Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

martedì 3 novembre 2026

Giuseppe Arcimboldo e le due "Flora", la dea e la meretrice

 


Giuseppe Arcimboldo - Flora (1589)
Oil on panel  - 74.5 x 57.5 cm - Private collection




Giuseppe Arcimboldo - Flora Meretrix (ca.1590)
Oil on panel - 74 x 56 cm - Private collection



A differenza della prima Flora (che incarna il mito poetico di Ovidio della ninfa Clori trasformata in dea), la Flora meretrice attinge a una leggenda storica e popolare dell'antica Roma narrata da autori come Lattanzio e Plutarco.

Secondo la leggenda greca/romana Flora non era originariamente una dea, ma una famosissima e ricchissima cortigiana romana (una meretrice). Accumulò una fortuna immensa grazie ai suoi amanti e, non avendo eredi, decise di lasciare tutti i suoi beni e le sue terre in eredità al popolo romano.

In cambio di questo enorme lascito e per cancellare la reputazione scandalosa della donna, il Senato romano decise di divinizzarla, istituendo in suo onore i Floralia (le feste della primavera e della fioritura). Durante queste celebrazioni era costume abbandonarsi a danze scatenate, spettacoli teatrali satirici e storicamente a una grande licenziosità e nudità, proprio in memoria della sensualità originaria della fondatrice.

Arcimboldo decise di dipingere entrambe le versioni per mostrare il doppio volto del mito: una Flora come dea eterea e nobile della natura, e una Flora meretrice come incarnazione della sensualità terrena, della fertilità provocante e dell'abbondanza carnale dei sensi.




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