Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)
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giovedì 10 giugno 2010

Fughe virtuali: il teatro (Gigi Proietti - Lezione di sesso)

“Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso”
(Gigi Proietti)

Prima di tutto il teatro è amore. Amore per la recitazione, amore per la libertà. Quando inizia questo amore si scopre un mondo del tutto nuovo e, una volta scoperto, esso diventa vitale. Se si entra veramente nel “teatro”, è il teatro che entra nella vita e invade ogni suo aspetto. È nel teatro che si scoprono i sentimenti, le virtù, i valori e i vizi umani e sempre in teatro essi vengono rappresentati. Ma chi è che incarna il teatro? Un uomo che è insieme persona e personaggio: l’attore.

giovedì 3 giugno 2010

uomini in fuga: Harry Houdini


Harry Houdini, pseudonimo di Ehrich Weisz (Budapest, 24 marzo 1874 – Detroit, 31 ottobre 1926) è stato l'emblema vivente della fuga.

“Nulla al mondo può imprigionare Houdini”. Era questo lo slogan dei manifesti dell’illusionista più famoso del mondo, il mitico “escapologista”, capace di fuggire a qualsiasi manetta, catena, camicia di forza, corda, cassa sigillata. Immaginifico inventore di grandi illusioni ancora oggi rappresentate, come la celeberrima “Cella della tortura cinese”, una cabina di vetro piena d’acqua, nella quale l’illusionista viene calato a testa in giù, con le caviglie bloccate da catene e lucchetti fissati sul coperchio. Fu questo il suo numero più famoso, da lui eseguito fino all’ultimo.

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martedì 25 maggio 2010

uomini in fuga: Paul Gauguin


Paul Gauguin - Joyeuseté (Arearea)(1892)
Oil on canvas - Musée d'Orsay, Paris
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Tutto nacque da un disagio esistenziale. Da un disgusto verso lo scalpitio della vita moderna, il caos della città, la mondanità scatenata e decadente, la quotidiana lotta per la sopravvivenza. Tutto nacque dall'utopistica ambizione di trovare il regno "dell'estasi, della pace e dell'arte, lontano da questa europea lotta per il denaro". Paradossalmente, se gli impressionisti più veraci avevano trovato nel tourbillon della belle époque la linfa vitale della loro arte, Paul Gauguin che da quell'euforia iniziale aveva preso le mosse - l'artista espose con il gruppo nel 1880 - la rifiutò.
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Partito da una convinzione profonda dell'esperienza sperimentale degli amici impressionisti, Gauguin, prima cadetto di marina, poi agente di cambio, infine pittore della domenica, scelse la fuga, sentimental-emotiva, ma anche espressiva. Cercò ambienti di un primitivismo esotico e mistico, cercò calma e voluttà, luoghi di bellezze incontaminate, per esternare un'indole libera e autonoma nei confronti della società. Per collaudare una pratica artistica visceralmente fondata sul colore evocativo di sentimenti puri, e su un sintetismo formale frutto non più di un'estemporanea impressione della realtà, ma di una meditata, visionaria, fantastica e iperdecorativa figurazione. Uno stile che ne fece un pioniere del credo simbolista riconosciutogli a posteriori.
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Sempre lontano da Parigi, diventerà l'icona dell'artista errante, cercando conforto e ispirazione prima in Bretagna, a Pont-Aven, poi ad Arles, nella breve e tragica, e di conseguenza mitica, stagione di convivenza con Van Gogh, bruciata dall'inquietudine interiore che tormentava la labile psiche del pittore olandese. Poi ancora in Polinesia, a Tahiti, e nelle Isole Marchesi, a più riprese, dove l'incanto per la bellezza dei luoghi e della popolazione - delle donne, nel dettaglio - lo entusiasmarono a un lavoro quasi etnologico nei confronti di questa civiltà, allo studio degli indigeni e dei costumi locali.
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La vita nel paradiso ritrovato dell'Oceania non sarà comunque così incondizionatamente felice. La sua esistenza fu segnata da malattie, dall'alcolismo, dalla sifilide, da un tentativo di suicidio e - durante il suo secondo soggiorno nelle Isole Marchesi, dove si trasferisce nel 1901 - da un periodo di detenzione per aver istigato gli indigeni alla ribellione. Eppure qui, Gauguin aveva costruito e decorato la sua nuova casa in stile locale chiamandola "Casa del piacere". La casa e il terreno circostante diventeranno di per sé un'opera d'arte, con stipiti e architravi intagliati, decorazioni scolpite in giro per la proprietà e un giardino dove pianta girasoli importati dalla Francia.
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Ma la visione fantastica del Pacifico diventa sempre più simile a un incubo. Morirà a Hiva Oa nel 1903, a 55 anni. E come vuole la tradizione degli artisti borderline, anche la fine di Gauguin offrì episodi esasperati. Sembra che in pochi seguirono il feretro di Gauguin al suo funerale e la solennità dell'occasione fu guastata da una lite sul fatto che l'artista, considerato reprobo, desiderasse o meno essere sepolto in terra consacrata. Di fatto, l'unica terra adatta sarebbe stata quella dell'Arcadia.
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martedì 18 maggio 2010

il coraggio della fuga


Paul Gauguin - Still Life with Parrots (1902)
Oil on canvas - The Pushkin Museum of Fine Art, Moscow
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Siamo ridicoli. Soddisfiamo il nostro bisogno di fuggire il mondo tutt’al più con qualche giorno in un isola della Sicilia o con un soggiorno in montagna, magari in un hotel a 5 stelle. Il nostro bisogno di fuga è reale e nulla vale il surrogato pantomima di cui sopra.
E non si fugge per vigliaccheria: chi è vigliacco scappa.
Bisogna essere forti e coraggiosi per fuggire.
La fuga non consiste in uno scansare rimandando l’impatto talvolta doloroso o comunque ostico con la realtà della vita. La vera fuga è una decisione radicale, spesso definitiva. È decisione in cui si chiude un capitolo della nostra esistenza per aprirne uno totalmente nuovo.
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martedì 11 maggio 2010

fuga e libertà


Paul Gauguin - Eiaha Ohipa (Not Working)(1896)
Oil on canvas - The Pushkin Museum of Fine Art, Moscow
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Si può fuggire nei sogni, nei ricordi, nelle vite degli altri, su piccole strade o su grandi distanze, senza un progetto o verso un obiettivo, da soli o in compagnia. Unico costante compagno di viaggio, sempre e comunque alleato e bussola della fuga esistenziale è la libertà, quel senso di affrancamento che la distanza del viaggio ci dà.
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giovedì 6 maggio 2010

una fuga chiamata desiderio


Paul Gauguin - Nave Nave Moe (Sacred Spring)(1894)
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Fosse anche giunta la fine, chi fugge sceglie di voltarle le spalle, piuttosto che andarle incontro con le mani alzate in segno di resa. In fondo a ogni vita in fuga c’è la voglia di poter ricominciare, ad ogni costo e senza calcoli. C’è una fuga chiamata desiderio. Il desiderio è già salvezza, che si raccolgano consensi e successi economici o che si muoia soli e malati dimenticati dal mondo.
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mercoledì 28 aprile 2010

debolezza




Paul Gauguin
- Fatata te miti (Near the Sea)(1892)
Oil on canvas - The National Gallery of Art, Washington
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Al di là dell’aspetto romantico e affascinante, al di là dell’aura vagamente sognante che ammanta ogni progetto di fuga, per lo più soltanto immaginato, coccolato e amorosamente allevato nei meandri dell’anima, c’è un’intrinseca debolezza in ogni fuga, reale o anche soltanto virtuale.
C’è talvolta l’incapacità a sostenere la realtà, unita al sogno di cambiare vita per migliorarla.
Spesso tutto naufraga perché avvertiamo che l’ignoto, l’avventura, il cambiamento radicale, l’impatto con una realtà assolutamente diversa, sia più facile e conveniente.



mercoledì 21 aprile 2010

colui che fugge...


Paul Gauguin - Vairumati (1896)
Oil on canvas - Musée d'Orsay, Paris
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Colui che fugge potrà combattere ancora.
(Menandro)
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Se la fuga è intesa come una sfida, la volontà di misurarsi con il cambiamento, con l’assenza delle piccole o grandi certezze del nostro habitat umano e naturale, come un allontanarsi per ritrovare la forza, allora chi fugge combatterà ancora.
Ma fuggire a volte può significare soltanto evadere, arrendersi, voltare le spalle al destino, cercare ostinatamente mondi e situazioni che esistono soltanto nella nostra fantasia.
In questo caso, colui che fugge non potrà combattere ancora.
Potrà ancora, soltanto, fuggire.
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