
Gustave Doré
Inferno, Canto 32: Ugolino (Ugolino della Gherardesca) rode la testa dell'arcivescovo
Ruggieri (Ruggeri Ubaldini), illustrazione della Divina Commedia di Dante Alighieri (1885)
Noi eravam partiti già da esso,
ch’io vidi due ghiacciati in una buca,
sì che l’un capo a l’altro era cappello;
e come ’l pan per fame si manduca,
così ’l sovran li denti a l’altro pose
là ’ve ’l cervel si giugne con la nuca
: : Inferno, Canto XXXII, vv. 124 - 129 : :
Il motivo di tanto odio feroce ed eterno risiede in un duplice tradimento politico e, soprattutto, in una disumana vendetta personale. I due protagonisti dell'incisione, il Conte Ugolino della Gherardesca e l'Arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, in vita erano due potenti leader politici di Pisa (rispettivamente di fazione guelfa e ghibellina). Per ottenere il controllo assoluto della città, i due strinsero inizialmente un'alleanza segreta.
L'odio nasce dal modo in cui questa alleanza si è spezzata.
Nel 1288, l'Arcivescovo Ruggieri tradì Ugolino. Sfruttando il malcontento del popolo e accusando il Conte di aver ceduto alcuni castelli pisani a Firenze e Lucca, Ruggieri guidò una rivolta violenta contro di lui. Ugolino fu catturato con l'inganno e privato di ogni potere.
Ciò che trasforma una rivalità politica in un odio eterno e bestiale è la spietata punizione inflitta da Ruggieri. L'Arcivescovo fece rinchiudere Ugolino nella Torre della Muda a Pisa insieme a due suoi figli (Gaddo e Uguccione) e due nipoti giovanissimi (Anselmuccio e il Brigata).
Dopo diversi mesi di prigionia, Ruggieri ordinò di inchiodare definitivamente la porta della torre e di gettare le chiavi nell'Arno, condannando l'intera famiglia a morire di fame.
Ugolino fu costretto a guardare i propri figli e nipoti spegnersi uno a uno per i morsi della fame, implorando invano il suo aiuto. Come scrive il critico Francesco De Sanctis: «Quest'uomo odia molto, perché ha amato molto». Il dolore disperato di un padre che vede morire la sua discendenza si è convertito in una rabbia infinita.