Primo Levi, laureato in Chimica all'Università di Torino, viene deportato ad Auschwitz nel 1944. Qui lavora in una fabbrica di gomma. Perso nei suoi pensieri, preso da mille domande, da ipotesi continue che per quanto catastrofiche, non si avvicinano neanche lontanamente alla verità, si ritrova in pochissimo tempo rasato, tosato, disinfettato e vestito con pantaloni e giacca a righe. Sulla sua casacca come su quella degli altri c’è un numero cucito sul petto. Viene marchiato come una bestia. Il suo compito: lavorare, mangiare, dormire, OBBEDIRE. Il suo intento: sopravvivere. E lui ce la fa. Uno dei pochissimi.
Primo Levi che ha lottato per la vita, che ha apprezzato cosa significa vivere toccando la morte con mano come pochi, muore suicida l'11 aprile del 1987 gettandosi dalle scale della sua abitazione.
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