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La donna protagonista della fotografia è Danuta Danielsson (1947-1988). Non si sa molto della sua vita, poiché, già sofferente di ansie e depressione, la donna, dopo il clamore suscitato dalla fotografia, non ha mai voluto parlare con i giornalisti. Quello che si sa, comunque, è che era di famiglia ebreo-polacca[2], emigrata in Svezia dopo il matrimonio, e che sua madre era stata internata nel campo di concentramento di Majdanek, dal quale era uscita viva. L'uomo a cui era indirizzato il colpo con la borsetta è Seppo Seluska, giovane neonazista svedese che qualche anno dopo sarà condannato per aver torturato e ucciso un ebreo omosessuale. Non fu quello l'unico moto di protesta contro la manifestazione del NRP di quel giorno: infatti, dopo il gesto della donna, la folla di astanti iniziò a lanciare uova e insulti all'indirizzo dei manifestanti, che presto si dispersero.
Forse perché incapace di reggere al clamore scatenato dal suo gesto e di confrontarsi con la stampa che chiedeva a gran voce di conoscere la sua storia, la Danielsson, che, come già detto, aveva una condizione emotiva piuttosto fragile, si uccise pochi anni dopo, nel 1988, gettandosi da una finestra dopo un lungo periodo di cura.

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