Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)
Visualizzazione post con etichetta ore 12:00. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ore 12:00. Mostra tutti i post

mercoledì 4 novembre 2026

Cibo & Lussuria




"L’amore per il cibo e la gola addestrano al piacere fisico e sono la prima occasione di cedimento ai sensi e alla lussuria."


La citazione fa riferimento a una concezione morale e teologica radicata soprattutto nei testi religiosi medievali, secondo cui i piaceri della tavola costituiscono il primo passo verso la corruzione morale e i peccati della carne.

Nella tradizione cattolica e nella letteratura ascetica del Medioevo, il controllo del corpo iniziava rigorosamente dal controllo dell'appetito. La gola veniva considerata un vizio capitale particolarmente insidioso per diverse ragioni.

L'addestramento ai sensi. Abituare il corpo a cercare il godimento attraverso il sapore, l'abbondanza e la prelibatezza dei cibi significava "allenare" l'organismo alla ricerca del piacere fisico in generale. Una volta che i sensi erano stati risvegliati e assecondati a tavola, diventava molto più difficile arginarli di fronte alle tentazioni della carne e della lussuria.

La demolizione della fortezza spirituale. Il cibo consumato al solo scopo di provare piacere (e non per pura sopravvivenza o necessità biologica) era visto come un elemento in grado di indebolire la forza di volontà e la vigilanza dell'anima.

Il parallelo con il peccato originale. La teologia morale rintraccia l'origine di ogni cedimento proprio in un atto legato al cibo: Adamo ed Eva che si nutrono del frutto proibito nell'Eden. Questo primo atto di disobbedienza dettato dall'appetito ha aperto le porte alla vergogna e alla concupiscenza sessuale.

Per contrastare questa dinamica, le regole monastiche e i precetti religiosi imponevano il digiuno, l'astinenza e la moderazione alimentare come strumenti indispensabili per mantenere la castità e la purezza spirituale.

Oggi la neurobiologia e la psicologia confermano l'esistenza di un legame profondissimo tra l'esperienza del cibo e quella della sessualità, sebbene private della connotazione di "peccato".

Stessi circuiti cerebrali. Fame e desiderio sessuale condividono le stesse aree del cervello, in particolare il sistema limbico e l'ipotalamo, e utilizzano i medesimi neurotrasmettitori (come dopamina e serotonina) per elaborare la gratificazione e il piacere.

Meccanismo di compensazione. Poiché attivano le stesse vie biochimiche del benessere, l'appagamento di un senso può parzialmente compensare o influenzare l'altro. La psicologia contemporanea evidenzia come i disturbi alimentari e la sfera emotivo-sessuale siano spesso strettamente interconnessi.




domenica 1 novembre 2026

Il Pranzo Della Domenica








 

sabato 31 ottobre 2026

ore 12:00 - momento zen













PACCHERO CON LA CERNIA



ALICI ALLA BRACE CON SALSA VERDE








domenica 25 ottobre 2026

Il Pranzo Della Domenica




 



sabato 24 ottobre 2026

domenica 18 ottobre 2026

Il Pranzo della Domenica










 

Stephen Vollo [USA, b. 1988]

 


Stephen Vollo - Strainer (2026)
Olio su tela applicata su pannello - 46 x 46 cm






sabato 17 ottobre 2026

ore 12:;00 - momento zen

 





Gavi DOCG "La Rocca" prodotto dalla storica cantina piemontese Coppo





PACCHERO CON LA MARMORA




INSALATA DI POLPO CON ARANCIA, CAVOLO VIOLA, OLIVE, FOGLIE DI ACETOSELLA
E GRANELLA DI MANDORLE TOSTATE, RIFINITO CON EMULSIONE AGRUMATA





sabato 10 ottobre 2026

ORE 12:00 - Momento zen

 


FETTUCCINE POLPO, PECORINO E SCORZA DI LIMONE



BACCALA' ANTICA ROMA



TIRAMISU'







domenica 4 ottobre 2026

Il Pranzo Della Domenica








 

sabato 3 ottobre 2026

ORE 12:00 MOMENTO ZEN



 

 MÜLLER-THURGAU "MERUS" - ALTO ADIGE DOC - CANTINA TIEFENBRUNNER




FETTUCCINE PESTO E TARTARE DI TONNO FRESCO




BACCALA', SCAROLA, OLIVE TAGGIASCHE E UVA PASSA







domenica 27 settembre 2026

Il Pranzo Della Domenica




 




Samuel Harry "Sam" Gross [Fumettista e illustratore statunitense, 1933-2023]

 


Cartoon by Sam Gross, National Lampoon, December 1970






sabato 26 settembre 2026

ore 12:00 - momento zen

 


L'atmosfera del locale è quella genuina delle vecchie locande marinare dove la materia prima non si nasconde.
Sul carrello di legno, una ricciola adagiata su un piatto fa capolino pronta per essere cucinata.
Sotto lo straccio umido a quadretti rossi e bianchi sembra un pesce a letto che riposa.




"GARNET" NEGROAMARO ROSATO SALENTO CANTINA PRODUTTORI DI MANDURIA




CALAMARO RIPIENO DI SCAROLA SU FONDUTA DI PROVOLA




PACCHERO TRIGLIA E GAMBERO DI PESCATO





domenica 20 settembre 2026

Il Pranzo Della Domenica









sabato 19 settembre 2026

ore 12:00 - momento zen

 


TALO' SALICE SALENTINO DOP
Vitigni: 85% Negroamaro, 15% Malvasia Nera di Brindisi



FIORENTINA CON LE PATATE





0'632oz021956tr6'2









venerdì 18 settembre 2026

ore 12:00 - momento zen: Ewald Volhard, Il cannibalismo



Gastrosofia cannibali e gourmet


Dio solo sa che cosa abbia indotto Giulio Einaudi a pubblicare nel giugno del 1949, in un'Italia che stentava ancora a far quadrare il pranzo con la cena, un libro di seicento e passa pagine sull'antropofagia scritto dieci anni prima, nella Germania hitleriana, da un giovane studioso che sarebbe morto nell'immane orgia cannibalica della guerra. Fatto sta che Il cannibalismo di Ewald Volhard, allievo di Leo Frobenius, era e rimane tuttora il più ampio, minuzioso e documentato repertorio sugli usi antropofagici basato su testimonianze dirette di esploratori, missionari ed etnologi.

Grazie a questo libro sappiamo tutto quel che c'è da sapere sulle popolazioni che praticavano il cannibalismo, sulle circostanze in cui veniva esercitato, sui rituali che lo accompagnavano, nonché sulle sue differenti tipologie: dal cannibalismo di guerra, a spese dei nemici sconfitti, a quello "giuridico", a scapito dei criminali condannati a morte; dal cannibalismo magico-religioso a quello parentale, encomiabile atto di pietà verso i propri cari defunti illustrato già da Erodoto; fino alle manifestazioni, relativamente rare, di cannibalismo profano.

Apprendiamo, fra l'altro, che il I Congresso internazionale di Antropofagia fu tenuto nel 1871 a Bologna. Apprendiamo qua e là, di straforo, qualche rara notizia di carattere gastronomico. 
Se la carne umana sia più o meno buona di altre carni, è questione controversa e di difficile soluzione, e non solo per banali ragioni pratiche. Come si usa dire in questi casi, sui gusti non si discute. Per alcune popolazioni non c'era sostanziale differenza: "La carne è carne" chiosa Volhard. 

Presso i Ba-Ati e i Baloi il costo di una capra e quello di uno schiavo da macellazione si equivalevano. Gli Jaga vendevano sul mercato rionale, più o meno allo stesso prezzo, sia la carne ovina e bovina che quella umana. I Bangwa non la distinguevano dalla carne d'antilope. Nel Nissan si ingrassavano e si commerciavano (l'accostamento non suoni maschilista) sia le donne che i maiali. Gli indigeni della Nuova Caledonia paragonavano la carne d'uomo a quella dei pesci di mare, e nelle isole Figi la vittima predestinata di un banchetto cannibalico veniva addirittura chiamata "pesce". Altre popolazioni, invece, andavano ghiotte della carne umana, che giudicavano particolarmente prelibata. Per i Baja, i Sande, i Pambia, i Manjema, gli Haussa e via elencando, era la migliore in assoluto. Quando ai Basuto furono regalati bovini a patto che abbandonassero l'antropofagia, costoro si sentirono presi per i fondelli e rifiutarono indignati lo scambio. Gli indigeni di Tanna guardavano dall'alto in basso i bianchi che si cibavano di volgare carne suina mentre facevano gli schizzinosi con quella umana.

Anche su quale fosse la parte migliore - il cosiddetto "boccone del prete" - c'era disparità di vedute. Per i Babufuk e le altre tribù del Niger erano una leccornia le palme della mano; per i Warega i piedi e gli intestini; per i nativi della Nuova Guinea il cervello; per gli aborigeni del fiume Herbert il grasso intorno ai reni, considerato "un cibo leggero e rinforzante"; per gli antichi Tartari, a detta di John de Mandeville, le "orecchie condite con aceto"; per gli indigeni del Nissan i lombi; per i Wasongola e numerose altre popolazioni antropofaghe le mammelle femminili. Di queste pare fossero avidi anche gli Unni che, stando ad Americo Scarlatti, serbavano per Attila "le più tenere e delicate, quelle cioè delle fanciulle". Un paio di ragazze alla settimana, per consumarne solo le poppe, faceva macellare, nel suo piccolo, anche un capo di Aoba.

Era opinione largamente diffusa che la carne più pregiata fosse proprio quella delle giovinette o, in mancanza, quella dei giovani schiavi castrati. I sovrani non si facevano mai mancare tagli pregiati di ragazze ingrassate allo scopo. Il re dei Baja non mangiava altro. Un capo degli Jaga, che ne andava ghiottissimo, ne sacrificò almeno un centinaio. I Bangala raccontavano la dolorosa storia di un loro re che, benché ricco sfondato, si era ridotto in miseria "a furia di comprare tante graziose e grasse giovani femminucce per mangiarle".
 
Quanto alla provenienza delle carni o - come si usa dire oggi - alla "filiera", tutti i cannibali gourmands concordano sulla qualità decisamente mediocre di quella dei bianchi. Come ai volatili da cortile sono da preferirsi quelli bradi, - spiega Alberto Cougnet sulla scorta di Karl Lumholtz - così "la squisitezza o haut goût delle carni è sempre più pronunziata nella selvatica". Né è da stupirsi che la carne della razza gialla sia quella tenuta in maggior pregio, "avvegnaché i Chinesi si nutrono quasi esclusivamente di riso, mentre i bianchi, oltre all'essere onnivori, le loro carni sono sempre impregnate di esalazioni di tabacco e di acquavite", donde la necessità di sottoporli preventivamente "ad un regime di gavage come le oche di Strasburgo".

Con le puntuali osservazioni di Cougnet, frutto di competenze alimentari di prim'ordine, contrastano le scarne annotazioni di Volhard, che sbriga il lato culinario della faccenda asserendo che "la preparazione della carne umana non si distingue necessariamente da quella di altri generi di carne". Possiamo, con un po' di fatica, estrapolare tre misere "specialità": lo schiavo frollato per un giorno in acqua corrente, eviscerato e imbottito di banane, piatto tipico dei Bangala; la cottura in una buca scavata nel terreno e foderata di profumate foglie di kata, praticata dai Binbinga; l'affumicatura della carne umana da parte dei Mangbettu, dei Badinga, dei Bangala e altri ancora.