Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)
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giovedì 26 febbraio 2026

Ivan Erben / Ferdinando I d'Asburgo




Ivan Erben - Váhy spravedlnosti (La bilancia della giustizia)(det.)(2001)
 in via Politických vězňů a Kolín

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Fiat iustitia et pereat mundus
(Sia fatta giustizia e perisca pure il mondo)

: :  Ferdinando I d'Asburgo  : :




La frase è impiegata in Per la pace perpetua da Immanuel Kant, che ne fa il motto dell'uomo politico fermo nei suoi principi, traducendola e commentandola così: «"Regni la giustizia, dovessero anche per essa perire tutti assieme gli scellerati che esistono nel mondo" è un principio di diritto coraggioso, che taglia le vie tortuose tracciate dall'inganno e dalla violenza...»

Hegel la corresse in Fiat iustitia ne pereat mundus, vale a dire "Sia fatta giustizia affinché non perisca il mondo".







sabato 1 novembre 2025

Theodor de Bry / La Leyenda Negra




Incisione del 1598, di Theodor de Bry, raffigurante uno spagnolo che, apparentemente,
alimenta i suoi cani con dei bambini dei nativi americani. Le opere di De Bry sono
caratteristiche della propaganda anti-spagnola che ebbe origine a seguito della guerra degli ottant'anni.

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La leggenda nera spagnola è uno stile di scrittura storica, non oggettiva, oppure propagandistica, che demonizza la Spagna, la sua gente e la sua cultura in un tentativo intenzionale di danneggiarne la reputazione. La propaganda della leggenda nera spagnola ha origine nel XVI secolo, un momento di forte rivalità tra potenze coloniali europee. Tra i primi a descrivere e denunciare questo fenomeno furono Julián Juderías nel suo libro La Leyenda Negra y la Verdad Histórica, una critica pubblicata nel 1914, che spiega come questo tipo di parziale storiografia ha presentato la storia spagnola in una luce profondamente negativa, volutamente ignorando i risultati positivi ottenuti, anche se il termine leggenda nera, per descrivere questa mitologia anti-spagnola, è stato coniato da Emilia Pardo Bazán in una conferenza, a Parigi, il 18 aprile 1899. Scrittori successivi hanno sostenuto e sviluppato la critica di Juderias. Nel 1958, Charles Gibson ha spiegato che la Spagna e l'impero spagnolo sono stati storicamente presentati come "crudeli, bigotti, sfruttatori e ipocriti in eccesso rispetto alla realtà".

Il sentimento anti-spagnolo comparve in molte parti d'Europa via via che il potere dell'impero spagnolo andò crescendo. Con il regno degli Asburgo, la Spagna dominò gran parte dell'Europa, compreso quello che è oggi il Belgio, i Paesi Bassi, l'Austria e parti dell'Italia. Nel 1555 papa Paolo IV descrisse gli spagnoli come "eretici, scismatici, maledetti da Dio, discendenti di ebrei e marrani, la vera feccia della terra". Durante la guerra degli ottant'anni la propaganda inglese e olandese dipinse gli spagnoli come barbari assetati di sangue, attingendo a falsi stereotipi razziali che li paragonavano agli arabi. Nei secoli successivi gli stereotipi anti-spagnoli si diffusero ampiamente, soprattutto tra inglesi, olandesi e tedeschi. Questa propaganda rappresentò, in maniera esagerata, i mali del comportamento coloniale della Spagna e dell'Inquisizione spagnola.

Nel XVIII secolo, pur non avendo mai visitato la Spagna, il filosofo Immanuel Kant dichiarò che "il lato cattivo degli spagnoli è che non imparano dagli stranieri, che non viaggiano allo scopo di fare conoscenza con le altre nazioni, che sono secoli indietro nel campo delle scienze. Sono restii a qualsiasi riforma, orgogliosi di non dover lavorare, non hanno uno spirito romantico, come dimostra la corrida, sono crudeli come dimostrano gli spettacoli di autodafé e dimostrano, nel gusto, un'origine in parte non europea". Lo storico Walter Mignolo sostenne che la leggenda nera spagnola era strettamente legata alle ideologie di competizione, sia nel modo in cui ha usato la storia moresca della Spagna per rappresentare gli spagnoli come razzialmente contaminati, sia nel modo in cui vennero trattati africani e nativi americani durante i progetti coloniali spagnoli, a simboleggiare il loro carattere morale.






lunedì 4 marzo 2024

lunedì 20 marzo 2023

giovedì 27 gennaio 2022

Immanuel Kant [Filosofo tedesco, esponente dell'Illuminismo tedesco, 1724-1804]






"Si misura l’intelligenza di un individuo
dalla qualità d’incertezze che è capace di sopportare."

: :  Immanuel Kant  : :







martedì 14 giugno 2016

Umberto Eco: Immanuel Kant



Come va,  Immanuel?





: :  da: "Il secondo diario minimo" di Umberto Eco  : :



venerdì 24 ottobre 2014

Immanuel Kant/Jan Mandyn

Jan Mandyn - Temptations of St. Anthony (detail), 1555

"Se la verità li ucciderà, lasciarli morire."

: :  Immanuel Kant  : :


venerdì 21 settembre 2012

da "Critica della ragione pura" (1781) di Immanuel Kant


Ora, dopo che sono state tentate invano tutte le vie (come si è persuasi), regnano la svogliatezza e un totale indifferentismo: il che è madre del caos e della notte nelle scienze, ma è insieme l’origine, per lo meno il preludio, di un vicino mutamento radicale e di un rischiaramento delle medesime, se è vero che esse sono divenute oscure, confuse ed inservibili, per una diligenza male applicata.

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lunedì 14 giugno 2010

L'Indice dei libri proibiti


Il 14 giugno 1966 veniva soppresso L'Indice dei libri proibiti.
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L'Indice dei libri proibiti (in latino Index librorum prohibitorum) fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica.
Ebbe diverse versioni e fu soppresso solo nel 1966 con la fine dell'inquisizione romana sostituita dalla congregazione per la dottrina della fede, secondo quanto sancito dal Concilio Vaticano II.
Sin dalle sue origini le lotte della Chiesa contro le eresie comportarono la proibizione di leggere o conservare opere considerate eretiche.
Il primo indice fu redatto nel 1558. Tra i compiti del Sant'Uffizio, istituito da papa Paolo III nel 1542, era compresa la vigilanza sui libri. Sotto papa Paolo IV, venne pubblicato un indice dei libri e degli autori proibiti, detto "Indice Paolino", redatto dall'Inquisizione e promulgato con un suo decreto, affisso a Roma il 30 dicembre 1558. L'elenco comprendeva l'intera opera degli scrittori non cattolici, compresi i testi non di carattere religioso, altri 126 titoli di 117 autori, di cui non veniva tuttavia condannata l'intera opera, e 332 opere anonime.
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Questi i nomi di alcuni più o meno "ertici" presenti nell'indice:
Francesco Bacone,
Honoré de Balzac,
Henri Bergson,
George Berkeley,
Cartesio,
Colette,
D'Alembert,
Daniel Defoe,
Denis Diderot,
Alexandre Dumas padre e figlio,
Gustave Flaubert,
Thomas Hobbes,
Victor Hugo,
David Hume,
Immanuel Kant,
Jean de La Fontaine,
John Locke,
Karl Marx,
Montaigne,
Montesquieu,
Blaise Pascal,
Pierre-Joseph Proudhon,
Jean-Jacques Rousseau,
George Sand,
Spinoza,
Stendhal,
Voltaire,
Émile Zola.
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Tra gli italiani finiti all'indice:
Vittorio Alfieri,
Pietro Aretino,
Cesare Beccaria,
Giordano Bruno,
Benedetto Croce,
Gabriele D'Annunzio,
Antonio Fogazzaro,
Ugo Foscolo,
Galileo Galilei,
Giovanni Gentile,
Francesco Guicciardini,
Giacomo Leopardi,
Ada Negri,
Adeodato Ressi,
Girolamo Savonarola,
Luigi Settembrini,
Niccolò Tommaseo,
Pietro Verri,
Antonio Rosmini.
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Tra gli ultimi ad entrare nella lista sono stati:
Simone de Beauvoir,
André Gide,
Jean-Paul Sartre,
Alberto Moravia,
Alfred Rosenberg.
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