"A scemo de guerra!" quando ero bambino, nel secolo scorso 😁, era abbastanza comune sentirlo o sentirselo dire. L'espressione nasce in Italia dopo il primo conflitto mondiale. Era un'etichetta popolare e dispregiativa che serviva a definire chi tornava con danni mentali gravi o disturbi neurologici.
All'epoca il trauma non veniva riconosciuto come malattia anzi si pensava a una furbizia del soldato e l'espressione è diventata un insulto comune e offensivo.
Oggi si chiama "disturbo da stress post-traumatico" (PTSD) ed è una condizione psicologica invalidante che si sviluppa in seguito all'esposizione a un evento traumatico estremo, come un pericolo di morte, una violenza grave o l'aver vissuto situazioni strazianti.
Una volta erano semplicemente: "scemi di guerra". In un Paese che spingeva valori come l'eroismo e il patriottismo, non si voleva attribuire alla guerra la causa del disagio psichico: meglio sostenere che il conflitto contribuiva a svegliare la furbizia dei codardi o rivelare devianze o degenerazioni in individui già predisposti.
Come sempre il potere e i suoi mezzi di comunicazione erano e sono i detentori della verità assoluta.
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