Autistici/Inventati (A/I) è stato un collettivo italiano di hacktivisti fondato nel 2001 che offriva servizi digitali gratuiti e basati sulla privacy (come email, hosting e blog) ad attivisti, associazioni e realtà della sinistra.
Il collettivo ha chiuso definitivamente nel settembre del 2026 dopo venticinque anni di attività.
Nell'agosto 2026, il governo degli Stati Uniti ha inserito la Autistici/Inventati nelle liste sanzionatorie delle designazioni antiterrorismo (OFAC).
A seguito del provvedimento e della conseguente elevazione del profilo di rischio, gestori di pagamenti come PayPal e istituti come Banca Etica hanno sospeso i conti dell'associazione, portando allo spegnimento di migliaia di caselle di posta e siti web.
Il governo statunitense ha designato il collettivo italiano Autistici/Inventati, che gestisce l'infrastruttura di NoBlogs.org, come "Terrorista Globale Specialmente Designato",
La decisione, formalizzata tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 2026, inserisce il collettivo nella lista delle sanzioni per aver fornito supporto tecnologico o materiale a organizzazioni già sanzionate.
Secondo le autorità statunitensi, l'infrastruttura tecnologica e i servizi offerti dal collettivo sarebbero stati utilizzati per fornire supporto finanziario, materiale o tecnologico al terrorismo o a entità colpite da sanzioni.
Insieme ad Autistici/Inventati, la medesima sanzione ha colpito il gruppo britannico Palestine Action e il movimento transnazionale Masar Badil.
Autistici/Inventati è un progetto italiano storico gestito interamente su base volontaria. Da oltre vent'anni offre servizi digitali gratuiti (come email, hosting e la piattaforma NoBlogs.org) dichiarandosi una piattaforma antifascista, antirazzista e solidale, nata come alternativa commerciale ai giganti del web.
La designazione comporta il congelamento di eventuali beni sotto la giurisdizione statunitense e il divieto per i cittadini e le aziende americane di intraprendere transazioni finanziarie o commerciali con il collettivo.
Il governo degli Stati Uniti ha esplicitamente citato la natura ideologica e l'orientamento di estrema sinistra del collettivo per motivare l'inserimento di Autistici/Inventati (A/I) nella lista dei terroristi globali (SDGT).
Nel comunicato ufficiale rilasciato dal Dipartimento di Stato americano il 26 agosto 2026, l'azione viene inquadrata all'interno di una strategia mirata a «contrastare la crescente minaccia rappresentata dai gruppi terroristici violenti di estrema sinistra».
Washington definisce Autistici/Inventati come un «gruppo estremista con sede in Italia che costruisce e gestisce l'infrastruttura digitale per cellule violente Antifa e altri militanti della sinistra radicale in tutto il mondo».
Secondo l'accusa, i programmatori e gli hacker del collettivo avrebbero fornito consapevolmente strumenti tecnologici (come chat cifrate, email protette, hosting su NoBlogs.org e scudi per l'anonimato) utilizzati da movimenti della sinistra radicale per pianificare attacchi, sabotaggi e attività di propaganda. Le autorità USA collegano l'uso di queste piattaforme a specifici atti di eco-sabotaggio e attacchi alle infrastrutture avvenuti in Europa negli ultimi anni.
Di contro, il collettivo Autistici/Inventati e le realtà della società civile che li supportano respingono fermamente l'accusa di terrorismo, evidenziando una differente chiave di lettura.
Il collettivo, attivo fin dal 2001, precisa che i propri server ospitano oltre 16.000 email e 10.000 blog usati da un'enorme varietà di attivisti, sindacati, testate e cittadini. Per via dei loro rigidi principi di tutela della privacy e assenza di registri (log), il collettivo non monitora né profila i contenuti degli utenti, rendendo la sanzione un attacco indiscriminato all'idea stessa di uno spazio digitale indipendente.
Sostenitori e organizzazioni come Banca Etica (presso cui il collettivo ha un conto) hanno condannato il provvedimento, definendolo un uso improprio delle norme anti-terrorismo volto a colpire e silenziare il dissenso politico e le filosofie digitali non allineate ai grandi monopoli commerciali statunitensi.
La definizione di questo provvedimento come un "passo verso il totalitarismo" riflette una forte preoccupazione condivisa da diversi attivisti, giuristi e difensori dei diritti digitali. La vicenda solleva un dibattito profondo sulle libertà democratiche, ma viene interpretata in modi diversi a seconda della prospettiva politica e giuridica.
Chi vede in questa designazione una deriva autoritaria o un precedente pericoloso si concentra su tre implicazioni principali:
1. Criminalizzazione delle infrastrutture neutrali: Colpire un fornitore di servizi tecnologici (che non crea i contenuti, ma offre la piattaforma) stabilisce un principio secondo cui chi gestisce un server è responsabile delle azioni dei singoli utenti. Per i critici, questo mina la libertà di espressione e il diritto alla privacy sul web, poiché spinge i gestori a censurare preventivamente gli utenti per evitare sanzioni.
2. Uso asimmetrico del potere sanzionatorio: L'inserimento nella lista SDGT da parte dell'OFAC (Dipartimento del Tesoro USA) avviene tramite un atto amministrativo del potere esecutivo, senza che vi sia stato un processo penale formale in un tribunale indipendente. Poiché il sistema finanziario globale è strettamente interconnesso al dollaro e alle istituzioni statunitensi, una decisione unilaterale di Washington ha un impatto immediato in tutto il mondo, bypassando le sovranità statali e le garanzie giudiziarie locali.
3. Effetto dissuasivo sul dissenso (Chilling Effect): Etichettare come "terrorista" un collettivo storico dell'attivismo digitale lancia un segnale a tutta la galassia dei movimenti sociali e dell'open-source. Il rischio evidenziato dai sociologi e dai politologi è la creazione di un clima di paura che scoraggi la partecipazione politica e lo sviluppo di tecnologie alternative ai grandi monopoli commerciali.
L'intera vicenda evidenzia il perenne conflitto tra due pilastri delle società contemporanee: da un lato la tutela della sicurezza collettiva e la prevenzione del crimine, dall'altro la salvaguardia dei diritti fondamentali, della privacy e del dissenso politico nello spazio digitale.
La tesi secondo cui la "minaccia terroristica" sia una scusa per colpire il dissenso politico si contrappone alla tesi istituzionale che vede nella sicurezza nazionale la priorità assoluta.
Gli attivisti per i diritti digitali, i movimenti sociali e diversi osservatori indipendenti sostengono che l'accusa di terrorismo sia un espediente retorico e giuridico utilizzato dai governi per raggiungere obiettivi di controllo politico ed economico.
Allargamento arbitrario del termine "terrorismo": I critici sottolineano come la definizione di terrorismo sia stata progressivamente estesa per includere l'attivismo radicale, i movimenti ecologisti di azione diretta o il semplice dissenso sociale. In questo modo, lo Stato può attivare misure d'emergenza eccezionali (congelamento dei beni, sorveglianza di massa, restrizioni della libertà) che non sarebbero giustificabili in un normale contesto di protesta politica.
Realtà come Autistici/Inventati non offrono solo servizi tecnici, ma promuovono una filosofia politica basata sull'autodeterminazione digitale, l'anti-capitalismo e la sottrazione dei dati personali ai grandi monopoli (Big Tech). Secondo questa visione, colpirli significa eliminare spazi di libertà e di privacy non controllati dalle autorità statali o dalle logiche di mercato.
L'uso di sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti (tramite l'OFAC) viene visto come uno strumento di pressione geopolitica per imporre standard di sorveglianza e controllo globali, costringendo anche enti di altri Paesi (come le banche europee) ad adeguarsi alle decisioni di Washington per paura di ritorsioni economiche.
Il concetto di allargamento arbitrario della definizione di terrorismo costituisce uno dei temi più critici nel dibattito giuridico e sociologico contemporaneo. Questo fenomeno, spesso descritto dagli analisti come "scivolamento semantico" o "eccezionalismo giuridico", si articola attraverso precisi meccanismi normativi, politici e sociali.
Storicamente, le leggi antiterrorismo nate nel Novecento erano modellate su organizzazioni strutturate e gerarchiche (come le Brigate Rosse in Italia o l'IRA nel Regno Unito). Negli ultimi decenni, la legislazione internazionale e nazionale ha spostato il focus dalle strutture alle condotte.
Espressioni come "turbamento grave dell'ordine pubblico", "destabilizzazione delle strutture politiche, costituzionali, economiche o sociali" o "attentato alla sicurezza nazionale" sono diventate la base per definire un atto terroristico.
Poiché queste formule sono elastiche, la decisione di applicarle non spetta più soltanto a un giudice dopo un processo, ma a organi amministrativi o di intelligence (come l'OFAC negli Stati Uniti o i ministeri dell'Interno in Europa) che compilano liste di proscrizione o emettono sanzioni immediate.
L'allargamento della norma ha ridefinito il perimetro di ciò che lo Stato considera "violenza accettabile" all'interno di una democrazia:
L'eco-terrorismo: Azioni storicamente catalogate come danneggiamento, violazione di domicilio o blocco stradale (ad esempio, l'imbrattamento di opere d'arte, il sabotaggio di macchinari nei cantieri o i blocchi delle infrastrutture fossili da parte di movimenti climatici radicali) vengono sempre più spesso perseguite sotto la lente del terrorismo o della sovversione.
Il dissenso sociale come minaccia asimmetrica: Le proteste di piazza di vasta scala, i movimenti anti-austerità o le reti di mutuo soccorso radicale vengono talvolta descritti nei rapporti di intelligence come minacce alla "sicurezza economica" dello Stato, equiparando il danno economico al danno terroristico.
Il vero nucleo della critica politica riguarda ciò che accade una volta che un comportamento viene etichettato come terroristico. Il diritto penale ordinario viene temporaneamente sospeso per attivare il diritto penale del nemico, caratterizzato da:
• Il congelamento dei beni, l'esclusione dal sistema bancario (SWIFT) e l'impossibilità di ricevere donazioni colpiscono l'organizzazione prima ancora che sia accertato un reato in tribunale, soffocandola economicamente.
• L'accusa di terrorismo autorizza l'uso di strumenti di sorveglianza di massa, intercettazioni preventive, impiego di trojan di Stato (spyware) e monitoraggio delle reti sociali che sarebbero illegali in qualsiasi indagine per reati comuni.
• Quando lo Stato dimostra di poter applicare lo stigma di "terrorista" a un collettivo politico o a una piattaforma di hosting, l'effetto non si limita a colpire quel bersaglio specifico. L'intera opinione pubblica riceve un segnale di avvertimento: partecipare, finanziare o semplicemente simpatizzare per determinate cause può comportare conseguenze esistenziali devastanti.
In sintesi, i critici di questo processo sostengono che l'allargamento della categoria del terrorismo permetta allo Stato di aggirare le garanzie costituzionali tipiche dello Stato di diritto, trasformando gli strumenti nati per proteggere i cittadini da stragi e violenze indiscriminate in dispositivi di gestione e contenimento del conflitto politico interno.

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