Nel 2008, una madre e il suo piccolo di capodoglio pigmeo (Kogia breviceps) rimasero bloccati su un banco di sabbia a Mahia Beach, Nuova Zelanda, incapaci di trovare la via del ritorno. Quando un cetaceo si spiaggia, entra in uno stato di forte stress. La madre e il cucciolo ad esempio continuavano a girarsi e a nuotare ostinatamente verso la riva, incapaci di capire in quale direzione fosse il mare aperto. Mahia Beach è nota per la sua conformazione geografica ingannevole. Le balene erano bloccate all'interno di una sorta di "recinto" sommerso formato da banchi di sabbia. Anche se galleggiavano, non riuscivano a vedere o a percepire l'unico stretto canale naturale che permetteva di superare la barriera sabbiosa. I capodogli pigmei si orientano nello spazio usando l'ecolocalizzazione (il sonar biologico). Sulle spiagge sabbiose e in acque molto basse, il fondale morbido assorbe le onde sonore anziché rifletterle, "acciecando" acusticamente gli animali e impedendo loro di mappare la via di fuga.
Dopo che i soccorritori avevano provato ripetutamente a rimetterle in acqua senza successo, è intervenuto un delfino tursiope selvatico di nome Moko, noto nella zona per interagire con le persone. Moko si è avvicinato alle balene e le ha guidate per circa 200 metri lungo la linea di costa, facendole passare attraverso un varco nei banchi di sabbia e riconducendole in mare aperto. I testimoni e i soccorritori del Department of Conservation neozelandese riferirono che Moko sembrò "comunicare" attivamente con i due animali emettendo una serie di vocalizzazioni acustiche sott'acqua.

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