Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

giovedì 15 maggio 2014

Eugenio Montale / Bernardino Licinio


Eugenio Montale - Arsenio 

I turbini sollevano la polvere 
sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi 
deserti, ove i cavalli incappucciati 
annusano la terra, fermi innanzi 
ai vetri luccicanti degli alberghi. 
Sul corso, in faccia al mare, tu discendi 
in questo giorno 
or piovorno ora acceso, in cui par scatti 
a sconvolgerne l'ore 
uguali, strette in trama, un ritornello 
di castagnette. 

E' il segno d'un'altra orbita: tu seguilo. 
Discendi all'orizzonte che sovrasta 
una tromba di piombo, alta sui gorghi, 
più d'essi vagabonda: salso nembo 
vorticante, soffiato dal ribelle 
elemento alle nubi; fa che il passo 
su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi 
il viluppo dell'alghe: quell'istante 
è forse, molto atteso, che ti scampi 
dal finire il tuo viaggio, anello d'una 
catena, immoto andare, oh troppo noto 
delirio, Arsenio, d'immobilità... 

Ascolta tra i palmizi il getto tremulo 
dei violini, spento quando rotola 
il tuono con un fremer di lamiera 
percossa; la tempesta è dolce quando 
sgorga bianca la stella di Canicola 
nel cielo azzurro e lunge par la sera 
ch'è prossima: se il fulmine la incide 
dirama come un albero prezioso 
entro la luce che s'arrosa: e il timpano 
degli tzigani è il rombo silenzioso 

Discendi in mezzo al buio che precipita 
e muta il mezzogiorno in una notte 
di globi accesi, dondolanti a riva, - 
e fuori, dove un'ombra sola tiene 
mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita 
l'acetilene - 
finché goccia trepido 
il cielo, fuma il suolo che t'abbevera, 
tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono 
le tende molli, un fruscio immenso rade 
la terra, giù s'afflosciano stridendo 
le lanterne di carta sulle strade. 

Così sperso tra i vimini e le stuoie 
grondanti, giunco tu che le radici 
con sé trascina, viscide, non mai 
svelte, tremi di vita e ti protendi 
a un vuoto risonante di lamenti 
soffocati, la tesa ti ringhiotte 
dell'onda antica che ti volge; e ancora 
tutto che ti riprende, strada portico 
mura specchi ti figge in una sola 
ghiacciata moltitudine di morti, 
e se un gesto ti sfiora, una parola 
ti cade accanto, quello è forse, Arsenio, 
nell'ora che si scioglie, il cenno d'una 
vita strozzata per te sorta, e il vento 
la porta con la cenere degli astri.


immagine: Bernardino Licinio - Ritratto di un uomo (1524), Ashmolean Museum

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