Giovanni Antonio Lazzari - Venere e Cupido
Olio su tela - 98 x 65,5 cm - Collezione privata
L'opera mette in scena uno dei temi più celebri della mitologia classica e della tradizione pittorica rinascimentale e barocca: l'amore sacro e profano incarnato da Venere (dea della bellezza e dell'amore) e suo figlio Cupido (Eros).
Rispetto alla compostezza monumentale del classicismo, l'interpretazione tardo-barocca di Lazzari carica la scena di sensualità, teatralità e giochi di sguardi o posture che rendono l'episodio mitologico più intimo e umano.
Lazzari risente profondamente della tradizione del colore veneziana. La composizione non si basa su un disegno rigido e accademico, ma sulla costruzione delle forme attraverso i passaggi tonali della luce.
Le linee di forza seguono andamenti diagonali e sinuosi. Il panneggio scuro crea forti contrasti di chiaroscuro che amplificano il senso di volume e la morbidezza dei corpi nudi.
Lo sfondo e i tessuti scuri servono a far emergere la luminosità della carne delle due divinità per contrasto, un espediente tipico del filone tenebrista e naturalista del secondo Seicento veneziano.

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