Un operaio di 72 anni, 72 ANNI, Donato Marti, originario di Avetrana (Taranto), è morto a Lecce dove era impegnato in alcuni lavori di ristrutturazione di un immobile in via Parini, nei pressi del cuore commerciale della città. Secondo i primi rilievi, sembra che l’uomo, per cause da accertare, sia caduto da un’altezza di circa cinque metri mentre insieme ad altri operai era impegnato ad installare un montacarichi. Una morte ordinaria, nel Paese dove si muore di lavoro con impressionante regolarità mentre le parole di cordoglio e gli impegni su controlli e sicurezza si moltiplicano in occasione delle ricorrenze.
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Donato Marti non ce la faceva ad andare avanti con la sola pensione. Per questo era tornato sui cantieri. A 72 anni. Avrebbe dovuto fare il nonno delle sue nipotine, e invece si è ritrovato a lavorare come operaio edile alla sua età.
È morto il 21 giugno, a Lecce. Caduto da cinque metri di altezza mentre lavorava per ristrutturare un immobile. Non c’è stato niente da fare. Lascia una moglie, due figli e i nipoti.
Un Paese dove una persona della sua età è costretta a salire su un cantiere per sopravvivere, non è un Paese civile, non è un Paese europeo. È un Paese incivile, violento e disumano. Perché la disumanità passa anche da queste cose: passa dal costringere i pensionati a salire sui cantieri, a rovistare nella spazzatura, a digiunare. Passa dal costringere le persone di ogni età a fare cose che non dovrebbero fare o accettare condizioni che non dovrebbero accettare per sopravvivere.
Inciviltà è esattamente questo: far sopravvivere le persone. Tirare fuori il peggio. A prezzi alti, altissimi, come la vita. Perché Donato è morto di sopravvivenza. E come lui tanti altri, ogni giorno, patiscono per lo stesso motivo.
Chi, in politica, ignora questo, non merita di esser votato.
(Leonardo Cecchi)


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