La storia ruota attorno al capo della Sezione Omicidi di Roma (interpretato da un magistrale Gian Maria Volonté), noto semplicemente come "il Dottore", proprio nel giorno in cui viene promosso a dirigere l'Ufficio Politico. L'uomo uccide la propria amante, Augusta Terzi (Florinda Bolkan), tagliandole la gola nel suo appartamento.
Invece di nascondere il delitto, il protagonista lascia deliberatamente una serie di indizi evidenti sulla scena del crimine (impronte, fili della propria cravatta, capelli). Il suo obiettivo è un paradosso psicologico e politico: vuole testare fino a che punto la sua posizione di potere e l'autorità di cui gode lo rendano del tutto intoccabile e immune dal giudizio da parte dei suoi stessi colleghi e subordinati.
Il film è una lucida e grottesca satira sull'autorità e sull'apparato statale repressivo dell'epoca. Mostra come i meccanismi istituzionali tendano a proteggere se stessi e i propri rappresentanti a prescindere dalla verità.
L'opera apre la celebre trilogia di Petri dedicata alle nevrosi della società moderna (proseguita poi con La classe operaia va in paradiso e La proprietà non è più un furto).
La celeberrima partitura musicale è stata composta da Ennio Morricone, caratterizzata da un uso iconico dello scacciapensieri e del mandolino che restituisce perfettamente il tono grottesco e kafkiano della vicenda.













1 commento:
Volonté è stato il vero mattatore del cinema italiano. Un tempo avevamo grandi registi politicamente impegnati
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