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La sindrome di Cotard (nota anche come delirio di negazione o sindrome del cadavere che cammina) è un rarissimo disturbo neuropsichiatrico in cui la persona è fermamente convinta di essere morta, di non esistere, di essere in putrefazione o di aver perso tutti gli organi vitali e il sangue.
Il quadro clinico è dominato dal delirio nichilistico (di negazione) e comprende:
• Negazione del corpo: Convinzione di non avere più il cuore, il cervello, lo stomaco o il sangue.
• Negazione dell'esistenza: Il paziente crede fermamente di essere già morto o di essere uno spettro.
• Delirio di immortalità: Paradossalmente, alcuni pazienti credono di non poter morire (o morire di nuovo), percependo questa condizione come una condanna eterna o un castigo divino.
• Sintomi associati: Depressione profonda (presente in circa l'89% dei casi), ansia grave, tendenze all'autolesionismo, insensibilità al dolore (analgesia) e rifiuto di nutrirsi (ritenuto inutile in quanto "già morti").
La sindrome non è classificata come una malattia a sé stante nel DSM-5, ma come un sintomo di altre condizioni sottostanti. Si manifesta principalmente in associazione a:
1. Malattie psichiatriche severe: Depressione maggiore con caratteristiche psicotiche, schizofrenia o disturbo bipolare.
2. Condizioni neurologiche: Lesioni cerebrali (specialmente all'emisfero destro), atrofia dei lobi frontale e parietale, demenza o encefaliti.
A livello cerebrale, gli studi di neuroimaging mostrano un'attività notevolmente ridotta nelle aree fronto-parietali, simile a quella di una persona in stato vegetativo o in anestesia profonda. C'è una profonda disconnessione tra i circuiti del riconoscimento sensoriale e quelli delle emozioni: il paziente percepisce il proprio corpo, ma non vi associa alcuna emozione o senso di familiarità, arrivando alla conclusione logica (dal suo punto di vista) di essere morto
Sul Financial Times c’è un articolo che parla di un caso di Sindrome di Cotard: una giovane paziente con episodi di epilessia insorti a seguito di un’infezione cerebrale da virus herpes simplex.
Si chiama Liz e si è presentata al London Hospital affermando di essere morta da due settimane e di non sapere dove si trovava se all’inferno o altrove.
Il medico che l’ha seguita, il dott. McKay, oltre alle cure del caso le ha fatto anche una serie di domande per cercare di comprenderne lo stile di attribuzione causale, rilevando che questa paziente aveva effettivamente una tendenza inusuale all’attribuzione interna.
Si tratta naturalmente soltanto di una ipotesi, il neuroscienziato Ramachandran nel suo libro Cosa sappiamo della mente, spiega come una negazione così estesa del proprio "esistere" non nasca dalla sola anaffettività nei confronti di altri conosciuti.
Secondo Ramachandran questo tipo di pazienti è diventato completamente anaffettivo, per ogni cosa, animata e inanimata, vista, toccata, gustata, odorata ecc...
Il totale scollamento emotivo dalla realtà costringerebbe il paziente a darsi la spiegazione (dal suo punto di vista, più che logica) di essere morto. Per fortuna Liz è stata dimessa una settimana dopo, essendo migliorata visibilmente, il suo caso è stato pubblicato nella rivista Consciousness and Cognition.

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