Il 29 gennaio 1893 nasce a Castelfidardo (AN) Alessandro Ruffini, la più famosa delle vittime del criminale di guerra Andrea Graziani, bastonato personalmente dal generale e fatto fucilare all'istante a Noventa Padovana.
La sua colpa? Non si era tolto il sigaro di bocca al suo passaggio.
Graziani è passato tristemente alla storia come il più spietato fucilatore di soldati italiani allo scopo di riportare l'ordine tra le file. Anche a Magré Vicentino (ora Schio) fece fucilare due soldati per un futile motivo.
Durante la X battaglia dell'Isonzo si assentò dal suo comando per tre giorni, girando per le prime linee armato di moschetto per abbattere i soldati che indietreggiavano.
Ma i più gravi crimini li commise dopo Caporetto, quando fu nominato Ispettore generale per il movimento di sgombero. Girava in camionetta con il suo personale plotone di esecuzione al seguito, composto di carabinieri, e ordinò alcune esecuzioni in massa di militari e civili sorpresi a frugare tra le rovine delle abitazioni in cerca di cibo: 18 soldati e 3 civili a San Pelagio di Treviso, 13 soldati a Padova e, pochi giorni dopo, sempre a Padova, 19 soldati e 3 borghesi.
Non risparmiò neppure gli ex prigionieri cecoslovacchi che, arruolatisi volontari per combattere l'Impero asburgico, erano finiti sotto il suo comando: ne fece fucilare 8 dagli stessi connazionali, nei pressi della stazione di Vicenza.
Nel dopoguerra fu sospeso momentaneamente dal servizio, ma non subì alcuna sanzione. Pochi anni dopo, con l'avvvento del fascismo riacquistò cariche e onori, diventando Luogotenente generale della Milizia.
Sfuggì alla giustizia militare, ma non a quella proletaria.
Il mattino del 27 febbraio 1931 il suo corpo senza vita fu trovato lungo la linea ferroviaria Prato-Firenze, riverso sulla scarpata opposta, al di là dell'altro binario.
Non poteva trattarsi di una caduta accidentale.
In tasca aveva il portafogli pieno di denaro e il suo bagaglio fu ritrovato intatto nel suo scompartimento. Non si trattò neppure di una rapina.
Qualcuno che era stato testimone dei suoi crimini aveva ben pensato di vendicare le vittime, come ipotizza Paolo Malaguti nel suo “Prima dell'alba” e come pure ho espresso io nel mio “Eroi o criminali? I generali fucilatori omaggiati dalla città di Schio”.
Il più famoso dei criminali di guerra italiani, ma non l'unico, ai quali sono dedicate vie, piazze, rifugi di montagna, mentre le loro vittime non sono ancora state riabilitate dal governo italiano.
Ugo De Grandis su A.N.P.I. VILLADOSSOLA su feisbuc
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