Cristobal de Antonio - L’armée des ténèbres survolant Montmartre (1885)

mercoledì 9 settembre 2026

Il Verismo dietro l'obiettivo: la passione segreta di Giovanni Verga per la fotografia



Giovanni Verga - Una strada di Licodia Eubea, 1897



Giovanni Verga non scriveva soltanto con la penna, ma anche con la luce. Sebbene sia universalmente celebrato come il padre del Verismo letterario italiano, pochi sanno che l'autore di I Malavoglia e delle Novelle rusticane fu anche un fotografo appassionato e meticoloso, un pioniere che trovò nella macchina fotografica un'estensione naturale della sua poetica. 

La passione di Verga per la fotografia esplose intorno al 1878, un periodo di grande fermento creativo in cui l'autore stava gettando le basi della sua rivoluzione letteraria. Ad avviarlo all'uso dell'obiettivo fu l'amico e corregionale Luigi Capuana, anch'egli scrittore e teorico del Verismo, oltre che accanito sperimentatore di tecniche fotografiche e di sviluppo chimico. Per Verga, la macchina fotografica non fu mai un semplice passatempo borghese o un divertimento mondano. Al contrario, divenne uno strumento fondamentale di indagine e documentazione della realtà. 

Esiste un legame indissolubile tra le immagini impresse sulle lastre al collodio di Verga e le pagine dei suoi capolavori. Nelle sue fotografie ritroviamo gli stessi identici soggetti della sua letteratura: I paesaggi aridi e assolati della campagna siciliana (come le vedute di Vizzini e Licodia Eubea), i volti segnati dalla fatica di contadini, pastori e pescatori. La cruda realtà della vita quotidiana delle classi più umili. Questi scatti non cercavano l'artificio o la posa estetica ideale; catturavano il vero nella sua immediatezza. 

Il principio dell'impersonalità — caposaldo del Verismo, secondo cui l'autore deve eclissarsi per lasciare che l'opera sembri "essersi fatta da sé" — trova nella fotografia il suo corrispettivo tecnologico perfetto: l'obiettivo registra la realtà in modo diretto, scientifico e apparentemente privo di filtri emotivi.

Per decenni, questa immensa produzione visiva è rimasta nascosta. È stato solo nel 1970 che lo storico Giovanni Garra Agosta ha rinvenuto nella casa catanese dello scrittore centinaia di lastre di vetro e pellicole negative. Oggi, questo archivio fotografico non è solo una preziosa testimonianza storica della Sicilia di fine Ottocento, ma rappresenta la chiave di lettura visiva per comprendere a fondo l'occhio clinico e sensibile di uno dei più grandi maestri della nostra letteratura.






Nessun commento: