Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)
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domenica 2 ottobre 2022

Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 9/9 - pomo della discordia





Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

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Nell'Ottocento la sensualità erotica del dipinto destava imbarazzo: per questo le nudità di Venere nel basso ventre furono coperte da un panno giallo, tolto solo successivamente durante un restauro novecentesco eseguito con ottimi risultati.

Il secondo particolare dell'immagine è il pomo d'oro del giudizio di Paride che tiene in mano Venere.
Questa è un altra storia ma, siccome parla anch'essa di sesso, ricordiamola un attimo.
Zeus aveva organizzato un banchetto e non aveva invitato Eris la dea della discordia.
Questa irritata per l'oltraggio si presentò comunque alla festa e gettò in mezzo agli invitati una mela d'oro, con sopra l'iscrizione "alla più bella".
Ovviamente le femmine presenti o meglio le dee, fecero a capelli per prendere la mela d'oro.
Le pretendenti erano: Era, Atena e Afrodite
A questo punto Zeus che aveva già fatto un guaio non invitando Eris ora si lavò proprio le mani di tutta la faccenda decretando che sarebbe stato Paride, principe di Troia, a decidere chi fosse la più bella.
Le tre dee promisero a Paride ognuna una ricompensa in cambio della mela, e cioè:
Era lo avrebbe reso ricco e con poteri capaci di qualsiasi cosa.
Atena, grazie al dono della sapienza, lo avrebbe reso imbattibile.
Afrodite gli promise la donna più bella del mondo.
Chi pensate che abbia scelto Paride? Naturalmente Paride favorì di gran lunga Afrodite, scatenando l'ira delle altre due.
La storia continua poi con il rapimento di Elena, moglie di Menelao, re di Sparta, fatto questo che portò alla guerra di Troia ragione per cui il pomo d'oro fu chiamato anche "pomo della discordia".




venerdì 7 gennaio 2011

Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 8/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

Dulcis in fundo a chiudere tutta la scena un vecchio stende un pesante velo che copre tutti i protagonisti. E' il Tempo che spegne ogni passione.
Evvai!
L'amore ne esce un tantino avvilito da quest'opera che fa riflettere chi la osserva sul suo valore effimero. Molti critici limitano il commento all'amore sensuale cercando di salvare il salvabile.
Fate vobis...
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 7/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

E questa è la seconda e più drammatica: la Follia.
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 6/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

Sul lato opposto si trovano due figure grottesche che rappresentano le conseguenze dell'amore.
In letteratura questa prima figura è identificata come la Disperazione.
E' la parte più enigmatica dell'intera opera. La sua presenza è piuttosto oscura e incomprensibile. Il volto più che un viso sembra una maschera priva di mezzo orecchio (altre maschere sono poste in basso a destra) ma poi dietro... il buio, il nulla. Anche l'occhio appare decisamente spento. Un altro particolare inquietante è il fatto che sia posta dietro la cappa stesa dal tempo (l'uomo con la barba - che tra l'altro la guarda in cagnesco o forse impaurito, quasi la temesse...) come se ne fosse al di fuori. Non ci sono al momento spiegazioni certe su chi o cosa rappresenti in realtà. L'artista ha identificato chiaramente tutti i personaggi vuoi inquadrandoli come mitologici vuoi come figure allegoriche ma non questa che rimane quindi dopo 500 anni ancora un mistero.
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 5/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

La seconda si trova esattamente dietro al putto precedente.
E' una fanciulla appena in ombra che si presenta con un volto grazioso, ma, attenzione, è una figura molto molto ambigua: la sua natura ingannatrice è testimoniata [e questo lasciatemelo dire è un particolare SPETTACOLARE] dall'inversione della mano destra con quella sinistra e dal corpo di mostro appena visibile in basso; essa rappresenta l'Inganno e la Falsità che accompagnano le vicende amorose.
Dopotutto anche Venere e Cupido si stanno ingannando a vicenda: lei sta rubando una freccia dalla sua faretra, lui le sta sfilando il diadema di perle.
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 4/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

Sul retro, in contrapposizione, due figure con significati opposti.
La prima è il putto con i campanelli alla caviglia, che sparge petali di rosa, ben illuminato sulla destra, simboleggia il riflesso più immediato del piacere carnale: l'orgasmo.
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 3/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (1540 - 1545)
National Gallery di Londra

Cupido le solletica un capezzolo.
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 2/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (part.)(1540 - 1545)
National Gallery di Londra

Il sesso ai tempi come adesso era argomento sempre gradito.
Essendo questo un quadro prodotto da una élite a beneficio di un'altra élite, il soggetto, suggerito sicuramente da qualche personaggio erudito della corte medicea, è estremamente complesso e dà la possibilità, alla mano di Bronzino, di realizzare uno dei capolavori più famosi del manierismo in auge all'epoca.

Il soggetto in generale è indubbiamente un'allegoria dell'amore.
Venere in primo piano bacia sensualmente il figlio Cupido.
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Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere 1/9


Agnolo Bronzino - Allegoria del trionfo di Venere (1540 - 1545)
National Gallery di Londra

Cosimo I de' Medici, gran figlio di puttana, regalò questo dipinto al re Francesco I di Francia nel quadro di una serie di iniziative volte ad ingraziarsi i potenti d'Europa al fine di evitare di venire fagocitato dal grande impero di Carlo V come era avvenuto per il Ducato di Milano.
Il Ducato di Toscana era nato da poco e la paura era tanta, al punto che il suddetto sposò la figlia del viceré di Napoli, Eleonora di Toledo, per avere alle spalle un forte alleato come la Spagna, e arrivò a consegnare Pietro Carnesecchi un suo carissimo "amico" a Pio V per ingraziarsi il papato.
Pietro Carnesecchi era accusato di eresia e per questo, e grazie al suo migliore amico, finì per essere bruciato al rogo.
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