Franz Lippisch - Der Flösser Tod (La morte del zatteriere)(1897)

mercoledì 12 agosto 2026

L'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema del 12 agosto 1944




L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu un crimine di guerra nazifascista compiuto dai soldati tedeschi di tre compagnie della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandata dal Gruppenführer Max Simon e da collaborazionisti italiani della Repubblica Sociale Italiana (RSI).


Giorgio Almirante fu un esponente di spicco della Repubblica Sociale Italiana. uno tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, di cui fu segretario tra il 1947 ed il 1950 e, successivamente, tra il 1969 ed il 1987, appoggiando nel 1972 la fusione con gli esponenti monarchici che comportò la ridenominazione del partito in Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale.



Il 22 maggio 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un post per commemorare Giorgio Almirante, storico leader ed ex segretario del Movimento Sociale Italiano (MSI).


L'eccidio del 12 agosto 1944
Fin dal 7 agosto, quindi prima degli scontri di Farnocchia, il comandante del LXXV corpo d'armata comunicò l'intenzione di attuare un'azione antipartigiana chiedendo nel contempo il permesso di utilizzare il 2º battaglione del 35º reggimento aggregato alla 16ª divisione SS. Presumibilmente si trattava di un'azione in risposta all'intensificarsi delle azioni partigiane di luglio, nonché il momento culminante del ciclo operativo iniziato dai tedeschi il 30 luglio. Secondo lo storico Paolo Pezzino lo scontro dell'8 agosto accelerò probabilmente i tempi dell'operazione contro i partigiani, e forse accentuò il suo carattere di sterminio, ma non ci sono dubbi che l'azione contro Sant'Anna venne decisa prima dell'8 agosto e a prescindere della presenza di partigiani nella zona. Sant'Anna era al centro dello schieramento partigiano nella zona, e per i tedeschi questo bastava per assimilare i civili come partigiani, inoltre la riluttanza dei tedeschi ad andare a cercare i partigiani nei boschi fece assumere alle azioni antipartigiane l'aspetto di mere rappresaglie contro i civili.

Nelle prime ore del 12 agosto tre colonne di soldati tedeschi provenienti da tre diverse località iniziarono a salire verso Sant'Anna di Stazzema: appartenevano al 2º battaglione del 35º reggimento della 16. SS-Panzergrenadier-Division sotto il comando di Anton Galler. Nel frattempo altri soldati crearono una cintura di demarcazione dell'area, tra cui carristi della Wehrmacht, uomini del battaglione della scuola militare alpina e del battaglione di addestramento reclute della divisione. I tedeschi arrivarono attorno alle 07:00 di mattina da tre direzioni: da monte Ornato, provenienti da Capriglia-Capezzano Monte; dalla Foce di Compito, provenienti da Ruosina, dalla Foce di Farnocchia, provenienti da Farnocchia. Una quarta squadra si fermò sopra Valdicastello per bloccare la strada di accesso a Sant'Anna.

La squadra che proveniva da monte Ornato raggiunse località Argentiera, un ex sito minerario sull'altro versante del colle rispetto agli altri borghi di Sant'Anna. Quasi tutte le testimonianze confermano che i tedeschi arrivarono per le 07:00, ora in cui parte degli uomini erano già al lavoro a governare gli animali, così le SS rastrellarono soprattutto donne e bambini, tra i quali moltissimi sfollati. Gli ostaggi furono condotti a Vaccareccia, dove era già presente una pattuglia tedesca, e vennero rinchiusi in diverse stalle e fondi di case assieme ad altri ostaggi. I tedeschi diedero quindi inizio alla strage, e dopo aver radunato le persone spararono, lanciarono bombe a mano, dettero fuoco alle case e alle stalle con i corpi dentro. Nonostante l'efferatezza di questo modus operandi, vi furono alcuni sopravvissuti, come Mario Marsili di 6 anni, che fu protetto dalle fiamme da una nicchia di pietra in cui era stato deposto da sua madre, Milena Bernadò di 16 anni, Ennio Navari di 13, Mauro Pieri di 12, Lina Antonucci di 9 e Mario Ulivi di 5 anni.

In poco più di mezza giornata vennero uccisi centinaia di civili, di cui solo 350 poterono essere in seguito identificati; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età. Il sito del Museo storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema, a luglio 2023, riporta un elenco comunque incompleto di 393 vittime identificate. Dai documenti tedeschi peraltro non è facile ricostruire con precisione gli eventi: in data 12 agosto 1944, il comando della 14ª Armata tedesca comunicò l'effettuazione con pieno successo di un'"operazione contro le bande" da parte di reparti della 16. SS-Panzergrenadier-Divisione Reichsführer SS nella "zona 183", dove si trova il territorio del comune di S. Anna di Stazzema; l'ufficio informazioni del comando tedesco affermò che nell'operazione 270 "banditi" erano stati uccisi, 68 presi prigionieri e 208 "uomini sospetti" assegnati al lavoro coatto. Una successiva comunicazione dello stesso ufficio in data 13 agosto precisò che "altri 353 civili sospettati di connivenza con le bande" erano stati catturati, di cui 209 trasferiti nel campo di raccolta di Lucca.

I nazisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di rivoltella e altre modalità di stampo terroristico. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni (23 luglio-12 agosto 1944). Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante la sorella maggiore Cesira (Medaglia d’Oro al Merito Civile) miracolosamente superstite, tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell'ospedale di Valdicastello. Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone.

Prima dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, nel giugno dello stesso anno, SS tedesche, affiancate da reparti della X MAS, massacrarono 72 persone a Forno. Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spinsero nel comune di Fivizzano (Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca, nel comune di Fivizzano. Nel giro di cinque giorni uccisero oltre 340 persone, mitragliate, impiccate, fino ad arrivare a bruciarle con i lanciafiamme.

Nella prima metà di settembre, con il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portarono avanti la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido furono fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), mentre a Bergiola i nazisti fecero 72 vittime. Avrebbero poi continuato la strage con il massacro di Marzabotto.







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