Un illustrazione dell'immuramento di Hadj Mohammed Mesfewi
Le strade di Marrakesh agli inizi del Novecento erano un labirinto di colori, profumi di spezie e segreti sussurrati. Tra la folla che animava la medina, Hadj Mohammed Mesfewi era una figura insospettabile: lavorava come calzolaio e scrittore pubblico, un uomo a cui i passanti affidavano lettere e documenti, considerandolo un cittadino rispettabile.
Nessuno poteva immaginare che dietro quella bottega si nascondesse l'"Arci-assassino di Marrakesh".
Mesfewi non agiva da solo. Aveva una complice fedele, Annah, una donna di settant'anni che si muoveva come un'ombra tra i vicoli. Il suo compito era semplice e spietato: agganciare giovani donne, conquistarne la fiducia e convincerle a entrare nel negozio del calzolaio con una scusa.
Una volta dentro, l'atmosfera si faceva apparentemente accogliente. Mesfewi offriva alle ospiti del vino drogato. Non appena le sostanze facevano effetto e le vittime cadevano in un sonno profondo, la trappola si chiudeva: l'uomo le decapitava per poi derubarle del denaro e dei loro miseri averi. I corpi venivano poi fatti sparire nel nulla, sepolti in una fossa profonda scavata sotto il pavimento del negozio e nel giardino sul retro.
La scia di sangue si interruppe bruscamente nel 1906, quando la misteriosa sparizione di decine di ragazze spinse la polizia a indagare a fondo. Fu proprio Annah, crollata sotto i sospetti, a confessare l'orrore. Quando le autorità perquisirono la bottega, la realtà superò ogni incubo: trovarono 20 corpi sepolti sotto le assi del pavimento e altri 16 nel giardino. In totale, Mesfewi aveva strappato la vita a almeno 36 donne.
La reazione della città fu una miscela di shock e furia. La condanna emessa dalla corte fu esemplare e spaventosa. Il 13 giugno 1906, nel cuore di Marrakesh, Mesfewi venne murato vivo: gli operai sollevarono un muro di mattoni e malta attorno a lui, sigillandolo in una cella verticale senza luce né aria. La folla della medina si radunò attorno a quel pilastro di pietra, ascoltando le urla dell'assassino per due interi giorni, fino a quando il silenzio non calò definitivamente, ponendo fine alla storia del più macabro serial killer del Marocco.

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