Cesare Ripa
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Nell'edizione milanese del 1603 dell'"Iconologia", Cesare Ripa non ha incluso alcuna illustrazione per l'Invidia, limitandosi a fornirne una dettagliatissima descrizione testuale.
La descrive come una donna vecchia, magra, brutta e pallida, con gli occhi biechi, vestita del colore della ruggine e scapigliata; fra i capelli ha alcune serpi, a significare i “mali pensieri, essendo ella sempre in continua rivolutione de’ danni altrui e apparecchiata sempre a spargere il veleno negli animi di coloro con i quali senza mai quietare si riposa, divorandosi il cuore da se medesima”. E si dipinge vecchia perché “per dir poco, ha avuta lunga e antica inimicitia con la virtù”. Mentre è mal vestita perché questo vizio “ha luogo fra gli uomini bassi e con la plebe”. “Un veleno è l’Invidia”, si legge ancora nell’Iconologia di Ripa, “che divora le midolle, e il sangue tutto sugge, onde l’invido n’ha debita pena, perché mentre l’altrui sorte l’accora, sospira, freme e come leon rugge, mostrando ch’ha la misera alma piena d’odio crudel che’l mena a veder l’altrui ben con occhio torto; però dentro si fa ghiaccio, e furore, bagnasi di sudore, ch’altrui può far del suo dolor accorto, e con la lingua di veleno armata morde e biasima sempre ciò che guata”.
Bisogna aspettare il 1766 quando Johann Jacob de Trattner sulla base della descrizione appena fatta crea un illustrazione che la raffiguri.
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