
Nel 1945 la guerra è agli sgoccioli ma l’impero del Sol Levante ancora resiste. Gli americani mandano allora in missione segreta la punta di diamante della flotta, la USS Indianapolis, incaricata di trasportare una delle bombe atomiche che sanciranno la fine del conflitto. Nel mare delle Filippine, la nave viene intercettata e affondata da un sommergibile giapponese
L’equipaggio, 1.197 uomini tra cui il capitano McVay, si ritrova per cinque giorni a dover sopravvivere in acque profonde infestate dagli squali. In pochi ce la faranno e lo stesso McVay verrà sottoposto alla corte marziale quale capro espiatorio del tragico disastro navale.
Nel 1975 Steven Spielberg presentò al mondo il suo personale ricettacolo di paure ancestrali, Lo squalo, una pellicola destinata all’immortalità. Ebbene, fra le scene più agghiaccianti di quel film si annovera certamente quella in cui l’esperto cacciatore Quint offre a Martin Brody e Matt Hooper il racconto della terribile esperienza vissuta con la corazzata Indianapolis trent’anni prima. Questo il dialogo:
Brody: “Quello cos’è?“
Quint: “Quale?“
Brody: “Quello lì, sul braccio.“
Quint: “Ah… è un tatuaggio ma l’ho fatto cancellare.“
Hooper: “Non me lo dire, non me lo dire, c’era scritto… ‘mamma’!” (risata fragorosa)
Quint: “Se ci tieni a saperlo, c’era scritto ‘corazzata Indianapolis’!“
Cala il silenzio.
Hooper: “Tu eri sulla corazzata Indianapolis?“
Brody: “E che cosa capitò?“
Quint: “Un sommergibile giapponese ci mise due siluri dentro la pancia. Stavamo tornando dall’isola di Tinian, avevamo portato la bomba, quella che scoppiò a Hiroshima. 1.100 uomini finirono in mare… la nave affondò in 12 minuti. Il primo squalo si fece vivo dopo una mezz’ora, un tigre di 4 metri. Sai da cosa ti accorgi se uno squalo è grosso quando sei in acqua? Dalla distanza fra la pinna dorsale e la coda.
Noi non lo sapevamo, ma la nostra missione era talmente segreta che non era neanche stato mandato l’S.O.S. Per una settimana non si accorsero che eravamo spariti. Insomma, alle prime luci cominciarono ad arrivare gli squali. Noi ci eravamo riuniti in gruppi stretti, una specie di quei quadrati che si fanno nelle battaglie, quelli che si vedono nelle stampe della battaglia di Waterloo.
L’idea era che quando uno squalo si avvicinava a un uomo, quello si mettesse ad agitare l’acqua gridando a squarciagola. Qualche volta lo squalo se ne va, qualche volta non se ne va per niente, ti fissa dritto negli occhi. Sai che cos’hanno di strano gli squali? Hanno degli occhi senza vita, sono palle nere senza luce dentro, e quando qualcuno ti si avvicina non credi neanche che sia vivo, finché non ti morde.
Quelle palle nere cominciano a roteare e poi… a un tratto senti un urlo acutissimo e terribile, e l’acqua intorno diventa rossa… e in mezzo a quella schiuma e a quel casino ti arrivano tutti addosso… e cominciano a farti a pezzi. Insomma, quella prima mattinata (ansima) perdemmo 100 uomini. Non so quanti fossero, forse 1.000 squali, si mangiavano una media di 6 uomini ogni ora.
Giovedì mattina capitai accanto a un mio amico, un certo Harby Robinson, di Cleveland, un giocatore di baseball, era il nostromo… Credevo che dormisse… allungai un braccio per svegliarlo e lui si capovolse come una specie di trottola galleggiante… era a metà.
Eh sì, se l’erano mangiato vivo dalla cintola in giù. A metà del quinto giorno, un Lokid Ventura ci avvistò, passò a bassa quota e ci vide, era un pilota giovane, molto più giovane del signor Hooper. Comunque ci avvistò e venne a guardare, e tre ore dopo arrivò finalmente un grosso PTY che cominciò a raccoglierci… e vi giuro che quello fu il momento in cui ebbi più paura mentre aspettavo il mio turno.
Non mi metterò più un salvagente addosso. Insomma, eravamo finiti in mare in più di 1.000 e uscimmo in 316, gli altri se li erano mangiati gli squali, era il 29 giugno del ’45. Comunque, avevamo consegnato la bomba.“
1 commento:
Un momento del film che resta impresso.
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