Una scena del film surrealista Il sangue di un poeta (Le Sang d'un poète) del 1930, diretto da Jean Cocteau.
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mercoledì 11 febbraio 2026
mercoledì 9 luglio 2025
martedì 25 marzo 2025
sabato 15 marzo 2025
martedì 17 dicembre 2024
Jean Cocteau / Amedeo Modigliani
Dettaglio da: "Ritratto di Lunia Czechowska (1919) di Amedeo Modigliani
Modigliani una volta mi disse: vorrei un rosso rosso, come quello dei fiori o del sangue delle donne.
Modigliani segnava la fine di una profonda eleganza a Montparnasse, ma non lo sapevamo.
Pensavamo invece che quelle lunghe giornate di pose da Kisling, quei disegni da caffè, quei capolavori a cinque franchi, quelle baruffe, quegli abbracci sarebbero durati per sempre.
: : Jean Cocteau : :
lunedì 1 aprile 2024
domenica 28 maggio 2023
Jean Maurice Eugène Clément Cocteau [Poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore francese, 1889-1963] / Laure Albin Guillot [Fotografa francese, 1879-1962]
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lunedì 18 aprile 2022
domenica 9 gennaio 2022
Jean Cocteau [poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore francese, 1889–1963]
| Sir Cecil Beaton [fotografo e costumista britannico, 1904–1980] |
Cecil Beaton - Jean Cocteau
"Gli specchi dovrebbero pensare più a lungo prima di riflettere."
: : Jean Cocteau : :
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sabato 20 marzo 2021
Jean Cocteau [French, 1889-1963]
Jean Cocteau - Hollywood Sleep (Sommeil Hollywoodien)(1953)
Olio su pannello - 46 x 54,8 cm - Centre Pompidou, Parigi
venerdì 19 marzo 2021
The young girl and death (Sarah Bernhardt), Nadar, D'Annunzio e altri
The young girl and death
from: " Scribner's" 1880
(Sarah Bernhardt)
Sarah Bernhardt fotografata da Nadar nel 1864
.
Gli amori di Sarah Bernhardt
A vent'anni, Sarah ebbe una relazione con un nobile belga, Charles-Joseph Eugène Henri Georges Lamoral de Ligne da cui ebbe il suo unico figlio, Maurice Bernhardt.
Successivamente, ebbe diversi amanti, tra cui artisti come Gustave Doré e Georges Clairin, e attori come Mounet-Sully e Lou Tellegen. Nel 1882 si sposò a Londra con un collega di origini greche, Aristides Damala, più giovane di lei di undici anni, che era però dipendente dalla morfina, così la loro turbolenta convivenza durò pochissimo. Sarah restò comunque legalmente sua moglie sino alla morte del giovane attore, che avvenne nel 1889 all'età di 34 anni. Corteggiata da Ida Rubinstein e Anna de Noailles, visse con la pittrice Louise Abbéma, che l'accompagnò in tournée, professando pubblicamente la sua bisessualità.
L'attrice ebbe anche un intenso rapporto con Gabriele D'Annunzio.
Nel libro Sarah Bernhardt e Gabriele D'Annunzio. Carteggio inedito 1896-1919 è raccolta parte del loro epistolario.
Sul letto di morte, seppe che attorno alla sua villa la folla si accalcava da una settimana e disse “li farò aspettare, mi hanno torturata tutta la vita, adesso li torturo io”. Grati, in mezzo milione i parigini accompagnarono la “voce d’oro”, “la divina”, “la scandalosa”, il “mostro sacro” come l’aveva battezzata Jean Cocteau, fino al cimitero del Père Lachaise, all’altro capo della città.
Fu l’ultimo spettacolo e non aveva potuto metterlo in scena: voleva essere seppellita a Belle-Ile, di fronte al mare come Chateaubriand.
sabato 25 aprile 2020
martedì 15 maggio 2018
martedì 26 dicembre 2017
martedì 22 marzo 2016
lunedì 21 ottobre 2013
Elizabeth "Lee" Miller, Lady Penrose (1907 – 1977) american photographer
Man Ray - Lee Miller, 1930
Ci sono vite che sono romanzi, anche se quella di Lee Miller, per sua stessa ammissione, era stata “un fradicio rompicapo, le cui tessere ubriache non combaciano per forma né scopo”. Certo la bambina Elizabeth Miller, nata giusto cent’anni fa a Poughkeepsie, la cittadina sul fiume Hudson ricca d’arte e di storia, dove i magnati di New York, come gli Astor e i Vanderbilt, andavano a costruirsi i palazzi per gli ozii estivi, doveva essere predestinata se il padre Theodore, fotografo dilettante affascinato dalla figlia, la ritraeva costantemente, registrandone e mappandone la crescita. Infatti la vita di Lee sarebbe stata segnata dall’arte, dalla fotografia, perfino dagli orrori del secolo, ma sempre con il marchio di quel dono di natura che definiamo, per brevità, fascino.
Perché già a vent’anni Elizabeth, anzi Li-Li, e subito Lee, era una modella sulla copertina di Vogue, richiesta dai grandi fotografi. Bella era, bellissima, anche se dai tratti pronunciati, non aristocratici, “bostoniani”, delle celebrità del tempo. Ma in più aveva la forza interna, il piglio, appreso da ragazza alla scuola di teatro in Europa, a Parigi o, di ritorno a casa, al celebre Vassar College. Ovvio che l’oceano non fosse ostacolo, ma ponte, se nel 1929 Lee era di nuovo a Parigi, a cercare Man Ray, fotografo e artista d’un’arte spregiudicata e inquietante, il Surrealismo, per diventarne l’allieva, la musa, l’amante. Con lui inventerà una tecnica originale, la solarizzazione delle foto, con lui sperimenterà un’estetica sempre carica di allusioni sessuali, come il “Nudo piegato in avanti”, ove la schiena femminile assume contorni fallici. Con Man Ray e coi compagni di scuola condividerà vita e vacanze, reciterà (muta) in prove d’arte come il film “Le sang d’un poète”, di Jean Cocteau, con loro disegnerà, scatterà, provocherà.
Ma Lee cresce in fretta, tre anni dopo ha già lasciato Man Ray e ha aperto a New York il proprio studio. Malgrado la grande depressione, fa ritratti alle personalità dell’epoca, lavora per la pubblicità e su Vogue, caso raro se non unico, appare sia come modella che come fotografa. Al confine tra arte, cronaca e commercio, riprende gli interpreti di un’opera d’avanguardia su libretto di Gertrude Stein, “Four Saints in Three Acts”, un cast tutto di colore che sarà d’ispirazione a “Porgy and Bess”, di George Gershwin. Un altro balzo, un’altra sorpresa: Lee sposa, imprevedibilmente, l’egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni. Al Cairo, e nel deserto, riscopre la foto d’arte, a volte antropologica, più spesso enigmatica. Ma gli anni ’30 volgono al peggio, e la musa del Surrealismo affronta la dura realtà.
David E. Scherman - Lee Miller nel bagno di Hitler, 1945
Dal ’39 è a Londra, per vivere con un altro uomo, Roland Penrose, che le darà un figlio. Ma prima ritrae con occhio surrealista la capitale sotto il blitz delle V2 naziste. Poi, sempre per Vogue (la vanità della moda s’arrende alla guerra), diventa corrispondente dal fronte. Segue l’avanzata delle truppe alleate: St Malo, Parigi, poi l’orrore di Dachau e Buchenwald. Fotografa e scrive: sulle pagine patinate escono immagini e parole dell’inferno, i cadaveri, l’obbrobio. La ragazza che aveva scoperto con gioia il surrealismo si confronta al più duro espressionismo. Ma non si piega: con il suo accompagnatore, David Scherman, il grande fotografo di Life che la fa da mentore (e da amante), arriva nel banale appartamento di Hitler, a Monaco, e ha il guizzo che Man Ray avrebbe amato: si spoglia, s’immerge nella vasca da bagno del Fuehrer, si fa fotografare da Scherman davanti ai pesanti scarponi da guerriera.
Il resto è riposo, lungo riposo fino al 1977. Lee si ritira nel Sussex con Penrose, lo sposa, dà alla luce il figlio Antony, scrive ancora e fotografa per Vogue. Riceve ospiti, li fotografa mentre innaffiano il giardino, s’appisola sui divani, diventa finalmente adulta – il Surrealismo è finito.
da: corriere.it
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giovedì 4 luglio 2013
lunedì 15 ottobre 2012
Jean Cocteau
“Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino prima di riflettere le immagini.
immagine: Maurits Cornelis Escher - Still Life With Mirror (1934)
lunedì 27 febbraio 2012
Jean Cocteau
"Gli specchi farebbero bene a riflettere prima di rimandarci la nostra immagine."
card for Jean Cocteau from the French national police archives
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mercoledì 26 ottobre 2011
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