Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

domenica 4 ottobre 2026

Filippo Teodoro di Liagno, detto Filippo d'Angeli o Filippo Napoletano [Pittore italiano, 1589-1629] / Hendrik Hondius [Incisore e stampatore fiammingo, 1573-1650]





Incisore: Hendrik Hondius - Disegno: Filippo Teodoro di Liagno
Quis est homo qui vivet et non videbit MORTEM. PS: 88 (1642)



L'incisione rappresenta un classico tema di Memento Mori. La Morte viene personificata come uno scheletro alato, seduto in cima a una monumentale lapide in pietra. Nella mano destra sollevata tiene una clessidra, il simbolo universale del tempo che scorre inesorabile e della natura effimera della vita umana.
L'ambientazione circostante mostra elementi naturali minimi, arbusti e piccoli rami secchi che spuntano ai lati della tomba.
L'opera è densa di iscrizioni in latino volte a far riflettere lo spettatore sulla mortalità.

Il testo principale sulla lapide:

“Quis est homo qui vivet et non videbit MORTEM. PS: 88.”
("Qual è l'uomo che vivrà e non vedrà la morte? Salmo 88" (Bibbia cattolica: 89,19)

È una citazione retorica che sottolinea l'inevitabilità del destino umano.

Il testo nel cartiglio in basso:

“Horarum fallax Mors incertissima rerum / Attamen Horarum cur tibi cura datur.”
("La Morte è ingannevole riguardo alle ore, la più incerta delle cose; eppure, perché ti viene data la preoccupazione per le ore?")

Questo distico gioca sul contrasto tra l'incertezza del momento finale (l'ora della morte non è data a sapersi) e l'ossessione umana per il calcolo quotidiano del tempo, invitando invece a concentrarsi sulla cura dell'anima e sulla preparazione spirituale.
L'opera appartiene alla ricca tradizione artistica barocca fiamminga e italiana legata alla Vanitas, in cui scheletri, teschi e strumenti di misurazione del tempo ricordavano ai vivi di non legarsi eccessivamente ai beni materiali terreni.






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