Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)
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martedì 6 ottobre 2026

Giovanni di Pietro Falloppi, conosciuto come Giovanni da Modena

 


Giovanni da Modena - Inferno (det.)(ca.1410)
Cappella Bolognini, Basilica di San Petronio, Bologna, Italia



Al centro domina la figura gigantesca e mostruosa di Lucifero (Satana), rappresentato come un enorme demone peloso dalle tonalità scure che divora brutalmente i dannati ed espelle i peccatori dal basso, simboleggiando il totale stravolgimento dell'ordine e della creazione divina.
La composizione visiva è profondamente ispirata alla prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, riflettendo la visione medievale del giudizio, del peccato e della contorsione delle anime tormentate dai diavoli nei gironi infernali.
Nella parte superiore destra rispetto a Lucifero, si può notare la figura tormentata di Maometto (indicato chiaramente dal cartiglio "Machomet"), punito secondo i canoni e le credenze religiose dell'Europa medievale dell'epoca.

Oltre alla figura di Maometto, l'affresco di Giovanni da Modena nella Cappella Bolognini non presenta altri personaggi storici identificati esplicitamente per nome tramite cartigli o iscrizioni leggibili.
Tuttavia, l'opera è concepita per colpire categorie sociali e figure istituzionali ben precise del tempo. I dannati vengono raggruppati e puniti in base ai sette peccati capitali e a specifiche colpe teologiche o morali, rendendo facilmente riconoscibili i loro ruoli attraverso "tipologie" umane dell'epoca.

Nonostante la committenza religiosa, Giovanni da Modena dipinge diversi prelati avvolti dalle fiamme e torturati dai demoni. Si notano figure che indossano la tiara papale (il triregno) e cappelli cardinalizi, inserite tra i gironi degli eretici, dei simoniaci (coloro che compravano cariche ecclesiastiche) o degli avari.
Accanto alla figura di Maometto, sulla stessa roccia, giace disteso un altro personaggio martoriato. Sebbene il suo cartiglio sia andato perduto o non sia identificabile, l'uomo presenta la tipica tonsura clericale, a indicare un importante capo eretico o scismatico legato al mondo cristiano (alcuni storici dell'arte in passato hanno ipotizzato figure come Ario o Fra Dolcino).
Tra la massa dei dannati si distinguono chiaramente teste che cingono corone regali. Questo serviva a lanciare il potente messaggio medievale secondo cui il Giudizio Divino non guardava in faccia al potere temporale, e persino i sovrani potevano finire all'Inferno per la loro superbia o brama di potere.
Membri del clero e monaci sono disseminati in vari punti dell'affresco, riconoscibili dagli abiti monastici o dalle vesti liturgiche, puniti severamente dai diavoli per aver tradito i propri voti spirituali.

Una curiosità sulla committenza
Questo approccio così grafico e spietato rispondeva alla precisa volontà del ricco mercante bolognese Bartolomeo Bolognini, il quale nel suo testamento del 1408 ordinò esplicitamente che l'Inferno venisse dipinto nel modo più orribile e spaventoso possibile ("orribiles quantum plus"), per terrorizzare i fedeli e spingerli alla redenzione.










martedì 20 gennaio 2015

Cesare Pavese/Giovanni da Modena

Giovanni da Modena - The Inferno (detail),1410 - Basilica di San Petronio, Bologna

Cesare Pavese - Il vino triste, da Poesie

La fatica è sedersi senza farsi notare.
Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
e ritorna la voglia di pensarci da solo.
Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
(l’uomo solo non può non pensare al lavoro)
ridiventa l’antico destino che è bello soffrire
per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
a mezz’aria, dolenti, come fossero ciechi.

Se quest’uomo si rialza e va a casa a dormire,
pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
Può sbucare una donna e distendersi in strada,
bella e giovane, sotto un altr’uomo, gemendo
come un tempo una donna gemeva con lui.
Ma quest’uomo non vede. Va a casa a dormire
e la vita non è che un ronzio di silenzio.

A spogliarlo, quest’uomo, si trovano membra sfinite
e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
che in quest’uomo trascorrono tiepide vene
dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
e bagnato di lacrime, adesso che l’uomo
giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.


lunedì 7 novembre 2011

venerdì 4 novembre 2011

Giovanni da Modena


Giovanni da Modena - Inferno (ca. 1410) 
San Petronio, Bologna 

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