Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)
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giovedì 14 maggio 2026

Come il primo test della bomba atomica nel 1945 ha fatto nascere un materiale mai visto prima



La nuova struttura cristallina si è formata nella stessa detonazione nucleare
del quasicristallo scoperto pochi anni fa. Lo studio di un team di ricerca
internazionale coordinato da Luca Bindi, geologo dell'Università di Firenze




Il nuovo materiale è un clatrato a base di calcio, rame e silicio mai osservato primaLuca Bindi/Università di Firenze

.


Marta Musso, Scienza, 13.05.2026, su wired.it

Durante il test nucleare Trinity del 16 luglio 1945, ossia il primissimo test al mondo di una bomba atomica avvenuto nel deserto del New Mexico, si è formato spontaneamente un nuovo materiale. A scoprirlo, a più di 80 anni di distanza dalla prima esplosione nucleare della storia, è stato oggi un team di ricerca internazionale coordinato da Luca Bindi, geologo dell'Università di Firenze, che ha appunto identificato un inedito clatrato a base di calcio, rame e silicio, un materiale mai osservato prima né in natura, né come composto artificiale creato in laboratorio. Il loro studio è stato pubblicato sulla rivista Pnas.

Cosa sono i clatrati
Con il termine clatrati si indicano materiali caratterizzati da una struttura “a gabbia”, che intrappolando al suo interno altri atomi e molecole, conferisce loro proprietà uniche. Di grande interesse tecnologico, questi materiali sono infatti studiati per diverse applicazioni che vanno dalla conversione dell’energia (come materiali termoelettrici in grado di trasformare calore in elettricità) allo sviluppo di nuovi semiconduttori, fino allo stoccaggio di gas e all’idrogeno per le tecnologie energetiche del futuro.

Il nuovo materiale
Per scoprire il nuovo materiale, i ricercatori si sono concentrati sulla trinitite, un vetro silicatico contenente rare fasi metalliche. Servendosi poi di alcune tecniche, come la diffrazione a raggi X, il team è riuscito a identificare un clatrato di tipo I a base di calcio, rame e silicio all'interno di una minuscola goccia metallica ricca di rame inglobata in un campione di trinitite rossa. Il nuovo materiale, come riferiscono gli esperti, si è formato spontaneamente durante un’esplosione nucleare. Ciò indica che le condizioni estreme, ossia temperature e pressioni elevatissime, possono generare materiali nuovi, impossibili da ottenere con i metodi tradizionali.

Laboratori naturali
La scoperta è ancora più interessante perché nello stesso evento di detonazione si è formato un altro materiale rarissimo: un quasicristallo ricco di silicio, già documentato dal team di esperti guidato da Bindi pochi anni fa. Un quasicristallo, come ci aveva raccontato l'esperto in un'intervista, è un qualcosa che non è un cristallo, ma ci somiglia molto. “La loro peculiarità", ci spiegava l'esperto, "è che la disposizione atomica non periodica, ma quasi, crea simmetrie incredibili da cui derivano proprietà fisiche sorprendenti, tra l'altro difficilissime da prevedere”. Riuscire a capire il legame tra queste strutture aiuta quindi gli scienziati a comprendere meglio come si organizzano gli atomi in condizioni estreme e ad ampliare le possibilità di progettazione di nuovi materiali. “Eventi come esplosioni nucleari, fulmini o impatti meteoritici funzionano come veri laboratori naturali”, spiegano i ricercatori. “Permettono di osservare forme di materia che non riusciamo a riprodurre facilmente in laboratorio.” In sostanza, questa ricerca apre nuove prospettive per lo sviluppo di tecnologie innovative, dimostrando che anche eventi distruttivi possono lasciare in eredità scoperte utili per il futuro.



Chissà perchè leggendo questo articolo mi è venuto in mente Blinky





Blinky è il pesce a 3 occhi che vive nel fiume vicino alla centrale nucleare si Springfield. E' apparso la prima volta nell'episodio Homer's Odyssey della stagione 1 ed è diventato un simbolo dell'inquinamento causato dalla centrale.
Non ha un ruolo parlante, ma spunta spesso come gag di sfondo quando vogliono fare una battuta sulle radiazioni.


domenica 28 gennaio 2024

domenica 26 febbraio 2023

Un raro mix di minerali

 


Morganite/Tormalina/Cleavelandite/Lepiodite



venerdì 5 agosto 2022

***





 





giovedì 17 febbraio 2022

Tormaline [Gruppo di minerali appartenenti alla classe dei silicati]




Tourmaline - Paprok, Nuristan Province, Afghanistan






 

sabato 6 novembre 2021

L'ossidiana

 





L'ossidiana è un vetro vulcanico naturale che si forma quando la lava ricca di silice
si raffredda rapidamente impedendo la crescita dei cristalli.






venerdì 24 settembre 2021

L'Orlov nero o occhio di Brahma






L'Orlov nero, noto anche come occhio di Brahma, è un diamante di 67,50 carati di colore nero opaco.
Prende il nome dalla ipotetica principessa russa Nadia Vyegin Orlov, che ne sarebbe stata proprietaria negli anni '30.

Il nome deriva invece dal conte russo Grigorij Grigorevič Orlov, che fu realmente proprietario di un'altra famosa gemma, il diamante Orlov.

Il colore nero opaco è molto raro nei diamanti con qualità gemmologica (i diamanti neri sono usati quasi sempre per usi industriali), ed è dovuto al fatto che sono costituiti, diversamente da tutti gli altri diamanti, da milioni di piccolissimi diamanti inglobati assieme.


La sua origine non è nota, ma è stato scritto che il diamante grezzo (di 195 carati) fu scoperto nei primi anni dell'Ottocento in India. Si dice che fosse incastonato in uno dei due occhi della statua del dio Hindu Brahmā nella città di Pondicherry, fino a quando fu rubato da un monaco. La leggenda vuole che a causa di questo furto sacrilego i suoi possessori fossero colpiti da una maledizione.

Si dice che nel 1932 il gioielliere J. W. Paris lo portò negli Stati Uniti e poco dopo si suicidò gettandosi da un grattacielo a New York. In seguito appartenne a due principesse russe, Leonila Galitsine-Bariatinskij e Nadia Vygin-Orlov. Pare che entrambe si suicidarono gettandosi da una finestra negli anni '40. Tuttavia diversi autori ritengono che questi episodi siano del tutto inventati per dare più popolarità al diamante. Non si è trovato alcun dato che confermi persino che le suddette persone siano realmente esistite.

Il primo proprietario accertato fu il gioielliere di New York Charles F. Winson, che lo acquistò nel 1947 e lo tagliò in tre diamanti più piccoli allo scopo di interrompere la presunta maledizione. Il diamante più grande, di 67,50 carati con taglio a cuscino, fu poi acquistato dalla gioielleria Cartier, che lo inserì in un pendant comprendente 108 gemme, sospeso a una collana costituita da altre 124 gemme.

Nel 2004 il gioiello comprendente l'Orlov nero fu acquistato dal gioielliere di Johnstown (Pennsylvania) J. Dennis Petimezas, che dichiarò di essere "sufficientemente sicuro che la maledizione sia stata interrotta".

Il diamante è stato esposto all'American Museum of Natural History di New York e al Museo di storia naturale di Londra.



da: wikipedia

giovedì 28 settembre 2017

Fluorite



Fluorite - Granite Quarry, Shannapheasteen, Connemara, County Galway, Ireland



giovedì 1 giugno 2017

Nirav Modi



Un braccialetto di smeraldi colombiani e diamanti firmato Nirav Modi (384.58 carati)



domenica 15 gennaio 2017

domenica 11 settembre 2016

Eudialyte, Mont Saint Hilaire, Québec, Canada





lunedì 14 marzo 2016

Pyrite with Calcite



Pyrite with Calcite
(Huanzala Mine, Huallanca District, Dos de Mayo Province, Peru)



venerdì 31 ottobre 2014

Guten Morgen!

Aquamarine - Shigar Valley, Skardu District, Gilgit, Baltistan, Northern Areas, Pakistan

"Ieri trasportavo due cisterne, una piena di cacao in polvere 
e nell'altra c'era lt. "Lt", latte condensato! 
Ho tirato una frenata e si sono mischiati: 
ho consegnato un cappuccino da tre tonnellate."


: :  Francesco Salvi  : :


giovedì 4 settembre 2014

Hujambo!

Tourmaline with Quartz - Minas Gerais, Brazil

Se i presidenti non lo fanno alle loro mogli,
lo fanno paese.

: : Mel Brooks  : :


sabato 21 settembre 2013

Rhodochrosite (manganese carbonate)


A striking piece of Rhodochrosite (manganese carbonate) found in South Africa and on display at the minerals gallery of the Australian Museum. Sydney 2012