Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

mercoledì 29 dicembre 2021

Sanità

 


In questa foto c'è tutto (Fabrizio Delprete)



Raffaele Sebastiani, sessantuno anni, chirurgo al Policlinico di Bari.
Cinque giorni fa opera dalla mattina fino al pomeriggio. Senza sosta. Poi la notte torna in ospedale. Altre dodici ore di turno con maschera e occhiali, senza sosta.
È tornato a casa ed è stato stroncato da un infarto.

Quando qualche bestia senza cuore straparla di dittatura sanitaria e si permette pure di attaccare il personale ospedaliero, non commette soltanto un atto di demenza neuronale totale; insulta e oltraggia pure figure eroiche come Raffaele, che alla sanità pubblica e alla missione di salvare il prossimo (chiunque esso sia) ha creduto così tanto da donare la sua vita.
Gli eroi, per me, hanno il volto e il cuore di persone (rare e meravigliose) come Raffaele Sebastiani. Condoglianze alla famiglia. Tanto dolore. Tanta riconoscenza.

Andrea Scanzi





“Come si fa politicamente a passare da un sistema sanitario pubblico ad uno privato senza dirlo ai cittadini? Come si fa a chiudere reparti facendo finta di non chiuderli, come sta facendo Zaia in Veneto?
Lo fai un po’ alla volta. Lo fai obbligando i professionisti a pagarsi l'assicurazione da soli, così tagli quella spesa.
Poi non assumi personale dove serve.
Poi non paghi gli straordinari o gli acquisti di prestazione dicendo che li pagherai più avanti.
Intanto i medici si trovano a spendere soldi per assicurazioni, non avere più straordinari pagati e ad essere sempre in meno a fare lo stesso lavoro che copre 24 h tutti i giorni.
Poi dai direttive come in fabbrica, pretendendo una visita ogni dieci minuti quando ne servirebbero almeno venti, in media, per avere il tempo di dire buongiorno e buonasera.
I pazienti sono scontenti perché aspettano, si innervosiscono, aggrediscono i medici che si trovano pagati male o addirittura con ore non pagate, con turni di lavoro impossibili, pazienti nervosi ed aggressivi che fanno causa per mille motivi e la tua azienda non ti copre. E vai di spese legali.
Le liste di attesa si allungano, la gente va nel privato.
La Regione intanto fa convenzioni col privato, aiutandolo. Così i medici si rendono conto che lo stesso lavoro viene loro pagato il doppio da un'altra parte senza fare 10 notti al mese o avere impegnati due weekend su 4.
In tutto questo, i medici sono pure pochi perché un imbuto impedisce ai neolaureati di specializzarsi.
Ad un certo punto, tra pensionamenti e licenziamenti non hai più medici e il reparto non c'è più, come ginecologia a Piove di Sacco o Pediatria a Camposampiero. Pian piano tagli i servizi territoriali, appaltando alle coop per non assumere nuovi infermieri. Dai un disservizio alla popolazione e tanti infermieri neolaureati vanno in Inghilterra o Germania. O vanno nel privato che cresce pian piano al decrescere del pubblico.
Questa è stata la strategia di gestione del Sistema Sanitario Veneto di Luca Zaia. E non sono stati avvenimenti casuali, è un uomo troppo intelligente per accusarlo di incapacità, è stata proprio una sua scelta, condivisa dalla maggioranza in Veneto. Quello di cui non sono sicura, invece, è che i cittadini veneti lo abbiano votato convinti che avrebbe fatto tutto questo”.

Laura Frigo
(Pier Luigi Petrucci)




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