L'illustrazione mostra il tentato assassinio del governatore di San Pietroburgo, il generale Fëdor Trepov, da parte della rivoluzionaria russa Vera Zasulič.
L'evento avvenne il 24 gennaio 1878 (secondo il calendario giuliano, allora in vigore in Russia), quando la giovane si recò nell'ufficio del generale e gli sparò a bruciapelo con una rivoltella, ferendolo gravemente ma non mortalmente.
L'attentato fu un atto di ritorsione. Il generale Trepov aveva precedentemente ordinato la fustigazione pubblica di un prigioniero politico politico, Aleksej Bogoljubov, colpevole solo di non essersi tolto il cappello davanti a lui. L'atto brutale sollevò una fortissima ondata di sdegno tra i circoli rivoluzionari e l'opinione pubblica progressista.
Arrestata immediatamente, Vera Zasulič venne processata da una giuria popolare nel marzo dello stesso anno. Contro ogni aspettativa del regime zarista, il processo si trasformò in una dura requisitoria morale contro i metodi violenti e repressivi della polizia di Stato.
Sostenuta dalla forte simpatia dell'opinione pubblica, la giuria la dichiarò non colpevole, emettendo una storica sentenza di assoluzione. Per evitare di essere nuovamente arrestata dalle autorità imperiali subito dopo il rilascio, la donna venne fatta fuggire all'estero dai suoi sostenitori. Questo verdetto segnò un punto di svolta fondamentale, accelerando la radicalizzazione e la stagione del terrore politico nella Russia di fine Ottocento.


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