Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

venerdì 18 marzo 2011

"en passant"

Le parole separate dalle azioni. E’ l’ultimo tentativo del governo Berlusconi di difendere un piano nucleare sempre più impopolare. Dopo la prima reazione militaresca dei pasdaran («Indietro non si torna»), da Palazzo Chigi, che sulla comunicazione ha una certa competenza, è arrivata la correzione di rotta. Fare (forse) ma non dire. I ministri primi della classe che osannavano le magnifiche sorti progressive dell’atomo mentre l’Agenzia nucleare francese lanciava l’allarme e il commissario europeo all’Energia parlava di apocalisse cominciavano a diventare imbarazzanti. Per questo Berlusconi ha ordinato la ritirata strategica delle dichiarazioni e la musica è cambiata: la nuova parola d’ordine è “nucleare sì, ma solo se le Regioni lo vogliono”. Poi però in parlamento la maggioranza ha fatto passare la legge che prevede il contrario, cioè la possibilità di costruire centrali nucleari e depositi radioattivi anche con un atto di forza, contro il parere degli enti locali. Oggi si congela il nucleare ma domani, sondaggi piacendo, lo si estrae dal freezer pronto per l’uso.

da repubblica 

Nessun commento: