Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)
Visualizzazione post con etichetta ^Arthur Rimbaud. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ^Arthur Rimbaud. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2026

Arthur Rimbaud



Henri Fantin Latour - Angolo del tavolo (det.)
Ritratto di Arthur Rimbaud

.


"Scrivevo dei silenzi, delle notti, notavo
l'inesprimibile, fissavo delle vertigini".


: :  Arthur Rimbaud  : :












giovedì 11 giugno 2026

Arthur Rimbaud



Étienne Carjat - portrét Arthur Rimbaud, 1871


.


L'addormentato della valle
: : Arthur Rimbaud  : :

È una gola di verzura dove un fiume canta
impigliando follemente alle erbe stracci
d'argento: dove il sole, dalla fiera montagna
risplende: è una piccola valle che spumeggia di raggi.

Un giovane soldato, bocca aperta, testa nuda,
e la nuca bagnata nel fresco crescione azzurro,
dorme; è disteso nell'erba, sotto la nuvola,
pallido nel suo verde letto dove piove la luce.

I piedi tra i gladioli, dorme. Sorridente come
sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno.
O Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.

I profumi non fanno più fremere la sua narice;
dorme nel sole, la mano sul suo petto
tranquillo. Ha due rosse ferite sul fianco destro.

Ottobre 1870






giovedì 15 gennaio 2026

Henri Fantin-Latour [Pittore e litografo francese, 1836-1904]



Henri Fantin-Latour - Coin de table (1872)
Olio su tela - 160 - 225 cm - Musée d'Orsay, Parigi

.

L'opera raffigura un gruppo di otto poeti riuniti intorno a un tavolo dopo un pasto. Tra i commensali, gli unici due noti ai posteri sono Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Da sinistra a destra: Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Elzear Bonnier, Leon Valade, Emile Blemont, Jean Aicart, Ernest d'Hervilly, Camille Pelletan.




Paul Verlaine e Arthur Rimbaud






mercoledì 13 novembre 2024

Arthur Rimbaud




"Che zitella divento, se mi manca il coraggio di amare la morte!"


: :  Arthur Rimbaud  : :






mercoledì 9 ottobre 2024

Arthur Rimbaud / Étienne Carjat [Disegnatore, fotografo e giornalista francese, 1828-1906]

 


Etienne Carjat - Ritratto di Arthur Rimbaud a 17 anni (1871)



Che zitella divento, se mi manca il coraggio di amare la morte!

: :  Arthur Rimbaud  : :





sabato 27 ottobre 2018

Arthur Rimbaud





martedì 17 giugno 2014

Arthur Rimbaud/Abbott Handerson


Abbott Handerson - Thayer Angel (detail)(1887)

Arthur Rimbaud - Le vocali, 1874

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles,

Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

golfes d'ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,

lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d'ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
dans la colère ou les ivresses pénitentes;

U, cycles, vibrement divins des mers virides,

paix des pâtis semés d'animaux, paix des rides
que l'alchimie imprime aux grands fronts studieux;

O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,

silences traversés des Mondes et des Anges:

- O l'Oméga, rayon violet de Ses Yeux!


A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali!

Un giorno dirò i vostri ascosi nascimenti:
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,

Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,

Lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle;
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti;

U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi,

Quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie rughe
Che l'alchimia imprime alle fronti studiose.

O, la suprema Tromba piena di stridi strani,

Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:

- O, l'Omega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!



mercoledì 7 maggio 2014

Arthur Rimbaud [poeta francese, 1854-1891]


"Scrivevo silenzi, notti, notavo l’inesprimibile, fissavo vertigini."


immagine: Pedro Covo - Arthur Rimbaud

giovedì 11 luglio 2013

Arthur Rimbaud


Arthur Rimbaud - Fame

Ho appetito soltanto
Di ciottoli e di terra.
Il mio pranzo è sempre aria,
Roccia, carboni, ferro.
Mie fami, girate. Pascetevi, fami,
Al prato dei suoni.
Succhiate il lieto veleno
Delle campanule.
Mangiate i ciottoli infranti,
Le vecchie pietre di chiesa:
I sassi dei vecchi diluvi,
Pani sparsi nelle valli grigie.

Il lupo urlava tra le foglie
Sputando le penne graziose
Del suo festino di pollame:
Come lui mi consumo.
I frutti, l’insalata, non aspettano
Che d’esser colti;
Ma il ragno della siepe
Non mangia che le viole.
Che io dorma! che ribolla
Sugli altari di Salomone.
Il fiotto fugge sulla ruggine
E si mischia col Cedron.


immagine: Shomei Tomatsu - Untitled (Naha, Okinawa), from the series “The Pencil of the Sun”, 1973

venerdì 3 maggio 2013

Jean Nicolas Arthur Rimbaud (1854 – 1891), poeta francese


A. Rimbaud - da “Il battello ebbro”

Glaciers, soleils d'argent, 
flots nacreux, 
cieux de braises!

Ghiacciai, soli d’argento,
flutti di madreperla,
cieli di brace!


martedì 19 marzo 2013

Jean Nicolas Arthur Rimbaud (1854 – 1891)


A. Rimbaud - da "Faim" 

Si j’ai du goût, ce n’est guère
Que pour la terre et les pierres.
Je déjeune toujours d’air,
De roc, de charbons, de fer.

Mes faims, tournez. 

Paissez, faims,
            Le pré des sons.
Attirez le gai venin
            Des liserons.

Mangez les cailloux qu’on brise,

Les vieilles pierres d’églises ;
Les galets des vieux déluges,
Pains semés dans les vallées grises.

Se ho voglia, è soltanto
di terra e di pietre.
Il mio pranzo è sempre aria,
roccia, carbone, ferro.

Girate mie fami. Brucate

             il prato dei suoni.
Succhiate il gaio veleno
            delle campanule.

Mangiate i ciottoli infranti,

le vecchie pietre di chiesa,
i sassi dei vecchi diluvi,
pani sparsi nelle valli grigie".


martedì 12 febbraio 2013

Arthur Rimbaud (1854–1891) poeta francese



Arthur Rimbaud - Ofelia 


ISull'onda calma e nera dove le stelle dormono
Fluttua la bianca Ofelia come un gran giglio, fluttua
Lentissima, distesa sopra i suoi lunghi veli...
- S'odono da lontano, nei boschi, hallalì.

Da mille anni e più la dolorosa Ofelia
Passa, fantasma bianco, sul lungo fiume nero;
Da mille anni e più la sua dolce follia
Mormora una romanza al vento della sera.

La brezza le bacia il seno e distende a corolla
Gli ampi veli, dolcemente cullati dalle acque;
Le piange sull'omero il brivido dei salici,
S'inclinano sulla fronte sognante le giuncaie.

Sgualcite, le ninfee le sospirano intorno;
Ella ridesta a volte, nell'ontano che dorme,
Un nido, da cui sfrùscia un batter d'ali:
- Un canto misterioso scende dagli astri d'oro.

II
Pallida Ofelia! Come neve bella!
In verde età moristi, trascinata da un fiume!
- Calati dai grandi monti di Norvegia, i venti
Ti avevano parlato di un'aspra libertà;

Poi che un soffio, attorcendoti la chioma folta,
All'animo sognante recava strane voci;
E il tuo cuore ascoltava la Natura cantare
Nei sospiri della notte, nei lamenti dell'albero;

Poi che il grido dei mari dementi, immenso rantolo,
Frantumava il tuo seno, fanciulla, umano troppo, e dolce;
Poi che un mattino d'aprile, un bel cavaliere pallido
Sedette, taciturno e folle, ai tuoi ginocchi!

Cielo! Libertà! Amore! Sogno, povera Folle!
Là ti scioglievi come neve al fuoco:
Le tue grandi visioni ti facevano muta
- E il tremendo Infinito atterrì il tuo sguardo azzurro!

III
- E il Poeta racconta che al raggio delle stelle
Vieni, la notte, a prendere i fiori che cogliesti,
E che ha visto sull'acqua, stesa nei lunghi veli,
Fluttuare bianca come un gran giglio Ofelia.



immagine: Arthur Rimbaud by Sergio Albi
ac

martedì 23 ottobre 2012

il culo è la sola cosa al mondo ben divisa / Arthur Rimbaud





A ognuno le proprie chiappe. Vidi sovente
Gente sbottonata al riparo d'una palizzata,
E, nei bagni senza pudore dell'infanzia gaia,
Sbirciavo la forma e l'effetto del culo.

Sodo, livido per lo più, provvisto
D'ovvi emisferi cosparsi di rada peluria;
Ma è solamente nel solco soave
Che lunga e folta come il raso, fiorisce.

Ingegnoso e toccante e meraviglioso
Del pari agli angeli delle sante tele
Simula una gota ove il sorriso s'incava.

Oh! alfine stare nudi, cercare riposo e gioia,
La fronte girata verso la porzione gloriosa
E liberi tutti e due di soffocare singhiozzi ?

(Arthur Rimbaud)




lunedì 7 febbraio 2011

Arthur Rimbaud - Preghiera della sera


Oraison du soir

Je vis assis, tel qu'un ange aux mains d'un barbier,
Empoignant une chope à fortes cannelures,
L'hypogastre et col cambrés, une Gambier
Aux dents, sous l'air gonflé d'impalpables voilures.

Tels que les excréments chauds d'un vieux colombier,
Mille Rêves en moi font de douces brûlures:
Puis par instants mon coeur triste est comme un aubier
Qu'ensanglante l'or jeune et sombre des coulures.

Puis, quand j'ai ravalé mes rêves avec soin,
Je me tourne, ayant bu trente ou quarante chopes,
Et me recueille, pour lâcher l'âcre besoin:

Doux comme le Seigneur du cèdre et des hysopes,
Je pisse vers les cieux bruns, très haut et très loin,
Avec l'assentiment des grands héliotropes.


Io, come un angelo seduto dal barbiere,
vivo stringendo un ruvido bicchiere,
collo e ipogastro curvi, una (pipa)"Gambier" tra i denti,
sotto i cieli rigonfi di vele trasparenti.

In me mille sogni, come caldi escrementi
di vecchia colombaia, fan dolci bruciature;
e il mio tenero cuore è un alburno, a momenti,
che macchia l'oro giovane e scuro delle linfe.


E, quando con cura ho ingoiato ogni sogno,
mi volto, bevuti più di trenta bicchieri,
e mi raccolgo a mollare l'acre bisogno:

dolce come il Dio del cedro e degli issòpi,
io piscio in alto e lontano verso i cieli bruni

con l'approvazione dei grandi eliotropi..
.

giovedì 13 gennaio 2011

Arthur Rimbaud - La stella ha pianto rosa


La stella ha pianto rosa nel cuor dei tuoi orecchi,
L'infinito va bianco dalla nuca alle reni;
Il mare è stilla rossa alle mamme vermiglie
E l'Uomo è sangue nero al tuo fianco sovrano.

.
.

martedì 21 dicembre 2010

Patti Smith / Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe - Patti Smith (1976)


Dies Irae
Oh amato tale è
La tua collera, la tua collera è tale che
Questi piedi, questi piedi ardenti
Si muovono sulla tua collera
Pregano te nella loro danza
Senza distendersi
La tua collera si è
Consumata nella fiamma
Della vita dell’amore
Possa la tua rabbia
Essere lenta, dolce
Possa dissiparsi
Non si levino le tue sacre mani
Contro di me
Accogli le mie braccia ardenti
La mia veste errante
Nella tua verità
Nel tuo
Trasparente
Seno


[da Les Nouvelles Polyphonies Corses – In Paradisu, 1996]


Poetessa maudite, punkette ardente di misticismo, capofila della new wave: la sfaccettata personalità di Patti Smith ha segnato in maniera indelebile il mondo musicale. Originaria di Chicago e cresciuta nel New Jersey, nel 1967 Patricia Lee Smith approda a New York; qui inizia a lavorare come critico musicale e drammaturgo mentre continua a dedicarsi alla sua passione più grande, la poesia. “Non considero la scrittura un gesto silenzioso, nascosto. Lo considero un gesto realmente fisico. Quando sono a casa alla macchina da scrivere divento pazza. Mi muovo come una scimmia.”; e proprio questo fervore, questa passione emergono già dalle prime recitazioni delle sue poesie, durante le quali la voce di Patti è accompagnata solo dalla chitarra di Lanny Kaye.
Se il primo singolo “Hey Joe/Piss Factory” è considerato il punto d’inizio della new wave americana, è con il primo album “Horses” che la carica innovativa della Smith erompe con forza sulla scena artistica internazionale. Ci si trova di fronte ad un nuovo linguaggio, che fonde potenza vocale, recitativa e musicale. Sul piano prettamente musicale le influenze maggiori derivano dalle improvvisazioni del jazz, dall’energia dissacrante del punk e dai ritmi reggae; sul piano della scrittura, invece, i riferimenti più frequenti sono alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e alla poesia di Arthur Rimbaud (cui è dedicato l’album Radio Ethiopia).
Le due anime di Patti Smith, quella ribelle e feroce e quella più cupa e solenne, si rispecchiano ad arte nel suo modo di cantare, ora urlato, ora sussurrato, che apre la strada ad una nuova concezione del canto che dice addio ai soavi virtuosismi del passato.
Se con il passare del tempo la carica rivoluzionaria delle sue creazioni ha subito un naturale affievolimento, lo stesso non è accaduto per il carisma e l’energia che Patti Smith continua a regalare.
«È capace di generare più intensità con un solo movimento della mano di quella che la maggior parte degli artisti rock saprebbero riprodurre nel corso di un intero concerto».
(Charles Shaar Murray)
.
.

giovedì 9 dicembre 2010

Arthur Rimbaud - La danza degli impiccati / Pisanello


Pisanello - San Giorgio e la principessa (particolare, gli impiccati)(1433-38)
Chiesa di Sant'Anastasia, Verona

Alla nera forca, amabile moncone,
danzano, danzano i paladini,
i magri paladini del demonio,
gli scheletri dei Saladini!

Messer Belzebù tira per la cravatta
i suoi piccoli neri fantocci che fan smorfie al cielo,
e picchiandoli in fronte con la ciabatta
li fa danzare sulle note d'un vecchio Natale!

E i fantocci scioccati intrecciano i loro gracili braccini,
come neri organi i petti squarciati
che un tempo stringevano dolci donzelle
cozzano a lungo in un amore immondo.

Urrà per i gai danzatori che non hanno più pancia!
Possono fare giravolte, perché il palco è così grande!
Op! Che non si sappia se è danza o battaglia!
Belzebù irato coi suoi violini raglia!

O duri talloni, non usate mai sandali!
Quasi tutti han tolto la camicia di pelle!
Il resto non impaccia si guarda senza schifo.
Sui crani la neve posa un candido cappello:

la cornacchia è un pennacchio sulle incrinate teste,
un brano di carne trema sul mento scarno:
si direbbe vorticante nelle oscure resse
di prodi, rigide armature di cartone.

Urrà! La tramontana soffia al gran ballo degli scheletri!
La forca nera mugola come un organo di ferro!
E i lupi rispondono da foreste violette:
all'orizzonte il cielo è d'un rosso inferno...

Olà, scuotete quei funebri capitani
che sgranano sornioni tra le dita spezzate
un rosario d'amore sulle vertebre pallide:
questo non è un monastero, o trapassati!

Oh! Ecco, nel mezzo della danza macabra
nel cielo rosso un folle scheletro avanza
di slancio, e come un cavallo impenna:
e, poiché al collo la corda è stretta,

raggrinza le dita sul femore che scricchiola
con grida simili a ghigni
e come un acrobata che rientra nella sua baracca
rimbalza nel ballo al canto delle ossa.

Alla nera forca, amabile moncone,
danzano, danzano i paladini,
i magri paladini del demonio,
gli scheletri dei Saladini!
.
.

mercoledì 24 novembre 2010

Arthur Rimbaud - Ofelia / Silvia Camporesi

Silvia Camporesi - Studies for Ophelia (2004)

I
Dove dormono le stelle, nell'onda calma e nera
la bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,
ondeggia lentamente, stesa nei suoi lunghi veli...
- Arrivano dai lontani boschi i gridi della caccia.

Sono più di mille anni che la triste Ofelia
passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero.
Sono più di mille anni che la sua dolce follia
mormora una romanza alla brezza della sera.

Il vento bacia i suoi seni, sciogliendo in corolle
i suoi grandi veli cullati mollemente dalle acque;
i salici fruscianti piangono sulla sua spalla,
sulla sua ampia fronte sognante s'inchinano i fuscelli.

Le sfiorate ninfee intorno le sospirano;
talvolta Ofelia sveglia, in un ontano che dorme,
qualche nido, da cui sfugge un breve fremito d'ala:
- un canto misterioso scende dagli astri d'oro.

II
O pallida Ofelia, bella come le nevi!
Tu sei morta bambina rapita dalle correnti!
- I venti di Norvegia dalle alte vette
ti avevano parlato dell'aspra libertà;

e un soffio, scompigliando la tua folta chioma,
al tuo animo sognatore portava strani rumori;
e il tuo cuore ascoltava il canto della Natura
nei pianti degli alberi, nei sospiri notturni;

e la voce dei mari folli, immenso rantolo,
spezzava il tuo sesso fanciullo; troppo dolce e umano,
e un mattino d'aprile, un bel cavaliere pallido,
un pazzariello, si accoccolò muto ai tuoi ginocchi!

Cielo! Amore! Libertà! Quale sogno, o pazza mia!
Tu ti scioglierai in lui come la neve al sole:
le tue grandi visioni strozzavano la tua parola
- e l'Infinito terribile sbigottì il tuo occhio cupo.

III
- E il poeta dice che ai raggi delle Stelle
vieni a cercare, di notte, i fiori che cogliesti;
e d'avere visto sull'acqua, distesa fra i suoi lunghi veli,
la bianca Ofelia, come un gran giglio, ondeggiare.

15 maggio 1870
.
.

lunedì 15 novembre 2010

Arthur Rimbaud (1854 – 1891) - Il Male / Otto Dix (1892–1969)

Otto Dix - War Triptych Detail

Mentre gli sputi rossi della mitraglia
sibilano senza posa nel cielo blu infinito;
scarlatti o verdi, accanto al re che li schernisce
crollano i battaglioni in massa in mezzo al fuoco,

mentre un'orrenda follia, una poltiglia
fumante fa di centomila uomini,
- Poveri morti! Nell'estate, nell'erba e nella gioia
tua, o natura! tu che santamente li creasti!

- C'è un dio che ride sulle tovaglie di damasco
degli altari, nell'incenso e nei grandi calici d'oro,
che s'addormenta cullato dagli Osanna,

- e si risveglia, quando madri chine
sulla loro angoscia, piangendo sotto i vecchi cappelli neri
gli danno un soldo legato nel loro fazzoletto.
.
.

venerdì 9 luglio 2010

Arthur Rimbaud - À la musique / E.Manet

Edouard Manet - Il balcone (1898)
.
Place de la Gare, à Charleville

Sur la place taillée en mesquines pelouses,
Square où tout est correct, les arbres et les fleurs,
Tous les bourgeois poussifs qu'étranglent les chaleurs
Portent, les jeudis soirs, leurs bêtises jalouses.

- L'orchestre militaire, au milieu du jardin,
Balance ses schakos dans la Valse des fifres:
- Autour, aux premiers rangs, parade le gandin;
Le notaire pend à ses breloques à chiffres.

Des rentiers à lorgnons soulignent tous les couacs:
Les gros bureaux bouffis traînent leurs grosses dames
Auprès desquelles vont, officieux cornacs,
Celles dont les volants ont des airs de réclames;

Sur les bancs verts, des clubs d'épiciers retraités
Qui tisonnent le sable avec leur canne à pomme,
Fort sérieusement discutent les traités,
Puis prisent en argent et reprennent: "En somme!..."

Épatant sur son banc les rondeurs de ses reins,
Un bourgeois à boutons clairs, bedaine flamande,
Savoure son onnaing d'où le tabac par brins
Déborde, - vous savez, c'est de la contrebande; -

Le long des gazons verts ricanent les voyous;
Et, rendus amoureux par le chant des trombones,
Très naïfs et fumant des roses, les pioupious
Caressent les bébés pour enjôler les bonnes...

- Moi, je suis, débraillé comme un étudiant,
Sous les marronniers verts les alertes fillettes:
Elles le savent bien et tournent, en riant,
Vers moi, leurs yeux tout pleins de choses indiscrètes.

Je ne dis pas un mot ; je regarde toujours
La chair de leurs cous blancs brodés de mèches folles:
Je suis, sous leur corsage et les frêles atours,
Le dos divin après la courbe des épaules.

J'ai bientôt déniché la bottine, le bas...
- Je reconstruis le corps, brûlé de belles fièvres.
Elles me trouvent drôle et se parlent tout bas...
- Et je sens les baisers qui me viennent aux lèvres...
.
Alla musica

Piazza della Stazione, a Charleville

Sulla piazza divisa in aiuole meschine,
Dove tutto è corretto, gli alberi ed anche i fiori,
Tutti i bolsi borghesi, strozzati dai calori,
Portan, giovedì sera, le gelosie cretine.

- L'orchestra militare, nel mezzo del giardino,
Nel Valzer dei pifferi dondola i suoi cheppì;
- Intorno, in prima fila, pavoneggia il dandy;
Il notaio s'appende ai ciondoli cifrati.

Gli agrari con gli occhiali segnalano le stecche;
E i burocrati portano le loro spose obese;
Accanto a loro vanno, compiacenti "cornàc",
Signore tutte in ghingeri che sembrano réclames;

Sulle panchine verdi, droghieri pensionati
Stuzzicano la ghiaia col bastoncino a pomo,
E assai seriosamente discutendo i trattati,
Tabaccan dall'argento, e riprendono: "Dunque!..."

Stendendo sulla panca le ben pasciute reni,
Un borghese attillato, dal pancione fiammingo,
Fuma una bella pipa da cui traboccan fili
Di tabacco - sapete?, roba di contrabbando; -

Lungo le aiuole verdi ghignano i mascalzoni;
resi sentimentali dal canto dei tromboni,
Le reclute, assai ingenue, con una rosa in bocca,
Carezzano i bambini per adescar le balie...

- Io seguo, scamiciato come uno studentello,
Sotto i verdi castagni le accorte ragazzine;
Loro lo sanno e volgono, ridendo fra di loro,
Verso me gli occhi pieni di cose maliziose.

Non dico una parola: osservo solamente
La bianca carne ai colli sparsi di ciocche folli;
Inseguo, sotto il busto e i fragili ornamenti,
Quelle schiene divine dove s'incurva l'omero.

Ben presto scovo i piedi, lo stivale la calza...
- Ricostruisco i corpi, arso da dolce febbre.
Loro mi trovan buffo e bisbigliano piano...
- Allora sento i baci salirmi sulle labbra...
.
.