Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

giovedì 4 maggio 2023

Leena o Leona o Leæna [VI sec.-V sec. a.C.]

 


Illustrazione xilografica di Leaena, colorata a mano in rosso, verde, giallo e nero,
da una traduzione tedesca di Heinrich Steinhöwel del "De mulieribus
Claris" di Giovanni Boccaccio, stampata da Johannes Zainer a Ulm (ca . 1474)

.

Leena o Leona o Leæna, chiamata da Giovanni Boccaccio "Leona Meretrice" è stata un'etera ateniese, amante di Armodio o, secondo Ateneo, di Aristogitone.

Considerata da Boccaccio una persona lasciva poiché cortigiana,

Leona adunque inclinata all'esercizio delle meretrici, ha fatto con l'opre
sue vergognose, che non s'habbia saputo ne l'origine ne la patria sua.

venne considerata comunque meritevole di comparire nella sua enciclopedia delle donne illustri poiché si era sacrificata per un ideale. 

Quando Armodio e Aristogitone uccisero il tiranno Ipparco, avendo lei avuto una relazione con entrambi (Aristogitone era innamorato di lei) e consapevole dell'organizzazione della congiura, venne torturata con estrema crudeltà da Ippia (fratello di Ipparco) per rivelare quanto sapeva sui complici assassini. Giunta alla fine delle forze, per non sentirsi obbligata a parlare, si morse la lingua amputandosela con i denti.

Secondo alcune fonti fu liberata ma morì poco dopo, secondo Pausania invece Ippia la maltrattò fino ad ucciderla, poiché, essendo amante di Aristogitone, ritenne che non potesse essere estranea al complotto.

Quando Ippia venne espulso dalla città e la tirannia dei Pisistratidi finì, il popolo di Atene ricordò con grande stima il sacrificio di Leena ed eresse in suo onore sulla sua tomba nell'acropoli una statua bronzea raffigurante una leonessa senza lingua, per indicare la sua virtù del silenzio.





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