Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)
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giovedì 15 gennaio 2026

Henri Fantin-Latour [Pittore e litografo francese, 1836-1904]



Henri Fantin-Latour - Coin de table (1872)
Olio su tela - 160 - 225 cm - Musée d'Orsay, Parigi

.

L'opera raffigura un gruppo di otto poeti riuniti intorno a un tavolo dopo un pasto. Tra i commensali, gli unici due noti ai posteri sono Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Da sinistra a destra: Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Elzear Bonnier, Leon Valade, Emile Blemont, Jean Aicart, Ernest d'Hervilly, Camille Pelletan.




Paul Verlaine e Arthur Rimbaud






venerdì 7 novembre 2025

Paul Verlaine








Mains
: :  Paul Verlaine  : :


Ce ne sont pas des mains d'altesse,
De beau prélat quelque peu saint,
Pourtant une délicatesse
Y laisse son galbe succinct.

Ce ne sont pas des mains d'artiste,
De poète proprement dit,
Mais quelque chose comme triste
En fait comme un groupe en petit ;

Car les mains ont leur caractère,
C'est tout un monde en mouvement
Où le pouce et l'auriculaire
Donnent les pôles de l'aimant.

Les météores de la tête
Comme les tempêtes du coeur,
Tout s'y répète et s'y reflète
Par un don logique et vainqueur.

Ce ne sont pas non plus les palmes
D'un rural ou d'un faubourien ;
Encor leurs grandes lignes calmes
Disent : " Travail qui ne doit rien. "

Elles sont maigres, longues, grises,
Phalange large, ongle carré.
Tels en ont aux vitraux d'églises
Les saints sous le rinceau doré,

Ou tels quelques vieux militaires
Déshabitués des combats
Se rappellent leurs longues guerres
Qu'ils narrent entre haut et bas.

Ce soir elles ont, ces mains sèches,
Sous leurs rares poils hérissés,
Des airs spécialement rêches,
Comme en proie à d'âpres pensers.

Le noir souci qui les agace,
Leur quasi-songe aigre les font
Faire une sinistre grimace
A leur façon, mains qu'elles sont.

J'ai peur à les voir sur la table
Préméditer là, sous mes yeux,
Quelque chose de redoutable,
D'inflexible et de furieux.

La main droite est bien à ma droite,
L'autre à ma gauche, je suis seul.
Les linges dans la chambre étroite
Prennent des aspects de linceul,

Dehors le vent hurle sans trêve,
Le soir descend insidieux...
Ah ! si ce sont des mains de rêve,
Tant mieux, - ou tant pis, - ou tant mieux !


.


Mani
: :  Paul Verlaine  : :

Non sono mani d'Altezza,
da bel prelato un po' santo.
Eppure una delicatezza
vi lascia il suo garbo succinto.

Non sono mani d'artista,
da poeta propriamente detto,
ma qualcosa vagamente triste
ne fa quasi un gruppo in miniatura;

perché le mani hanno un loro carattere,
è tutto un mondo in movimento,
dove il pollice e il mignolo
fanno i poli della calamita.

Le meteore della testa
e le tempeste del cuore,
tutto vi si ripete e si riflette
per un dono logico e vincitore.

E non sono neppure le palme
di un rurale o di uno dei sobborghi;
ancora le loro grandi linee calme
dicono: "Lavoro che nulla deve".

Sono magre, lunghe, grigie,
falange larga, unghia quadrata.
Ne hanno di simili nelle vetrate di chiesa
i santi sotto il fogliame dorato,

e certi vecchi militari
disabituati alle battaglie,
a ricordare le loro lunghe guerre
che narrano vagamente.

Stasera hanno, queste mani secche,
sotto i loro radi ispidi peli,
un'aria particolarmente ruvida,
come in preda ad aspri pensieri.

Il nero cruccio che le irrita,
il loro acre trasognare fa loro
fare una smorfia sinistra
a modo loro, da mani quali sono.

Ho paura a vederle sul tavolo
premeditare, sotto i miei occhi,
qualcosa di temibile,
d'inflessibile e furioso.

La mano destra è certo alla mia destra,
l'altra alla mia sinistra, io sono solo.
Nella mia stretta stanza le lenzuola
assumono aspetti da sudario,

fuori il vento urla senza tregua,
scende insidiosa la sera...
Ah! se sono mani di sogno,
tanto meglio, - o tanto peggio - o tanto meglio!







giovedì 6 novembre 2025

Jacques Wely [French artist, 1873-1910]

 


Jacques Wely - Dossier di J. Wely o Paul Verlaine con uno scheletro

.

Il poeta francese Paul Verlaine è seduto a una scrivania con uno scheletro dietro di lui.
L'opera è un ritratto simbolico che esplora temi di mortalità e malinconia.








mercoledì 22 ottobre 2025

Paul Verlaine

 



Canzone d’autunno
: :  Paul Verlaine  : :

I lunghi singhiozzi
Dei violini
Dell’autunno
Feriscono il mio cuore
Di un languore
Monotono.

Tutto soffocante
E livido, quando
Suona l’ora,
Mi ricordo
Dei giorni vecchi
E piango

Ed io me ne vado
Per il vento malvagio
Che mi porta
Di qua, di là,
Simile alla
Foglia morta.








sabato 21 ottobre 2023

Frédéric Bazille [French Impressionist Painter, 1841-1870]

 


Frédéric Bazille - Portrait de Paul Verlaine comme une Troubadour (1868)



mercoledì 10 maggio 2023

Pioggia & Tristezza Co. (2/3 - Paul Verlaine)





Piange sul mio cuore come piove sulla città
: :  Paul Verlaine  : :

Piange nel mio cuore
Come piove sulla città.
Cos’è questo languore
Che penetra il mio cuore?

O dolce brusio della pioggia
A terra e sopra i tetti!
Per un cuore che si annoia
Oh il canto della pioggia!

Piange senza ragione
In questo cuore che si accora.
Cosa! Nessun tradimento?
Questo dolore è senza ragione.

È certo la peggiore pena
Di non sapere perché
Senza amore e senza odio
Il mio cuore ha tanta pena.



Pioggia & Tristezza Co. (3/3 - Paul Verlaine)





Canzone d’autunno
: :  Paul Verlaine  : :

I lunghi singhiozzi
dei violini
D’autunno
Mi feriscono il cuore
Con un languore
Monotono.

Senza respiro
E pallido, quando
Rintocca l’ora
lo mi ricordo
Dei giorni andati
E piango;

E me ne vado,
Nel vento maligno,
Che mi porta
Di qua, di là,
Simile alla
Foglia morta.




martedì 5 settembre 2017




Colloquio sentimentale
: :  Paul Verlaine  : :

Nel vecchio parco gelido e deserto
sono appena passate due forme.

Hanno occhi morti, e labbra molli,
e le loro parole si odono a stento.

Nel vecchio parco gelido e deserto
due spettri hanno evocato il passato.

- Ricordi la nostra estasi d'allora?
- E perché vuoi che la ricordi?

- Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome?
Ancora vedi in sogno la mia anima? - No.

- Ah, i bei giorni d'indicibile felicità
quando univamo le nostre bocche! - Può darsi.

- Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza!
- Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero.

Andavano così tra l'avena selvatica,
e le loro parole le udì solo la notte.


. . .



lunedì 24 aprile 2017

L'alfabeto erotico di Alex Székely (1946)


Alexander Székely, nato a Budapest (impero d'Austria-Ungheria) nel 1901 e morto nel 1968, è stato un pittore noto per i suoi disegni erotici .

Sappiamo molto poco su di lui se non che visse a Budapest, Parigi e Vienna. Nella capitale austriaca, fece carriera come caricaturista in cabaret come "Der Liebe Augustin" e "ABC", negli anni tra il 1934 e il 1937 dove riproduceva ritratti eccezionali in pochi minuti.

Tra il 1939 e il 1964, girarono - insieme ai suoi disegni ufficiali - "sotto banco" dei disegni erotici eseguiti con inchiostro, carboncino o acquerello, a volte con didascalie in tedesco firmati AS oppure Al.

Ha illustrato inoltre testi di Ovidio, François Villon, Paul Verlaine, Edgar Poe, Candide Voltaire, ecc, affiancati a scene di orge e bordelli.

E 'stato legato al pittore, scenografo e costumista di origine ungherese Marcel Vertes.

Del 1946 i disegni che seguono:







domenica 29 gennaio 2017

Léon Voguet



Léon Voguet - Jadis et Naguère (1921)
illustration pour l’œuvre de Paul Verlaine



sabato 18 aprile 2015

Nadar/Marceline Desbordes-Valmore/Verlaine




Nadar - Marceline Desbordes-Valmore on Her Deathbed, 1859

...

"Innanzitutto Marceline Desbordes-Valmore era del Nord e non del Mezzogiorno, sfumatura importante più di quanto si pensi. Del Nord crudo, del Nord nostrano (il Mezzogiorno, sempre arso, è sempre meglio, ma questo meglio potrebbe senza dubbio essere il nemico del vero bene), – e questo ci piacque, a noi del Nord ugualmente crudi, – infine!"

: :  Paul Verlaine  : :



giovedì 29 agosto 2013

Félix Rubén García Sarmiento, meglio conosciuto con lo pseudonimo Rubén Darío (1867 – 1916) poeta, giornalista e diplomatico nicaraguense.

Rubén Darío nasce nel nord del Nicaragua, la sua eccezionale intelligenza e un precoce estro letterario gli consentono già a tredici anni di scrivere articoli per i giornali di provincia e di insegnare grammatica a giovani studenti, quasi coetanei.
Vista la singolarità del talento di questo giovane, lo Stato si assume l'onere della sua educazione.
Nel 1883, riceve anche un sussidio e la protezione del Presidente del Salvador.
Ottiene subito un impiego presso la Biblioteca Nazionale di Managua e nel 1885 pubblica la prima raccolta di poesie, Epístolas y poemas.
La natura inquieta del poeta cerca però un ambiente più vivace e aperto del Nicaragua: si trasferisce in Cile dove rimane per quattro intensi e fruttuosi anni.
Vengono stampate nuove raccolte di versi e nel 1888, il volume intitolato Azul, che riceve ottime critiche anche dalla Spagna. La redazione de La Nación, prestigioso giornale di Buenos Aires, lo assume come corrispondente, offrendogli in questo modo l'occasione di consolidare la popolarità raggiunta e di guadagnare uno stipendio cospicuo e sicuro.
Rubén Darío ha però, come molti poeti, una scarsa considerazione del denaro: gli piace spenderlo, ama il lusso, l'alcool, le donne.
Durante uno dei suoi viaggi incontra Rafaela Contreras, si innamora di lei e la sposa, ma l'unione durerà pochi anni: proprio nel momento in cui Darío, ormai celebre ed apprezzato autore si trova a Madrid per le solenni celebrazioni del quarto centenario della scoperta dell'America, Rafaela muore.
Poco tempo dopo la morte della moglie, accade al poeta un'altra tristissima vicenda: frequenta per qualche tempo Rosario Murillo, amica di vecchia data, e dopo averlo minacciato ed obbligato ad ubriacarsi, i fratelli della donna lo costringono al matrimonio. Non sarà mai possibile per Darío liberarsi di quell'unione.
Addolorato dal grave episodio, Rubén parte di nuovo, arriva a Parigi, respirando finalmente l'atmosfera libera e dissoluta che più gli si addice. Frequenta Paul Verlaine, per il quale nutre una profonda ammirazione, ma per ragioni economiche non può trattenersi quanto vorrebbe: torna in America e viaggerà da una nazione all'altra tenendo conferenze e recitando i suoi versi.
Il successo è ormai consolidato: Darío è riconosciuto caposcuola sia di una nuova forma poetica, ricercato ed acclamato in tutto il mondo artistico, sia del movimento chiamato Modernismo, che allontanò l'America spagnola da uno stato di sudditanza culturale nel quale si trovava ancora dopo un secolo di emancipazione politica e nello stesso tempo diede nuovo slancio alla letteratura spagnola.
Inviato in Spagna nel 1898 in seguito alla sconfitta della Spagna contro gli Stati Uniti per il possesso di Cuba, si reca prima a Barcellona e poi a Madrid dove ha modo di frequentare i maggiori rappresentanti di una nuova generazione di scrittori destinata a rinnovare profondamente la letteratura spagnola: Unamuno, Valle-Inclán, Machado, Azorín, Baroja, Juan Ramón Jiménez, ecc.
La fase sperimentale della lirica di Darío culmina nell'opera Prosas profanas e raggiunge il suo più alto valore con i Cantos de vida y esperanza, nei quali l'autore affronta tematiche quali il timore della morte, la sensualità, la questione americana, il sentimento tragico della vita.
Con l'arrivo del nuovo secolo, il 1900, Darío torna a Parigi, inizia uno dei periodi più disordinati della sua vita e anche la relazione con Francisca Sánchez, contadina castigliana, che malgrado l'incostanza del poeta, per quattordici anni sarà amante devota e unico punto di riferimento affettivo.
Rubén non si ferma: viaggia e spende. Spende così tanto che il governo del Nicaragua blocca il suo stipendio.
Le pubblicazioni di nuovi volumi sono numerose, ma la sua salute comincia a risentire degli eccessi di una vita sregolata e il denaro è sempre insufficiente.
Decide di partire per New York, ma le sue conferenze non riscuoteranno il successo sperato e a causa di una polmonite legata a varie complicazioni comprende che la fine si sta avvicinando: vuole tornare in patria.
Il 6 febbraio 1916, nel corso di un'operazione, Rubén Darío muore. Al suo fianco c'è Rosario, la moglie mai desiderata.
Tutto il Nicaragua si ferma per salutare solennemente il grande poeta che verrà seppellito nella Cattedrale di León.



Nocturno

Los que auscultasteis el corazón de la noche,
los que por el insomnio tenaz habéis oído
el cerrar de una puerta, el resonar de un coche
lejano, un eco vago, un ligero ruido...

En los instantes del silencio misteriosos,
cuando surgen de su prisión los olvidados,
en la hora de los muertos, en la hora del reposo,
sabréis leer estos versos de amargor impregnados...

Como en un vaso vierto en ellos mis dolores
de lejanos recuerdos y desgracias funestas,
y las tristes nostalgias de mi alma, ebria de flores,
y el duelo de mi corazón, triste de fiestas.

Y el pesar de no ser lo que yo hubiera sido,
y la pérdida del reino que estaba para mí,
el pensar que un instante pude no haber nacido,
¡y el sueño que es mi vida desde que yo nací!

Todo esto viene en medio del silencio profundo
en que la noche envuelve la terrena ilusión,
y siento como un eco del corazón del mundo
que penetra y conmueve mi propio corazón.


mercoledì 13 giugno 2012

ore 10.00: coffe break - Cesare Bacchi (1881 – 1971)


Cesare Bacchi - Paul Verlaine at Cafe

.

lunedì 12 marzo 2012

Paul Verlaine - Languore

Sono l'impero al limite estremo della decadenza,
Che componendo acrostici indolenti
Con stile d'oro, ove danza il languore
Del sole, guarda passare i gran Barbari bianchi.

L'anima soletta ha male al cuore di noia densa.
Vi sono laggiù, si dice, lunghe battaglie cruente.
Ah non potere, io così fiacco, dai voti così lenti,
Non volervi fiorire un po' questa esistenza!

Ah! non volervi, non potervi un poco morire!
Ah! tutto è bevuto! Batillo, la smetti di ridere?
Tutto è bevuto, mangiato! Più niente da dire!

Solo, una poesiola un po' ingenua da buttare nel fuoco,
Solo, uno schiavo un po' donnaiolo che vi trascura,
Solo, una non si sa qual noia, che vi tortura!

Il testo è uno dei più famosi del decadentismo e rappresentò uno dei punti di riferimento fondamentale per più di una generazione.
In esso trovano originale espressione alcuni atteggiamenti di fondo della sensibilità e dell'arte decadente: la capacità di un rapporto fiducioso ed attivo con la realtà, l'abbandonano ad un tedioso languore, il fascino del finire delle cose, la contemplazione della morte.
Non sfugga l'originalità di impostazione del sonetto: anzichè esprimere il suo stato d'animo in forma soggettiva, come confessione lirica Verlaine oggettivizza tutto in un quadro in quadro storico e rappresenta la decadenza dell'impero romano: ci sono invasioni e battaglie ma manca ormai la voglia di vivere e di fare storia, tutto è sentito come in una remota lontananza, nemmeno i mimi hanno ormai la forza di ridere e persino la poesia non può ridursi ad altro che ad uno sterile virtuosismo che non riesce ad esorcizzare il vuoto interiore.


commento da skuola.net