Per capire il rapporto di Egon Schiele con il nudo, bisogna abbandonare l'idea del nudo inteso come semplice esercizio accademico o ideale di bellezza classica. Per Schiele, il corpo umano nudo è stato lo strumento primario di un'indagine psicologica, esistenziale e radicalmente onesta della condizione umana.
Ecco i punti chiave per comprendere questo legame così profondo, tormentato e rivoluzionario:
1. Il corpo come specchio dell'anima (Espressionismo)
A differenza del suo mentore Gustav Klimt, che avvolgeva i corpi in decorazioni dorate e mosaici raffinati per celebrare l'erotismo, Schiele spoglia i suoi modelli da ogni filtro estetico.
I corpi di Schiele sono contorti, spigolosi, emaciati e tesi.
La pelle assume spesso tonalità livide, verdastre o rossastre (ottenute con l'acquerello), che richiamano la malattia, la decomposizione e la fragilità della carne.
Il nudo non serve a eccitare o a compiacere lo sguardo dello spettatore, ma a gridare l'ansia esistenziale, la solitudine e la nevrosi dell'uomo del primo Novecento.
2. Una sessualità esplicita e senza tabù
Schiele è stato uno dei primi artisti occidentali a rappresentare l'erotismo e la sessualità in modo crudo e diretto. Ha ritratto l'autoerotismo (sia maschile sia femminile), l'amore omosessuale e pose fortemente provocatorie (come nel caso dell'opera con le calze nere qui riportata).
La sessualità in Schiele non è un peccato da nascondere, ma una forza vitale e primordiale, strettamente legata all'istinto di morte (Eros e Thanatos).
3. L'autoscatto psicologico: L'autoritratto nudo
Schiele ha applicato questo approccio spietato innanzitutto su se stesso. I suoi numerosissimi autoritratti nudi sono indagini quasi cliniche del proprio io. Si ritrae mentre si contorce, fa smorfie, si priva idealmente di parti del corpo o assume pose drammatiche. Era un modo per analizzare la propria identità e le proprie fobie, usando uno specchio come strumento di lavoro quotidiano.
4. Il rapporto con le modelle e lo scandalo di Neulengbach
Il suo legame con le modelle (tra cui la celebre Wally Neuzil) era basato su una complicità assoluta. Tuttavia, questo legame e la sua ossessione per il nudo gli costarono carissimi.
Nel 1912 Schiele fu arrestato a Neulengbach con l'accusa di corruzione di minori e immoralità, poiché i suoi disegni di nudi espliciti erano visibili nel suo studio, frequentato anche da ragazzini del posto. Passò 24 giorni in prigione e il giudice bruciò pubblicamente uno dei suoi disegni. Questa esperienza lo traumatizzò profondamente, ma non fermò la sua urgenza espressiva.
In sintesi, per Egon Schiele il nudo è stato la forma più pura di verità. Spogliare il corpo significava spogliare la mente dalle ipocrisie della società borghese viennese dell'epoca (ma anche adesso non si scherza).