Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)
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martedì 2 dicembre 2025

Natalia Ginzburg






Mio marito morì a Roma nelle carceri di Regina Coeli, pochi mesi dopo che avevamo lasciato il paese. 
Davanti all’orrore della sua morte solitaria, davanti alle angosciose alternative che precedettero la sua morte, io mi chiedo se questo è accaduto a noi, a noi che compravamo gli aranci da Girò e andavamo a passeggio nella neve. 
Allora io avevo fede in un avvenire felice e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese. Ma quello era il tempo migliore della mia vita e solo adesso che m’è sfuggito per sempre, solo adesso lo so.


: :  Natalia Ginzburg, Le piccole virtù (Inverno in Abruzzo)  : :







sabato 27 settembre 2025

Natalia Ginzburg







Tutti partono, e ci chiedono se anche noi partiremo. Impossibile rispondere, quando siamo nel numero di quelli che non hanno voglia né di partire né di restare.


: :  Natalia Ginzburg, Vita Immaginaria  : :







mercoledì 8 gennaio 2025

Natalia Ginzburg

 



"È meglio che i nostri figli sappiano fin dall'infanzia che il bene non riceve ricompensa e il male non riceve castigo. E tuttavia bisogna amare il bene e odiare il male. E a questo non è possibile dare nessuna logica spiegazione."


: :  Natalia Ginzburg  : :






domenica 7 gennaio 2024

Natalia Ginzburg




Natalia Ginzburg, Le piccole virtù



mercoledì 3 gennaio 2024

Natalia Ginzburg




Natalia Ginzburg, Le piccole virtù


 

venerdì 29 dicembre 2023

Natalia Ginzburg




Natalia Ginzburg, Le piccole virtù


sabato 1 agosto 2020

Natalia Ginzburg





Memoria
: :  Natalia Ginzburg  : :

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Gli uomini vanno e vengono
per le strade della citta'
Comprano libri e giornali,
muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso,
le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo
per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo
con un gesto consueto.
Ma era l'ultima volta.
Era il viso consueto,
solo un poco più stanco.
E il vestito era quello di sempre.
E le scarpe erano quelle di sempre.
E le mani erano quelle che
spezzavano il pane e
versavano il vino.
Oggi ancora nel tempo
che passa sollevi il lenzuolo
a guardare il suo viso
per l'ultima volta.
Se cammini per strada
nessuno ti è accanto
Se hai paura
nessuno ti prende per mano
E non è tua la strada,
non è tua la città.
Non è tua la città
illuminata. La città
illuminata è degli altri,
degli uomini che vanno
e vengono comprando
cibi e giornali.
Puoi affacciarti un poco
alla quieta finestra
a guardare il silenzio,
il giardino nel buio.
Allora quando piangevi
c'era la sua voce serena.
Allora quando ridevi
c'era il suo riso sommesso.
Ma il cancello che a sera
s'apriva, resterà chiuso
per sempre, e deserta
è la tua giovinezza.
Spento il fuoco,
vuota la casa.


(in memoria del marito Leone Ginzburg, letterato, morto per le torture in un carcere fascista)




lunedì 18 settembre 2017

Natalia Ginzburg / Italo Calvino



"A me e a Pavese, Calvino portava da leggere i suoi racconti. Erano scritti a mano, in una calligrafìa minuta, arrotondata e fitta di cancellature. Ci sembravano molto belli. Vi si scorgevano paesaggi festosi, immersi in una luce solare; a volte le vicende erano vicende di guerra, di morte e di sangue, ma nulla sembrava offuscare l’alta luce del giorno; e non un’ombra scendeva mai su quei boschi verdi, frondosi, popolati di ragazzi, di animali e di uccelli. Il suo stile era, fin dall’inizio, lineare e limpido; divenne più tardi, nel corso degli anni, un puro cristallo. In quello stile fresco e trasparente, la realtà appariva screziata, variegata, e colorata di mille colori; e sembrava un miracolo quella festosità, quella luce solare, in un’epoca in cui lo scrivere era abitualmente severo, accigliato e parsimonioso e nel mondo che tentavamo di raccontare non regnava che nebbia, pioggia e cenere."

: :  Natalia Ginzburg in ricordo di Italo Calvino  : :


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giovedì 31 agosto 2017

Natalia Ginzburg




"La vecchiaia vorrà dire in noi, essenzialmente, la fine dello stupore. Perderemo la facoltà sia di stupirci, sia di stupire gli altri. Noi non ci meraviglieremo più di niente, avendo passato la nostra vita a meravigliarci di tutto; e gli altri non si meraviglieranno di noi, sia perché ci hanno già visto fare e dire stranezze, sia perché non guarderanno più dalla nostra parte. […] L'incapacità di stupirsi e la consapevolezza di non destare stupore farà sì che noi penetreremo a poco a poco nel regno della noia. La vecchiaia s'annoia ed è noiosa: la noia genera noia, propaga noia intorno come la seppia propaga l'inchiostro. Noi così ci prepareremo ad essere assieme e la seppia e l'inchiostro: il mare intorno a noi si tingerà di nero e quel nero saremo noi: proprio noi che il colore nero della noia l'abbiamo odiato e rifuggito tutta la vita. Fra le cose che ancora ci stupiscono c'è questo: la nostra sostanziale indifferenza nel sottostare a un simile nuovo stato. Tale indifferenza è provocata dal fatto che a poco a poco veniamo cadendo nell'immobilità della pietra."

: :  Natalia Ginzburg, Mai devi domandarmi  : :


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