Josef Mandl - The Ghost (Apparition at a Grave) (1898)

venerdì 7 luglio 2023

L'aRoma del v3l3no

 


Pittura murale con raffigurazione di auriga, 02.07.2023
Parco Archeologico di Ostia Antica

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Gli aurighi romani indossavano un casco (visibile nell'affresco) e altre protezioni per il corpo e si legavano le redini attorno alla vita. A causa di quest'ultima usanza non potevano liberarsi in caso di incidente, finendo spesso per essere trascinati dai cavalli attorno alla pista finché non rimanevano uccisi o riuscivano a disimpegnarsi: per questo motivo portavano con sé un coltello per tagliare le redini.

Differentemente dai greci dove il vincitore era considerato il proprietario del carro, per i romani erano gli aurighi stessi a essere considerati vincitori delle gare, persino nel caso che fossero giovani schiavi.  Essi ricevevano in premio una corona di foglie di alloro (visibile nell'affresco) e, probabilmente, anche del denaro; se riuscivano a vincere abbastanza corse potevano così disporre della somma sufficiente a comprarsi la libertà. Gli aurighi potevano diventare famosi in tutto l'Impero semplicemente sopravvivendo alle competizioni, dato che l'aspettativa di vita di un guidatore di carri non era molto elevata. Uno di questi aurighi celebri fu Scorpo, che vinse più di 2.000 corse prima di restare ucciso in un incidente sulla meta quando aveva appena 27 anni.

Anche tre imperatori romani furono noti per aver gareggiato e vinto nelle corse con i carri: Tiberio, Nerone e Caligola.



3 commenti:

Cesare ha detto...

Sfidavano la morte come i corridori automobilistici di oggi. Ma facevano molto meno fracasso.

v3l3nomortale ha detto...

Pur essendo stato 2 volte a Monza per la F1 non sono un appassionato, ma ti assicuro che quel "fracasso" dà grande emozione.

Cesare ha detto...

Anche a me, un tempo. E persino mia madre era appassionata.