Olio su tela - 206 x 399 cm - Musée des Beaux-Arts, Nancy
L'opera è una monumentale tela a olio che traspone visivamente il Canto V dell'Inferno di Dante Alighieri.
La bufera infernale e il movimento: Il dipinto evoca immediatamente il concetto dantesco del "contrappasso": così come in vita i lussuriosi si lasciarono travolgere dai venti della passione carnale, ora all'Inferno sono condannati a essere trascinati per l'eternità da una tempesta incessante e violenta. Prouvé riesce a rendere tangibile questa bufera fondendo i corpi con elementi atmosferici densi come fumo, nubi oscure e bagliori infuocati che emergono dal basso.
I Corpi e l'Erotismo: Al centro della composizione domina un groviglio di corpi nudi, sensuali e tormentati. I toni della carne, che variano dal pallore quasi spettrale a riflessi dorati e ambrati, contrastano drammaticamente con lo sfondo cupo. I volti dei dannati, in particolare quello della figura centrale reclinata all'indietro, esprimono un mix ambiguo di estasi erotica e straziante sofferenza, catturando perfettamente l'essenza del peccato di lussuria.
Influenze stilistiche: Pur essendo un'opera del tardo Ottocento e legata alle correnti del Simbolismo, la tecnica e il dinamismo dei corpi rivelano una forte eredità del Romanticismo francese, in particolare lo studio del movimento e del colore tipici di Eugène Delacroix.
Sebbene il soggetto ufficiale provenga da Dante Alighieri, la critica ha spesso evidenziato come l'atmosfera morbosa, sensuale e decadente dei corpi fluttuanti risenta enormemente della poesia francese contemporanea, in particolare de I fiori del male di Charles Baudelaire, di cui Prouvé era un profondo estimatore.
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