Tobias Weiss - Finis universae carnis venit coram me, repleta est terra iniquitate a facie eorum. Gen. VI. 13. (1894)
Al centro della composizione si erge la Morte sotto forma di scheletro, avvolta in un mantello, che domina una folla disperata sommersa dalle acque agitate. La Morte brandisce una falce e calpesta i resti di imbarcazioni distrutte, a simboleggiare l'ineluttabilità della fine biologica dell'umanità corrotta.
L'iscrizione in latino riportata in calce riprende fedelmente il versetto di Genesi 6,13:
"Finis universae carnis venit coram me, repleta est terra iniquitate a facie eorum".
(La fine di ogni carne è giunta dinanzi a me, perché la terra è piena di iniquità a causa degli uomini).
Si tratta del momento in cui Dio annuncia a Noè la decisione di mandare il Diluvio per purificare la terra dal peccato. In mezzo alla tempesta e all'oscurità, si intravedono strutture classiche travolte e, in lontananza sulla destra, l'Arca di Noè che galleggia in salvo, rappresentando l'unica speranza di preservazione divina.
L'immagine unisce magistralmente la narrazione veterotestamentaria con la sensibilità romantica e la tradizione iconografica centroeuropea legata al trionfo della Morte sui destini umani.

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