Scuola di Pietro da Cortona
Un'aquila che combatte con un serpente e un putto nel cielo che regge uno stendardo (XVII sec.)
Penna e inchiostro nero, pennello e acquerello nero su tracce di gesso nero, lumeggiature
con guazzo bianco e grigio-blu - 24.5 x 18.6 cm - The Metropolitan Museum of Art, NYC
Un'aquila (simbolo della città di Trento) combatte contro un serpente attorcigliato, mentre in alto a sinistra brilla il sole e un putto alato regge un cartiglio con l'iscrizione latina "Sternit humi foedos hostes & celsa tuetur" ("Atterra a terra i nemici turpi e protegge le cose alte").
Questa composizione è stata utilizzata come celebre antiporta o incisione allegorica per la Vera concilii tridentini historia (1670) del cardinale Sforza Pallavicino, simboleggiando il trionfo della verità e della Chiesa sul male e sull'eresia.
Nel contesto del Barocco romano, l'uso di simboli iconografici come l'aquila, il serpente e il sole assumeva una forte valenza politica, teologica e propagandistica. Questo stile artistico nacque per stupire, persuadere e riaffermare l'autorità universale della Chiesa cattolica dopo lo scisma della Riforma protestante.
Le tre figure principali presenti nel disegno della scuola di Pietro da Cortona riflettono perfettamente i canoni del linguaggio barocco:
L'Aquila e il Serpente: La Lotta tra Bene e Male
Il motivo dell'aquila che combatte contro il rettile affonda le sue radici nell'Iliade di Omero e nell'arte romana. Nel Seicento, questo scontro divenne la metafora per eccellenza della vittoria di Cristo (l'aquila) sul peccato e su Satana (il serpente).
Nell'incisione ufficiale tratta dal disegno, il combattimento rappresenta la difesa attiva del dogma cattolico. L'aquila incarna la vigilanza e la fermezza della Chiesa (nonché la città di Trento, sede del Concilio) che schiaccia le insidie del serpente, simbolo ricorrente associato all'eresia protestante.
Il Sole Raggiante: La Luce della Verità Divina
Nel Barocco, la luce non era un semplice elemento naturale, ma la manifestazione visiva di Dio e della Verità assoluta. Gli artisti barocchi, in primis Gian Lorenzo Bernini nella celebre scultura della Verità svelata, usavano il sole per indicare una conoscenza superiore che dissipa le tenebre dell'inganno.
I raggi che scendono dall'alto non lasciano zone d'ombra. Simboleggiano la grazia divina che guida le decisioni della Chiesa cattolica romana nel definire i propri dogmi in contrapposizione alle dottrine riformate.
Il Putto e il Cartiglio: La Parola Gloriosa
I putti o amorini venivano impiegati come elementi di raccordo dinamico nello spazio. Non sono mai statici; volano tra le nuvole e creano un senso di profondità teatrale tipicamente seicentesco.
Il cartiglio svolazzante con l'iscrizione latina funge da "chiave di lettura" intellettuale dell'immagine. Nel Barocco fiorì la cultura degli Emblemi e delle Imprese, in cui un testo breve e arguto doveva integrarsi perfettamente con la componente visiva per istruire lo spettatore e sollecitarne l'intelletto.
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