il giovane Badr Basim sale al trono. Il racconto si sviluppa attraverso una fitta rete di viaggi per mare, incantesimi, metamorfosi dovute a streghe malvagie e la ricerca dell'amore. Badr si ritrova a viaggiare costantemente tra la terraferma e il regno marino dei suoi parenti materni.

Nella litografia, l'artista mette in scena la dimensione onirica e fluttuante tipica di questo racconto marino.
In primo piano è visibile Julnar, la principessa sottomarina, distesa con grazia, la cui coda di pesce e il corpo si confondono con le sfumature di blu e di verde smeraldo del mare.
Le altre figure che popolano la composizione, intente a nuotare o a fluttuare nell'acqua sotto una vivida luna piena, rappresentano Badr Basim e i membri della famiglia reale sottomarina (lo zio e la nonna del re) che lo accompagnano, lo proteggono o interagiscono con lui durante i suoi fantastici viaggi tra i due mondi.

Chagall, che realizzò questa serie subito dopo il drammatico lutto per la perdita della moglie Bella, riversò in queste tavole una forte carica di romanticismo, trovando nell'elemento magico e acquatico delle Mille e una notte la perfetta espressione visiva per il tema dell'amore eterno, del misticismo e della rinascita.



 

Henri Gustave Jossot [Illustratore, pittore e caricaturista francese, 1866–1951]




Henri Gustave Jossot
- Les Refroidis ("I Raffreddati")(1903-04)
dalla rivista satirica francese anarchica e libertaria "L'Assiette au Beurre"
n° 156 del 26 marzo 1904, intitolato interamente "Les Refroidis".


La frase in calce recita:
— "Les vivants, eux, ont de la peau: ça leur tient chaud"
("I vivi, d'altronde, hanno la pelle: li tiene al caldo").


Jossot ribalta la percezione comune. I morti provano l'invidia più assurda nei confronti dei vivi: non invidiano la gioia, l'amore o le esperienze terrene, ma semplicemente il possesso della pelle come barriera contro il gelo della tomba.
Essere ridotti a sole ossa priva i defunti dell'unico isolamento termico possibile, trasformando l'eternità in un infinito e ridicolo brivido di freddo.





Riccardo Mannelli [Artista e disegnatore italiano, b. 1955]

 







Gahan Allen Wilson [Autore americano, fumettista e illustratore, 1930–2019]




"Some people collect miniatures, but we feel we have too much money for that."
"Alcune persone collezionano miniature, ma noi riteniamo di avere troppi soldi per farlo."






Peter Paul Rubens [Flemish, 1577–1640]




Peter Paul Rubens
- Der sterbende Seneca (Morte di Seneca)(1613)
Oil and wood on panel - 185 x 154.7 cm - Alte Pinakothek, Monaco, Germania




Quæris quo iaceas post obitum loco?
Quo non nata iacent.


Ti domandi dove sarai dopo la morte ?
Dove sono i non nati.


: :  Seneca, Troades, 407-8  : :















Lucio Anneo Seneca fu costretto al suicidio nel 65 d.C. per ordine dell'imperatore Nerone, con l'accusa di essere coinvolto nella congiura dei Pisoni.

Nerone inviò i suoi soldati (i pretoriani) a Seneca per intimatogli di togliersi la vita. Di fronte alla condanna, il filosofo affrontò l'evento in linea con i principi della sua filosofia.
Per Seneca e lo stoicismo, il suicidio non era un atto di viltà o una fuga impulsiva, ma il gesto estremo di libertà dell'individuo.
La vita non è un bene assoluto in sé; lo è piuttosto il vivere bene. Quando la vita diventa una prigione o un'impossibilità di esercitare la virtù, il saggio ha la facoltà (e talvolta il dovere) di aprire "l'uscita". Nelle Epistulae ad Lucilium riassume questo concetto:

"Il saggio vivrà quanto a lungo gli compete, non quanto più può".

Secondo la narrazione di Tacito, Seneca cercò di darsi la morte per dissanguamento, ma le sue condizioni fisiche e l'età avanzata resero il processo estremamente lento e difficoltoso.
La moglie manifestò l'intenzione di condividere il medesimo destino, ma l'intervento dei soldati di Nerone impedì il compimento del suo gesto, ordinando che le venissero prestate cure mediche immediate.
Per accelerare la fine, il filosofo ricorse all'assunzione di cicuta, richiamando simbolicamente la celebre condanna di Socrate. Anche questo tentativo non sortì l'effetto sperato nelle sue condizioni; la morte sopraggiunse infine per soffocamento in un ambiente riscaldato da vapori.





Paul Antoine de La Boulaye [French, 1849 - 1926]




Paul Antoine de La Boulaye - Salomé (1909)
Olio su tela - 81 x 65 cm - Collezione privata







Pier Paolo Pasolini & Orson Welles




Pier Paolo Pasolini e Orson Welles sul set



«Lei non ha capito niente perché è un uomo medio. Lei sa cos’è un uomo medio? È un mostro,
un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista.»



La citazione è tratta dal mediometraggio La ricotta (1963), episodio diretto da Pier Paolo Pasolini e parte del film collettivo Ro.Go.Pa.G..
A pronunciare queste parole è il regista-marxista interpretato da Orson Welles (nel film alter ego dello stesso Pasolini), durante un'intervista con un giornalista borghese.

Con questa sequenza, Pasolini affida a Welles una satira feroce contro la borghesia italiana del boom economico, l'omologazione culturale e l'ipocrisia della società del tempo.

Direi ancora attuale.




Cibo & Lussuria




"L’amore per il cibo e la gola addestrano al piacere fisico e sono la prima occasione di cedimento ai sensi e alla lussuria."


La citazione fa riferimento a una concezione morale e teologica radicata soprattutto nei testi religiosi medievali, secondo cui i piaceri della tavola costituiscono il primo passo verso la corruzione morale e i peccati della carne.

Nella tradizione cattolica e nella letteratura ascetica del Medioevo, il controllo del corpo iniziava rigorosamente dal controllo dell'appetito. La gola veniva considerata un vizio capitale particolarmente insidioso per diverse ragioni.

L'addestramento ai sensi. Abituare il corpo a cercare il godimento attraverso il sapore, l'abbondanza e la prelibatezza dei cibi significava "allenare" l'organismo alla ricerca del piacere fisico in generale. Una volta che i sensi erano stati risvegliati e assecondati a tavola, diventava molto più difficile arginarli di fronte alle tentazioni della carne e della lussuria.

La demolizione della fortezza spirituale. Il cibo consumato al solo scopo di provare piacere (e non per pura sopravvivenza o necessità biologica) era visto come un elemento in grado di indebolire la forza di volontà e la vigilanza dell'anima.

Il parallelo con il peccato originale. La teologia morale rintraccia l'origine di ogni cedimento proprio in un atto legato al cibo: Adamo ed Eva che si nutrono del frutto proibito nell'Eden. Questo primo atto di disobbedienza dettato dall'appetito ha aperto le porte alla vergogna e alla concupiscenza sessuale.

Per contrastare questa dinamica, le regole monastiche e i precetti religiosi imponevano il digiuno, l'astinenza e la moderazione alimentare come strumenti indispensabili per mantenere la castità e la purezza spirituale.

Oggi la neurobiologia e la psicologia confermano l'esistenza di un legame profondissimo tra l'esperienza del cibo e quella della sessualità, sebbene private della connotazione di "peccato".

Stessi circuiti cerebrali. Fame e desiderio sessuale condividono le stesse aree del cervello, in particolare il sistema limbico e l'ipotalamo, e utilizzano i medesimi neurotrasmettitori (come dopamina e serotonina) per elaborare la gratificazione e il piacere.

Meccanismo di compensazione. Poiché attivano le stesse vie biochimiche del benessere, l'appagamento di un senso può parzialmente compensare o influenzare l'altro. La psicologia contemporanea evidenzia come i disturbi alimentari e la sfera emotivo-sessuale siano spesso strettamente interconnessi.




Bryan Kent Ward [US]




Bryan Kent Ward
- Breaking Open the Head
Oil on canvas - 40" x 30"






Man Ray [American, 1890 – 1976]

 


Man Ray - Black and white, 1926






Rudi Španzel [Slovenian artist, b.1948]




Rudi Španzel - Vera, Ljubezen, Upanje (Fede, Amore, Speranza)(1990)






Francesco Cairo [Italia, 1607-1665]

 


Bottega di Francesco Cairo - Maddalena penitente (1630)
Olio su tela - 60 x 48 cm - Collezione privata



Più che un estasi mistica sembra un mal di stomaco.  L'espressione di intenso abbandono e sofferenza sul volto della donna ricorda molto i segni fisici di un dolore o di un malessere viscerale. Scherzi a parte, nelle opere del Barocco, in particolare quelle di Francesco Cairo, la linea che separa il dolore fisico, il tormento emotivo e l'estasi spirituale è volutamente molto sottile. I pittori dell'epoca usavano pose teatrali e tensioni muscolari (come la testa reclinata all'indietro, la bocca aperta e le mani contratte sul ventre) proprio per rendere visibile e carnale un'esperienza invisibile come il pentimento o il rapimento mistico.












Attaccate ar Bibi!

 

Anteprima
IL POST

HANNO STRAVINTO I DEMOCRATICI

Avranno la maggioranza al Congresso e hanno trionfato persino in luoghi impensabili come il Texas e il Kansas: per Trump è una sconfitta eclatante.

Mettere un cartello "Attenti all'orso" a casa dell'orso è il capolavoro dell'arroganza umana












martedì 3 novembre 2026

Pensierino della sera di Lucillola

 



Il Governo taglia 14 miliardi ai pensionati e 7 mila posti nella scuola.
Ci avete fatto caso che nelle manovre "lacrime e sangue"
trovano sempre e comunque i fondi per adeguarsi gli stipendi e i vitalizi?






Oshins · ADONA - Always On Your Side

 






Tomás Juan D'Espósito Müller aka El Tomi [Argentina, b.1955]

 





Andrea Villa colpisce ancora Meloni e Salvini a Torino: pensa come vuoi ma pensa come noi

 


Torna a colpire lo street artist Andrea Villa a Torino.
Nuovi manifesti sono apparsi nella notte in via Sant’Ottavio,
al Campus Einaudi e in corso Sicilia.
Obiettivo di Villa questa volta Giorgia Meloni e Matteo Salvini.




James Talarico

 







Giuseppe Arcimboldo e le due "Flora", la dea e la meretrice

 


Giuseppe Arcimboldo - Flora (1589)
Oil on panel  - 74.5 x 57.5 cm - Private collection




Giuseppe Arcimboldo - Flora Meretrix (ca.1590)
Oil on panel - 74 x 56 cm - Private collection



A differenza della prima Flora (che incarna il mito poetico di Ovidio della ninfa Clori trasformata in dea), la Flora meretrice attinge a una leggenda storica e popolare dell'antica Roma narrata da autori come Lattanzio e Plutarco.

Secondo la leggenda greca/romana Flora non era originariamente una dea, ma una famosissima e ricchissima cortigiana romana (una meretrice). Accumulò una fortuna immensa grazie ai suoi amanti e, non avendo eredi, decise di lasciare tutti i suoi beni e le sue terre in eredità al popolo romano.

In cambio di questo enorme lascito e per cancellare la reputazione scandalosa della donna, il Senato romano decise di divinizzarla, istituendo in suo onore i Floralia (le feste della primavera e della fioritura). Durante queste celebrazioni era costume abbandonarsi a danze scatenate, spettacoli teatrali satirici e storicamente a una grande licenziosità e nudità, proprio in memoria della sensualità originaria della fondatrice.

Arcimboldo decise di dipingere entrambe le versioni per mostrare il doppio volto del mito: una Flora come dea eterea e nobile della natura, e una Flora meretrice come incarnazione della sensualità terrena, della fertilità provocante e dell'abbondanza carnale dei sensi.




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Giorgio Vasari / Jan van der Straet (Giovanni Stradano)

 


Giorgio Vasari con la collaborazione di Jan van der Straet, noto come Giovanni Stradano)
Allegoria del Chianti (1563-65)
Affresco - 250 x 250 cm - Soffitto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, Firenze



Il Gallo Nero del Chianti
Nel dipinto salta subito all'occhio lo scudo dorato con il Gallo Nero, visibile sul lato sinistro.
Questo simbolo non è solo un dettaglio decorativo, ma rappresenta il fulcro politico e geografico dell'intera allegoria.
Originariamente era l'emblema della Lega del Chianti, un'alleanza politico-militare creata nel XIV secolo dalla Repubblica di Firenze per difendere e governare i terziari di Castellina, Gaiole e Radda.
Secondo la tradizione popolare, la scelta del gallo risale alla disputa per i confini tra Firenze e Siena. Per stabilire i confini dei rispettivi territori, si decise che due cavalieri sarebbero partiti dalle rispettive città al canto del gallo: il punto in cui si fossero incontrati avrebbe segnato il confine. I fiorentini scelsero un gallo nero e lo tennero a digiuno in una gabbia buia; il giorno della prova, appena liberato, il gallo cantò molto prima dell'alba. Il cavaliere fiorentino partì così in forte anticipo, incontrando il rivale senese a Fonterutoli, a soli pochi chilometri da Siena, annettendo così quasi tutto il territorio del Chianti alla Repubblica di Firenze.
Secoli dopo l'affresco del Vasari, questo storico gallo nero è diventato il celeberrimo e protetto marchio globale del Vino Chianti Classico DOCG.

Attorno allo scudo e alla figura centrale ruotano altri elementi allegorici precisi.
Il vecchio disteso: Rappresenta la personificazione stessa del territorio del Chianti (spesso assimilato a Bacco per via delle viti e dei grappoli d'uva).
I fiumi: Le figure che versano acqua dalle brocche simboleggiano i corsi d'acqua locali che bagnano la regione, in particolare i fiumi Pesa ed Elsa.
Il putto e la cornucopia: In alto e in basso, simboleggiano l'abbondanza, la fertilità e la ricchezza agricola della terra chiantigiana sotto il dominio mediceo.






L'iscrizione "AGER CLANTIVS ET EIVS OPPIDA" è traducibile dal 
latino come "Il territorio del Chianti e le sue città" o "I centri abitati del Chianti")