Ricardo Rojas - Un uomo haitiano aiuta i suoi figli a scavalcare il cancello che divide Haiti
dalla Repubblica Domenicana a Dajabon, per accompagnarli a scuola. (REUTERS)
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Tra la Repubblica Dominicana e Haiti c'è un muro per fermare l’immigrazione irregolare e il contrabbando. Le stesse giustificazioni usate per il muro tra Stati Uniti e Messico. In realtà fermare questi traffici è molto più complicato, come hanno potuto verificare gli Stati Uniti.
Anche se alcuni haitiani entrano effettivamente nella Repubblica Dominicana illegalmente, la maggior parte passa dai quattro varchi ufficiali con l’aiuto di reti criminali locali. Al valico di Dajabón (nord), dove si registra gran parte del flusso di migranti, i trafficanti corrompono gli agenti per superare i controlli. Secondo Jesula Blanc, coordinatrice della Plateforme genre du nord’est, una rete di organizzazioni della società civile che lavorano nei due paesi, i migranti sanno bene “dove ci sono dei militari da pagare”.
Daniel Pou, politologo dominicano ed esperto di sicurezza, ritiene poco credibile la promessa del governo, “perché non è il muro a esercitare il controllo. I controlli li fa il personale”.
Il muro non è un deterrente neanche per il traffico di cocaina, che ha rappresentato il 75% della droga sequestrata nella Repubblica Dominicana nel 2021. Raramente questa sostanza è intercettata al confine. Secondo i dati del governo, nei primi sette mesi del 2021 alla frontiera sono stati confiscati quindici chili di cocaina. Nello stesso periodo in tutto il paese ne sono state sequestrate dodici tonnellate.
Gran parte della cocaina arriva dal mare e viene scaricata sulle spiagge deserte nelle province meridionali come Pedernales e Barahona. Da lì viene trasferita in container diretti in Europa, o trasportata a Puerto Rico su piccole imbarcazioni. Il confine terrestre non ha un ruolo significativo nel narcotraffico sull’isola.

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