Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)
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martedì 20 gennaio 2026

Edmund Dulac [French Golden Age Illustrator, 1882-1953]

 


Edmund Dulac
'The Mermaid - The prince asked who she was and how she came there (1911)
from: 'Stories from Hans Christian Andersen'
'La sirena - Il principe chiese chi fosse e come fosse arrivata lì'
da: 'Racconti di Hans Christian Andersen'






domenica 7 dicembre 2025

Fritz Syberg

 



Fritz Syberg - Har du ikke set Døden gå forbi... (1898)
(Non hai visto la Morte passare...)

.

"Non hai veduto passare la Morte col mio caro piccolino?"

"Sì," - disse il cespuglio: "ma non ti dirò che strada ha preso, se prima tu non mi riscaldi sul tuo cuore; ho tanto freddo, che mi sento proprio ghiacciare."

Ed ella si strinse al cuore il cespuglio di spini, forte forte, perchè si riscaldasse bene; e le spine le entravano nelle carni, così che il sangue ne spicciava in grosse goccie; ma il cespuglio mise le foglioline verdi, e le gemme si apersero nella fredda notte d’inverno, tanto calore ha il cuore d’una mamma addolorata; ed il cespuglio le insegnò la strada che doveva prendere.

da: Hans Christian Andersen -  Historien om en Moder (Storia di una mamma)














lunedì 15 aprile 2024

Dugald Stewart Walker



Dugald Stewart Walker
Un immagine da; "Hans Christian Andersen Fairy Tales (1914)



giovedì 14 dicembre 2023

Boris Arkadievich Diodorov [Russian artist and book illustrator, b. 1934]


Boris Diodorov - Illustrazione da: "La petite sirène"
by Hans Christian Andersen (1998)
Editeur : Ipomée-Albin Michel




 

domenica 15 ottobre 2023

Edmund Dulac [French Golden Age Illustrator, 1882-1953]




Edmund Dulac - from: "The Little Mermaid", by Hans Christian Andersen

 


martedì 15 agosto 2023

Giovanni Francesco Rodari [Scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, unico scrittore italiano ad aver vinto il Premio Hans Christian Andersen, 1920-1980]

 


Un bambino al mare
: :  Gianni Rodari  : :

Conosco un bambino così povero
che non ha mai veduto il mare:
a Ferragosto lo vado a prendere
in treno a Ostia lo voglio portare.
“Ecco, guarda” gli dirò
“questo è il mare, pigliane un po’!”.
Col suo secchiello, fra tanta gente,
potrà rubarne poco o niente:
ma con gli occhi che sbarrerà
il mare intero si prenderà.





venerdì 7 gennaio 2022

Harry Clarke [Irish Illustrator and Stained Glass Artist, 1889-1931]







"'So cosa vuoi', disse la strega del mare."

.

Harry Clarke - illustrazione da La Sirenetta (1916)
Fiabe di Hans Christian Andersen





venerdì 13 agosto 2021

Rex Whistler / Hans Andersen






Rex Whistler (1935)
un illustrazione da: "L'usignolo" di Hans Christian Andersen

.

"In quel momento si sentì vicino alla finestra un canto mirabile; era il piccolo usignolo vivo che stava seduto sul ramo lì fuori; aveva sentito delle sofferenze dell'imperatore e era accorso per infondergli col canto consolazione e speranza Mentre lui cantava, quelle immagini diventavano sempre più tenui, il sangue si mise a scorrere con più forza nel debole corpo dell'imperatore, e la morte stessa si mise a ascoltare e disse: «Continua, piccolo usignolo, continua!»."




giovedì 12 agosto 2021

Anna & Elena Balbusso [Italian twins, live and work in Milan]





Anna and Elena Balbusso - Wild Swans
by Hans Christian Andersen





 

venerdì 14 maggio 2021

William Heath Robinson [Illustratore e fumettista britannico, 1872-1944]

 




W. Heath Robinson - illustrazione per "La sirenetta" di  Hans Christian Andersen





giovedì 7 febbraio 2019

Hans Christian Andersen / Fritz Syberg



Hans Christian Andersen -  Historien om en Moder (Storia di una mamma)


Una mamma vegliava il suo bambino, angosciata dallo spavento che le potesse morire. Egli era lì pallido pallido, i piccoli occhi già chiusi, il respiro lieve come un soffio: solo ogni tanto ansava un po’ più forte, che pareva sospirasse; e allora la mamma guardava la sua creatura con la espressione di un dolore ancora più intenso.




Fu picchiato all’uscio, ed entrò un povero vecchio, tutto ravvolto in una specie di grande coperta da cavalli, di quelle che tengono ben caldo; e ce n’era bisogno, col freddo che faceva. Fuori, tutto era coperto di neve e di ghiaccio, e tirava un vento gelato che tagliava il viso.

Poi che il vecchio tremava di freddo, ed il bambino per l’appunto in quel momento s’era addormentato, la madre mise a riscaldare sulla stufa un po’ di birra in un pentolino, per darla al pover’uomo. Questi s’era seduto e cullava il bambino; e la madre sedette accanto a lui, guardando il suo malatino, che tirava certi respiri profondi, e prendendogli una manina.

"Non credi anche tu, di’, che il mio bambino mi sarà lasciato?" - domandò essa. "Il Signore non può volermelo togliere!"

Il vecchio, il quale era proprio la Morte, scosse il capo, in un certo modo, che poteva significare tanto no quanto sì. La madre chinò gli occhi, e le lacrime le scendevano giù per le gote. Il capo le si fece pesante, - eran tre giorni e tre notti che non chiudeva occhio, - e si addormentò... oh, ma un minuto soltanto!... Si scosse, tremando di freddo, e balzò in piedi. "Che è stato?" - esclamò: e si guardò attorno, da tutte le parti. Ma l’uomo non c’era più, e non c’era più il suo bambino: l’uomo lo aveva portato via.




Il vecchio orologio, nell’angolo, brontolava e strideva: il grosso peso di piombo n’era sceso giù sin quasi a terra, e bum! ecco che il peso cadde, ed anche l’orologio si fermò.

La povera mamma uscì di casa correndo e si diede a chiamare il suo bambino.

Fuori, in mezzo alla neve, stava seduta una donna, con una lunga veste nera; e la donna disse: "La Morte è stata nella tua casa: l’ho veduta io fuggire col tuo bambino; il vecchio corre più del vento e mai non riporta quello che ha tolto!"

"Dimmi soltanto che strada ha preso!" - supplicò la madre: "Dimmi la strada, e lo saprò trovare."

"Io la so," - disse la donna vestita di nero, - "ma se vuoi che te la dica, devi prima cantarmi tutte le canzoni che hai cantate per addormentare il tuo bambino. Mi piacciono; le ho già sentite, perchè sono la Notte io, ed ho veduto le tue lacrime, mentre le cantavi."

"Te le canterò tutte tutte!" - rispose la madre: "Ma non mi trattenere; lascia che lo raggiunga, lascia prima che trovi il mio bambino." Ma la Notte rimase muta ed immobile; e la madre si torse le mani, cantò e pianse: le canzoni erano molte, ma molte più ancora erano le lacrime; e alla fine la Notte parlò:

"Tieniti a destra, e passa quel nero bosco di abeti: là ho veduto rivolgersi la Morte col tuo bambino."






Nel più fitto del bosco, la strada formava un crocicchio, sì che la madre non sapeva da che parte prendere. Là in mezzo c’era un cespuglio di pruni, che non portava foglie nè gemme, perchè s’era nel cuor dell’inverno, e dai rami pendevano i ghiacciuoli.

"Non hai veduto passare la Morte col mio caro piccolino?"

"Sì," - disse il cespuglio: "ma non ti dirò che strada ha preso, se prima tu non mi riscaldi sul tuo cuore; ho tanto freddo, che mi sento proprio ghiacciare."

Ed ella si strinse al cuore il cespuglio di spini, forte forte, perchè si riscaldasse bene; e le spine le entravano nelle carni, così che il sangue ne spicciava in grosse goccie; ma il cespuglio mise le foglioline verdi, e le gemme si apersero nella fredda notte d’inverno, tanto calore ha il cuore d’una mamma addolorata; ed il cespuglio le insegnò la strada che doveva prendere.






Così, giunse in riva d’un grande lago, dove non si vedeva barca nè navicella per passare. Il ghiaccio alla superficie non era ancora grosso abbastanza per reggerla, nè l’acqua abbastanza sgombra e bassa per potersi arrischiare a traversarla a guado; e pure doveva passarla, per andare dal suo bambino; e allora ella si accinse a bere il lago... Questo, nessun uomo al mondo l’avrebbe potuto fare; ma la povera mamma addolorata confidò che forse accadrebbe un miracolo.

"No, così non facciamo niente!" - disse il lago "Vediamo piuttosto, se non ci potessimo combinare. Mi piace tanto far raccolta di perle, e i tuoi occhi sono le più lucenti ch’io abbia mai vedute. Se vuoi cedermele in pianto e lasciarle cadere dentro di me, ti porterò all’altra riva, dov’è la grande serra in cui la Morte trapianta i suoi fiori ed i suoi alberi, ognuno dei quali è una vita umana."

"Oh, che cosa non ti darei, per andare dov’è il mio bambino?" - disse la madre piangendo; e pianse ancora più forte, sin che gli occhi le caddero in fondo al lago e divennero due perle preziose. Allora, il lago la sollevò come a volo, e con un solo slancio la depose sull’altra riva, sulla quale sorgeva un immenso edificio meraviglioso, lungo miglia e miglia.






Non si sarebbe potuto dire se fosse una montagna con boschi e caverne, o se fosse opera dell’uomo: la povera mamma però non poteva vederlo, perchè, a forza di piangere, non aveva più occhi.

"Dove potrò ora trovare la Morte, che m’ha portato via il mio bambino?" - sospirava.

"Qui non è arrivata ancora," - disse la Vecchia delle Tombe, alla quale era affidata la custodia della grande serra della Morte. "Come hai potuto giungere sin qui, e chi ti ha aiutata?"

"Il Signore mi ha aiutata!" rispos’ella: "Egli è misericordioso, ed anche tu mi userai misericordia. Dove posso trovare il mio bambino?"

"Brava! io non lo conosco," - ribattè la donna, "e tu non ci vedi!... Molti fiori e molte piante sono appassite questa notte: la Morte verrà tra poco a trapiantarle. Sai bene che ogni uomo, a seconda del proprio stato, ha il suo albero od il suo fiore di vita; in apparenza sono come tutti gli altri vegetali, ma dentro ci batte un cuore. Anche i cuori dei bambini battono. Tendi bene l’orecchio al battito dei cuori e forse potrai riconoscere il tuo bambino. Ma che cosa mi darai, se ti dico quello che devi far dopo?"

"Io non ho altro da poter dare!" - disse la povera mamma: "Ma andrò per te sino in capo al mondo."

"In capo al mondo, io non ci ho niente che fare," - rispose la vecchia: "ma tu puoi darmi piuttosto i tuoi lunghi capelli neri: devi sapere anche tu che son belli! Mi piacciono, e in cambio ti darò i miei capelli bianchi: è pur sempre qualche cosa!"

Se non vuoi che questo!..." - diss’ella: "Te li do con gioia!" E le diede i suoi bei capelli neri, ed ebbe in cambio quelli bianchi come la neve della vecchia.

Poi andarono nella grande serra della Morte, ove crescevano, stranamente mescolati, alberi e fiori: Sotto certi ripari di vetro, c’erano delicati giacinti, e più là grandi piante di peonie, forti come alberi; c’erano piante acquatiche, alcune fresche, altre mezzo appassite, e le idre ci si annidavano sopra, e i granchi neri si arrampicavano sugli steli. C’erano magnifiche palme, quercie e platani, e poi, più in là, prezzemolo e timo fiorito; ogni albero, ogni pianta portava un nome speciale: ognuna era una vita umana. Le persone vivevano ancora, chi nella Cina, chi in Groenlandia, sparse su tutti i punti della terra. C’erano grossi alberi in vasi troppo piccini, così che apparivano rattrappiti ed il vaso era lì lì per iscoppiare; di quando in quando, s’incontrava anche qualche piccolo fiore delicato, in una zolla di terra grassa,coperta tutto all’ingiro di musco, teneramente coltivato. - La povera mamma si chinava sulle piantine più basse ascoltando il battito umano di tutti quei cuori, e, tra mezzo a milioni e milioni, riconobbe il suo bambino.

"Eccolo!" - gridò, - e stese la mano ad un piccolo fiore di croco azzurro, tutto avvizzito e chinato a terra da un lato.






"Non toccare il fiore!" - ammonì la vecchia: "Mettiti là accanto, invece, e quando arriva la Morte, che dovrebb’esser qui da un momento all’altro, - io lo so, - non lasciarle strappare la pianta. Minacciala, in caso, di fare altrettanto con le altre piante; così incomincerà ad impensierirsi. Di tutte deve render conto dinanzi al Signore, e nessuna pianta può esser divelta senza il Suo consenso."

Tutto ad un tratto, si sentì nella sala una folata di aria gelida, e la povera mamma cieca comprese ch’era la Morte, che si avvicinava.

"Come hai potuto trovar la strada sino a qui?" - domandò l’Uomo della Morte. "Come hai potuto far più presto di me?"

"Sono una mamma!" diss’ella.

La Morte stese la lunga mano per istrappare il tenero fiorellino; ma la mamma ci teneva sopra ben salde le sue mani, per ripararlo, accosto accosto, pur tremando tutta dalla paura di toccare una delle foglioline. Allora, la Morte le soffiò sulle mani; ella sentì che quel fiato era più freddo del più gelido vento, e le mani le ricaddero senza forza.

"Tu, non hai potenza contro di me!" - disse la Morte.

"Ma il Signore può!" - rispose ella.

"Io non faccio se non quello che Egli vuole!" - disse l’Uomo della Morte: "Io sono il suo giardiniere: prendo tutte le sue piante ed i suoi fiori e li trapianto nel grande giardino del Paradiso, nel paese sconosciuto; come poi crescano, e come sia lassù, non te lo posso dire."

"Ridammi il mio bambino!" - disse la madre; e pianse e pregò. Poi, a un tratto, prese con ciascuna mano due bellissimi fiori, che le stavano accanto, e gridò alla Morte: "Bada che ti strappo tutti i tuoi fiori, perchè sono disperata!"

"Non li toccare!" - urlò la Morte. "Tu dici che sei infelice, e vorresti fare che un’altra mamma fosse altrettanto infelice di te?"

"Un’altra mamma!" - mormorò la povera donna: e lasciò subito i fiori.

"Eccoti i tuoi occhi;" - disse la Morte: "Li ho pescati nel lago: luccicavano tanto!... Non sapevo che fossero tuoi. Riprendili, (ora essi vedono più chiaro di prima), e guarda giù in fondo a questo pozzo. Ti dirò i nomi dei due fiori, che tu volevi strappare, e tu ne vedrai tutto l’avvenire, tutta la vita umana; e vedrai quello che volevi turbare od annientare."





Essa guardò nel pozzo, e fu tutta beata di vedere come l’uno fosse per il mondo una benedizione, e quanta felicità e quanto bene spandesse intorno a sè. Vide il destino dell’altro, ed era tutto guai e miserie, sventura e patimento.








"Entrambi sono secondo la volontà di Dio!" - disse la Morte.

"Quale è il fiore della sventura, quale il fiore della felicità?" - domandò essa.

"Ah, non te lo dico;" - rispose la Morte: "Ma questo solo saprai da me: che uno dei due fiori era quello del tuo bambino, che uno era il destino del tuo figliuolo, e che tu hai veduto il suo avvenire."

Allora, la madre fu presa dal terrore e gridò: "Quale dei due era il destino del mio bambino? Dimmelo! Risparmia l’innocente, risparmia il mio bambino da ogni sventura! Piuttosto, portatelo via! Portalo piuttosto nel Regno di Dio! Dimentica le mie lacrime, dimentica tutto quello che ho detto, tutto quello che ho fatto!"

"Non ti capisco!" - disse la Morte: "Vuoi tu riavere il tuo bambino, o debbo portarlo via con me, dove tu non sai?"

La madre si torse le mani, cadde in ginocchio e pregò il Signore: "Non mi ascoltare, se io prego contro la volontà Tua, che è la migliore! Non mi ascoltare!"






E chinò la testa sul petto.

La Morte portò via il suo bambino, nel Paese sconosciuto.







mercoledì 7 febbraio 2018

Hans Christian Andersen



"E la morte tese la sua lunga mano verso quel fiorellino delicato, ma lei vi tenne sopra le mani sfiorandolo quasi e temendo di toccare uno solo dei suoi petali. Allora la morte soffiò su quelle mani, e lei sentì che era ben più fredda del vento gelato, e le sue mani ricaddero inerti.
«Tu non puoi nulla contro di me!» disse la morte."

Storia di una madre, una fiaba di Hans Christian Andersen



venerdì 2 dicembre 2016

Edmund Dulac



Edmund Dulac - from "Hans Christian Andersen, Fairy Tale" (1911)




lunedì 12 settembre 2016

Hans Christian Andersen




"She laughed and danced with the thought of death in her heart."

: :  Hans Christian Andersen, The Little Mermaid  : :


. . .



martedì 5 luglio 2016

Arthur Rackham



Arthur Rackham - illustration for  "Thumbelina" by Hans Christian Andersen



domenica 2 marzo 2014

Hans Christian Andersen


Rome is like a book of fables, on every page you meet up with a prodigy. 
And at the same time we live in dream and reality.

• Hans Christian Andersen •


sabato 9 marzo 2013

Hans Tegner


Quando il sole fu più alto Elisa vide davanti a sé una montagna quasi sospesa nell'aria; tra le rocce luccicavano i ghiacciai e nel mezzo si innalzava un castello lungo miglia e miglia, cinto da arditi colonnati sovrapposti

"Hans Christian Andersen's Fairy Tales & Stories" illustrations by Hans Tegner, Prague, 1902

martedì 19 giugno 2012

Storia di una madre - fiaba di Hans Christian Andersen





Una madre sedeva accanto al suo bambino, era molto triste e temeva che morisse. Era così pallido, con gli occhietti chiusi, respirava a fatica e ogni tanto tirava un sospiro, ansimante quasi un gemito; la madre lo guardava allora col cuore ancora più addolorato. Bussarono alla porta e entrò un povero vecchio, avvolto in una grande coperta di quelle che si mettono di solito sui cavalli e che teneva molto caldo, e proprio di questo lui aveva bisogno, perché era un inverno rigido: fuori tutto era coperto di neve e di ghiaccio e il vento soffiava da tagliare il viso. Il vecchio tremava per il freddo, e poiché il bambino si era assopito un momento, la madre andò a mettere della birra sulla stufa, affinché si scaldasse e potesse riscaldare il vecchio mentre lui cullava il bambino, poi gli sedette accanto, guardò i bambino malato che respirava a fatica, e gli sollevò una manina. "Credi che lo perderò?" chiese. "Il Signore non vorrà togliermelo!" Il vecchio, che era la morte in persona, fece un cenno molto strano che poteva significare sì o no. La madre abbassò lo sguardo e le lacrime le scorsero lungo il viso; la testa le si appesantì; per tre giorni e tre notti non aveva chiuso occhio e ora si assopì, ma solo per un istante, poi sussultò, con un brivido di freddo. "Che è successo?" esclamò guardando da ogni parte. Il vecchio se n'era andato, e anche il suo bambino era sparito; il vecchio l'aveva portato via con sé. Dall'angolo giungeva il tic-tac dell'orologio, poi il grande pendolo rotolò sul pavimento, bum! e anche l'orologio si fermò. La povera madre si precipitò fuori casa chiamando il suo bambino. Là fuori, nella neve, si trovava una donna con un lungo abito nero che le disse: "La morte è stata a casa tua, l'ho vista uscire di corsa col tuo bambino; va più veloce del vento e non riporta mai quello che ha preso!". "Dimmi da che parte è andata!" implorò la madre "dimmi la direzione e io la troverò." "Io la conosco!" rispose la vecchia vestita di nero "ma prima che te lo dica, devi cantare per me tutte le canzoni che hai cantato al tuo bambino! Mi piacciono molto, le ho già sentite perché io sono la notte, e ho visto le tue lacrime mentre le cantavi!" "Te le canterò tutte, tutte!" rispose la madre "ma non mi fermare ora, devo raggiungerli, devo trovare mio figlio!" Ma la notte rimase muta e immobile, e la madre, torcendosi le mani, cantò e pianse; erano molte le canzoni, ma erano molte di più le lacrime! Infine la notte disse: "Vai a destra e inoltrati nel buio bosco di abeti, lì ho visto dirigersi la morte col tuo bambino".
M
Nel bosco le strade si incrociavano e la povera donna non seppe più da che parte andare; vide un rovo, senza più fiori né foglie, perché era inverno, e dai rami pendevano soltanto ghiaccioli. "Hai forse visto passare la morte e il mio bambino?" "Sì" rispose il rovo "ma non ti dirò da che parte sono andati se non mi riscalderai sul tuo cuore! Sto morendo di freddo e sono tutto gelato!". E lei strinse forte al petto il rovo, affinché questo si riscaldasse; le spine le penetrarono nella carne e da lì sgorgarono grosse gocce di sangue, ma al rovo spuntarono in quella gelida notte invernale nuove foglioline verdi e sbocciarono fiori; tanto ardeva il cuore di quella madre in pena! Il rovo le indicò poi la strada. Lei giunse a un grande lago, dove non c'erano né navi né barche. Il lago non era gelato tanto da poterla reggere, ma neppure era tanto basso che potesse attraversarlo a guado pure doveva attraversarlo, se voleva ritrovare il suo bambino. Allora si chinò per bere tutta l'acqua del lago; non era una cosa possibile per un essere umano, ma poteva sempre avvenire un miracolo. "No, è impossibile!" le disse il lago "cerchiamo invece di metterci d'accordo. Io colleziono perle e i tuoi occhi sono le perle più lucenti che abbia mai visto. Se piangerai tanto da farli cadere dentro di me, ti porterò sull'altra riva, alla grande serra dove la morte abita e coltiva alberi e piante; ognuno di loro è una vita umana." "Oh, cosa non darei per raggiungere mio figlio!" esclamò la madre piangendo, e pianse finché gli occhi caddero nel lago trasformandosi in due perle preziose. Il lago allora la sollevò, e a lei sembrò di essere in altalena, e volò in un colpo solo fino all'altra riva, dove si trovava una dimora molto strana che si estendeva per miglia e miglia e non si capiva se era una montagna con boschi e grotte, o se era stata edificata ma la povera madre non poté vederla, perché non aveva più gli occhi per il gran piangere. "Dove posso trovare la morte, che s'è presa il mio bambino?" chiese la madre. "Qui non è ancora arrivata" rispose la vecchia becchina che faceva la guardia alla grande serra della morte. "Come hai fatto a arrivare fin qui, chi ti ha aiutato?" "Il Signore mi ha aiutata!" rispose la madre. "Egli è misericordioso e siilo anche tu: dove posso trovare il mio bambino?" "Io non lo conosco" rispose la donna "e tu non ci vedi! Molti fiori e molte piante sono appassiti questa notte e la morte arriverà presto per trapiantarli. Tu sai che ogni essere umano ha il suo albero della vita o il suo fiore, a seconda di come ciascuno è fatto. Apparentemente sono come le altre piante della natura, ma hanno un cuore che batte. Anche il cuore dei bambini batte! Ascoltali! Forse saprai riconoscere quello di tuo figlio. Ma che cosa mi dai, perché ti dica che altro devi fare?" "Non ho nulla da darti" disse la madre afflitta "ma andrei in capo al mondo per te!" "No, non ho nulla da fare là!" rispose la donna "ma mi puoi dare i tuoi lunghi capelli neri. Tu stessa sai quanto sono belli e a me piacciono! Avrai i miei capelli bianchi in cambio. È sempre qualcosa!" "Se non desideri altro" le rispose la madre" te li do con gioia!" e così le diede i suoi bei capelli neri e ricevette quelli della vecchia, bianchi come la neve. Entrarono nella grande serra della morte, dove fiori e piante crescevano mescolati in modo strano. C'erano sottili giacinti sotto campane di vetro e c'erano peonie grosse e robuste; crescevano piante acquatiche, alcune molto fresche, altre un pò malate; vi si appoggiavano le bisce acquatiche, e i granchi neri ne afferravano gli steli. C'erano splendide palme, platani e querce, piantine di prezzemolo e di timo fiorito; ogni albero e ogni fiore aveva il suo nome e ognuno rappresentava una vita umana, una persona ancora in vita, in Cina, in Groenlandia, in tutto il mondo. C'erano grandi piante in vasi molto piccoli, che soffocavano e sembrava che stessero per spezzare il vaso, c'erano anche da molte parti piccoli fiori insignificanti piantati nella terra, circondati dal muschio, ben custoditi e curati. La madre afflitta si chinava sulle piante più piccole e ascoltava il loro cuore che batteva, e tra milioni di cuori riconobbe quello del suo bambino. "È questo!" gridò, e tese la mano verso un piccolo croco azzurro, debolmente piegato da un lato. "Non toccare il fiore!" gridò la vecchia "mettiti qui e quando la morte arriverà, e sarà qui tra poco, impediscile di strappare la pianta minacciando di strappare tutti gli altri fiori. Avrà paura, perché ne risponde davanti al Signore, e nessuno può sradicarli senza il suo permesso."
M
Improvvisamente soffiò un'aria gelida per il salone e la madre cieca capì che la morte stava arrivando. "Come hai fatto a arrivare fin qui?» le chiese "come hai potuto arrivare prima di me?" "Sono una madre!" rispose lei. E la morte tese la sua lunga mano verso quel fiorellino delicato, ma lei vi tenne sopra le mani sfiorandolo quasi e temendo di toccare uno solo dei suoi petali. Allora la morte soffiò su quelle mani, e lei sentì che era ben più fredda del vento gelato, e le sue mani ricaddero inerti. "Tu non puoi nulla contro di me!" disse la morte. "Ma lo può il Signore!" rispose la madre. "Io faccio ciò che Lui vuole!" replicò la morte. "Io sono il suo giardiniere! Colgo tutte le sue piante e i suoi fiori e li ripianto nel grande giardino del paradiso, in una terra sconosciuta, ma non oso raccontarti come vi crescano e come sia il luogo." "Rendimi mio figlio!" supplicò la madre piangendo, e improvvisamente afferrò due bei fiori che si trovavano lì vicino e gridò alla morte: "Strapperò tutti i tuoi fiori! Sono disperata!". "Non toccarli!" disse la morte. "Dici di essere infelice e ora vuoi rendere un'altra madre altrettanto infelice?" "Un'altra madre?" chiese la povera donna, lasciando immediatamente i due fiori. "Ecco i tuoi occhi, li ho ripescati dal lago" disse la morte "splendevano lucentissimi, ma non sapevo che fossero tuoi. Riprendili, ora vedrai meglio di prima; guarda nel pozzo profondo qui vicino: io chiamerò per nome i due fiori che tu volevi strappare, così potrai vedere il loro futuro, la loro vita di uomini; guarda quello che volevi turbare e distruggere!" La madre guardò nel pozzo; era una gioia osservare come uno dei fiori diventasse una benedizione per il mondo, e quanta gioia e felicità si spandesse intorno a lui. Poi guardò la vita dell'altro fiore, e era solo dolore e miseria, orrore e infelicità. "Entrambi sono volontà di Dio!" commentò la morte. "Quali dei due fiori è quello dell'infelicità e quale quello della benedizione?" chiese la madre. "Non te lo dico" rispose la morte "ma sappi che uno dei due fiori è quello di tuo figlio; hai visto il destino di tuo figlio, il suo futuro!" La madre gridò di terrore: "Quale dei due era mio figlio? Dimmelo! Salva l'innocente! Salva mio figlio da tutta quella miseria! Portalo via, piuttosto! Portalo nel regno di Dio! Dimentica le mie lacrime, dimentica le mie preghiere e tutto quello che ho detto e fatto!". "Non ti capisco!" disse la morte "vuoi riavere tuo figlio oppure devo portarlo nel paese che ti è sconosciuto?" La madre si gettò in ginocchio e, torcendosi le mani, pregò il Signore: "Non ascoltarmi, se prego contro la tua volontà, che è la migliore! Non ascoltarmi! Non ascoltarmi!". E piegò il capo in grembo. La morte se ne andò col bambino in quel paese sconosciuto.



lunedì 7 febbraio 2011

Hans Christian Andersen / Gustav Klimt


Gustav Klimt - Mother and child (detail from the three ages of woman)(ca.1905)

Una mamma vegliava il suo bambino, angosciata dallo spavento che le potesse morire. Egli era li' pallido pallido, i piccoli occhi gia' chiusi, il respiro lieve come un soffio: solo ogni tanto ansava un po' piu' forte, che pareva sospirasse; e allora la mamma guardava la sua creatura con la espressione di un dolore ancora piu' intenso.

Fu picchiato all'uscio, ed entro' un povero vecchio, tutto ravvolto in una specie di grande coperta da cavalli, di quelle che tengono ben caldo; e ce n'era bisogno, col freddo che faceva. Fuori, tutto era coperto di neve e di ghiaccio, e tirava un vento gelato che tagliava il viso.

Poiche' il vecchio tremava di freddo ed il bambino per l'appunto in quel momento s'era addormentato, la madre mise a riscaldare sulla stufa un po' di birra in un pentolino, per darla al pover'uomo. Questi s'era seduto e cullava il bambino; e la madre sedette accanto a lui, guardando il suo malatino, che tirava certi respiri profondi, e prendendogli una manina.

"Non credi anche tu, di', che il mio bambino mi sara' lasciato?" - domando' essa. "Il Signore non puo' volermelo togliere!"

Il vecchio, il quale era proprio la Morte, scosse il capo, in un certo modo, che poteva significare tanto no quanto si'. La madre chino' gli occhi, e le lacrime le scendevano giu' per le gote. Il capo le si fece pesante, - eran tre giorni e tre notti che non chiudeva occhio, - e si addormento'... oh, ma un minuto soltanto!... Si scosse, tremando di freddo, e balzo' in piedi. "Che e' stato?" - esclamo': e si guardo' attorno, da tutte le parti. Ma l'uomo non c'era piu', e non c'era piu' il suo bambino: l'uomo lo aveva portato via.

Il vecchio orologio, nell'angolo, brontolava e strideva: il grosso peso di piombo n'era sceso giu' sin quasi a terra, e bum! ecco che il peso cadde, ed anche l'orologio si fermo'.

La povera mamma usci' di casa correndo e si diede a chiamare il suo bambino.

Fuori, in mezzo alla neve, stava seduta una donna, con una lunga veste nera; e la donna disse: "La Morte e' stata nella tua casa: l'ho veduta io fuggire col tuo bambino; il vecchio corre piu' del vento e mai non riporta quello che ha tolto!"

"Dimmi soltanto che strada ha preso!" - supplico' la madre: "Dimmi la strada, e lo sapro' trovare."

"Io la so," - disse la donna vestita di nero, - "ma se vuoi che te la dica, devi prima cantarmi tutte le canzoni che hai cantate per addormentare il tuo bambino. Mi piacciono; le ho gia' sentite, perche' sono la Notte io, ed ho veduto le tue lacrime, mentre le cantavi."

"Te le cantero' tutte tutte!" - rispose la madre: "Ma non mi trattenere; lascia che lo raggiunga, lascia prima che trovi il mio bambino." Ma la Notte rimase muta ed immobile; e la madre si torse le mani, canto' e pianse: le canzoni erano molte, ma molte piu' ancora erano le lacrime; e alla fine la Notte parlo':

"Tieniti a destra, e passa quel nero bosco di abeti: la' ho veduto rivolgersi la Morte col tuo bambino."

Nel piu' fitto del bosco, la strada formava un crocicchio, si' che la madre non sapeva da che parte prendere. La' in mezzo c'era un cespuglio di spini, che non portava foglie ne' gemme, perche' s'era nel cuor dell'inverno, e dai rami pendevano i ghiacciuoli.

"Non hai veduto passare la Morte col mio caro piccolino?"

"Si'," - disse il cespuglio: "ma non ti diro' che strada ha preso, se prima tu non mi riscaldi sul tuo cuore; ho tanto freddo, che mi sento proprio ghiacciare."

Ed ella si strinse al cuore il cespuglio di spini, forte forte, perche' si riscaldasse bene; e le spine le entravano nelle carni, cosi' che il sangue ne spicciava in grosse goccie; ma il cespuglio mise le foglioline verdi, e le gemme si apersero nella fredda notte d'inverno, tanto calore ha il cuore d'una mamma addolorata; ed il cespuglio le insegno' la strada che doveva prendere.

Cosi', giunse in riva d'un grande lago, dove non si vedeva barca ne' navicella per passare. Il ghiaccio alla superficie non era ancora grosso abbastanza per reggerla, ne' l'acqua abbastanza sgombra e bassa per potersi arrischiare a traversarla a guado; e pure doveva passarla, per andare dal suo bambino; e allora ella si accinse a bere il lago... Questo, nessun uomo al mondo l'avrebbe potuto fare; ma la povera mamma addolorata confido' che forse accadrebbe un miracolo.

"No, cosi' non facciamo niente!" - disse il lago "Vediamo piuttosto, se non ci potessimo combinare. Mi piace tanto far raccolta di perle, e i tuoi occhi sono le piu' lucenti ch'io abbia mai vedute. Se vuoi cedermele in pianto e lasciarle cadere dentro di me, ti portero' all'altra riva, dov'e' la grande serra in cui la Morte trapianta i suoi fiori ed i suoi alberi, ognuno dei quali e' una vita umana."

"Oh, che cosa non ti darei, per andare dov'e' il mio bambino!" - disse la madre piangendo; e pianse ancora piu' forte, sin che gli occhi le caddero in fondo al lago e divennero due perle preziose. Allora, il lago la sollevo' come a volo, e con un solo slancio la depose sull'altra riva, sulla quale sorgeva un immenso edificio meraviglioso, lungo miglia e miglia.

Non si sarebbe potuto dire se fosse una montagna con boschi e caverne, o se fosse opera dell'uomo: la povera mamma pero' non poteva vederlo, perche', a forza di piangere, non aveva piu' occhi.

"Dove potro' ora trovare la Morte, che m'ha portato via il mio bambino?" - sospirava.

"Qui non e' arrivata ancora," - disse la Vecchia delle Tombe, alla quale era affidata la custodia della grande serra della Morte. "Come hai potuto giungere sin qui, e chi ti ha aiutata?"

"Il Signore mi ha aiutata!" rispos'ella: "Egli e' misericordioso, ed anche tu mi userai misericordia. Dove posso trovare il mio bambino?"

"Brava! io non lo conosco," - ribatte' la donna, "e tu non ci vedi!... Molti fiori e molte piante sono appassite questa notte: la Morte verra' tra poco a trapiantarle. Sai bene che ogni uomo, a seconda del proprio stato, ha il suo albero od il suo fiore di vita; in apparenza sono come tutti gli altri vegetali, ma dentro ci batte un cuore. Anche i cuori dei bambini battono. Tendi bene l'orecchio al battito dei cuori e forse potrai riconoscere il tuo bambino. Ma che cosa mi darai, se ti dico quello che devi far dopo?"

"Io non ho altro da poter dare!" - disse la povera mamma: "Ma andro' per te sino in capo al mondo."

"In capo al mondo, io non ci ho niente che fare," - rispose la vecchia: "ma tu puoi darmi piuttosto i tuoi lunghi capelli neri: devi sapere anche tu che son belli! Mi piacciono, e in cambio ti daro' i miei capelli bianchi: e' pur sempre qualche cosa!"

Se non vuoi che questo!..." - diss'ella: "Te li do con gioia!" E le diede i suoi bei capelli neri, ed ebbe in cambio quelli bianchi come la neve della vecchia.

Poi andarono nella grande serra della Morte, ove crescevano, stranamente mescolati, alberi e fiori: sotto certi ripari di vetro, c'erano delicati giacinti, e piu' la' grandi piante di peonie, forti come alberi; c'erano piante acquatiche, alcune fresche, altre mezzo appassite, e le idre ci si annidavano sopra, e i granchi neri si arrampicavano sugli steli. C'erano magnifiche palme, querce e platani, e poi, piu' in la', prezzemolo e timo fiorito; ogni albero, ogni pianta portava un nome speciale: ognuna era una vita umana. Le persone vivevano ancora, chi nella Cina, chi in Groenlandia, sparse su tutti i punti della terra. C'erano grossi alberi in vasi troppo piccini, cosi' che apparivano rattrappiti ed il vaso era li' li' per scoppiare; di quando in quando, s'incontrava anche qualche piccolo fiore delicato, in una zolla di terra grassa, coperta tutto all'ingiro di musco, teneramente coltivato. - La povera mamma si chinava sulle piantine piu' basse ascoltando il battito umano di tutti quei cuori, e, tra mezzo a milioni e milioni, riconobbe il suo bambino.

"Eccolo!" - grido', - e stese la mano ad un piccolo fiore di croco azzurro, tutto avvizzito e chinato a terra da un lato.

"Non toccare il fiore!" - ammoni' la vecchia: "Mettiti la' accanto, invece, e quando arriva la Morte, che dovrebb'esser qui da un momento all'altro, - io lo so, - non lasciarle strappare la pianta. Minacciala, in caso, di fare altrettanto con le altre piante; cosi' incomincera' ad impensierirsi. Di tutte deve render conto dinanzi al Signore, e nessuna pianta puo' esser divelta senza il Suo consenso."

Tutto ad un tratto, si senti' nella sala una folata di aria gelida, e la povera mamma cieca comprese ch'era la Morte, che si avvicinava.

"Come hai potuto trovar la strada sino a qui?" - domando' l'Uomo della Morte. "Come hai potuto far piu' presto di me?"

"Sono una mamma!" diss'ella.

La Morte stese la lunga mano per strappare il tenero fiorellino; ma la mamma ci teneva sopra ben salde le sue mani, per ripararlo, accosto accosto, pur tremando tutta dalla paura di toccare una delle foglioline. Allora, la Morte le soffio' sulle mani; ella senti' che quel fiato era piu' freddo del piu' gelido vento, e le mani le ricaddero senza forza.

"Tu, non hai potenza contro di me!" - disse la Morte.

"Ma il Signore puo'!" - rispose ella.

"Io non faccio se non quello che Egli vuole!" - disse l'Uomo della Morte: "Io sono il suo giardiniere: prendo tutte le sue piante ed i suoi fiori e li trapianto nel grande giardino del Paradiso, nel Paese sconosciuto; come poi crescano, e come sia lassu', non te lo posso dire."

"Ridammi il mio bambino!" - disse la madre; e pianse e prego'. Poi, a un tratto, prese con ciascuna mano due bellissimi fiori, che le stavano accanto, e grido' alla Morte: "Bada che ti strappo tutti i tuoi fiori, perche' sono disperata!"

"Non li toccare!" - urlo' la Morte. "Tu dici che sei infelice, e vorresti fare che un'altra mamma fosse altrettanto infelice di te?"

"Un'altra mamma!" - mormoro' la povera donna: e lascio' subito i fiori.

"Eccoti i tuoi occhi;" - disse la Morte: "Li ho pescati nel lago: luccicavano tanto!... Non sapevo che fossero tuoi. Riprendili, (ora essi vedono piu' chiaro di prima), e guarda giu' in fondo a questo pozzo. Ti diro' i nomi dei due fiori, che tu volevi strappare, e tu ne vedrai tutto l'avvenire, tutta la vita umana; e vedrai quello che volevi turbare od annientare."

Essa guardo' nel pozzo, e fu tutta beata di vedere come l'uno fosse per il mondo una benedizione, e quanta felicita' e quanto bene spandesse intorno a se'. Vide il destino dell'altro, ed era tutto guai e miserie, sventura e patimento.

"Entrambi sono secondo la volonta' di Dio!" - disse la Morte.

"Quale e' il fiore della sventura, quale il fiore della felicita'?" - domando' essa.

"Ah, non te lo dico;" - rispose la Morte: "Ma questo solo saprai da me: che uno dei due fiori era quello del tuo bambino, che uno era il destino del tuo figliuolo, e che tu hai veduto il suo avvenire."

Allora, la madre fu presa dal terrore e grido': "Quale dei due era il destino del mio bambino? Dimmelo! Risparmia l'innocente, risparmia il mio bambino da ogni sventura! Piuttosto, portatelo via! Portalo piuttosto nel Regno di Dio! Dimentica le mie lacrime, dimentica tutto quello che ho detto, tutto quello che ho fatto!"

"Non ti capisco!" - disse la Morte: "Vuoi tu riavere il tuo bambino, o debbo portarlo via con me, dove tu non sai?"

La madre si torse le mani, cadde in ginocchio e prego' il Signore: "Non mi ascoltare, se io prego contro la volonta' Tua, che e' la migliore! Non mi ascoltare!"

E chino' la testa sul petto.

La Morte porto' via il suo bambino, nel Paese sconosciuto.

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da Quaranta novelle - Storia di una mamma ♥ [1835 - 1872] di Hans Christian Andersen
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