Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)
Visualizzazione post con etichetta a.C.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta a.C.. Mostra tutti i post

venerdì 9 ottobre 2026

Testa di dignitario olmeco

 


Testa di un dignitario o sacerdote che indossa un copricapo
Frammento di statua in giada di stile olmeco
Periodo preclassico (compreso approssimativamente tra il IX e il II secolo a.C.)
Originario di Tenango del Valle, Messico



Realizzato in pregiata giadeite verde, una pietra che per le civiltà mesoamericane aveva un valore immenso, superiore a quello dell'oro, poiché associata all'acqua, alla fertilità e al potere spirituale. Il volto mostra i tratti tipici dell'iconografia olmeca, come le labbra carnose e il naso largo. Sul lato della testa e sul copricapo sono visibili fini incisioni geometriche che rappresentano simboli cerimoniali o decorazioni tessili dell'epoca. Non si tratta di una maschera cava, bensì della porzione di una statua a tutto tondo. Il copricapo ad ampia fascia (berretto) indica l'elevato status sociale o religioso del personaggio raffigurato.




giovedì 8 ottobre 2026

Anubi



Testa dello sciacallo o lupo dorato africano 
tradizionalmente identificato come 
il dio Anubi, il signore della necropoli e protettore delle anime nell'oltretomba.
(Tardo Periodo dell'Antico Egitto, circa 664–332 a.C.)
Legno stuccato e dipinto - Altezza della sola testa: ca. 20,7 cm - Museo del Louvre, Parigi




lunedì 5 ottobre 2026

La mano tatuata di una delle mummie del bacino del Tarim, Xinjiang, Cina




La mano mummificata e tatuata di una delle mummie del Tarim


Questi reperti archeologici risalgono a un periodo compreso all'incirca tra il 1900 a.C. e il 200 d.C.. La mano in questione evidenzia dettagliati motivi decorativi impressi sulla pelle, a testimonianza dell'antica e diffusa pratica del tatuaggio in queste comunità storiche dell'Asia centrale.




venerdì 2 ottobre 2026

Nemrut Dağı (Il Monte Nemrut)

 



Il Monte Nemrut (Nemrut Dağı) è una straordinaria montagna alta 2.150 metri situata nella Turchia sud-orientale, nella provincia di Adıyaman. È celebre in tutto il mondo per ospitare sulla sua vetta il maestoso mausoleo funerario e santuario fatto erigere nel I secolo a.C. dal re Antioco I di Commagene, sovrano di un piccolo ma prospero regno ellenistico situato tra l'Impero Romano e la Persia.




Dichiarato Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1987, il sito archeologico è famoso per le sue statue colossali e le celebri teste giganti di pietra sparse sul terreno, originariamente alte fino a 9 metri. Il complesso rispecchia un profondo sincretismo culturale, unendo divinità della mitologia greca e persiana (come Zeus-Oromasde e Apollo-Mitra) insieme alla figura divinizzata dello stesso re Antioco. 




A causa di secoli di terremoti, fulmini e intemperie, le colossali statue sedute sui troni sono state decapitate, e le loro imponenti teste rimangono oggi allineate a terra sulle terrazze orientali e occidentali, offrendo uno degli spettacoli visivi più suggestivi e misteriosi di tutta l'Anatolia, specialmente all'alba e al tramonto.




La camera sepolcrale del re Antioco I rimane uno dei più grandi misteri irrisolti dell'archeologia mondiale, protetta da un ingegnoso sistema di "sicurezza" vecchio di duemila anni. Il re ordinò infatti la costruzione di un immenso tumulo artificiale sulla vetta, alto circa 50 metri e con un diametro di 150 metri, realizzato interamente accumulando milioni di tonnellate di pietre calcaree frantumate. Questo accorgimento è stato straordinariamente efficace, ogni volta che si è tentato di scavare un tunnel o di penetrare nella struttura, la ghiaia e le rocce sciolte sono fruttate all'istante, riempiendo nuovamente lo spazio e minacciando di seppellire gli stessi archeologi.




Questo impedisce qualsiasi scavo tradizionale. Anche i moderni tentativi scientifici condotti con georadar e rilevazioni sismiche non sono riusciti a mappare con precisione una cavità o un vuoto definitivo nel nucleo di roccia della montagna. Gli storici ipotizzano che le ceneri o i resti del sovrano si trovino sigillati all'interno di una camera scavata direttamente nella roccia madre della montagna, situata ben al di sotto di questa imponente e impenetrabile collina artificiale. Fino ad oggi, il santuario mantiene intatto il suo segreto.




Una lastra raffigura il cosiddetto "leone astrale" considerato uno dei più antichi oroscopi del mondo. 
Non si tratta di un oroscopo generico, ma di una vera e propria istantanea astronomica che fissa nel tempo una data precisa attraverso precisi dettagli cosmici: Il corpo del leone è costellato da 19 stelle a otto punte che ricalcano fedelmente la costellazione del Leone descritta dall'antico astronomo Eratostene. Sul petto del leone si trova una falce di luna calante (simbolo del novilunio), sormontata dalla stella Regolo (la stella più luminosa della costellazione, storicamente legata ai sovrani). Sopra il dorso del leone sono chiaramente identificabili tre grandi stelle che, grazie a iscrizioni in caratteri greci, sappiamo rappresentare i pianeti Marte, Mercurio e Giove.




Gli astrofisici e gli archeologi hanno calcolato che quella specifica congiunzione astrale si è verificata solo in pochissimi momenti della storia. La teoria più accreditata indica il 7 luglio del 62 a.C., giorno in cui re Antioco I di Commagene salì ufficialmente al trono o diede inizio alla costruzione del santuario. Un'altra ipotesi scientifica suggerisce invece il 14 luglio del 109 a.C., data legata alla cattedra del padre (Mithridates I) o alla nascita spirituale dello stesso Antioco. In ogni caso, la lastra serviva a legittimare il potere del re, mostrando che il suo regno era stato scritto e voluto dall'ordine cosmico delle stelle.




La lastra originale del Leone Astrale non si trova più esposta all'aperto sulla terrazza occidentale del Monte Nemrut.Per garantirne l'assoluta protezione dagli agenti atmosferici, dalle forti escursioni termiche della vetta e dai rischi di deterioramento, l'originale è stato rimosso dalla sua collocazione originaria. Attualmente è custodito in un deposito protetto e sigillato in loco, gestito dal Ministero della Cultura e del Turismo turco in attesa del completamento di un museo archeologico dedicato e climatizzato ai piedi della montagna.







venerdì 25 settembre 2026

Leonessa che sbrana un ragazzo

 


Leonessa che sbrana un ragazzo (900-700 a.C. a.C. - Periodo Neo-Assiro)
Placca fenicia in avorio d'elefante
Parte della ricca collezione di Avori di Nimrud custodita principalmente al British Museum, Londra
Rinvenuta nel palazzo reale di Nimrud (l'antica Kalhu), nell'odierno Iraq



Questi pannelli decorativi erano originariamente inserti per impreziosire mobili reali di lusso, come troni, letti o paraventi del palazzo.
Sebbene trovata in un palazzo assiro, la placca è stata realizzata in stile fenicio. Questo stile unisce elementi artistici siriani ed egizi, visibili nello sfondo fitto decorato con fiori di loto e papiro.
Raffigura una leonessa che azzanna al collo un giovane uomo, tradizionalmente identificato come un ragazzo nubiano a causa delle caratteristiche somatiche e dei capelli ricci.
Oltre al finissimo intaglio nell'avorio, la placca conserva tracce della sua sfarzosa decorazione originale: foglie d'oro sulla gonnella del ragazzo e intarsi in pietre dure e vetro colorato (come il lapislazzuli e la corniola) per i dettagli dello sfondo e del collare della leonessa.






mercoledì 9 settembre 2026

Attacco per manico in bronzo a forma di maschera

 


Attacco per manico in bronzo a forma di maschera
(I secolo a.C. – I secolo d.C.)
Cultura greca o romana - Bronzo - 21,7 cm
 The Metropolitan Museum of Art





sabato 29 agosto 2026

Ostracon in calcare con l'immagine di un ippopotamo

 



Ostracon in calcare con l'immagine di un ippopotamo (1479-1425 a.C.)
10,8 cm di altezza e 12 cm di larghezza
Egizio, Nuovo Regno, XVIII dinastia, rinvenuto a Tebe, Alto Egitto, Deir el-Bahari
Metropolitan Museum

L'ippopotamo su questo ostracon (frammento di ceramica o di pietra usato nell'antichità come superficie economica per scrivere, incidere appunti) è stato dipinto con la mano sicura di un artista esperto che non aveva bisogno di una griglia. 
In generale, gli Egizi vedevano il mondo in termini di forze opposte di ordine e caos, e riconoscevano queste forze nelle creature che li circondavano. Nel suo aspetto benevolo, l'ippopotamo, in posizione eretta, veniva utilizzato per rappresentare la dea Taweret, protettrice dei bambini e delle donne incinte. Ma l'ippopotamo poteva anche essere una bestia pericolosa e distruttiva, e gli Egizi nutrivano grande rispetto per la sua potenza. Nel suo aspetto distruttivo, l'ippopotamo rappresentava Seth, il dio del caos, e le scene in cui il re, il dio Horus o persino il proprietario di una tomba defunta arpionano un ippopotamo possono essere interpretate come raffigurazioni del trionfo dell'ordine sul caos. In questo piccolo dipinto, tuttavia, l'animale non è raffigurato in una posa aggressiva. In questo caso, l'immagine potrebbe essere semplicemente ciò che rappresenta.







lunedì 24 agosto 2026

Vaso neolitico a forma di maiale

 


Vaso neolitico a forma di maiale (circa 6.000 anni fa)
Museo provinciale del Jiangsu, Nanchino, Galleria di ceramiche e porcellane






domenica 9 agosto 2026

Pittore di Binningen

 


attribuito al Pittore di Binningen
Dettaglio di un piatto con raffigurato un polpo (Terzo quarto del IV sec. a.C.)


Il Pittore di Binningen è un anonimo ceramografo greco antico della Magna Grecia o della Puglia, attivo nel IV secolo a.C. (circa 350-325 a.C.), specializzato nella decorazione di piatti a figure rosse con soggetti marini.






lunedì 3 agosto 2026

Due Fulcra con il volto di Sileno


Due Fulcra con il volto di Sileno (50 a.C.–50 d.C.)
Bronzo, argento e rame - 17,8 × 14,6 × 8,6 cm e 18,7 × 16,2 × 8,9 cm - Art Institute of Chicago

.

L'immaginario greco era popolato da numerose creature bizzarre. Quando pensavano al vino, i Greci immaginavano i giovani e maliziosi satiri, creature metà umane e metà equine che si divertivano, danzavano e inseguivano le sfortunate menadi. I satiri simboleggiavano i desideri edonistici repressi, liberati dall'elisir inebriante del dio del vino Dioniso, noto ai Romani come Bacco. Queste creature sono satiri adulti che un tempo fungevano da elementi decorativi per un tipo di divano su cui i Romani benestanti si sdraiavano durante i sontuosi banchetti. Poiché il vino veniva servito in queste occasioni festive, le creature del seguito di Dioniso erano soggetti popolari per tali decorazioni d'arredo.

Ogni oggetto è composto da due pezzi fusi separatamente e poi uniti. Il braccio destro del sileno di sinistra è andato perduto, ma quello di destra conserva il braccio sinistro, anch'esso fuso separatamente. Quest'ultimo, insieme all'otre di vino appeso alla spalla corrispondente, è stato fuso in un unico pezzo. Le sclere, o parti bianche degli occhi, sono d'argento, così come i denti; inoltre, le labbra erano un tempo intarsiate di rame. Le loro espressioni facciali, straordinariamente animate, con le sopracciglia aggrottate e le labbra leggermente dischiuse, possono essere interpretate come espressione di pathos, perplessità o forse di un'ebbrezza confusa.





giovedì 30 luglio 2026

Il Kouros di Kroisos

 


sconosciuto - Il Kouros di Kroisos o di Anavyssos (ca. 530-520 a.C.)
Marmo pario - altezza 194 cm - Museo archeologico nazionale di Atene

.

Il Kouros di Kroisos è un segnacolo funerario (oggetti e monumenti posti sul terreno per indicare il punto esatto di una sepoltura). Mostra un uomo nudo nel pieno delle forze e ha lo scopo di celebrare la sua morte eroica in guerra.
Il Kouros venne dissotterrato con scavi illeciti da un tumulo funerario di Anavyssos, una località dell’Attica situata a 34 km da Atene, per poi essere tagliato in varie parti e spedito a Parigi. Lì fu acquistato dal mercante d'arte Michel Roussos, che lo tenne con se fino al 1937, anno in cui fu identificato dalla polizia greca e restituito dopo molteplici indagini al museo archeologico di Atene.
Sulla base è incisa un’epigrafe che fornisce informazioni sul giovane defunto. Essa recita:

«ΣΤΕΘΙ ΚΑΙ ΟΙΚΤΙΡΟΝ ΚΡΟΙΣΟ ΠΑΡΑ ΣΕΜΑ ΘΑΝΟΝΤΟΣ ΗΟΝ ΠΟΤ' ΕΝΙ ΠΡΟΜΑΧΟΙΣ ΟΛΕΣΕ ΘΟΡΟΣ ΑΡΕΣ»

«Fermati e abbi pietà davanti alla tomba di Kroisos morto, che il violento Ares ha ucciso mentre era in prima fila in battaglia»







lunedì 13 luglio 2026

 


Polpo in un quadrato incuso
Didramma (Antica moneta d'argento)
Eretria, Eubea, Grecia (500-480 a.C.)
Sul retro mucca in piedi che si gratta la testa








venerdì 26 giugno 2026

Sa-Nakht, faraone della III dinastia



Sa-Nakht: il teschio del gigante



I resti di Sa-Nakht, faraone della III dinastia, mostrano segni di macrosomia, ossia di gigantismo proporzionato: è forse la prima apparizione in assoluto di questa malattia.

I resti di colui che si presume essere stato Sa-Nakht, faraone dell'antico Egitto morto attorno al 2.700 a.C., conservano il più antico caso di gigantismo umano, secondo lo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Zurigo (Svizzera), in collaborazione con colleghi australiani e olandesi, pubblicato su The Lancet.

Molti miti nascono attorno alla figura del gigante. Leggende epiche come quelle dei giganti norvegesi sono però probabilmente ispirate a una vera patologia: la macrosomia, una forma di gigantismo. Si tratta di una disfunzione abbastanza rara che si risolve attorno al ventesimo anno di età: provoca una crescita esagerata del corpo, fino al 15-20% in più rispetto a una persona normale ma corretta nelle proporzioni (a differenza dell'acromegalia, dove le proporzioni non sono rispettate), dovuta all'eccessiva produzione dell'ormone della crescita (somatotropina).

Di Sa-Nakht si conosce poco: non è noto con esattezza quando ha regnato né quali erano i confini del regno. Non se ne conosceva il luogo di sepoltura fino ai primi del Novecento, quando un gruppo di archeologi trovò, nel sud del Paese, i resti di colui che successivamente è stato identificato come Sa-Nakht.

Sa-Nakht doveva essere alto 187 centimetri, davvero molto per un uomo di quell'epoca: «Gli studi sulle mummie egizie hanno mostrato che l'altezza media degli uomini di alto rango, in quell'epoca, era di circa 170 centimetri», afferma Michael Habicht, egittologo dell'Istituto di Medicina Evoluzionistica dell'Università di Zurigo e coautore della ricerca.

I re egiziani potevano però godere di una migliore alimentazione e quindi di salute migliore rispetto alla popolazione e agli stessi cortigiani: questo può avere influito sulla loro crescita fisica. È probabilmente il caso di Ramesses II (Ramsete), vissuto più di 1.000 anni dopo Sa-Nakht, che era poco più alto della media, 175 centimetri.





da: focus.it

mercoledì 24 giugno 2026

Sirena o giovane tritone




Sirena o giovane tritone (550-525 a.C.)
Statuetta etrusca in bronzo - rinvenuta nella necropoli di Strozzacapponi, Corciano, PG, Italia
Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria, Perugia, Italia






 

lunedì 22 giugno 2026

Figura reclinata

 


Figura reclinata
Olmechi, Medio Preclassico
(900-300 a.C.)
5,08 x 11,11 x 1,91 cm 
Dumbarton Oaks, Washington, D.C. Trustees for Harvard University






giovedì 18 giugno 2026

Quattro cuccioli raggomitolati e addormentati insieme




Quattro cuccioli raggomitolati e addormentati insieme (I secolo a.C.)
Scultura romana in marmo 
Rinvenuta tra le rovine della Casa del Fauno a Pompei,
ora conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Italia






domenica 31 maggio 2026

Schizzo di una rondine




Schizzo di una rondine ( ca. 1479–1458 a.C.)
 Provenienza: Tebe, Alto Egitto
Materiale: Calcare, Ostraka [1]
altezza: 6,6 x larghezza: 10,6 x spessore: 2,4 cm
Metropolitan Museum of Art, NYC, USA

 


[1] Gli ostraka sono frammenti di ceramica o di pietra che nell'antichità venivano riutilizzati come supporto per la scrittura. Poiché il papiro era costoso e raro, i cocci erano il materiale di scarto più economico e facilmente disponibile.

venerdì 15 maggio 2026

Teschio con occhi di conchiglia di ciprea


Teschio in gesso con occhi di conchiglia di ciprea, Gerico, VII millennio a.C.

.

Gerico è una storica città palestinese situata in Cisgiordania, nella Valle del Giordano, circa 25 km a nord-est di Gerusalemme. Detiene diversi record geografici e storici ed è ricca di importanti siti archeologici dichiarati Patrimonio dell'Umanità UNESCO. 

Primati e caratteristiche principali:
La città più antica del mondo: È considerata uno dei più antichi insediamenti umani continuativi, con origini che risalgono a oltre anni fa.
La città più bassa del mondo: Si trova a circa 250 metri sotto il livello del mare, nella depressione del Mar Morto.
La città delle palme: Nota per il suo clima particolarmente mite e le sue oasi verdi, è menzionata più volte sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento.






martedì 12 maggio 2026

Bracciale d'oro con nodo di Eracle



Bracciale d'oro con nodo di Eracle (III-II secolo a.C.)
Oro intarsiato con granati, smeraldi e smalto - 8,9 cm
Museo d'arte metropolitano, New York City, Stati Uniti

.

Il nodo di Ercole, noto anche come nodo piano, è un antico nodo di giunzione formato da due nodi semplici speculari, simbolo di unione indissolubile, forza e fertilità nell'antichità. Utilizzato per unire due cime, è famoso per essere il modo in cui Ercole allacciava la pelle del leone nemeo. 






sabato 9 maggio 2026

Sumeri: Testa di toro barbuto




Testa di toro barbuto (Mesopotamia, Sumeri, 2600–2450 a.C.)
Rame con intarsi in lapislazzuli e conchiglia - 23,5 x 23 x 12,1 cm - Saint Louis Art Museum

.

Questa imponente testa di più di 4.000 anni fa, realizzata in rame massiccio, presenta una cavità sul retro che permetteva di fissarla a un oggetto più grande. Gli occhi, intarsiati in lapislazzuli e conchiglia, le conferiscono un aspetto realistico. Probabilmente faceva parte di un rilievo in rame o di una figura tridimensionale che proteggeva la facciata o l'interno di un antico tempio. La massiccia testa del toro è accentuata dal muso tozzo e dalle corna accorciate. L'aggiunta di una folta barba arricciata appare curiosamente naturale su un animale che simboleggiava il dio del cielo An. In quanto incarnazione di fertilità e potere, il toro barbuto è stato per secoli un simbolo onnipresente di protezione divina e di potenza regale nell'arte del Medio Oriente antico.