Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)
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mercoledì 16 settembre 2026

Il fascicolo dell'eccidio di Santhià del 1945

 




Il prezioso fascicolo originale contenente i verbali storici relativi all'eccidio di Santhià del 1945 è stato recentemente ritrovato online e riconsegnato all'Archivio di Stato di Torino. L'operazione è stata condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Torino.

Il documento storico, composto da circa 70 pagine dattiloscritte, era stato messo in vendita sul sito web di un'attività commerciale della provincia di Parma specializzata in cimeli militari. L'allarme è scattato grazie a una segnalazione della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte, che ha notato l'inserzione online dell'importante dossier d'indagine aperto nell'immediato dopoguerra dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Il fascicolo ha alle spalle una complessa vicenda conservativa che lo lega a una delle pagine più buie della giustizia militare italiana. Subito dopo essere stati redatti, i verbali con le testimonianze sui tragici fatti della notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 confluirono a Roma. Qui vennero nascosti nel famigerato "armadio della vergogna", una struttura collocata a Palazzo Cesi in cui furono deliberatamente occultati per decenni centinaia di fascicoli legati ai crimini nazifascisti commessi in Italia.

Nel 1994, con la scoperta formale dell'armadio, il dossier venne estratto e trasmesso alla Procura militare di Torino per competenza territoriale. Nei primi anni 2000, tuttavia, le carte sparirono nuovamente in circostanze misteriose prima di essere depositate all'Archivio di Stato.

Stando alle ricostruzioni, prima di finire sulla piattaforma web del negozio di militaria di Parma, il faldone cartaceo sarebbe transitato attraverso lo sgombero di una casa privata e la successiva vendita in vari mercatini dell'usato locali. Grazie al sequestro e alla successiva restituzione ufficiale, le preziose testimonianze dei sopravvissuti a quella strage nazista sono finalmente tornate a far parte del patrimonio pubblico documentale dello Stato.



Antefatto

L'eccidio di Santhià è stato una violenta strage nazista compiuta tra il 29 aprile e il 1° maggio 1945 nel territorio di Santhià (in provincia di Vercelli) e nelle cascine limitrofe, durante la fase di ritirata delle truppe tedesche.

L'episodio rappresenta una delle ultime brutali rappresaglie della seconda guerra mondiale in Italia, avvenuta quando la bandiera della libertà sventolava già su gran parte del Piemonte.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, una colonna di oltre ottanta soldati tedeschi appartenenti al 75° Corpo d'armata del III Reich occupò l'ospedale locale di Santhià, trasformandolo in un ricovero d'emergenza. La ritirata tedesca travolse bruscamente la tregua che era stata concordata in precedenza tra il Comando partigiano e i comandi tedeschi. Per un'intera giornata e una notte, i soldati seminarono il terrore nella zona con armi da fuoco, esecuzioni, furti, saccheggi e incendi di abitazioni.

Il bilancio finale registrò 48 vittime tra civili e partigiani. Il bilancio complessivo non fu ancora più pesante solo grazie alla ferma mediazione del prevosto del luogo, monsignor Giovanni Ravetti. Pochi giorni dopo, il 2 maggio 1945, presso l'albergo Principi di Biella fu ufficialmente firmata la resa del 75° Corpo d'armata tedesco. 

Per i patimenti subiti, la Repubblica Italiana ha conferito alla popolazione di Santhià la Medaglia di bronzo al valor militare.






domenica 16 agosto 2026

Vannacci / Battocletti

 


Vannacci aveva esultato alla vittoria di Nadia Battocletti, ritenendola simbolo dell'Italianita' del suo cervello malato di razzismo. In effetti Battocletti è figlia del maratoneta italiano Giuliano e dell'ottocentista marocchina Jawhara Saddougui.

Inoltre Nadia si professa musulmana praticante e alla fine di ogni sua gara vinta si inginocchia sulla pista e ringrazia Allah!!





La cosa che fa ridere, per non dire piangere, è che lui è sposato con Camelia Mihailescu, una rumena, e quindi i suoi figli, secondo la sua logica da fascistello con Q.I. basso, sono "mettici", l'ossimoro dei nazifascio, come Hitler che rivendicava la razza "ariana", e lui di "ariano" non aveva niente.

Votate signò, votate!





mercoledì 12 agosto 2026

L'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema del 12 agosto 1944




L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu un crimine di guerra nazifascista compiuto dai soldati tedeschi di tre compagnie della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandata dal Gruppenführer Max Simon e da collaborazionisti italiani della Repubblica Sociale Italiana (RSI).


Giorgio Almirante fu un esponente di spicco della Repubblica Sociale Italiana. uno tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, di cui fu segretario tra il 1947 ed il 1950 e, successivamente, tra il 1969 ed il 1987, appoggiando nel 1972 la fusione con gli esponenti monarchici che comportò la ridenominazione del partito in Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale.



Il 22 maggio 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un post per commemorare Giorgio Almirante, storico leader ed ex segretario del Movimento Sociale Italiano (MSI).


L'eccidio del 12 agosto 1944
Fin dal 7 agosto, quindi prima degli scontri di Farnocchia, il comandante del LXXV corpo d'armata comunicò l'intenzione di attuare un'azione antipartigiana chiedendo nel contempo il permesso di utilizzare il 2º battaglione del 35º reggimento aggregato alla 16ª divisione SS. Presumibilmente si trattava di un'azione in risposta all'intensificarsi delle azioni partigiane di luglio, nonché il momento culminante del ciclo operativo iniziato dai tedeschi il 30 luglio. Secondo lo storico Paolo Pezzino lo scontro dell'8 agosto accelerò probabilmente i tempi dell'operazione contro i partigiani, e forse accentuò il suo carattere di sterminio, ma non ci sono dubbi che l'azione contro Sant'Anna venne decisa prima dell'8 agosto e a prescindere della presenza di partigiani nella zona. Sant'Anna era al centro dello schieramento partigiano nella zona, e per i tedeschi questo bastava per assimilare i civili come partigiani, inoltre la riluttanza dei tedeschi ad andare a cercare i partigiani nei boschi fece assumere alle azioni antipartigiane l'aspetto di mere rappresaglie contro i civili.

Nelle prime ore del 12 agosto tre colonne di soldati tedeschi provenienti da tre diverse località iniziarono a salire verso Sant'Anna di Stazzema: appartenevano al 2º battaglione del 35º reggimento della 16. SS-Panzergrenadier-Division sotto il comando di Anton Galler. Nel frattempo altri soldati crearono una cintura di demarcazione dell'area, tra cui carristi della Wehrmacht, uomini del battaglione della scuola militare alpina e del battaglione di addestramento reclute della divisione. I tedeschi arrivarono attorno alle 07:00 di mattina da tre direzioni: da monte Ornato, provenienti da Capriglia-Capezzano Monte; dalla Foce di Compito, provenienti da Ruosina, dalla Foce di Farnocchia, provenienti da Farnocchia. Una quarta squadra si fermò sopra Valdicastello per bloccare la strada di accesso a Sant'Anna.

La squadra che proveniva da monte Ornato raggiunse località Argentiera, un ex sito minerario sull'altro versante del colle rispetto agli altri borghi di Sant'Anna. Quasi tutte le testimonianze confermano che i tedeschi arrivarono per le 07:00, ora in cui parte degli uomini erano già al lavoro a governare gli animali, così le SS rastrellarono soprattutto donne e bambini, tra i quali moltissimi sfollati. Gli ostaggi furono condotti a Vaccareccia, dove era già presente una pattuglia tedesca, e vennero rinchiusi in diverse stalle e fondi di case assieme ad altri ostaggi. I tedeschi diedero quindi inizio alla strage, e dopo aver radunato le persone spararono, lanciarono bombe a mano, dettero fuoco alle case e alle stalle con i corpi dentro. Nonostante l'efferatezza di questo modus operandi, vi furono alcuni sopravvissuti, come Mario Marsili di 6 anni, che fu protetto dalle fiamme da una nicchia di pietra in cui era stato deposto da sua madre, Milena Bernadò di 16 anni, Ennio Navari di 13, Mauro Pieri di 12, Lina Antonucci di 9 e Mario Ulivi di 5 anni.

In poco più di mezza giornata vennero uccisi centinaia di civili, di cui solo 350 poterono essere in seguito identificati; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età. Il sito del Museo storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema, a luglio 2023, riporta un elenco comunque incompleto di 393 vittime identificate. Dai documenti tedeschi peraltro non è facile ricostruire con precisione gli eventi: in data 12 agosto 1944, il comando della 14ª Armata tedesca comunicò l'effettuazione con pieno successo di un'"operazione contro le bande" da parte di reparti della 16. SS-Panzergrenadier-Divisione Reichsführer SS nella "zona 183", dove si trova il territorio del comune di S. Anna di Stazzema; l'ufficio informazioni del comando tedesco affermò che nell'operazione 270 "banditi" erano stati uccisi, 68 presi prigionieri e 208 "uomini sospetti" assegnati al lavoro coatto. Una successiva comunicazione dello stesso ufficio in data 13 agosto precisò che "altri 353 civili sospettati di connivenza con le bande" erano stati catturati, di cui 209 trasferiti nel campo di raccolta di Lucca.

I nazisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di rivoltella e altre modalità di stampo terroristico. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni (23 luglio-12 agosto 1944). Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante la sorella maggiore Cesira (Medaglia d’Oro al Merito Civile) miracolosamente superstite, tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell'ospedale di Valdicastello. Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone.

Prima dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, nel giugno dello stesso anno, SS tedesche, affiancate da reparti della X MAS, massacrarono 72 persone a Forno. Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spinsero nel comune di Fivizzano (Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca, nel comune di Fivizzano. Nel giro di cinque giorni uccisero oltre 340 persone, mitragliate, impiccate, fino ad arrivare a bruciarle con i lanciafiamme.

Nella prima metà di settembre, con il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portarono avanti la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido furono fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), mentre a Bergiola i nazisti fecero 72 vittime. Avrebbero poi continuato la strage con il massacro di Marzabotto.







sabato 8 agosto 2026

Silver Sirotti

 


Silver Sirotti [Forlì, 2 settembre 1949 – San Benedetto Val di Sambro, 4 agosto 1974]
Funzionario italiano delle Ferrovie dello Stato
Insignito di medaglia d'oro al valor civile alla memoria per aver
 tentato di soccorrere i viaggiatori coinvolti nella strage dell'Italicus


Silver Sirotti, ferroviere. II 4 agosto 1974 aiutò molti passeggeri del treno Italicus, sventrato da una bomba fascista, a mettersi in salvo. Morì tra le fiamme. Eterna gratitudine.
L'ennesima bomba neofascista, piazzata il 4 agosto 1974 sul treno Italicus, dai "padri e padrini" degli attuali governanti.
Non solo abbiamo dimenticato cosa sia stato il fascismo dal 1922 al 1945 ma anche quello cosiddetto "neo" in tempi recentissimi.







venerdì 10 luglio 2026

Vi ricordate?

 







Negazionisti del cazzo che Dio vi bruci

 


Ma ha sempre fatto caldo d'estate!




Genova 30 giugno 2026





30 giugno 2026 - Antifascisti a Genova hanno sfilato per la città per commemorare la rivolta popolare del 1960 [+] contro il congresso del partito neofascista MSI (Movimento Sociale Italiano), che tentava di ricostruire il fascismo italiano dopo la seconda guerra mondiale. L'attuale partito di governo in Italia è un suo diretto discendente.









lunedì 6 luglio 2026

Danuta Danielsson (La donna con la borsetta) / Hans Runesson




Hans Runesson
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Kvinnan med handväskan (La donna con la borsetta), 13 aprile, 1985

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Nella fotografia è ritratta una donna mentre colpisce con la propria borsetta un neonazista che partecipava a una manifestazione dimostrativa del Partito del Reich Nordico (in svedese: Nordiska rikspartiet, NRP), partito politico neonazista fondato in Svezia nel 1956. Scattata, come detto, il 13 aprile, la fotografia fu pubblicata il giorno seguente sul quotidiano svedese Dagens Nyheter e il giorno dopo ancora su diverse testate britanniche. La fotografia ebbe una grande eco a livello mondiale e fu selezionata come "fotografia svedese dell'anno" nel 1985 e più tardi come "fotografia del secolo" dalla rivista Vi e dalla Società Storica Fotografica Svedese.

La donna protagonista della fotografia è Danuta Danielsson (1947-1988). Non si sa molto della sua vita, poiché, già sofferente di ansie e depressione, la donna, dopo il clamore suscitato dalla fotografia, non ha mai voluto parlare con i giornalisti. Quello che si sa, comunque, è che era di famiglia ebreo-polacca[2], emigrata in Svezia dopo il matrimonio, e che sua madre era stata internata nel campo di concentramento di Majdanek, dal quale era uscita viva. L'uomo a cui era indirizzato il colpo con la borsetta è Seppo Seluska, giovane neonazista svedese che qualche anno dopo sarà condannato per aver torturato e ucciso un ebreo omosessuale. Non fu quello l'unico moto di protesta contro la manifestazione del NRP di quel giorno: infatti, dopo il gesto della donna, la folla di astanti iniziò a lanciare uova e insulti all'indirizzo dei manifestanti, che presto si dispersero.

Forse perché incapace di reggere al clamore scatenato dal suo gesto e di confrontarsi con la stampa che chiedeva a gran voce di conoscere la sua storia, la Danielsson, che, come già detto, aveva una condizione emotiva piuttosto fragile, si uccise pochi anni dopo, nel 1988, gettandosi da una finestra dopo un lungo periodo di cura.




giovedì 2 luglio 2026

Julien Terzics

 


Julien Terzics
[Parigi, XII arrondissement, 28 novembre 1968 - Nantes, 01 luglio 2024]
Attivista antifascista francese, batterista della band Brigada Flores Magon e segretario confederale della CNT (Confédération nationale du travail)

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Il suo nome forse non dice molto al grande pubblico, ma per intere generazioni di militanti antifascisti francesi Julien Terzics è stato un simbolo.

La sua storia comincia nella Parigi degli anni Ottanta, quando nelle strade crescevano gruppi di naziskin legati all’estrema destra e al neonazismo. In quel contesto nasce l’esperienza dei Red Warriors, un gruppo di giovani skinhead antifascisti che decide di contrastare fisicamente quei movimenti e di non lasciare loro il controllo delle strade. Presto questi giovani diventano “chasseurs de skins”, i “cacciatori di nazisti”. Julien stesso rivendicava quella scelta spiegando che il fascismo non è soltanto un’idea astratta, ma qualcosa che si manifesta nella violenza sistemica, nelle aggressioni verso le donne, le minoranze, verso i militanti politici di sinistra, nel tentativo continuo di occupare ogni spazio pubblico. 

Con il tempo Julien Terzics cambiò “strumenti”, ma fu sempre saldo nei suoi ideali. Diventò militante della CNT, il sindacato anarchico francese, e dal 1997 fu il batterista dei Brigada Flores Magón, gruppo punk/Oi! fortemente legato ai temi dell’antifascismo, dell’antirazzismo e delle lotte sociali.

Nel 2006 aprì a Parigi il Saint-Sauveur, un bar nel quartiere di Ménilmontant che divenne un luogo di incontro per molte realtà radicali, della scena punk e dei movimenti antifascisti. 
Per molti giovani militanti la figura di Julien fu anche una sorta di memoria vivente, capace di  trasmettere valori ed esperienze.

Julien Terzics è morto il 1° luglio del 2024, ma la sua storia non morirà mai. 






martedì 9 giugno 2026

Giuseppe Colzani [Partigiano e poeta italiano, testimone diretto della Resistenza nel quartiere di Niguarda a Milano, 1927–2017]






«Una volta, che avevo diciassette anni ed ero quasi a forza partigiano, trovammo nel perlustrare una cantina due fascisti. Senza le armi son come scatole svuotate e a noi due morti in più portavan niente. Così li aiutammo a sparire a calcinculo. Ma poi anni dopo uno lo incontrai che aveva una bambina e mi guardò e mi disse: “Ti devo la mia vita e lei”. E io pensai che se avesse vinto lui la guerra non ci saremmo stati né io né i miei due figli.»






giovedì 28 maggio 2026

Gerhard Richter [German, b.1932]

 


Gerhard Richter - Tante Marianne" (1965)
(Zia Marianne)

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Il dipinto è basato su una fotografia di famiglia del giugno 1932, raffigurante la zia dell'artista, Marianne Schönfelder, mentre tiene in braccio il piccolo Gerhard Richter, che all'epoca aveva solo quattro mesi. 

Richter è noto per il suo stile "foto-pittura" (Fotomalerei), in cui dipinge accuratamente le immagini ma ne sfoca i contorni per creare un effetto pittorico che esplora la natura della memoria e della fotografia.

L'opera ha un profondo significato personale e storico; la zia Marianne fu vittima del programma di eutanasia nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, rendendo questo dipinto anche una forma di memoriale.




Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974 - ore 10.12



Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974 - ore 10.12



GIULIETTA BANZI BAZOLI, insegnante di 34 anni;
LIVIA BOTTARDI MILANI, insegnante di 32 anni;
CLEMENTINA CALZARI TREBESCHI, insegnante di 31 anni;
EUPLO NATALI, pensionato di 69 anni;
LUIGI PINTO, insegnante di 25 anni;
BARTOLOMEO TALENTI, operaio di 56 anni;
ALBERTO TREBESCHI, insegnante di 37 anni;
VITTORIO ZAMBARDA, operaio di 60 anni.

5 insegnanti, 2 operai un pensionato

Era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista, presenti centinaia di persone. Alle 10.12 lo scoppio di una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102.

Saranno stati gli anarchici...






venerdì 24 aprile 2026

Gustav Klimt [Austrian Symbolist painter 1862-1918]

 


Gustav Klimt - Schubert at the Piano (1899)
Olio su tela - 150 x 200 cm
Distrutto da un incendio appiccato dalle forze tedesche in
ritirata nel 1945 presso il castello di Immendorf , in Austria