Il prezioso fascicolo originale contenente i verbali storici relativi all'eccidio di Santhià del 1945 è stato recentemente ritrovato online e riconsegnato all'Archivio di Stato di Torino. L'operazione è stata condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Torino.
Il documento storico, composto da circa 70 pagine dattiloscritte, era stato messo in vendita sul sito web di un'attività commerciale della provincia di Parma specializzata in cimeli militari. L'allarme è scattato grazie a una segnalazione della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte, che ha notato l'inserzione online dell'importante dossier d'indagine aperto nell'immediato dopoguerra dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).
Il fascicolo ha alle spalle una complessa vicenda conservativa che lo lega a una delle pagine più buie della giustizia militare italiana. Subito dopo essere stati redatti, i verbali con le testimonianze sui tragici fatti della notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 confluirono a Roma. Qui vennero nascosti nel famigerato "armadio della vergogna", una struttura collocata a Palazzo Cesi in cui furono deliberatamente occultati per decenni centinaia di fascicoli legati ai crimini nazifascisti commessi in Italia.
Nel 1994, con la scoperta formale dell'armadio, il dossier venne estratto e trasmesso alla Procura militare di Torino per competenza territoriale. Nei primi anni 2000, tuttavia, le carte sparirono nuovamente in circostanze misteriose prima di essere depositate all'Archivio di Stato.
Stando alle ricostruzioni, prima di finire sulla piattaforma web del negozio di militaria di Parma, il faldone cartaceo sarebbe transitato attraverso lo sgombero di una casa privata e la successiva vendita in vari mercatini dell'usato locali. Grazie al sequestro e alla successiva restituzione ufficiale, le preziose testimonianze dei sopravvissuti a quella strage nazista sono finalmente tornate a far parte del patrimonio pubblico documentale dello Stato.
Antefatto
L'eccidio di Santhià è stato una violenta strage nazista compiuta tra il 29 aprile e il 1° maggio 1945 nel territorio di Santhià (in provincia di Vercelli) e nelle cascine limitrofe, durante la fase di ritirata delle truppe tedesche.
L'episodio rappresenta una delle ultime brutali rappresaglie della seconda guerra mondiale in Italia, avvenuta quando la bandiera della libertà sventolava già su gran parte del Piemonte.
Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, una colonna di oltre ottanta soldati tedeschi appartenenti al 75° Corpo d'armata del III Reich occupò l'ospedale locale di Santhià, trasformandolo in un ricovero d'emergenza. La ritirata tedesca travolse bruscamente la tregua che era stata concordata in precedenza tra il Comando partigiano e i comandi tedeschi. Per un'intera giornata e una notte, i soldati seminarono il terrore nella zona con armi da fuoco, esecuzioni, furti, saccheggi e incendi di abitazioni.
Il bilancio finale registrò 48 vittime tra civili e partigiani. Il bilancio complessivo non fu ancora più pesante solo grazie alla ferma mediazione del prevosto del luogo, monsignor Giovanni Ravetti. Pochi giorni dopo, il 2 maggio 1945, presso l'albergo Principi di Biella fu ufficialmente firmata la resa del 75° Corpo d'armata tedesco.
Per i patimenti subiti, la Repubblica Italiana ha conferito alla popolazione di Santhià la Medaglia di bronzo al valor militare.

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