Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

martedì 21 dicembre 2010

Patti Smith / Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe - Patti Smith (1976)


Dies Irae
Oh amato tale è
La tua collera, la tua collera è tale che
Questi piedi, questi piedi ardenti
Si muovono sulla tua collera
Pregano te nella loro danza
Senza distendersi
La tua collera si è
Consumata nella fiamma
Della vita dell’amore
Possa la tua rabbia
Essere lenta, dolce
Possa dissiparsi
Non si levino le tue sacre mani
Contro di me
Accogli le mie braccia ardenti
La mia veste errante
Nella tua verità
Nel tuo
Trasparente
Seno


[da Les Nouvelles Polyphonies Corses – In Paradisu, 1996]


Poetessa maudite, punkette ardente di misticismo, capofila della new wave: la sfaccettata personalità di Patti Smith ha segnato in maniera indelebile il mondo musicale. Originaria di Chicago e cresciuta nel New Jersey, nel 1967 Patricia Lee Smith approda a New York; qui inizia a lavorare come critico musicale e drammaturgo mentre continua a dedicarsi alla sua passione più grande, la poesia. “Non considero la scrittura un gesto silenzioso, nascosto. Lo considero un gesto realmente fisico. Quando sono a casa alla macchina da scrivere divento pazza. Mi muovo come una scimmia.”; e proprio questo fervore, questa passione emergono già dalle prime recitazioni delle sue poesie, durante le quali la voce di Patti è accompagnata solo dalla chitarra di Lanny Kaye.
Se il primo singolo “Hey Joe/Piss Factory” è considerato il punto d’inizio della new wave americana, è con il primo album “Horses” che la carica innovativa della Smith erompe con forza sulla scena artistica internazionale. Ci si trova di fronte ad un nuovo linguaggio, che fonde potenza vocale, recitativa e musicale. Sul piano prettamente musicale le influenze maggiori derivano dalle improvvisazioni del jazz, dall’energia dissacrante del punk e dai ritmi reggae; sul piano della scrittura, invece, i riferimenti più frequenti sono alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e alla poesia di Arthur Rimbaud (cui è dedicato l’album Radio Ethiopia).
Le due anime di Patti Smith, quella ribelle e feroce e quella più cupa e solenne, si rispecchiano ad arte nel suo modo di cantare, ora urlato, ora sussurrato, che apre la strada ad una nuova concezione del canto che dice addio ai soavi virtuosismi del passato.
Se con il passare del tempo la carica rivoluzionaria delle sue creazioni ha subito un naturale affievolimento, lo stesso non è accaduto per il carisma e l’energia che Patti Smith continua a regalare.
«È capace di generare più intensità con un solo movimento della mano di quella che la maggior parte degli artisti rock saprebbero riprodurre nel corso di un intero concerto».
(Charles Shaar Murray)
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