Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

sabato 9 aprile 2011

Milano - Via Bagnera - Antonio Boggia 1/2


Nel cuore del cuore di Milano, via Bagnera, un budello dove ci passa a malapena un' auto. Da via Santa Marta, proprio davanti al portone della Società d' arti e mestieri, la «stretta Bagnera» si allunga fino a via Nerino, a ridosso della trafficata via Torino. Vicolo di pietre e di mura graffiate con spray colorati, di finestrelle, persiane chiuse; scorciatoia prediletta dagli studenti e dai nuovi travet frettolosi. Un gomito di strada tra vecchi caseggiati silenziosi, con un pezzetto di sinistra fama. Passi svelti anche oggi, soprattutto la sera, per le antiche cronache di nera milanese a metà Ottocento. 

Paura per il «mostro di Milano», forse il primo serial killer della città. La storia finì appesa a una corda, all'alba, l'ora delle esecuzioni capitali; forse l'ultima impiccagione di un civile avvenuta a Milano, nel «prato della morte», tra l' attuale viale Bligny e viale Beatrice d' Este. Era un mattino del 1861 e la folla era in delirio: Antonio Boggia, nato sul lago di Como, muratore, portinaio, nullafacente e infine mostro, aveva chiuso con la «stretta Bagnera». Qui, più o meno dove adesso si affacciano le uscite di sicurezza del cinema Eliseo multisala, il Boggia nascondeva i corpi delle sue vittime. Un incubo durato una decina di anni. Un uomo d' affari, un operaio al quale sottrasse più di mille svanziche, un commerciante, un' anziana donna, assassinati e fatti a pezzi, in un' escalation di orrore. E stipati in uno scantinato di via Bagnera. Il nome del vicolo ricorda forse la vicinanza di bagni pubblici di età romana (la zona è ricca di piccoli reperti nascosti), ed è comunque vicino all' antichissimo tracciato della via Nerino, dove scorreva un rigagnolo d' acqua. 

Tornando al mostro, un bel rebus per gli ispettori della polizia asburgica. Lui, l' Antonio, sembrava una persona perbene, un sessantenne amante del lusso e dei bei vestiti. Assassino e gentiluomo. Un mostro che sceglie con cura le sue vittime, conquista la loro fiducia, poi le invita nello scantinato, con la scusa di mostrare loro pezzi d' antiquariato. Ma uccide, decapita, sfregia. La polizia lo prende quando per la prima volta una sua vittima riuscì a fuggire. Ma in tribunale, la corte lo assolve credendolo pazzo e non collegando a lui gli altri omicidi. Quattro mesi di manicomio criminale passano in fretta. Uscito, va in cerca di un altro lavoro e di un' altra vittima. L' ultima. Ester Maria Perrocchio è un' anziana ricca signora, che affida fiduciosa al Boggia l' amministrazione dei suoi beni. Finisce male. Con la sfortunata donna tagliata a pezzi. Sempre in quel maledetto pertugio di via Bagnera. La «stretta Bagnera» del mostro di Milano, trent' anni prima dei vicoli londinesi di «Jack lo squartatore». L' incubo finì una fredda mattina di metà novembre 1861, ai Bastioni. L' ultima esecuzione.

di Tesorio Giuseppe da archiviostorico.corriere.it
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