L'oggetto raffigurato è un okimono giapponese in avorio intagliato, un tipo di scultura tradizionale in miniatura destinata all'esposizione, risalente al periodo Meiji.
L'opera rappresenta tre scheletri avvolti in una composizione dinamica insieme a un grande rospo. Questo tipo di iconografia rientra nel tema del Memento Mori o della Vanitas in versione orientale, che serve a ricordare la transitorietà della vita terrena e l'impermanenza di tutte le cose.
Nella cultura giapponese dell'epoca, l'accostamento di scheletri, teschi ed elementi della natura come i rospi non aveva un intento puramente macabro. Il rospo (kaeru), oltre a richiamare la decomposizione materiale, è spesso un simbolo legato alla fortuna, alle trasformazioni e al ritorno sicuro a casa.
Si tratta di un eccellente esempio di micro-scultura giapponese, strettamente imparentata con i netsuke (i piccoli bottoni scultorei usati come fermagli per i kimono), ma realizzata espressamente come pezzo d'arte da esposizione (okimono) per via dei dettagli complessi che si sviluppano in verticale.

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