Alessandro Magno incontra i Gimnosofisti (1420)
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Il noto colloquio fra Alessandro Magno e i dieci gimnosofisti indiani, incontrati durante la campagna militare in Oriente, ha suscitato numerose riprese e citazioni nelle letterature di tutto il mondo.
Secondo Plutarco Alex. 64, 1 Alessandro aveva fatto arrestare dieci gimnosofisti, accusati di sedizione a seguito della rivolta del re Śambhu, e aveva deciso di condannare a morte il primo di costoro che non avesse risposto correttamente alle sue domande, secondo il giudizio del più anziano tra loro.
Plutarco Alex. 64, 2-12, continua così: “Al primo fu chiesto se a suo giudizio erano più numerosi i vivi o i morti; rispose: «I vivi, perché i morti non ci sono più». Al secondo fu chiesto se dà vita ad animali più grossi il mare o la terra; rispose: «La terra, perché anche il mare è parte d’essa». Chiese al terzo qual è l’animale più astuto. Rispose: «Quel che l’uomo non ha ancora conosciuto». Al quarto chiese per quale ragione avesse indotto Sabba alla rivolta; rispose: «Perché volevo che vivesse nobilmente o nobilmente morisse». Al quinto fu chiesto se pensava che fosse stato prima il giorno o la notte: «Il giorno» disse «e precede d’un giorno». Il re rimase stupito, ed egli aggiunse: «È logico che per domande impossibili ci siano risposte impossibili». Passato al sesto, Alessandro chiese come uno possa farsi amare in sommo grado: «Se è potentissimo, ma non ispira timore», disse. Tra gli ultimi tre, quello interrogato su come uno da uomo potrebbe diventare dio, rispose: «Se fa quanto non è possibile che un uomo faccia». All’altro fu chiesto se è più forte la vita o la morte; rispose che la vita è più forte, perché sa sopportare così grandi mali; l’ultimo poi, cui chiese fin quando è bene che l’uomo viva, rispose: «Fino a quando non ritiene che l’essere morto sia meglio del vivere». Alla fine si volse al giudice e lo invitò ad emanare il verdetto. Egli disse che avevano dato tutti una risposta che era l’una peggiore dell’altra, «Allora» disse Alessandro «tu morrai per primo, per questo giudizio». «No, o re,» ribatté l’altro «a meno che tu non avessi mentito quando dicesti che avresti messo a morte per primo colui che avesse risposto peggio»”.
Alla fine Alessandro congeda i sofisti con ricchi doni e concede loro salva la vita.

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